Palermo, farmacista sgozzata durante una rapina: arrestati i due malviventi

farmaciada TGCOM24

Una farmacista è stata uccisa a Blufi, nel Palermitano, durante un tentativo di rapina messo in atto da due banditi. Giuseppina Iacona, 80 anni, titolare dell’esercizio di corso Italia, ha tentato di reagire ed è stata sgozzata. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno arrestato i due malviventi, un 18enne e un 50enne. Il più grande è un pregiudicato agli arresti domiciliari.

Un intero paese sconvolto è Blufi, mille anime, nell’entroterra Palermitano. L’efferato omicidio compiuto da due balordi ha terrorizzato tutti gli abitanti. Tutti conoscevano la dottoressa Giuseppina Iacona, 79 anni, tutti le volevano bene. Per il paese era “la farmacista”, la persona a cui chiedere un consiglio.

La dottoressa Iacona l’hanno sgozzata due balordi mentre tentavano di rapinare la farmacia di corso Italia. Gli assassini sono un cinquantenne, che sta scontando gli arresti domiciliari, Angelo Porcello, e Gandolfo Giampapa, 18 anni. La donna, nonostante i suoi 79 anni, ha tentato di reagire. Non poteva immaginare che facessero sul serio, e invece l’hanno colpita a morte tagliandole la gola.

Erano le 18.30 quando i due sono entrati nella farmacia, a volto scoperto, armati di coltello. Una circostanza che inquieta: non potevano pensare di non essere riconosciuti dalla stessa vittima, e proprio per questa ragione, probabilmente avevano già deciso di uccidere la donna e dileguarsi col bottino.

Il più giovane dei due rapinatori è stato subito agguantato dai carabinieri, il suo complice è riuscito a dileguarsi. Ma alcuni testimoni l’hanno notato: non poteva certo passare inosservato uno che si aggira per strada nonostante fosse ai domiciliari, come tutti sapevano. E così gli uomini dell’Arma hanno impiegato pochi minuti per arrestarlo, giusto il tempo di raggiungere la casa di Porcello, dove era già rientrato. Sarebbe stato lui a sferrare il colpo mortale.
Le indagini sono coordinate dal pm Vincenzo Cefalo della procura di Termini Imerese.

Fondi, una 57enne è stata trovata legata e uccisa nella sua casa

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Una 57enne, Silvana Cerro, è stata trovata imbavagliata, legata e uccisa in casa sua a Fondi, in provincia di Latina. A trovare il cadavere della donna è stata la figlia, rientrata prima poiché la madre non rispondeva al telefono. Per i carabinieri si tratta di una rapina degenerata in tragedia. Ferita la vicina 78enne, derubata di denaro e di qualche gioiello. E’ la madre di una delle due persone fermate dai militari. L’altra è un cittadino nordafricano.

La vittima è stata trovata imbavagliata, con uno straccio in gola (probabilmente è morta per soffocamento), e immobilizzata in più punti con il nastro adesivo. Per lei inutile è stata la corsa degli uomini del 118, che invece hanno soccorso la vicina del piano di sotto, Concetta Lauretti, rapinata e ferita brutalmente.

Il figlio della donna ferita è uno dei due uomini sospettati. Dopo una breve fuga, è stato condotto in caserma per accertamenti.

I militari non si spiegano il motivo di tanta violenza. La Cerro in passato era stata coinvolta in un giro di droga, particolare al momento non ricollegabile ai fatti. La 57enne non aveva un’occupazione fissa.

Roberta Ragusa: chef a Cc Pisa, era le

Roberta Ragusa: chef a Cannes, sono sicuro che fosse leida Ansa.it

”Mi trovavo in Italia per un breve periodo di vacanza e ne ho approfittato per avvertire i carabinieri di Pisa e venirli a trovare per confermare quanto avevo già detto tempo fa ai loro colleghi di Ventimiglia”. Così Pasquale Davi, lo chef italiano che lavora in un ristorante di Cannes dove il 17 maggio 2012 dice di avere visto Roberta Ragusa e di averci parlato. Oggi ha avuto un breve colloquio informale con i carabinieri di Pisa e ha ribadito le sue certezze: “Era lei. Ne sono sicuro”.

Strutture per anziani malsane e fatiscenti, blitz dei Nas

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I carabinieri del Nas hanno chiuso 18 strutture per disabili e anziani, al termine di un maxicontrollo in tutta Italia per verificare le autorizzazioni ed il rispetto dei requisiti igienico-sanitari. In alcuni casi i militari hanno rinvenuto farmaci e cibi scaduti. La task force istituita dal ministro Lorenzin ha segnalato 102 persone all’autorità giudiziaria e 174 a quella sanitaria, oltre ad aver accertato 174 violazioni penali e 251 amministrative.

Durante le indagini, si è scoperto che in una struttura di Roma, chiusa dai carabinieri del Nas alcuni anziani erano stati alloggiati in un seminterrato fatiscente, privo di abitabilità ed in pessime condizioni di manutenzione.

I tre anziani, in esubero rispetto alla capacità ricettiva della struttura, erano stipati in un seminterrato con pareti invase dall’umidità e con l’intonaco cadente. I carabinieri hanno trovato anche una donna allettata in evidente stato di disidratazione. Per questo è stato avvertito il 118 che ha disposto il ricovero ospedaliero dell’anziana.

Nell’ambito dell’ispezione, in un frigocongelatore a pozzetto, sono stati rinvenuti e sequestrati alimenti congelati (petti di pollo e spezzatino di vitella) privi di ogni documentazione nonché in cattivo stato di conservazione ed insudiciati perché privi di involucro protettivo. Il titolare della struttura è stato denunciato.

Brescia, Claudio Grigoletto tenta il suicidio in carcere

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In carcere ha tentato di togliersi la vita Claudio Grigoletto, il pilota di aerei che a fine agosto ha ucciso l’hostess Marilia Rodrigues. In cella nel carcere bresciano di Canton Mombello, l’uomo ha cercato di impiccarsi. La scorsa estate, messo con le spalle al muro da prove schiaccianti, pochi giorni dopo l’arresto aveva confessato di avere strangolato la 29enne, sua dipendente e amante. Da lei aspettava un figlio. Lo avevano incastrato le macchie di sangue trovate sul tappetino dell’automobile e alcune impronte sul luogo del delitto.

In un primo tempo, invece, Grigoletto aveva raccontato di aver cercato di salvare la ragazza caduta a terra in preda a convulsioni. Una ricostruzione che non aveva convinto gli inquirenti. Poi una verità del tutto differente era emersa confortata da elementi di prova che non lasciavano dubbi. Grigoletto ha ucciso la sua giovane amante nell’ufficio dell’Alpi Aviation do Brasil di Gambara, vicino a Brescia.

Dopo il delitto, si era lavato probabilmente per cancellare alcune tracce. Poi era andato nel campo di Bedizzole per una lezione di volo. Forse mirava a sviare i sospetti o a costruirsi un alibi. Adesso il tentativo di suicidio. Sono stati gli altri detenuti a salvargli la vita. Portato in ospedale, dopo i necessari controlli è stato dichiarato fuori pericolo e riportato in prigione.

Maxi blitz contro Sacra corona unita, 46 arresti

carabinierida Agi (Agenzia di Stampa)

I carabinieri del Comando provinciale di Brindisi hanno eseguito, in provincia e sul territorio nazionale, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Lecce su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia a carico di 46 indagati, accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata alla cessione di stupefacenti, omicidio, reati in materia di armi, estorsione e altro, tutti aggravati dal metodo mafioso.

In corso di esecuzione anche un provvedimento di sequestro d’urgenza, emesso dal pm nei confronti di alcuni degli indagati, di beni mobili e immobili, comprese due attivita’ commerciali, e libretti postali per un valore complessivo di circa un milione di euro.

Arrestato boss pentito Antonino Lo Giudice

poliziada Corriere.it

E’ finita la latitanza di Antonino Lo Giudice. Il pentito di ‘ndrangheta che si era autoaccusato di aver messo nel 2010 le bombe davanti alla Procura Generale e a casa del procuratore Di Landro, è stato catturato venerdì dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dallo Sco. Il “Nano” che si era allontanato volontariamente lo scorso 3 giugno, mentre si trovava agli arresti domiciliari, è stato scovato in un appartamento alla periferia di Reggio Calabria.

