Decreto ‘svuota-carceri’, Cancellieri: norme concordate tra ministero della Giustizia, dell’Interno e Forze di polizia

dal Ministero dell’Interno

Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ribadisce che le norme del cosiddetto decreto svuota-carceri e in particolare il punto che affida alle Forze dell’ordine il compito di custodire in camere di sicurezza gli arrestati in flagranza in attesa della convalida, sono state prese in modo collegiale dal Governo.

«Sono norme concordate tra il ministero della Giustizia, il ministero dell’Interno e i vertici delle Forze di polizia» ha precisato il ministro Cancellieri. «Una decisione condivisa avvenuta dopo aver valutato sia le condizioni delle infrastrutture sia l’aggravio di lavoro per le Forze di polizia che si sono fatte carico responsabilmente di questo ulteriore compito».

Militari delle Forze armate nei servizi di vigilanza per tutto il 2012

dal Ministero dell’Interno

Il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica, presieduto dal ministro Cancellieri, ha espresso parere favorevole sulla proroga dell’attività congiunta alle forze di polizia

A seguito della legge di stabilizzazione finanziaria, il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica ha espresso parere favorevole sulla proroga, fino al 31 dicembre 2012, del piano d’impiego del contingente militare appartenente alle Forze armate nei servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché di perlustrazione e pattuglia congiuntamente alle forze di polizia.

BOTTI: CANCELLIERI, ORA BASTA SERVE PIU’ RIGORE

da Codacons

Il nuovo ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, all’indomani della pubblicazione del numero dei morti e dei feriti per l’esplosione dei botti di Capodanno, 2 morti e oltre 500 feriti, ha dichiarato che “occorre una riflessione seria e più rigore. Basta. Non può essere un bollettino di guerra ogni volta. Non è possibile”.
Per il Codacons il ministro predica bene ma razzola male. Non basta, infatti, riflettere. Da un ministro si attendono fatti e provvedimenti, non parole postume, che assomigliano a lacrime di coccodrillo.
L’associazione di consumatori, infatti, nei giorni scorsi aveva presentato una diffida urgente al ministro dell’Interno e a 103 prefetti chiedendo loro di vietare botti e fuochi d’artificio in tutti gli ottomila comuni d’Italia. Ma la diffida è rimasta lettera morta. E’ evidente che se il ministro avesse accolto la tesi dell’associazione di consumatori, il bilancio di morti e feriti non sarebbe stato un bollettino di guerra.
Il Codacons chiede ora al ministro, sempre che voglia passare dalle chiacchiere ai fatti, una nuova regolamentazione dei prodotti pirotecnici. E’ evidente, infatti, che al di là dei fuochi illegali, anche quelli legali sono troppo pericolosi e se usati in modo improprio possono provocare seri danni.
Per l’associazione di consumatori, quindi, è necessario un nuovo giro di vite per chi non ha un apposito patentino.

Scattano addizionali regionali, benzina record a 1,74 euro/litro

da Help Consumatori

Prezzi record per la benzina, sulla quale da oggi si abbatte l’effetto delle addizionali regionali che scattano nel Lazio, in Liguria, in Toscana, nelle Marche e in Umbria. La verde ormai sfiora 1,74 euro al litro e in alcune aree del Paese raggiunge punte di quasi 1,8 euro al litro.Questa mattina sono infatti scattate le addizionali regionali sulla benzina che, calcolando il peso di ciascuna regione sui consumi nazionali, fanno aumentare la media dei prezzi nazionali di circa un centesimo al litro. Sono cinque le Regioni interessate dai rincari: il Lazio (con un aumento pari a 3,12 centesimi al litro Iva inclusa), la Liguria (2,93 centesimi), le Marche (6,75), la Toscana (6,05) e l’Umbria (4,84).

 

È quanto rileva il monitoraggio di Staffetta Quotidiana. Il risultato è che nelle Marche i prezzi medi della verde superano questa mattina quota 1,8 euro/litro, mentre punte massime sopra 1,8 si registrano anche in Liguria e in Toscana. Nel Lazio la media dei prezzi si attesta a 1,758 euro/litro, con massime a 1,776. Il ciclone delle addizionali si abbatte su regioni che rappresentano circa un quarto dei consumi nazionali di benzina; l’impatto sulle medie nazionali è pari a un rialzo complessivo di un centesimo al litro, con il risultato che la verde ha raggiunto il nuovo livello record di 1,738 euro/litro, con punte appunto di quasi 1,8 euro/litro nelle aree dove l’effetto delle addizionali è più forte. La media ponderata nazionale dei prezzi in modalità servito sale così di un centesimo al litro a 1,727 euro/litro, quella del gasolio è ferma a 1,697 euro/litro.

La continua corsa al rialzo dei carburanti, che ha avuto un’impennata con l’aumento delle accise di 10 centesimi di inizio dicembre, preoccupa non poco i Consumatori.  A fine dicembre, Federconsumatori e Adusbef stimavano che in un anno il pieno è arrivato a costare 15 euro in più, pari a 360 euro l’anno in più (con una media di due pieni al mese) cui si aggiungono ricadute indirette pari ad altri 290 euro annui.

Sempre a fine dicembre, le associazioni aderenti a Casper (Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione Nazionale Consumatori) hanno deciso di indire due giorni di “sciopero della benzina” per protestare contro i rincari dei carburanti. “Il 5 e il 6 gennaio prossimi i cittadini italiani sono invitati ad astenersi dal fare rifornimento di benzina e gasolio, come forma di protesta contro i continui aumenti delle accise decisi dagli ultimi due governi, e contro le speculazioni sui prezzi alla pompa che mantengono alti i listini nonostante il calo del petrolio”, ha annunciato Casper-Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, per il quale la stangata sul pieno sfiora già (e nel computo mancano i rincari odierni delle addizionali) i 200 euro ad automobilista, e può portare un effetto negativo sui prezzi al dettaglio dei beni trasportati su gomma fino a più 0,3% sul tasso di inflazione.

Emergenza carceri: due suicidi a Capodanno

dal Corriere della Sera

Un detenuto di Trani e un detenuto di Torino si sono tolti la vita, salvato in extremis un prigioniero a Vigevano

dopo l’appello del capo dello stato

Emergenza carceri: due suicidi a Capodanno

Un detenuto di Trani e un detenuto di Torino si sono tolti la vita, salvato in extremis un prigioniero a Vigevano

MILANO – L’allarme lanciato dal presidente Napolitano è stato quanto mai tempestivo. L’ «emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati» è uno dei «limiti del nostro vivere civile» ha dichiarato il capo dello Stato nel discorso di fine anno. E nella notte di Capodanno si è avuto un crudele riscontro alle paole del presidente della Repubblica con due suicidi e un tentato suicidio nei penitenziari della Penisola.

TRANI – Un detenuto di 34 anni, di Lecce, è morto sabato nel carcere di Trani per cause in corso di accertamento. La notizia è stata resa nota dal vicesegretario generale nazionale dell’Osapp, Domenico Mastrulli. La scoperta è stata fatta dagli agenti della polizia penitenziaria nel corso di un giro di ispezione. I genitori dell’uomo, secondo i quali il loro congiunto non era in condizioni fisiche tali da poter sopportare il regime carcerario, chiedono che si faccia chiarezza sulle circostanze della morte. Il 34enne era detenuto per reati contro la persona e il patrimonio. «Nel carcere di Trani – sottolinea Mastrulli – ci sono circa 400 detenuti uomini e 39 donne contro una capienza regolamentare di 233 posti letto».

TORINO – Nelle stesse ore un detenuto nel carcere delle Vallette, a Torino, si è tolto la vita impiccandosi in cella con un lenzuolo. Il suicida è C.A., un romeno 37 anni in attesa di giudizio. Era recluso nella sezione «Rugby» del blocco E. «La polizia penitenziaria – commenta Leo Beneduci, segretario generale del sindacato Osapp – è sempre più sola nel fronteggiare questo tipo di emergenze e, purtroppo, sempre meno in grado di risolverle. Avremmo voluto che nel 2012 il governo avesse varato misure veramente risolutive, e non i palliativi che lasciano le cose come stanno. Comprese le morti nelle carceri».

TENTATO SUICIDIO – Un tentato suicidio c’è stato invece nel carcere di Vigevano dove un detenuto ha tentato di togliersi la vita. «Si tratta di un detenuto 37enne di nazionalità italiana – afferma Eugenio Sarno, Segretario generale Uil penitenziari – che ha tentato di impiccarsi con una striscia di stoffa ricavata dalle lenzuola. Fortunatamente l’agente di sorveglianza si è accorto di quanto stava capitando ed è intervenuto per liberarlo», salvandogli la vita.

CASSAZIONE: AUTOVELOX VALIDO ANCHE SENZA FOTO

cassazione: autovelox valido anche senza fotoda Codacons

Secondo quanto ha stabilito la Cassazione le multe rilevate con autovelox sono legittime anche se non viene rilasciata la documentazione fotografica dell’ infrazione.
Per il Codacons si tratta di una brutta sentenza, un passo indietro nella civiltà giuridica ed un duro colpo al principio sacrosanto del contraddittorio e della parità tra difesa ed accusa. E’ evidente, infatti, che senza la necessità della prova della foto diventa quasi impossibile poter dimostrare la propria innocenza, ad esempio perchè, pur essendo nostra l’autovettura non siamo noi i trasgressori.
Una sentenza, quindi, che lede il diritto di difesa e riduce la possibilità per l’accusato di essere parte del processo, ossia di poter avere una effettiva partecipazione alla formazione del provvedimento giurisdizionale. Ritenere che la parola del vigile sia sempre giusta, salvo querela di falso, significa considerarlo infallibile.
Il Codacons chiede, quindi, al Governo di colmare alcuni vuoti normativi del Codice della Strada, in modo da non lasciarli più alla libera interpretazione di giudici e Prefetti: dall’obbligatorietà della prova fotografica in caso di contestazione non immediata alla durata minima del giallo, che deve essere di almeno 5 secondi nel caso di semavelox, dalla necessità che, in caso di semavelox, vi sia una foto che mostri il semaforo rosso e tutte e 4 le ruote del veicolo poste prima della linea d’arresto alla restituzione di soldi e punti della patente nel caso di sentenze penali (vedasi Segrate) e così via.

Autovelox Firenze. Il Comune continua ad utilizzare quelli illegittimi

Autovelox Firenze. Il Comune continua ad utilizzare quelli illegittimi da Aduc – di Pietro Yates Moretti

Ad un anno dalla denuncia dell’Aduc sulla irregolarità degli autovelox fissi in città, e nonostante numerosissime sentenze del Giudice di pace di Firenze che le danno torto, l’Amministrazione comunale continua come se niente fosse. Il motivo è semplice: solo una piccola parte dei cittadini multati si prende la briga di fare ricorso.
La legge prevede che gli autovelox fissi possano essere utilizzati, all’interno dei centri urbani, solo su strade di scorrimento. Come ha più volte ribadito la Cassazione, “il prefetto … non può autorizzare tratti stradali diversi da quelli previsti dalla legge. La possibilità da parte del Prefetto di inserire nell’apposito elenco una strada urbana è condizionata, quindi, alla verifica della presenza delle caratteristiche indicate dall’art. 2 del Codice della strada, senza le quali la strada non può essere classificata come strada urbana di scorrimento” (sentenza n. 7872/2011).

 
Vediamo queste caratteristiche minime previste all’art. 2 Cds affinchè una strada urbana possa essere considerata di scorrimento:
– tutte le intersezioni devono essere semaforate. Cosi’ non e’, per esempio, per viale Etruria, viale Lavagnini e viale Gramsci, dove sono presenti incroci senza semaforo;
– per la sosta devono essere previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, con immissioni ed uscite concentrate. Questo non è certamente il caso dei viali Gramsci, Lavagnini e Matteotti, dove i parcheggi non sono sistemati in aree chiuse con una sola entrata o uscita, ma banalmente lungo tutta la sede stradale;
– deve essere presente la banchina pavimentata a destra (una sorta di piccola corsia di emergenza asfaltata). Ma in viale Etruria, come sugli altri viali fiorentini, non c’e’ banchina tra la striscia destra di delimitazione della carreggiata e il marciapiede o i parcheggi;
– le carreggiate devono avere almeno due corsie per ciascun senso di marcia. Non è il caso di via Senese, che ha solamente una corsia per senso di marcia.
Il Comune, con la complicità del Prefetto, vuole convincerci che basti rinominarle strade di scorrimento per far magicamente apparire le caratteristiche minime mancanti. Secondo questa stravagante teoria, si potrebbero piazzare autovelox fissi anche in Piazza Signoria: basta che il Comune la chiami strada urbana di scorrimento.
Tutto questo esemplifica ciò che sta affossando l’Italia da anni: l’assenza di legalità, in primis nelle Istituzioni. La legge è chiara, la giurisprudenza della Cassazione pure, ma il Comune le ignora entrambe, consapevole che la stragrande maggioranza dei cittadini preferisce pagare piuttosto che doversi impegnare per fare ricorso.
Anche a Firenze, come già a Roma Capitale, niente di nuovo sotto il sole…

Salute: necessarie più informazioni sulle protesi PIP

da Unione Nazionale Consumatori

Tengono banco in questi giorni le notizie sulla pericolosità delle protesi al seno PIP. La nostra Unione si chiede per quale motivo la Francia ha ritirato le protesi al seno Pip già un anno fa mentre il nostro Ministero non ha fatto immediatamente lo stesso limitandosi ad un generico invito alla cautela.

In Francia più di 30 mila donne sono state richiamate dall’autorità per espiantare le protesi che, essendo realizzate con materiale scadente, potrebbero rompersi e provocare infezioni ed in casi estremi tumori; in Italia i casi a rischio dovrebbero essere 4 mila, ma il dubbio è sulle informazioni fornite alle pazienti circa il tipo di impianto che è stata loro inserito e i rischi che corrono.

Per questo motivo, l’Istituto Superiore di Sanità ha invitato le donne che hanno subìto un impianto di protesi al seno di tipo Pip a contattare i rispettivi medici e chirurghi per ulteriori informazioni e, soprattutto, ha invitato i centri che hanno eseguito questo tipo di operazioni ad essere parte attiva nel contattare i pazienti.

L’Unione Nazionale Consumatori (www.consumatori.it) è disponibile a fornire assistenza alle persone coinvolte che possono segnalare il caso all’indirizzo e-mail consulenza@consumatori.it .

Imu, come si calcola la detrazione

di Luigi Lovecchio
fonte:  sole24ore.it

Tra maggiorazioni di detrazione, assimilazioni all’abitazione principale confermate e mancate, l’applicazione dell’Imu sperimentale rappresenterà almeno nel primo anno un piccolo rebus per le famiglie.
Molti dei quesiti riguardano proprio la nuova detrazione maggiorata per i figli, introdotta in sede di conversione della manovra ‘salva Italia’ (Dl n. 201/11).
La detrazione, che si aggiunge a quella base di 200 euro, è pari a 50 euro per ogni figlio convivente, di età non superiore a 26 anni. La misura massima della maggiorazione è di 400 euro che, sommata alla detrazione di base, raggiunge quindi la cifra di 600 euro.

 

Va chiarito che questa nuova detrazione, che non ha precedenti nell’Ici, non è legata alla condizione di figlio a carico. I 50 euro aggiuntivi, quindi, competono anche se il figlio lavora ed ha redditi propri. Il problema che si pone riguarda le modalità di attribuzione della maggiorazione in presenza di una pluralità di contitolari dell’immobile. Al riguardo, si ricorda che la detrazione base di 200 euro si imputa a ciascun proprietario residente nell’immobile, a prescindere dalla quota di possesso. Così, per esempio, se l’abitazione è posseduta da due soggetti che vi risiedono con quote dell’80 e del 20%, la detrazione sarà imputata per 100 euro a ciascun proprietario. Non è chiaro se le stesse regole valgono per la maggiorazione. Si pensi ad esempio ad un immobile in proprietà di madre e figlio che vi risiedono unitamente alla famiglia del figlio, composta anche di due bambini e del coniuge. Se si applicassero le regole ordinarie, i 100 euro di detrazione aggiuntiva dovrebbero essere suddivise paritariamente tra i due titolari.
Ma se invece si ritiene, come sembra, che l’agevolazione è mirata alle famiglie con figli, l’intera maggiorazione dovrebbe essere attribuita al figlio comproprietario. Le cose si complicano se l’appartamento è interamente intestato ai figli (con età non superiore a 26 anni) ed è abitato dal nucleo familiare composto anche dai genitori. In questo caso, negare del tutto la maggiorazione della detrazione sarebbe contrario allo spirito della legge. Dovrebbe potersi affermare in sostanza che le quote dell’immobile intestate ai componenti del medesimo nucleo familiare, in presenza delle condizioni di legge, danno sempre diritto alle detrazioni maggiorate, a prescindere dalla titolarità formale delle stesse.
Per l’ex casa coniugale assegnata al coniuge separato o divorziato si conferma invece l’assimilazione ope legis all’abitazione principale, sia ai fini dell’applicazione dell’aliquota che della detrazione. L’unica condizione è che il coniuge non assegnatario non possieda un altro immobile ad uso abitativo nel medesimo comune. In questo caso, se dovessero trovare conferma le regole Ici, la detrazione dovrebbe essere commisurata alla quota di possesso. Ciò diversamente dalla disciplina ordinaria della detrazione. Questo significa che un immobile posseduto al 50% da ciascuno degli ex coniugi darebbe diritto alla detrazione di 100 euro per il coniuge non assegnatario e di 200 euro per il soggetto che vi abita. La maggiorazione della detrazione invece dovrebbe competere per intero al coniuge che convive con i figli, anche se la formulazione della norma non esclude una applicazione più ampia del beneficio. Estensione che sarebbe quanto mai opportuna, soprattutto nei casi in cui il coniuge non assegnatario sia unico proprietario dell’ex casa coniugale.
Dove invece non vi sono dubbi è nella mancata riproposizione dell’assimilazione relativa alle case concesse in uso gratuito a parenti. Questa fattispecie, in presenza di un regolamento comunale, sino alla fine del 2011 dà diritto all’esenzione Ici. Il decreto 201 ha tuttavia soppresso la disposizione di riferimento (articolo 59, lettera e), del decreto legislativo n. 446/97) ed ha ristretto di molto le ipotesi di assimilazione all’abitazione principale. Il risultato finale è che gli immobili in uso a parenti sono diventati, ai fini Imu, come delle seconde case, assoggettate quindi all’aliquota di base del 7,6 per mille, senza che residuino spazi per i regolamenti locali.

