Fine della fuga: arrestato 57enne ricercato per mafia a Fiumefreddo di Sicilia

Il latitante, lo scorso 8 gennaio  era stato condannato in via definitiva a 13 anni e 10 mesi di reclusione per associazione mafiosa e per una serie di altri reati a lui contestati. Nonostante l’esito del procedimento giudiziario fosse ormai irrevocabile, il 57enne è riuscito a sottrarsi alla cattura: prima che venisse eseguito l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale presso la Corte d’appello di Catania, infatti, aveva già fatto perdere le proprie tracce, rendendosi di fatto irreperibile. A quel punto è scattata immediatamente la macchina investigativa. Gli agenti della Squadra mobile di Catania si sono attivati senza indugio per rintracciare il latitante, ritenuto un esponente di rilievo del clan mafioso Mazzei. Le ricerche sono state condotte in modo capillare, con l’impiego di strumenti investigativi tradizionali affiancati da tecnologie avanzate, grazie anche al contributo del personale del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, che ha fornito un supporto determinante sotto il profilo tecnico e informatico. Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno analizzato spostamenti, contatti e possibili basi logistiche utilizzate dall’uomo durante la latitanza, restringendo progressivamente il campo delle ricerche. Questo lavoro paziente e articolato ha infine consentito di individuare il luogo in cui il fuggitivo aveva trovato rifugio. L’appartamento in cui si nascondeva è stato localizzato nel territorio di Fiumefreddo di Sicilia, un comune situato nella città metropolitana di Catania. Proprio lì il latitante aveva cercato di passare inosservato, confidando probabilmente nella discrezione del contesto e nella possibilità di eludere i controlli delle forze dell’ordine. Tuttavia, l’attività investigativa coordinata e l’utilizzo di tecnologie mirate hanno permesso agli inquirenti di arrivare fino a lui, ponendo fine alla sua fuga.

L’operazione è stata pianificata nei minimi dettagli e portata a termine con tempismo e precisione. Nel momento in cui è scattato il blitz, gli agenti hanno dapprima circondato l’intero stabile, predisponendo un dispositivo di sicurezza tale da impedire qualsiasi possibile via di fuga. Solo dopo aver messo in sicurezza l’area e coordinato ogni movimento, i poliziotti hanno fatto irruzione nell’appartamento, intervenendo in modo rapido e deciso per sorprendere il latitante. L’uomo, colto di sorpresa dall’intervento delle forze dell’ordine, non ha tentato di opporre resistenza né di sottrarsi all’arresto. È stato immediatamente bloccato e sottoposto a controllo. Nel corso della perquisizione dell’abitazione e dei suoi effetti personali, gli agenti hanno rinvenuto diversi oggetti di interesse investigativo. In particolare, è emersa la presenza di una patente di guida contraffatta, elemento che lascia presumere un tentativo di nascondere la propria identità durante il periodo di latitanza. Insieme al documento falso, sono state trovate anche alcune carte di credito, sulle quali sono attualmente in corso accertamenti approfonditi per verificarne la provenienza, l’intestazione e l’eventuale utilizzo in operazioni illecite. Le verifiche su questi strumenti potrebbero fornire ulteriori elementi utili a ricostruire i movimenti dell’uomo durante la fuga e a individuare eventuali reti di supporto di cui potrebbe essersi avvalso per restare nascosto così a lungo. Gli investigatori, infatti, stanno cercando di chiarire se il latitante abbia agito in autonomia o se abbia potuto contare sull’aiuto di altre persone, sia per quanto riguarda la disponibilità dell’alloggio sia per il reperimento di documenti falsi e mezzi di pagamento In questo contesto si inserisce anche l’attività della Procura distrettuale di Catania, che ha avviato accertamenti specifici sulla posizione del proprietario dell’immobile in cui l’uomo è stato trovato. L’obiettivo è comprendere se il soggetto fosse a conoscenza della presenza del latitante e se abbia avuto un ruolo, anche solo marginale, nel favorirne la permanenza in quell’abitazione. Le indagini sono tuttora in corso e mirano a fare piena luce su eventuali responsabilità, dirette o indirette, legate alla latitanza e al supporto logistico fornito al ricercato.

Direttore Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato

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