Roma, nomade 25enne tenta di rapire un bambino di otto mesi in metro

romada TGCOM24

Una nomade bulgara è stata arrestata a Roma con l’accusa di tentato sequestro di persona. La donna avrebbe cercato di rapire un bambino di otto mesi in pieno giorno, strappandolo alla madre che lo stava cambiando su una panchina all’interno della stazione della metropolitana di Ponte Mammolo, nella periferia della Capitale.

Secondo quanto emerso, come riporta il quotidiano “Il Messaggero”, la madre del bambino, in attesa dell’arrivo della metropolitana, stava cambiando il figlio su una panchina della sala d’attesa della stazione quando la nomade si sarebbe avvicinata e avrebbe trascinato via il bambino, correndo verso l’uscita.

Richiamati dalle richieste di aiuto della donna, alcuni ragazzi presenti si sarebbero messi all’inseguimento della 25enne, riuscendola a fermarla. Sono quindi intervenuti gli addetti alla sicurezza della metropolitana che hanno chiamato i carabinieri e prestato i primi soccorsi alla madre del bambino che, sotto shock, ha avuto bisogno dell’assistenza del 118.

SIMONA RISO: Non si esclude la pista dell’omicidio

simona-risodi Grazia De Marco

La morte di Simona Riso resta, per il momento, ancora avvolta nel  mistero, soprattutto dopo la denuncia  fatta dai familiari, convinti  che la ragazza sia rimasta vittima di un’aggressione e non di un suicidio, semplicemente perché non aveva nessun motivo per faro.

Durante i funerali, svoltisi a San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, le persone più vicine alla ragazza, oltre al dolore, hanno voluto esprimere la rabbia nei confronti  di chi crede che la 29 enne abbia deciso di togliersi la vita. La cugina della vittima, infatti, ha detto­: “ non cerchiamo vendetta, ciò che vogliamo è soltanto giustizia per la morte di Simona, che non si è suicidata ma è stata uccisa ”,  mentre  il fratello  è convinto che la sorella non può essersi suicidata perché il corpo è stato ritrovato con jeans, maglietta e chiavi, segno che era appena uscita di casa.

Quando  Simona è stata ritrovata, verso le 7 del mattino, nel giardino nei pressi della casa dove abitava a Roma, in Via Urbisaglia, è stata   immediatamente soccorsa da una vicina, che ha chiamato i medici del 118, ai quali la vittima ha detto di essere appena stata violentata e aggredita. In un primo momento tutti hanno esclusivamente pensato al suicidio, ma successivamente l’autopsia, pur escludendo la violenza, ha indicato come causa di morte i politraumi e le fratture multiple riportate al bacino e al torace della ragazza, che hanno provocato lesioni ai polmoni e quindi una fatale insufficienza respiratoria. Il punto in cui è stato ritrovato il corpo della giovane, inoltre, è incompatibile con quello della terrazza condominiale da cui si sarebbe buttata.

I Carabinieri del Capitano Ivan Riccio, coordinati dal Pm Attilio Pisani, stanno lavorando per tentare di far luce sulla vicenda, ascoltando persone informate sui fatti e raccogliendo elementi riguardanti la vita privata della ragazza. L’avvocato della famiglia Riso, Sebastiano Russo, ha spiegato che al momento non ci  sono indagati, ma molto probabilmente la ragazza è stata  uccisa da qualcuno che conosceva bene e che nutriva rancore nei suoi confronti. Simona, definita da tutti come una ragazza seria e lontana dagli eccessi, non era fidanzata e viveva con il cugino, Francesco Stagno e con una coppia di francesi, nella Capitale per il progetto  Erasmus.

In manette Paolini, molestatore tv: induzione alla prostituzione minorile

paolinida Agi

Induzione alla prostituzione minorile e produzione di materiale pedopornografico. Con queste accuse e’ finito in manette il noto disturbatore televisivo Gabriele Paolini. Paolini e’ stato arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma e ad incastrarlo ci sarebbero video e fotografie.

Secondo quanto si e’ appreso l’indagine che ha coinvolto Paolini non ha alcun legame con l’operazione ‘Ninfa’ che ha portato alla luce un giro di baby prostitute nel quartiere parioli della capitale.

Criminalita’: 36 rapine nel barese, arrestati presunti autori

carabinieridaAgi

I carabinieri del comando provinciale di Bari hanno arrestato all’alba i presunti appartenenti ad una banda di rapinatori che aveva terrorizzato i commercianti dell’area del nord barese commettendo ben 36 rapine a mano armata ai danni di una ventina di supermercati, alcuni distributori di benzina, rivendite di tabacchi, negozi di abbigliamento e bar. Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Trani.

Particolarmente cruente le modalita’ esecutive delle rapine, come hanno dimostrato le immagini riprese dai sistemi di sorveglianza; pistole in pugno i malviventi aggredivano le inermi cassiere sotto gli occhi terrorizzati dei clienti, tra cui anziani e bambini.
L’operazione ha richiesto l’impiego di 80 carabinieri, supportati da un velivolo del 6° Nucleo Elicotteri di Bari da unita’ cinofile e dalle squadre della Compagnia d’Intervento Speciale dell’11ˆ Battaglione Carabinieri “Puglia”. .

Mez, Raffaele Sollecito commosso in aula: “Persecuzione assurda, non ho più una vita”

sollecitoda TGCOM24

“Testimoni contro me e Amanda tutti sbugiardati”, sono le parole dell’ingegnere pugliese al processo d’appello bis sull’omicidio della Kercher. Prima della sua audizione il Ris aveva illustrato i risultati degli esami sulle tracce di Dna trovate sul coltello con cui è stata uccisa – secondo l’accusa – la studentessa inglese: “Notevoli affinità con il Dna della Knox”

Sento nei miei confronti una persecuzione allucinante, senza senso”. Lo ha detto Raffaele Sollecito durante il processo d’appello per l’omicidio Meredith, che si sta celebrando a Firenze. “I testimoni contro me e Amanda sono stati tutti sbugiardati – ha aggiunto – e io mi sono dovuto difendere per avere fatto una vacanza”. “Mi hanno descritto come un assassino spietato, ma non lo sono – ha affermato – e vi chiedo di farmi avere una vita normale”.

“Gli spinelli non cambiano la personalità” – “Non mi è mai piaciuto l’alcool e non andavo alle feste, anche se mi sono fatto qualche spinello, questo non ha cambiato la mia personalità”, ha proseguito. E poi sul suo amore per la Knox: “Ho conosciuto Amanda e fu il mio primo vero amore. Fu tardi perché ero riservato”. “Quando avevamo 20 anni – ha continuato – c’era tutto nella nostra mente fuorché una visione di disprezzo dell’essere umano come ci descrive chi ci accusa”.

“Nato in una famiglia per bene” – “Anche io come la mia famiglia – ha sottolineato parlando di valori -, sono sempre stato una persona onesta”. “Sono cresciuto in una famiglia italiana – ha continuato -, per bene, che mi ha insegnato il massimo rispetto per gli altri. La mia famiglia non ha mai avuto problemi con la giustizia”.

“Vorrei una vita tranquilla” – “Viaggio all’estero per cercare di evitare i riflettori e vivere una vita pressoché tranquilla”. Prosegue Raffaele Sollecito nella sua dichiarazione spontanea al processo. Ha ricordato di essere stato nella Repubblica Dominicana ospite di un’amica spiegando di essersi comunque dovuto “difendere da uno scatto”. Sollecito ha poi dichiarato che per lui è difficile trovare un lavoro perché il mondo lo ritiene “un probabile assassino” e nessuno vuole della cattiva pubblicità. Fuori dall’aula Giulia Bongiorno, il difensore dell’ingegnere pugliese, aveva affermato ai giornalisti: “E’ provato ma sereno”.

L’aula piena di spettatori – Per la prima volta dall’inizio del processo a Firenze, l’area dell’aula riservata agli spettatori – circa 150 posti – era completa: molte persone hanno assistito in piedi all’udienza. Motivo dell’interesse per il processo, che finora non aveva richiamato grandissimo pubblico in aula, è stata proprio la presenza dell’imputato Raffaele Sollecito. Sia prima che dopo l’udienza Sollecito non ha parlato con i giornalisti: uscendo dall’aula, molte persone del pubblico ne hanno approfittato per fotografarlo con i loro cellulari.

Ris: “Il Dna affine a quello di Amanda Knox” – Il perito del Ris, nominato dalla Corte d’Assise d’Appello per analizzare il Dna trovato sul coltello che secondo l’accusa venne usato per uccidere Meredith Kercher, ha riferito che le tracce trovate “hanno notevoli affinità” con quello di Amanda Knox. Il perito ha poi ricordato che gli esiti dei confronti con il Dna di Sollecito, della Kercher e di Guede danno invece evidenti discordanze. La difesa dell’imputata americana giustifica il fatto affermando che sia normale dato che l’oggetto domestico apparteneva a Sollecito e che quindi veniva utilizzato anche da lei.

Il calendario del processo Meredith – Potrebbe arrivare il 10 gennaio 2014 la sentenza per l’appello bis per l’omicidio di Meredith Kerch. Al termine dell’udienza di mercoledì, il presidente Alessandro Nencini ha stilato il calendario: le prossime udienze ci saranno il 25 e 26 novembre, 16 e 17 dicembre, 9 e 10 gennaio.

‘Ndrangheta, 47 arresti tra i ‘colletti bianchi’: maxioperazione Gdf in 5 regioni

reggio calabriada Repubblica.it

Novanta indagati nell’inchiesta coordinata dalla procura di Reggio Calabria con la Dda. Gran parte degli ordini di custodia cautelare nei confronti di imprenditori e professionisti.

REGGIO CALABRIA – Un’operazione congiunta del comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico di Roma della Guardia di finanza è in corso in queste ore per l’esecuzione di 47 ordinanze di custodia cautelare. I destinatari sono imprenditori e professionisti che sarebbero affiliati o collegati, riferiscono gli investigatori, alla ‘ndrangheta. Gli agenti impegnati stanno effettuando perquisizioni in Calabria, Piemonte, Veneto, Lombardia e Puglia.

I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip su richiesta della Dda di Reggio Calabria. L’inchiesta che ha portato alle misure cautelari è stata coordinata dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. Le perquisizioni in corso sono 90 e riguardano altrettante persone indagate nell’inchiesta.

I reati contestati sono associazione a delinquere di stampo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, abusiva attività finanziaria, utilizzo ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, favoreggiamento, peculato, corruzione, illecita concorrenza ed estorsione, tutti aggravati dalle modalità “mafiose”. Le indagini avrebbero rivelato l’esistenza di una ‘cartello’ criminale, attivo a partire dal territorio di Reggio Calabria, in grado di condizionare la realizzazione di complessi residenziali privati o di aggiudicarsi tutti i relativi e connessi lavori di completamento, assicurandosi dunque profitti illeciti.

La Guardia di finanza, oltre ad eseguire le 47 ordinanze di custodia cautelare, ha anche sequestrato 14 società e un quantitativo di beni mobili e immobili per un valore di oltre 90 milioni di euro. Le società e i beni sequestrati appartengono agli imprenditori ed ai professionisti arrestati.

Crisi, anche la ‘ndrangheta si adegua Boss costretto a fare sconto sul pizzo

pizzoda Agi.it

Le estorsioni dovevano essere “ragionevoli” perché quando “c’è crisi non bisogna andare da chi non può pagare nemmeno le bollette”. Erano le indicazioni date dal carcere dal presunto boss, Francesco Zindato, agli uomini dell’omonima cosca della ‘ndrangheta di Reggio Calabria. Il particolare è emerso dalle indagini della squadra mobile del capoluogo, che ha arrestato cinque criminali.

Le cinque persone destinatarie dell’ordine di custodia cautelare sono: Francesco Zindato, 36 anni, già detenuto; Demetrio Sonsogno, 44 anni, ritenuto dagli inquirenti il reggente della cosca; Antonino e Santo Labate, di 36 e 33 anni, e la moglie di Zindato, Tchorzewska Malgorzata, detta Margherita, polacca. Sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata ai danni di operatori economici, favoreggiamento e ricettazione.

Durante le indagini gli agenti, attraverso intercettazioni ambientali, hanno individuato le attività illecite della cosca, in particolare le estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti. Gli agenti hanno rintracciato i pizzini che Francesco Zindato inviata dal carcere, tramite sua moglie, al presunto reggente della cosca, Demetrio Sonsogno.

“Un’operazione – ha detto il questore – che conferma il triste fenomeno delle estorsioni. Nel mirino della banda erano finiti un imprenditore edile ed il titolare di un negozio di abbigliamento, che non hanno inteso collaborare con lo Stato. Ai cittadini tutti chiediamo ancora una volta di collaborare con le forze di polizia, di avere fiducia nello Stato”. Secondo quanto reso noto dal dirigente della squadra mobile, Gennaro Semeraro, “gli arrestati evitavano di usare metodi bruschi, persino dilazionando, in un caso, una tangente da ottomila euro in sedici mensilità da cinquecento euro”.

Ragazza morta a Roma, ‘E’ stata uccisa’

simonarisodi Lorenzo Attianese – ANSA.it

Accertamenti sulla vita privata di Simona Riso e il nome di un uomo che potrebbe spuntare nelle indagini, dopo le denunce dei familiari.

Potrebbe esserci una nuova pista sul giallo della morte della 28enne trovata agonizzante mercoledì scorso a Roma da una vicina, alle 7 del mattino, nel cortile condominiale della sua abitazione. Anche alla luce della denuncia dei familiari, la Procura di Roma ha inizialmente aperto un fascicolo per omicidio colposo, relativo a eventuali negligenze nelle cure prestate all’ospedale San Giovanni dove la ragazza è morta.

Poi, secondo quanto risulta all’avvocato Sebastiano Russo, legale della famiglia della vittima, l’imputazione è stata modificata a omicidio volontario. Al momento, però, non risulterebbero indagati. Al vaglio del pm Attilio Pisani, titolare dell’inchiesta, c’è anche la cartella clinica acquisita presso il San Giovanni e tra gli aspetti che la famiglia solleciterà di approfondire c’è anche quello di verificare se nel Pronto soccorso dell’ospedale siano state adottate tutte le misure idonee per evitare il decesso della ragazza. L’unica cosa che Simona è riuscita a dire prima di morire è stata di essere stata violentata, ma gli accertamenti medici successivi lo hanno escluso. Per i familiari di Simona, comunque, non ci sono dubbi: “è stata ammazzata di botte”.

E una cugina lo ha ribadito anche leggendo una lettera durante i funerali, svoltisi domenica a San Calogero in provincia di Vibo Valentia, dove la ragazza era nata, e dove la chiesa del Sacro Cuore di Gesù era stracolma di gente: “Non cerchiamo vendette. Ciò che vogliamo è soltanto giustizia per la morte di Simona, che non si è suicidata ma è stata uccisa”. Ancora più esplicito Nicola, fratello della 28enne: “Tra le piste c’è anche quella dell’omicidio ad opera di un conoscente quindi una persona con la quale Simona aveva avuto dei contatti”. Forse un delitto passionale, ma ci sono ancora troppe ombre da chiarire. “Alle 4.30 mia sorella ha sentito al telefono la madre dalla Calabria – spiega – Poi c’è un buco di due ore. In ogni caso non può essersi trattato di suicidio perché il corpo di mia sorella è stato trovato con jeans e maglietta e le chiavi con sé, quindi Simona era uscita da casa. Probabilmente è stata uccisa altrove e qualcuno l’ha portata nel posto dove poi è stata trovata”. E che si tratti di omicidio ne è convinto anche l’avvocato della famiglia, Sebastiano Russo: “L’autopsia non lascia dubbi: è stata ammazzata di botte ed è possibile che Simona abbia incontrato il suo assassino prima di uscire dal palazzo, magari sul pianerottolo. E’ possibile comunque che chi l’ha uccisa avesse dei rancori nei suoi confronti”. Gli inquirenti stanno tentando ora di raccogliere elementi per far luce sulla vita privata della ragazza, sulle sue amicizie e relazioni, in attesa di chiarire se la frattura della costola della giovane, che ha causato il decesso per insufficienza respiratoria, possa essere stata provocata da una caduta o da un’aggressione.

Al momento non ci sarebbero elementi sufficienti in merito all’ipotesi che Simona possa essere stata uccisa o vittima di un’aggressione, ma tutte le piste restano aperte, compresa quella del suicidio o dell’incidente.

Carabinieri: Omicidi in guerra clan Bari, tre arresti

arrestoda Ansa.it

I carabinieri hanno individuato gli autori di due omicidi e di un tentato omicidio compiuti nel 2007 a Bitonto, nell’ambito di una guerra tra clan. Sono stati arrestati Giuseppe Digiacomantonio, 24 anni, Salvatore Ficarelli, 27, e Giosuè Perrelli, 32, affiliati al clan Strisciuglio.

I tre sono accusati,a vario titolo,dell’omicidio di Vito Napoli, affiliato al clan Conte, del tentato omicidio del capoclan Domenico Conte,e dell’omicidio di Giuseppe Dellino, di 29 anni,vicino agli Strisciuglio.

Finanza sequestra beni per 210.000 euro

finanzada ansa.it

La GdF di Modena ha sequestrato beni per 210.000 euro a un calabrese 40enne residente a Montecchio (Reggio Emilia) ritenuto la mente dell’organizzazione ’10 e lotto’. In febbraio erano state arrestate 4 persone: fingendosi manutentori della Lottomatica simulavano prove tecniche in alcune tabaccherie e facevano scommesse al ’10 e lotto’ utilizzando le credenziali di accesso del gestore, poi riscuotevano le somme dei tagliandi vincenti. A loro erano stati sequestrati beni per 130.000 euro.