LE FORZE DI POLIZIA, SI INCONTRANO IN RETE PER ANALIZZARE L’ARCHITETTURA E LE ATTIVITÀ DELLA ‘NDRANGHETA

Nell’ambito del progetto I-CAN promosso dall’Italia insieme ad Interpol, si è tenuto oggi, in videoconferenza, il primo  webinar previsto come attività di formazione volta a aumentare la conoscenza della minaccia globale rappresentata dalla ‘ndrangheta La sessione è stata aperta dal Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Vittorio Rizzi unitamente al Direttore esecutivo del Segretariato Generale dell’INTERPOL, Stephen Kavanagh, alla presenza degli investigatori specializzati delle unità I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) degli 11 paesi partners e degli esperti per la sicurezza italiani in quei paesi.
Il progetto si pone l’obiettivo di costituire delle squadre specializzate in quei paesi dove è maggiormente radicata la presenza della‘ndrangheta preparando le forze di polizia al contrasto di questa organizzazione criminale. Al fine di rendere l’azione investigativa più performante, il progetto si propone di aumentare la conoscenza e la consapevolezza della minaccia e della pericolosità rappresentata dalla ‘ndrangheta nel mondo.
E ad oggi stanno già arrivando i primi risultati con l’arresto, nella scorsa settimana,  di 6 latitanti in Argentina, Costa Rica e Albania, segno tangibile di quanto lo scambio informativo e la collaborazione investigativa costituiscano la risposta più efficace alle organizzazioni mafiose: contro una minaccia globale occorre un attacco globale.
Per questo oggi Interpol e il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia – SCIP della Direzione Centrale della Polizia Criminale hanno organizzato un webinar con la professoressa Anna Sergi, docente di Crimonologia presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università dell’Essex, le cui ricerche si focalizzano sullo studio della criminalità organizzata e della giustizia penale comparata. La strage di Duisburg del 2007 ha confermato l’esistenza della ‘ndrangheta anche fuori dall’Italia consentendo di capire quanto capillare fosse l’inserimento delle famiglie calabresi nei tessuti sociali e finanziari di numerose nazioni.
L’intervento della professoressa Sergi ha evidenziato il modus operandi e le attività della ‘ndrangheta nei 36 paesi oggetto di studio, sottolineando la capacità dell’organizzazione criminale, al momento più potente e forte al mondo, di inquinare il tessuto sociale ed economico attraverso l’investimento di enormi quantità di denaro, affari spesso percepiti favorevolmente dai paesi coinvolti. Al webinar hanno partecipato gli investigatori delle unità di I-CAN di Australia, Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Francia, Germania, Italia, Svizzera, Stati Uniti e Uruguay i quali  al termine del virtual meeting hanno potuto porre delle domande con una consapevolezza in più: l’ attacco globale alla ‘ndrangheta costituisce una priorità nella lotta al crimine organizzato a tutela della sicurezza che va oltre i confini nazionali.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

foto Polizia di Stato

Milano.La Polizia arresta banda di rapinatori palermitani “trasfertisti”

La Polizia di Stato di Milano, coordinata dalla procura della repubblica, ha eseguito a Palermo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque “trasfertisti” palermitani resisi responsabili di 3 rapine consumate ed un tentativo di rapina in danno di istituti bancari “UBI Banca” commesse a Milano tra i mesi di maggio e agosto 2019 e che hanno fruttato complessivamente 297.931 euro. L’attività è stata compiuta dagli agenti della Squadra Mobile di Milano, strettamente coadiuvati dall’omologo ufficio di Palermo.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo 
foto Polizia di Stato

Taranto, smantellato un market della droga nel Rione “Tamburi”

