Maxi operazione della Polizia di Stato all’alba a Catania, dove 22 persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito di un’articolata indagine sulla criminalità organizzata. L’intervento è stato condotto dagli investigatori della Squadra Mobile etnea con il supporto del Servizio Centrale Operativo. L’inchiesta ha portato alla luce l’attività di un gruppo ritenuto responsabile di numerosi reati, tra cui traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, possesso illegale di armi, minacce e aggressioni. Per diversi indagati la Procura contesta anche l’aggravante del metodo mafioso,. otizzando che le condotte fossero finalizzate a rafforzare il potere del clan Cappello-Bonaccorsi, una delle principali organizzazioni criminali operanti nel territorio catanese. Gli accertamenti investigativi hanno consentito di ricostruire una serie di episodi di violenza che, negli ultimi anni, hanno interessato diversi quartieri della città. Al centro delle indagini vi sarebbe un gruppo composto soprattutto da giovani ritenuti vicini al sodalizio mafioso, protagonisti di una crescente escalation culminata in numerose sparatorie. Le origini della faida risalgono al 2022. Gli investigatori hanno individuato il punto di svolta in un episodio avvenuto nei pressi della discoteca “Ecs Dogana”, dove uno scontro degenerò successivamente in un conflitto armato. Già nell’agosto del 2022 cinque persone erano finite in manette per una rissa aggravata e per lesioni. Quattro di quei soggetti risultano ora coinvolti anche nella nuova operazione, a conferma, secondo gli investigatori, della prosecuzione dello stesso contesto criminale. Secondo la ricostruzione della Polizia, le rivalità tra i due gruppi si sarebbero progressivamente intensificate fino a trasformarsi in una vera e propria guerra per il controllo del territorio, con diversi episodi di violenza armata registrati nei quartieri di Librino e Villaggio Sant’Agata, aree considerate strategiche per gli interessi delle organizzazioni mafiose locali.
Le indagini hanno inoltre ricostruito una sparatoria scoppiata per il mancato pagamento di un debito di circa 500 mila euro e hanno delineato l’esistenza di un’organizzazione criminale ben strutturata, con una rigida gerarchia e attiva nello spaccio di cocaina, crack, hashish e marijuana nei quartieri Villaggio Sant’Agata, Librino e San Cristoforo. L’inchiesta ha fatto emergere anche un presunto sistema per introdurre droga, telefoni cellulari e schede SIM nelle carceri siciliane, anche attraverso l’impiego di droni. Tra gli indagati figurano un avvocato, accusato di aver fatto entrare stupefacenti nel carcere di Agrigento, e un dirigente medico della casa circondariale di Noto, ritenuto coinvolto nel tentativo di introdurre droga e SIM all’interno del penitenziario.

Direttore Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato




