di Il Corriere
Un ristoratore padovano indebitato aveva assoldato due polesani. Il colpo doveva scattare mentre la donna portava il 13enne a scuola. «Pensavo fosse Scherzi a parte»
VICENZA Sventato dai Ros dei carabinieri il sequestro del figlio di un imprenditore vicentino a Thiene. Tre le persone arrestate dai carabinieri di cui si attende la convalida. L’operazione è scattata alle prime ore di martedì e ha visto impegnati anche i carabinieri di Vicenza e di Rovigo. Perquisizioni sono in corso. Tutto nasce quando un ristoratore padovano indebitato, Massimo Silvestrin, 41 anni, di Este (Padova) assolda due polesani, Gianfranco Galani, 68 anni, autotrasportatore, e il figlio Antonio, 43, anni, per sequestrare il figlio di un’imprenditrice vicentina. I due studiano i movimenti della famiglia e si preparano a rapirlo mentre la madre lo accompagna a scuola al mattino. Nel mirino dei malviventi era finito il figlio tredicenne della titolare (con il nonno) di un’azienda di import export di bevande e catering L’intervento dei Ros è scattato martedì mattina poco dopo le sette quando la signora e il figlio stavano per uscire in auto da casa per andare a scuola.
I malviventi sono stati bloccati mentre attendevano le loro vittime in un parcheggio vicino. Per rapire il giovane vicentino avrebbero simulato una rapina. L’operazione degli investigatori era stata coordinata e avviata da settimane senza che la famiglia ne fosse al corrente ma creandole attorno un cordone di protezione. All’origine dell’inchiesta il fermo di una rodigina, ora indagata, che avrebbe rifiutato proposte di affiliazione alla banda avanzate degli organizzatori del rapimento. Sarebbero stati dei gravi problemi finanziari dei tre arrestati, in particolare di un ristoratore padovano che aveva assoldato i due polesani, all’origine del progetto di sequestro del giovane thienese. Il leader del gruppo criminale, secondo la procura, è un imprenditore padovano dell’area estense che conosceva la famiglia thienese e che aveva un cumulo di debiti anche con questa. Gli altri due arrestati sono padre e figlio residenti a Occhiobello (Rovigo) e Ferrara: il terzetto, rimasto in silenzio dopo le manette, sarebbe stato intenzionato a chiedere un riscatto tra uno o due milioni e aveva organizzato il nascondiglio del rapito in un casolare abbandonato. La signora si è detta incredula ed ha chiesto ai carabinieri se tutto fosse reale o non si trovasse davanti a una sorta di film o di «Scherzi a parte». Il giovane non sarebbe riuscito a trattenere le lacrime.