La Polizia di Stato di Taranto ha arrestato  6 persone in esecuzione di altrettante misure cautelari personali con l’accusa di detenzione e vendita, in concorso, di sostanze stupefacenti. La base logistica del sodalizio era un piccolo circolo ricreativo, ubicato su una importante arteria cittadina del popolare Rione “Tamburi”. Per i numerosi passanti, che quotidianamente affollavano la via, si trattava, semplicemente, del classico punto di ritrovo di quartiere dove poter trascorrere un po’ di tempo in compagnia e consumare qualche birra; l’attività della Squadra Mobile ha, invece, svelato come, dietro questa copertura, si celasse un market della droga capace di soddisfare la domanda della “clientela” a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il tutto veniva garantito da un articolato e collaudato sistema “a staffetta” affidato spacciatori, sentinelle, corrieri, custodi. Le abitazioni degli arrestati, ubicate nei pressi, fungevano da deposito dello stupefacente, assicurando così al circolo un rapido e costante punto di rifornimento. Qui, infatti, i corrieri, in sella a piccoli ed agili scooter, sfrecciando senza difficoltà nel traffico cittadino, recuperavano quanto necessario, garantendo così ai pusher di poter soddisfare sempre le richieste degli acquirenti.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

 

Operazione della Polizia di Stato “White Bridge” contro rete criminale multietnica dedita allo spaccio di stupefacenti e all’estorsione.

La Polizia di Stato di Terni, in collaborazione con le Questure di Livorno e di Lodi, il Reparto Prevenzione Crimine “Umbria-Marche”, l’unità cinofila di Nettuno e la Polizia di Frontiera di Fiumicino, ha dato esecuzione, questa mattina, a 16  misure cautelari, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Terni, su richiesta della Procura della Repubblica di Terni, per spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione nei confronti di soggetti appartenenti ad una rete criminale multietnica. Le indagini, avviate lo scorso autunno dalla Squadra Mobile ternana, hanno permesso di smantellare una rete criminale multietnica che aveva fatto dello spaccio di droga l’unica fonte di guadagno, arrivando a movimentare un giro di affari di migliaia di euro al mese, non disdegnando però, alcuni di loro, l’estorsione, attuata con minacce, aggressioni, atti di vandalismo e danneggiamento, quando le vittime non riuscivano ad onorare i lori debiti, in particolare legati all’acquisto di cocaina. La sostanza stupefacente, spacciata nel centro cittadino, nelle zone di Borgo Rivo e di Largo Frankl, presso il “ponte bianco”, da cui il nome dell’operazione, oltre che nei luoghi di aggregazione giovanile, era di ogni tipo: hashish, marijuana, eroina, cocaina e droghe sintetiche, ed era diretta ad ogni tipo di acquirente, di ogni fascia di età. Gli spacciatori, tutti con precedenti penali, sia per reati di droga che per reati contro il patrimonio, come furti e rapine, e per estorsione, hanno un’età compresa fra i 22 e i 49 anni, e fra loro ci sono tre donne; sono di nazionalità italiana, tunisina, marocchina e gambiana e sono, per la maggior parte, domiciliati a Terni, tranne due che abitano a Cecina, in provincia di Livorno, e uno che si trova a Lodi. Tre di loro sono irregolari in Italia (due marocchini e un tunisino) mentre per l’unico gambiano si sta verificando la sua situazione sul Territorio Nazionale. L’attività di indagine, supportata anche dal Servizio Polizia Scientifica, svolta attraverso servizi di osservazione e l’uso di strumenti tecnici, ha consentito di effettuare il sequestro di discreti quantitativi di droga. In particolare, alcuni mesi fa, è stato rinvenuto oltre mezzo chilo di stupefacente occultata all’interno di un vano contatori in uno stabile in zona Borgo Rivo. In varie occasioni, ad occuparsi delle consegne era addirittura il figlio minore di uno degli arrestati stranieri, che cedeva la sostanza stupefacente fuori dalla propria abitazione. Lo spaccio è proseguito anche in questo periodo di quarantena: lo scorso marzo, uno dei marocchini irregolari era stato denunciato in stato di libertà per detenzione di cocaina ed eroina, dopo essere stato fermato dalla Squadra Volante durante i controlli Covid-19 in centro e durante tutta l’attività di indagine, sono state arrestate e denunciate per spaccio di stupefacenti altre persone. L’attività estorsiva nei confronti delle vittime, in prevalenza i consumatori di cocaina, si concretizzava, non solo nelle minacce, ma anche in vere e proprie aggressioni e atti di vandalismo; è emerso infatti che in un’occasione è stata danneggiata la porta dell’abitazione di un cliente “moroso” con un grosso petardo, mentre in altre, alcuni di questi sono stati obbligati a “cedere” la loro automobile od altri beni a prezzi bassissimi per onorare i debiti contratti con gli spacciatori.

 di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

foto Polizia di Stato

Catanzaro 11 misure cautelari Operazione “lucciole e lanterne”. Matrimoni combinati per ottenere il permesso di soggiorno e sfruttamento della prostituzione.

