Neonata uccisa, la mamma crolla e confessa: “Non volevo quella gravidanza”

di Repubblica.it

Le sue prime parole: “Non respirava, ecco perché l’ho buttata via”. Interrogatorio di tre ore del pm Nino Di Matteo, che segue l’inchiesta. La donna aveva nascosto a tutti la gravidanza, al Cervello è arrivata con il cognato. Ordinata l’autopsia sulla piccola

E’ terminato nel reparto di ginecologia dell’ospedale Cervello l’interrogatorio di Valentina Pilato, la mamma di 30 anni che ieri ha gettato nei rifiuti la figlia appena partorita. La donna, indagata per infanticidio e piantonata dai carabinieri, si è presentata ieri pomeriggio nell’ospedale per un’emorragia. Nella notte è stata sedata, e ora si trova in una stanza in isolamento. A interrogarla è il sostituto procuratore Nino Di Matteo che è entrato da una porta secondaria dell’ospedale. “Non mi sono resa conto che ero incinta fino al nono mese, sono molto depressa. Non avrei voluto portare a termine quella gravidanza”. Queste le prime parole che la donna ha riferito al magistrato Nino Di Matteo che l’ha sentita in ospedale per tre ore. Tra le lacrime ha detto di essere disperata. “Non lo so perché l’ho fatto, ma dove sono i miei bambini?” ha chiesto a un certo punto. Durante l’interrogatorio, molto confuso, la signora ha anche ripercorso il parto e poi il momento in cui ha deciso di gettare nei rifiuti la figlia. “Ho fatto tutto da sola e l’ho messa nel cassonetto perché credevo che non respirasse più”. “Mi sono pentita subito e volevo tornare indietro, ma ormai era troppo tardi”. La donna è difesa dall’avvocato Enrico Tignini. Il magistrato ha chiesto di mantenere ricoverata ancora Valentina Pilato, almeno fino a domani mattina. Da Udine è arrivato a Palermo il marito che è un militare dell’esercito. L’uomo, che ancora non sa nulla, è partito ieri dal Friuli in auto. Il militare ha partecipato anche a missioni all’estero. La famiglia si era trasferita dal Veneto al Friuli sette mesi fa.

Valentina ha fatto tutto da sola. Voleva nascondere al marito una gravidanza indesiderata? Oppure fare sparire una “figlia della colpa”? Domande alle quali non risponde questa mamma che si è trasformata in assassina in una mattina di fine novembre e che adesso è accusata di omicidio volontario. Dice soltanto: “Non la sentivo respirare, l’ho avvicinata al petto e mi sembrava morta”. Ma nessuno le crede. Tanti i perché ai quali gli investigatori stanno cercando di dare risposte. Uno su tutti: perché non ha chiamato i soccorsi e ha chiuso la sua neonata in un borsone? Non ha nemmeno avvolto la piccola in una coperta e l’ha abbandonata dentro quel cassonetto vicino a casa sua. Accanto alla piccola i medici del 118 hanno trovato solo un paio di scarpe da donna nel borsone color rosso e un lenzuolino bianco. Tutto gettato tra i rifiuti come roba vecchia.

Ma chi è questa mamma che ha confessato quel gesto orribile: aver gettato la figlia nell’immondizia? Di lei si sa poco. Valentina Pilato ha 30 anni e fino a ieri era un’irreprensibile madre di tre figli, una casalinga come tante. Gli investigatori hanno chiesto ai medici di sistemarla in una stanza da sola per timore che qualche altra mamma, nel reparto di Ginecologia, potesse aggredirla. Valentina è una donna che alcuni anni fa ha deciso di seguire il marito al Nord. La coppia si è trasferita a Gemona, in Friuli. Il marito è un militare che presta servizio a Udine. Qualche settimana fa era tornata in città, per una vacanza. Forse proprio perché la gravidanza volgeva già al termine. Il marito era rimasto in Friuli e l’avrebbe raggiunta nei prossimi giorni.

Ieri mattina, alle 5,30, la donna ha partorito la piccola. Era sola a casa, racconta. Poco dopo ha messo in atto quel piano assurdo. Ha dato alla luce su un tappeto la sua bambina. È stata lei a tagliare il cordone ombelicale. In un sacchetto ha infilato anche la placenta e in quel borsone da palestra la piccola che i testimoni diranno di aver sentito piangere. “Ho avvertito un gemito”, ha riferito un rottamaio, e l’ha ripetuto davanti ai carabinieri.

La donna è arrivata in via Ferdinando Di Giorgi, una strada non lontana da via Uditore, e in quel cassonetto ha buttato la sua bambina, chiudendo il coperchio e sperando di cancellare le prove del suo gesto. Invece le telecamere di una pizzeria avevano ripreso tutta la scena. Tornata a casa, poco distante da via Di Giorgi, quella mamma che ha già tre figli di 8, 6 e 2 anni, ha fatto finta di niente. Almeno fino alle 18, quando un’emorragia l’ha costretta a guardare in faccia la realtà. Ha chiamato al cellulare il cognato, un vigile del fuoco di Palermo, e gli ha chiesto di accompagnarla all’ospedale Cervello. Lì, ai medici, ha confessato tutto, e pochi minuti dopo in ospedale sono arrivati anche i carabinieri. “Ero in preda al panico, non sapevo che fare, il suo cuore non batteva”, ha detto sotto shock.

Poi si è chiusa in un silenzio impenetrabile, nonostante le domande pressanti degli investigatori. Davanti alla porta i carabinieri, domani l’interrogatorio da parte del magistrato. Accanto a lei solo la sorella: è una donna robusta che con le lacrime agli occhi parla al telefono con i familiari. Si allontana da chi vuol chiederle il perché di tutto questo. Dietro la porta a vetri dell’ospedale, tante future mamme con il pancione ascoltavano quella storia. “Tutto assurdo – dice una donna al nono mese di gravidanza – e mi chiedo perché non l’ha lasciata dietro la porta di casa di qualcuno. Tra poco partorirò la mia bambina e spero di non vedere questa donna orribile”. Lei, intanto, resta sul letto e ripete, chiudendo gli occhi: “Il cuore non batteva, il cuore non batteva”. Sperando, forse, che quella verità che non riesce a confessare nemmeno a se stessa possa cancellarsi per sempre.

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