LATITANTE – Lo cercavano anche all’estero, ma probabilmente Lo Giudice non si è mai mosso dalla sua città, probabilmente aiutato nella sua latitanza dalla moglie e dal figlio. Ai magistrati della Dda di Reggio Calabria dovrà spiegare i motivi del suo allontanamento. E, soprattutto, il perché abbia deciso di ritrattare le sue precedenti dichiarazioni.

IL MEMORIALE – Dopo il suo allontanamento volontario Antonino Lo Giudice aveva fatto recapitare ad alcuni avvocati e agli ordini di stampa, tramite il figlio Giuseppe , un memoriale dove diceva di essersi autoaccusato ingiustamente e che lui con le bombe non aveva nulla a che fare. «Mi sono inventato tutto»– ha detto il “Nano”. Nel testo il pentito ha scritto di voler ritrattare tutte le sue dichiarazioni ed ha anche ammesso di essere stato costretto a raccontare vicende ed episodi di cui lui non era a conoscenza. E aveva indicato in Giuseppe Pignatone, ex procuratore capo a Reggio Calabria, Michele Prestipino, aggiunto alla stessa procura, Beatrice Ronchi, sostituto procuratore alla dda reggina e Renato Cortese ex capo della Mobile di Reggio Calabria, oggi capo della Mobile di Roma, come le persone che lo avrebbero “minacciato” qualora non avesse detto quello che loro avrebbero voluto sapere.

ACCUSE – Le dichiarazioni di Lo Giudice hanno riguardato anche Alberto Cisterna, ex numero due della Procura nazionale antimafia e Francesco Mollace, sostituto procuratore generale, di recente trasferito a Roma, con lo stesso incarico. Sulla base delle accuse lanciate da Lo Giudice Cisterna è stato inquisito per corruzione, ma dopo due anni di indagini la sua posizione è stata archiviata dal gip di Reggio Calabria, su richiesta della stessa procura. Il testo inviato dal “Nano” era stato accompagnato da una pen drive con immagini dello stesso pentito. Che faceva sapere:”«Non mi cercate, tanto non mi troverete mai». Venerdì la sua cattura, a quattro passi dalla sua casa.

Mamma scomparsa in Valtellina, trovato il cadavere di Francesca Tarca

tarcada TGCOM24

E’ stata trovata morta Francesca Tarca, la mamma di una bimba di 3 anni di Mello (Sondrio) che risultava scomparsa dal 28 ottobre. Il cadavere è stato rinvenuto nelle acque del lago di Como, davanti a Gravedona. Sul corpo non ci sarebbero segni di violenza. La donna si sarebbe tolta la vita dopo aver affidato la figlia ai nonni: “Vado a Lecco a fare shopping con un’amica” aveva detto prima di salire, da sola, sulla sua automobile.

La notizia del ritrovamento è stata confermata dai carabinieri anche se non c’è ancora stato il riconoscimento ufficiale da parte del marito. Secondo gli inquirenti non dovrebbero esserci dubbi che si tratta di suicidio: Francesca Tarca non aveva infatti alcun appuntamento con un’amica e, come ha svelato un investigatore dei carabinieri, “non ci sono segni di percosse o violenze sul cadavere”.

Il cadavere è affiorato a 30 metri di distanza dal luogo in cui era stata parcheggiata l’auto. A lanciare l’allarme una negoziante del luogo: “Mi sembra la signora scomparsa, stessi abiti, stessa corporatura. Affiora dal lago. Venite subito” ha detto alle forze dell’ordine.

Sarà l’autopsia a chiarire le cause del decesso. Non essendo stati trovati segni che possano far pensare a una colluttazione, tuttavia, gli inquirenti sembrano certi si sia tolta la vita. Da qualche tempo Francesca Tarca e il marito, Alessandro Secchi, artigiano, erano in crisi. Come ha raccontato l’uomo ai carabinieri, alla vigilia della scomparsa la donna aveva manifestato la possibilità di una separazione, dopo 5 anni di matrimonio.

“Tutto può facilmente essere superato – ripeteva Secchi che, nei giorni scorsi, non ha mai smesso di cercarla, con amici e parenti, nei boschi e lungo i paesi del Lario – L’importante è che torni, c’è anche la sua adorata bimba che l’aspetta”. Giovedì pomeriggio la tragica notizia del ritrovamento del corpo senza vita di sua moglie.

BABY – PROSTITUTE: Il fenomeno si allarga a macchia d’olio

romadi Grazia De Marco

Il fenomeno delle baby-squillo dei Parioli rivela, ogni giorno, particolari sempre più agghiaccianti che rendono questo caso uno dei più scandalosi degli ultimi anni in Italia.

Dopo le intercettazioni choc emerse negli ultimi giorni, che rivelano il coinvolgimento della mamma di una delle ragazze, che obbligava la figlia a prostituirsi, il fenomeno delle baby-prostitute e soprattutto dei loro clienti si allarga ogni giorno di più.  Fino  ad ora i clienti identificati e indagati per aver avuto rapporti sessuali con le due minorenni sono circa dieci, ma nei prossimi giorni il numero potrebbe salire a decine di uomini residenti non solo a Roma, ma anche in altre città. Le persone arrestate sono invece cinque: i tre sfruttatori Nunzio Pizzicalla, Mirko Ienni e Mario  De Quattro, la madre di una delle ragazzine e un cliente ricattatore.

Ma quello che rende ancora più inquietante  questo caso è che le due ragazze, una di 14 e una di 15 anni, venivano fatte prostituire con la consapevolezza che fossero minorenni e non si esclude, anche, l’esistenza di una vera e propria rete di trafficanti che riforniva di cocaina le giovani e i loro clienti. Durante gli interrogatori dei giorni scorsi di fronte ai Pm, infatti, una delle ragazze ha puntato il dito contro uno degli arrestati, Mirko Ienni, dicendo che lui faceva finta di non sapere che loro fossero minorenni, smentendo ciò che aveva detto lo sfruttatore nell’interrogatorio di garanzia: “non ero a conoscenza della loro età, ero convinto che fossero due studentesse universitarie”.

Dalle indagini emerge, inoltre, che l’appartamento di Viale Parioli, preso in affitto con un regolare contratto, proprio da Ienni, era frequentato non solo dalle due minorenni, ma anche da altre prostitute, di cui, almeno due, maggiorenni. Nella rete degli sfruttatori, quindi, non c’erano solo giovanissime, ma anche donne adulte, escort professioniste più grandi e più esperte, convinte dagli sfruttatori ad inserirsi nel giro per incrementare e dividere i guadagni. Dopo lo scandalo dei Parioli, peraltro, ne sono emersi degli altri, come quello di Milano, L’Aquila e Ponza, ma anche Bologna e Firenze. Nel capoluogo Lombardo sono infatti otto le ragazzine che, secondo l’equipe del professor Luca Bernardo, si prostituiscono a scuola, quasi sempre in istituti privati. I loro coetanei le chiamano “ragazze doccia”, in quanto fanno sesso quotidianamente semplicemente per dei beni materiali. Al mattino domanda e offerta vengono contrattate prima sul telefonino e poi le ragazze accettano anche più di un cliente a testa, a seconda di quanto possono offrire.

Anche la Procura della Repubblica dell’Aquila ha avviato un’inchiesta su questo fenomeno, dopo l’allarme lanciato da Monsignor Giovanni d’Ercole, Vescovo ausiliare del capoluogo Abruzzese, che ha rivelato di essere stato informato dell’esistenza di baby prostitute, che vendono il proprio corpo anche per una semplice ricarica telefonica. Ovviamente, ha spiegato il Procuratore Capo Fausto Cardella, quanto detto da Monsignor D’Ercole sarà approfondito in tempi solleciti, con modalità che verranno decise dal pool competente su questi reati. Per ora si tratta di un indagine tecnicamente “preliminare” che farà il salto di qualità qualora venissero trovate prove e riscontri ai gravi fatti riportati da D’Ercole. Tra i vari episodi spunta, infine, anche una vacanza sull’isola di Ponza, provata da numerose fotografie, che ritraggono le ragazzine senza veli a bordo di uno yach ormeggiato nelle acque dell’isola Pontina.

La coordinatrice dei programmi di Ecpat Italia (organizzazione internazionale che difende i diritti dei bambini dal pericolo di turismo sessuale e del mercato del sesso), Yasmin Abo Loha, ha rivelato che soni circa 7000-11000 le vittime di prostituzione minorile, a seguito di tratta in Italia, a cui vanno poi aggiunti le centinaia di italiane che sono costrette a prostituirsi da coetanei e adulti a seguito di adescamenti online, come nel caso delle due adolescenti dei Parioli. La prostituzione minorile, spiega l’organizzazione, è un fenomeno sommerso ed è fondamentale l’attivazione della Banca Dati dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia, al fine di conoscere la reale entità del fenomeno che, come nel caso delle due adolescenti romane, scaturisce dalla difficoltà, da parte del genitore di svolgere al meglio il suo ruolo di educatore. Per questo Ecpat Italia ha scelto la strada dell’educazione-rieducazione: educare i ragazzi ad esigere il rispetto dei propri diritti e rieducare gli adulti, affinchè  sappiano trasmettere ai propri figli i valori dell’affettività e della sessualità.

BABY SQUILLO AI PARIOLI DI ROMA

romapariolida adnkronos

E’ stata iscritta sul registro degli indagati la sedicenne coinvolta nel giro di baby squillo scoperto in un appartamento nel quartiere Parioli a Roma. La ragazza, secondo il gip, avrebbe indotto la sua amica a prostituirsi.

Nella vicenda si registrano inoltre due nuovi arresti per induzione alla prostituzione minorile e spaccio di sostanze stupefacenti. Destinatari dell’ordinanza il 49enne G. M. e il 38enne I. M. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Roma Maddalena Cipriani, su richiesta dei pm Maria Monteleone e Cristiana Macchiusi nell’ambito dell’operazione ‘Ninfa’.

Le ulteriori indagini sullo sfruttamento delle due minorenni nel quartiere romano dei Parioli hanno infatti consentito di acquisire nuovi gravi indizi di colpevolezza nei confronti di I. M., già arrestato lo scorso 28 ottobre, il quale deve rispondere di reiterati episodi di spaccio di cocaina, da lui fornita alle due minorenni e ad altre due donne (una 40enne e una 32enne) di cui sfruttava la prostituzione.

Gli addebiti a carico di I. M. derivano dalle dichiarazioni rese dalle quattro a pm e carabinieri, che hanno confermato il contenuto di conversazioni telefoniche in cui l’arrestato e le interlocutrici facevano riferimento a cessioni di sostanze stupefacenti per uso personale. Nel corso delle perquisizioni del 28 ottobre, i militari dell’Arma trovarono e sequestrarono dosi di cocaina nel portafoglio di una delle due minori. Inoltre, le due maggiorenni che si prostituivano hanno riferito come I. M. fosse disponibile a fornire cocaina anche per i loro clienti.

Quanto alla posizione di G. M., era un cliente abituale delle due minori (‘cliente bambus’ soprannome evocativo della cocaina in gergo ‘bamba’) ed era solito pagare le prestazioni sessuali anche con la fornitura di dosi di cocaina. All’uomo, imprenditore edile, è contestato anche il reato di induzione alla prostituzione minorile per avere avuto rapporti sessuali con le due minori e per avere proposto loro incontri sessuali con un’altra coppia.

Sulla vicenda, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro dice di non escludere che, “in una riunione che faremo prossimamente sul bullismo, si possa anche parlare dell’educazione sessuale”.

“Devo dire che non solo ci ha scosso, e mi ha scosso come padre e cittadino, ma è una cosa assolutamente incredibile che una madre sia complice di questi fatti – afferma durante la visita al Palazzo dell’Informazione per la mostra in occasione dei 50 anni dell’Adnkronos – come prefettura abbiamo solo in campo delle iniziative contro il bullismo che riguardano i giovani, devo dire che una situazione del genere ci ha assolutamente sconvolto e preso in contropiede”.