Dialogo, fiducia e determinazione per governare il Paese

(da Ministero Interno) Il ministro dell’Interno Cancellieri sui temi legati al suo dicastero in un’intervista alla trasmissione televisiva ‘Che tempo che fa’

Ha ricordato Oscar Luigi Scalfaro quando era suo ministro dell’Interno, il ministro dell’interno Annamaria Cancellieri, ne ha rammentato «la correttezza, la grande fermezza e soprattutto il rispetto assoluto della legge», senza dimenticarne il valore sul piano umano. La testimonianza, offerta nel corso della trasmissione su Rai 3 ‘Che tempo che fa’ condotta da Fabio Fazio, ha aperto un’intervista sui temi legati al suo dicastero: sicurezza, ordine pubblico, criminalità organizzata, immigrazione.

«Il momento – ha osservato il ministro Cancellieri nel corso dell’intervista – è molto delicato perché la situazione economica rende difficile la vita di tanta gente, ci sono tante incertezze» e c’è «il timore che qualche cane sciolto possa inserirsi», anche se, «al momento, non ci sono preoccupazioni che lasciano pensare ad eversioni terroristiche».
Il ministro è convinto che il dialogo sia alla base di qualunque rapporto: «Più ascolti, più capisci le ragioni degli altri», ed è più difficile sbagliare. Poi, ha però aggiunto, «non ci vogliono tentennamenti, ma molta determinazione».
Le infiltrazioni mafiose nelle manifestazioni dei lavoratori, i movimenti in Val di Susa che sfociano in atti violenti, gli attentati alle sedi di Equitalia, infatti, non possono essere tollerati. La violenza, ha detto, «non si può e non si deve consentire neanche alla manifestazione più sana».

Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata «non siamo all’anno zero», ha dichiarato Cancellieri annunciando di voler anticipare l’attuazione del Codice antimafia per colpire le organizzazioni mafiose con la «caccia al denaro», facendo più luce in quelle zone grigie in cui si muove. Anche le norme sugli appalti potranno divenire più efficaci, grazie all’impiego di «un rating delle aziende sane».
La sicurezza, ha affermato il ministro, «ha dei costi e questo non è il momento migliore per spendere». Il ministero dell’Interno, però, ha ricordato Cancellieri, è stato sottoposto alla spending review per ottimizzare le risorse e può contare, insieme al ministero della Giustizia, sul fondo alimentato dai beni sottratti alla criminalità organizzata.

In merito alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati sul territorio italiano, il cosiddetto diritto ‘ius soli’, il ministro Cancellieri si è mostrata cauta, ritenendolo possibile solo dopo aver verificato l’effettiva residenza familiare e la conclusione di un percorso di studi.
Il ministro ha annunciato, inoltre, che nei prossimi giorni sarà rivista la procedura per il rinnovo del permesso di soggiorno, compreso l’aumento dei costi stabilito dal precedente governo.

Cancellieri è convinta che sia anche necessario «far crescere la cultura della fiducia», «ricreare» un rapporto di fiducia con lo Stato o, addirittura, «creare» un rapporto di fiducia, perché in alcuni casi non c’è mai stato.