La Polizia di Stato di Catanzaro ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 7 persone ritenute responsabili di appartenere ad una associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso l’organizzazione di matrimoni di comodo e la produzione di ulteriore documentazione falsa, e di 4 persone, destinatarie di una seconda ordinanza cautelare ritenute, gravemente indiziate del reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Le indagini dei poliziotti della squadra mobile sono partite dopo la segnalazione di alcune pratiche sospette da parte dell’Ufficio Immigrazione della Questura, che segnalava l’utilizzo di certificazioni che riportavano il medesimo protocollo e quindi ritenute false. L’avvio di intercettazioni ambientali e telefoniche faceva emergere quindi l’esistenza di una vera e propria struttura organizzata, che tra i vari artifici utilizzati per il rilascio dei permessi di soggiorno, a favore principalmente di cittadini cinesi, ricorreva anche alla combinazione di matrimoni o convivenze fittizie con cittadini italiani, che si prestavano allo scopo in cambio di somme di denaro che si aggiravano tra i 1000 e i 2000 euro. Il vertice del sodalizio è costituito da due coniugi italiani e da una cittadina cinese. In particolare, quest’ultima reclutava suoi connazionali, che in mancanza di altri requisiti leciti, erano interessati a rinnovare il titolo di soggiorno attraverso questo meccanismo fraudolento, mentre, i coniugi di nazionalità italiana, suoi stretti collaboratori, si occupavano di individuare i soggetti disposti a formalizzare matrimonio o convivenza con soggetti in realtà sconosciuti, dietro la promessa di ottimi e facili guadagni. I promotori di detta illecita attività, oltre all’assistenza logistica, si occupavano anche di organizzare il matrimonio e garantire così ai cittadini stranieri, tutti i vantaggi da questo derivanti, traendone cospicui profitti. Nel prosieguo dell’attività d’indagine, emergeva anche la figura di un poliziotto in servizio presso la Questura di Catanzaro, per il quale i successivi, scrupolosi approfondimenti investigativi facevano emergere la dedizione alla gestione e sfruttamento di un giro di prostituzione di donne di diverse nazionalità, alle quali venivano procacciati clienti e messe a disposizione strutture ricettive o appartamenti, con il coinvolgimento di altri indagati, nella messa a disposizione di immobili utilizzati per la prostituzione ovvero nel favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

 

VENTIMIGLIA. LA POLIZIA SMANTELLA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE

La Polizia di Stato – Settore Frontiera di Ventimiglia, sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 10 stranieri tra cui una donna, dediti al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al traffico di esseri umani. Il capo dell’organizzazione e leader indiscusso, ricercato e temuto negli ambienti malavitosi, è un soggetto privo di scrupoli, conosciuto alle Forze dell’Ordine per la sua natura particolarmente aggressiva e per anni è riuscito ad evitare l’arresto.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

foto Polizia di Stato

CATANZARO. MAXIOPERAZIONE DI POLIZIA DI STATO CONTRO UN’ORGANIZZAZIONE CRIMINALE

Dalle prime ore della mattinata odierna un’importante operazione della Polizia di Stato, che sta dando esecuzione a un articolato provvedimento restrittivo emesso dal GIP del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 45 soggetti appartenenti ad una associazione, armata, finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanza stupefacente operante nei comuni della Valle dell’Esaro facente capo a soggetti che gravitano nel contesto della ‘ndrangheta cosentina, egemone sul territorio. I dettagli verranno comunicati nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 11 di questa mattina, presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, con il Procuratore Capo, il Procuratore Aggiunto e il Direttore Centrale Anticrimine.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

foto Polizia di Stato

‘Ndrangheta: arresti nel clan Labate

intercettazioni

Capi, luogotenenti e affiliati della cosca Labate intesa “Ti Mangiu” di Reggio Calabria sono stati arrestati questa mattina dagli uomini della Squadra mobile reggina.

