È scattata all’alba l’operazione della Squadra Mobile di Taranto che ha portato all’arresto di 21 persone, ritenute dagli investigatori appartenenti a una presunta organizzazione criminale di stampo mafioso radicata nel territorio di Manduria. Secondo quanto ricostruito nel corso dell’inchiesta, il gruppo avrebbe avuto nel comune tarantino una delle proprie basi operative e sarebbe stato impegnato in una serie di attività illecite. L’indagine ha consentito agli investigatori di ricostruire un quadro caratterizzato da numerosi episodi criminali, che si sarebbero verificati tra la fine del 2021 e i primi mesi del 2023. Tra le contestazioni figurano il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, oltre alla gestione e alla disponibilità illegale di armi. Agli indagati vengono contestati, in particolare, anche la detenzione di armi da guerra e del relativo munizionamento, il porto abusivo di armi comuni da sparo con matricola abrasa, la ricettazione e il trasporto o la disponibilità in luoghi pubblici di ordigni esplosivi. Nel quadro accusatorio compaiono inoltre episodi di rapina ed estorsione. Secondo la ricostruzione degli investigatori, le attività criminali sarebbero state accompagnate dalla capacità intimidatoria riconducibile al presunto vincolo associativo. Le contestazioni sono inoltre aggravate dall’ipotesi che gli autori abbiano sfruttato le condizioni di assoggettamento e omertà derivanti dall’appartenenza al clan, anche con l’obiettivo di rafforzarne e agevolarne le attività. Uno degli aspetti maggiormente emersi dall’inchiesta riguarda il presunto sistema di estorsioni messo in atto sul territorio. Tra le persone che sarebbero state costrette a versare denaro figurano imprenditori locali e occupanti abusivi di un complesso residenziale situato a Manduria. In quest’ultimo caso, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stato imposto il pagamento di somme di denaro con cadenza mensile. Chi non avesse rispettato le richieste avrebbe rischiato conseguenze particolarmente pesanti. Le minacce avrebbero infatti riguardato possibili aggressioni fisiche oppure il distacco delle utenze domestiche, utilizzato come ulteriore strumento di pressione nei confronti delle vittime. Le indagini hanno quindi permesso di delineare, secondo l’ipotesi accusatoria,
una rete di attività che comprendeva il traffico di droga, la disponibilità di armi e il ricorso alla violenza e alle minacce per ottenere denaro. Gli elementi raccolti dalla Polizia hanno riguardato un arco temporale di oltre un anno, consentendo agli investigatori di documentare diversi episodi e di ricostruire i rapporti all’interno del presunto sodalizio. Gli arresti rappresentano l’esito dell’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile di Taranto, che ha concentrato gli accertamenti sulle dinamiche criminali sviluppatesi nel territorio di Manduria. Le accuse contestate dovranno ora essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti e, come previsto dall’ordinamento, la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata con sentenza definitiva.
L’indagine condotta dalla Polizia di Stato ha permesso di delineare anche il presunto ruolo di una delle figure storiche della criminalità organizzata presente nel territorio di Manduria e nei comuni limitrofi. Tra le persone raggiunte dalla misura cautelare in carcere figura infatti un uomo molto conosciuto, indicato dagli investigatori come uno dei fondatori e dei principali esponenti del gruppo criminale attivo nell’area. La sua figura, secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbe stata legata per diversi decenni alle dinamiche della criminalità organizzata locale. Gli investigatori lo descrivono inoltre come un punto di riferimento strategico della Sacra Corona Unita, ruolo che avrebbe mantenuto nel tempo all’interno degli equilibri criminali della zona. Uno degli elementi ritenuti particolarmente significativi nell’ambito dell’inchiesta riguarda la capacità che l’uomo avrebbe avuto, secondo l’ipotesi accusatoria, di continuare a esercitare la propria influenza anche durante la detenzione. Nonostante fosse in carcere, avrebbe infatti mantenuto rapporti con l’esterno e continuato a impartire disposizioni agli appartenenti al gruppo. Le direttive, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero state trasmesse attraverso altri esponenti della criminalità locale e alcuni familiari, che avrebbero svolto il ruolo di intermediari. In questo modo, il presunto capoclan avrebbe cercato di preservare la propria posizione di vertice e di mantenere un controllo sulle attività dell’organizzazione. L’obiettivo sarebbe stato anche quello di conservare l’influenza del gruppo sull’area orientale della provincia di Taranto, evitando che la detenzione interrompesse i collegamenti e gli equilibri costruiti nel corso degli anni. Gli elementi raccolti dagli investigatori sono stati quindi inseriti nel più ampio quadro dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione delle misure cautelari. Tra gli sviluppi investigativi più rilevanti figura anche la ricostruzione di un omicidio commesso il 23 febbraio 2023. Attraverso gli accertamenti svolti nel corso dell’indagine, gli investigatori avrebbero potuto chiarire la dinamica dell’episodio e ricostruire gli elementi ritenuti utili a comprendere quanto accaduto. L’attività investigativa non si è quindi limitata alla ricostruzione delle presunte attività dell’organizzazione, ma ha consentito, secondo la Polizia, di approfondire anche episodi di particolare gravità avvenuti nel periodo preso in esame. La ricostruzione dell’omicidio rappresenta uno degli elementi che si inseriscono nel complesso quadro investigativo sviluppato dagli inquirenti. Per portare a termine l’operazione è stato predisposto un articolato dispositivo di sicurezza, con la collaborazione di numerosi reparti della Polizia di Stato provenienti da diverse province. Alle attività hanno partecipato gli agenti dei Reparti Prevenzione Crimine di Lecce e Bari, chiamati a supportare le operazioni sul territorio. Un contributo è arrivato anche dalle unità cinofile specializzate nella ricerca di esplosivi e sostanze stupefacenti di Bari e Napoli. L’impiego dei cani specializzati ha consentito di rafforzare i controlli e le attività di ricerca svolte durante l’operazione. Il dispositivo è stato inoltre integrato dal personale delle Squadre Mobili di Avellino, Benevento, Brindisi, Lecce, Matera e Potenza, impegnate nelle attività investigative e nell’esecuzione dei provvedimenti nelle diverse località interessate. A completare il coordinamento operativo sono stati gli investigatori delle Sisco, le Sezioni investigative del Servizio centrale operativo, di Lecce, Napoli e Potenza. La partecipazione di strutture investigative provenienti da più territori ha consentito di organizzare un intervento articolato e coordinato. L’operazione rappresenta dunque il risultato di un’attività investigativa sviluppata nel tempo e caratterizzata dalla collaborazione tra diverse articolazioni della Polizia di Stato. Gli elementi raccolti dagli inquirenti sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria e, come previsto dalla legge, le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nell’ambito del procedimento e con eventuale sentenza definitiva.
Direttore Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato