Memoria e omaggio a Roma per l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Presente anche il capo della polizia.

A Roma, nel Mausoleo delle Fosse Ardeatine, si è svolta questa mattina la commemorazione delle 335 persone trucidate dalla violenza nazista. Alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il Paese ha ricordato una delle pagine più drammatiche della propria storia, a 82 anni dal massacro. Tra le autorità intervenute anche il capo della Polizia, Vittorio Pisani, che ha voluto rendere omaggio deponendo dei fiori sulle sepolture dei due agenti caduti, Pietro Ermelindo Lungaro e Maurizio Giglio. L’eccidio rappresentò la feroce ritorsione delle truppe tedesche dopo l’attacco partigiano di via Rasella, organizzato dai Gap. L’azione, compiuta con un ordigno esplosivo nascosto in un carretto, provocò la morte di 33 militari del reggimento Bozen. Per rappresaglia, i nazisti stabilirono la fucilazione di dieci italiani per ogni soldato ucciso. Le persone eliminate furono scelte senza distinzione: lavoratori, professionisti, contadini, ebrei e oppositori del regime. In molti casi si trattava di patrioti impegnati nella Resistenza, ma anche di civili fermati casualmente, del tutto estranei all’attentato. Tra le vittime vi erano anche due appartenenti alla pubblica sicurezza, ricordati ancora oggi come esempi di dedizione, coraggio e rispetto dei valori democratici.

Durante l’occupazione nazista di Roma, il vicebrigadiere Pietro Ermelindo Lungaro trasformò la sua posizione nelle forze dell’ordine in uno strumento di sostegno alla Resistenza. Riuscì a entrare in contatto con gli ambienti antifascisti, guadagnandone la fiducia e fornendo loro anche armi. La sua attività fu però scoperta a causa del tradimento di un infiltrato: arrestato, venne rinchiuso nelle carceri di via Tasso, dove fu sottoposto a torture senza mai rivelare informazioni sui compagni o sui loro nascondigli. Anche il tenente ausiliario Maurizio Giglio si distinse per coraggio e spirito di servizio. Dopo i bombardamenti dell’estate del 1943 si impegnò nel soccorso della popolazione civile e partecipò alla difesa della città durante gli scontri di Porta San Paolo. Successivamente collaborò con gli Alleati sotto il nome in codice “Cervo”. Tradito a sua volta, fu catturato dalla Banda Koch e torturato per giorni, ma non fornì alcun dettaglio sulla rete clandestina di cui faceva parte, contribuendo così a proteggere i suoi compagni, tra cui il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Entrambi persero la vita nell’eccidio e oggi riposano alle Fosse Ardeatine: Lungaro nel sacello numero 39, decorato con la Medaglia d’argento al Valor militare; Giglio nel sacello numero 150, insignito della Medaglia d’oro al Valore militare.

Direttore Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato

Aggiungi ai preferiti : permalink.

I commenti sono chiusi.