Si tratta di 14 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa e di diverse estorsioni aggravate dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ‘Ndrangheta.

Gli investigatori, con il coordinamento del Servizio centrale operativo e con la partecipazione del Reparto prevenzione crimine, hanno eseguito anche numerose perquisizioni e sequestri di imprese e società nella disponibilità dei capi e dei luogotenenti: si tratta di una stazione di carburanti, di un esercizio commerciale di prodotti surgelati, di un’azienda operante nel settore dei prodotti di carta e plastica per gli alimenti e la ristorazione, di un negozio di vendita al dettaglio di pitture e vernici. Il valore dei beni e di circa un milione di euro.

L’inchiesta, che si è sviluppata anche grazie alla denuncia di alcuni affermati imprenditori del settore edile ed immobiliare, ha fatto luce sugli affari economici della cosca svelando un certo dinamismo in alcuni settori illeciti come quello delle scommesse online, delle slot machines e dello sfruttamento delle corse clandestine di cavalli. Ma l’interesse principale che denota lo strapotere mafioso dei “Ti Mangiu” riguarda le attività estorsive nei confronti di operatori economici, commercianti e imprese, specialmente di quelli impegnati nell’esecuzione di appalti nel settore dell’edilizia privata.

Estorsioni per alcune centinaia di migliaia di euro venivano imposte, con pesanti minacce, agli imprenditori durante i lavori di esecuzione di complessi immobiliari nel popoloso quartiere Gebbione controllato dai Labate. Ad alcuni titolari di imprese veniva anche imposto con la forza dell’intimidazione l’acquisto di prodotti dell’edilizia presso aziende nella disponibilità del clan. Ad un commerciante è stato impedito di aprire una pescheria nel territorio sotto il loro controllo perché dava fastidio al titolare di un analogo esercizio commerciale, affiliato alla cosca.

La cosca, nonostante l’arresto del capo indiscusso, Pietro Labate e quello del fratello Michele Labate, ha mantenuto inalterato il tradizionale potere criminale nell’ampia area a sud della città di Reggio Calabria ed in particolare nel popoloso quartiere “Gebbione”, coltivando e rafforzando i rapporti e le alleanze criminali con altri storici “casati” di ‘Ndrangheta.

Inoltre, l’influenza dei Labate nel reggino ha sempre trovato forza nei legami di sangue che uniscono i componenti di vertice ad altre potenti cosche attive sul territorio di questa provincia, fra le quali si ricordano le famiglie Garonfalo di Campo Calabro (Reggio Calabria) e Iamonte di Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) e nei solidi rapporti di alleanza con famiglie mafiose dei tre mandamenti.

fonte e foto polizia di stato

Napoli. Ordinanze di custodia cautelare

La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Napoli, su delega della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, stanno eseguendo  un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di sette persone gravemente indiziate, di concorso esterno in associazione di tipo mafioso – per avere fornito un contributo concreto all’associazione di tipo mafioso denominata “clan dei Casalesi”, con lo scopo di conservare ed a rafforzare l’associazione mafiosa nel perseguimento dei suoi scopi – e trasferimento fraudolento di valori. Le indagini, coordinate dalla D.D.A. di Napoli e condotte dalla Squadra Mobile, dal Commissariato di P.S. di Castellammare di Stabia e dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza hanno evidenziato l’intromissione del “clan dei Casalesi” nel settore della commercializzazione e distribuzione del latte attraverso un’azienda fittiziamente intestata a prestanome. 

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Reggio Calabria, 4 Arresti per omicidio premeditato

La Polizia di Stato di Reggio Calabria, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha eseguito dalle prime ore di questa mattina un’articolata operazione finalizzata all’esecuzione di 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal GIP presso il locale Tribunale nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di omicidio premeditato, tentata estorsione, rapina e tentato omicidio aggravati (ad eccezione del tentato omicidio) dalla circostanza del metodo mafioso e dall’avere agevolato la ‘ndrangheta unitaria, nella sua articolazione territoriale denominata cosca TEGANO, operante nel quartiere Archi di Reggio Calabria. Eseguite diverse perquisizioni domiciliari.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato