Napoli. Operazione «Movida sicura» dei carabinieri: un arresto e oltre cento denunce

Nuova operazione dei carabinieri del comando provinciale di Napoli nelle zone del centro storico, meta abituale per gli amanti della «movida» nel fine settimana. Anche questa volta i risultati sono eloquenti e si trasformano in un allarmante indicatore che illustra il livello di illegalità diffusa che regna in città.

I militari della compagnia Napoli Centro insieme con i colleghi del Radiomobile di Napoli hanno effettuato i controlli nella zone di Piazza Bellini, via Toledo, Quartieri spagnoli e a Chiaia. In Piazza Bellini è stato arrestato uno spacciatore di marijuana sorpreso mentre cedeva cinque grammi di stupefacente a un 18enne napoletano che è stato segnalato al Prefetto.
Il pusher è anch’egli giovanissimo: Maraneh Sanna, 20enne, del Gambia. Oltre alla droga appena spacciata, i Carabinieri l’hanno trovato in possesso di 45 euro in banconote di piccolo taglio provento di attività illecita.

I servizi per contrastare le attività dei parcheggiatori abusivi nelle zone della città più frequentate dalla movida hanno portato alla individuazione di 21 soggetti sorpresi a esercitare l’attività di parcheggiatore e guardiamacchine e al sequestro dei proventi, circa 80 euro. Durante i controlli operati nei Quartieri spagnoli, a Chiaia e nelle strade intorno via Toledo sono stati scoperti e multati ben 84 conducenti di ciclomotori e veicoli che circolavano senza copertura assicurativa, con il sequestro amministrativo dei loro mezzi.

Sedici persone, tra le quali 8 donne, sono state denunciate per guida senza aver conseguito la patente di 13 scooter e tre vetture. Altri tre giovani sono stati trovati in possesso di modiche quantità di hashish detenute per uso personale e sono stati segnalati al Prefetto quali assuntori di stupefacente. Un 34enne della zona orientale di Napoli è stato sorpreso alla guida di un veicolo con numero di telaio contraffatto venendo denunciato per ricettazione.

 

fonte Il Mattino

Colpo da 200 mila euro all’Unicredit: arresto lampo dei sette rapinatori

fonte La Stampa

La polizia intercetta e ferma l’auto con a bordo i banditi poco distante

Torino. Era composta da 7 rapinatori la banda che ieri pomeriggio ha rapinato banca Unicredit di corso San Maurizio. Intorno alle 17 due persone con in testa caschi integrali hanno fatto irruzione nella filiale nel momento in cui i dipendenti stavano caricando il denaro nei bancomat. L’assalto è stato fulmineo: i due, con una pistola risultata poi essere una riproduzione, sono riusciti a forzare una delle porte d’ingresso e hanno scavalcato il bancone minacciando i dipendenti e riuscendo ad accumulare in un una sacca moltissime banconote per un valore di 200 mila euro. All’esterno della banca c’erano due complici a bordo di moto di grossa cilindrata, rubate a Torino nelle scorse settimane.

Balzati in sella i quattro si sono allontanati per arrivare nei pressi di piazza Cavour, dove c’era un quinto complice che li aspettava a bordo di un’auto «pulita», munita di vetri oscurati. La Squadra Mobile è riuscita a intercettare l’auto con a bordo i 5 rapinatori in corso Massimo D’Azeglio. A bordo, oltre ai cinque, era presente l’intero bottino, una pistola e i caschi usati per commettere la rapina. A breve distanza, sono stati arrestati gli altri due complici che, come verificato dal personale della Sezione Antirapine, avevano avuto la funzione di osservare i movimenti dei dipendenti all’interno della banca, dettando i tempi dell’assalto ai complici che erano sulle moto.

I rapinatori sono tutti di origine catanese, alcuni residenti nel capoluogo etneo e altri insediati stabilmente nel torinese. Si tratta di pluripregiudicati ben noti alle cronache giudiziarie.

Droga: insospettabili arrestati a Padova insieme a ex mafia del Brenta

fonte Polizia di Stato

Ci sono anche due ex appartenenti alla mafia del Brenta tra i sette arrestati dalla Squadra mobile di Padova al termine dell’operazione “Moto drugs“. Eseguite anche diverse perquisizioni durante le quali è stato sequestrato denaro contante insieme a materiale utile alle investigazioni.

Gli arresti sono stati eseguiti in collaborazione con la Mobile di Venezia, e alcuni degli indagati erano persone insospettabili. Al vertice del gruppo c’era un cittadino di Padova, ancora incensurato, che aveva strutturato i rapporti tra i membri della banda in modo da limitare al massimo i rischi.

L’indagine, coordinata dal Servizio centrale operativo (Sco), è partita nel febbraio 2014 grazie all’intuizione dei poliziotti padovani che hanno monitorato l’attività di un ex carcerato il quale, appena tornato in libertà, era tornato alla sua attività di spacciatore. In pochi mesi l’uomo ha effettuato numerose consegne di soldi e droga, soprattutto in località a nord di Padova.

Lo spacciatore si spostava su una moto, sulla quale gli agenti sono riusciti ad installare un segnalatore gps, grazie al quale sono stati individuati i suoi principali clienti, alcuni dei quali erano in realtà gli altri membri del gruppo. I contatti con questi erano sempre molto prudenti, fatti prevalentemente di brevi telefonate e soltanto per darsi appuntamento e incontrarsi di persona.

Tra i contatti dello spacciatore c’era anche quello che poi si è rivelato essere il leader della banda. I due si incontravano solo di persona, a piedi o in moto, in luoghi isolati, all’ora e nel posto stabilito, per effettuare gli ordini e le consegne. Ad ogni incontro il leader riforniva il suo uomo con diversi chili di cocaina.

Il capo del gruppo viveva mantenendo un basso profilo, senza ostentare ricchezza, e si riforniva di droga direttamente in Spagna, dove nell’ultimo anno si è recato almeno 13 volte. Al fine di prevenire possibili controlli, spesso si spostava prendendo in prestito auto e moto anche da conoscenti inconsapevoli.

Inoltre la sua moto era a prova di intercettazione, infatti nel suo garage è stata trovata una gabbia (tipo Faraday) che impediva qualsiasi possibilità di rilevamento quando il mezzo era al suo interno.

Mafia: in carcere 22 affiliati ai clan dei “barcellonesi” e dei “mazzarroti”

fonte Polizia di Stato

Associazione mafiosa, estorsioni, rapine, porto abusivo di armi, reati contro la persona e il patrimonio sono alcuni dei reati di cui sono accusate le 22 persone arrestate dalla Squadra mobile di Messina al termine dell’operazione “Gotha V”. Gli arresti sono stati eseguiti in collaborazione con l’Arma dei carabinieri. Altre cinque persone sono state indagate e denunciate in stato di libertà.

L’indagine è stata avviata nel 2013 dagli agenti del commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto, insieme ai colleghi della Mobile e ai Carabinieri del Reparto operativo speciale (Ros) e della compagnia barcellonese dei Carabinieri.

Gli investigatori hanno indagato sul gruppo criminale dei “barcellonesi”, riconducibile a Cosa Nostra siciliana, attivo sul versante tirrenico della provincia di Messina. L’attività ha interessato anche il gruppo dei “mazzarroti”, operativi nel territorio di Mazzarrà S. Andrea e dei comuni limitrofi come una vera e propria diramazione territoriale del gruppo principale.

L’operazione ha individuato e colpito i nuovi assetti dell’organizzazione mafiosa, già duramente colpita dalla precedente “Gotha IV”.

Molto importante si è rivelato il contributo delle vittime dei reati, che hanno fornito importanti dettagli poi riscontrati anche dalle successive intercettazioni telefoniche e ambientali. Gli arrestati sono accusati di essere responsabili di estorsioni, rapine cruente e spaccio di droga, tutti reati commessi con l’aggravante della modalità tipicamente mafiosa.

Le estorsioni colpivano spesso i locali notturni e le discoteche di Milazzo, dove gli indagati si comportavano da padroni, entrando e consumando senza pagare, pretendendo anche l’assunzione negli stessi di alcuni associati al gruppo criminale, in qualità di responsabili della sicurezza.

Bersagliati dal “pizzo” anche diversi imprenditori e commercianti della zona, costretti a pagare con violenze e minacce, nelle tre tradizionali rate di Natale, Pasqua e Ferragosto.

Dalle indagini è emersa anche la particolare pericolosità del gruppo, che disponeva di numerose armi, tra cui anche alcuni Kalashnicov, che non disdegnavano di utilizzare durante violente spedizioni punitive organizzate contro coloro che non volevano sottostare alle strategie dell’organizzazione.

Cambiano le regole per la detenzione delle armi

fonte Ministero dell’Interno

Entro il 4 maggio 2015 obbligo di presentare in questura l’attestazione di idoneità psicofisica

Chi detiene armi, entro il 4 maggio 2015, deve presentare il certificato medico di idoneità psicofisica. Lo ha stabilito il decreto legislativo n. 121 del 29 settembre 2013, entrato in vigore il 5 novembre, che ha introdotto diverse novità in tema di controlli per l’acquisizione e la detenzione di armi.

La certificazione dovrà attestare che il richiedente non sia affetto da malattie mentali oppure patologie che ne diminuiscano, anche temporaneamente, la capacità di intendere e di volere ovvero non risulti assumere, anche occasionalmente, sostanze stupefacenti, psicotrope oppure abusare di alcol. Il certificato medico deve essere rilasciato dal medico provinciale, da ufficiale sanitario o da un medico militare.

Palermo: nove indagati per furti all’azienda per lo smaltimento dei rifiuti

fonte Polizia di Stato

Scoperti furti ai danni della Rap (Risorsa ambiente Palermo), ditta di Palermo a partecipazione municipale attiva nel settore della raccolta dei rifiuti, da parte dei stessi dipendenti.

Dalle indagini degli agenti del Commissariato Brancaccio sono scaturite nove misure cautelari, con cinque arresti domiciliari e quattro obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

I fatti accertati dagli investigatori con riprese video ed audio hanno evidenziato, in un lasso di tempo relativamente breve, dal luglio 2013 al marzo 2014, il furto quotidiano di circa 300 litri di gasolio dai serbatoi della municipalizzata.

Durante il rifornimento dei mezzi aziendali gli indagati facevano risultare sui documenti il giusto quantitativo di carburante erogato solo che una parte di questo finiva in taniche e bidoni.

I recipienti venivano poi fatti uscire all’interno degli stessi automezzi e trasportati in un altro luogo dove successivamente la benzina veniva smistata e venduta a prezzi competitivi.

In altri casi il furto avveniva versando il carburante prima in una cisterna interrata nelle immediate vicinanze dell’impianto di rifornimento, che fungeva da deposito abusivo, e poi nei momenti di maggiore tranquillità, gli indagati riempivano le taniche da far uscire dal deposito con le medesime modalità.

Gli indagati oltre al gasolio, si impossessavano anche di tute da lavoro, sacchi, mazze, scope, carta igienica, detersivi ed arnesi di varia natura.

I poliziotti, per porre un freno all’escalation di furti, hanno effettuato due blitz, uno a dicembre del 2013 ed un altro nel febbraio 2014, arrestando tre dipendenti e due persone estranee alla Rap che si erano appropriati di carburante della municipalizzata.

Ma, nonostante gli arresti, i furti sono continuati e questa mattina sono stati eseguiti altri provvedimenti nei confronti di nove persone.

Il gruppo criminale si avvaleva anche della partecipazione dei familiari dei dipendenti della Rap che agevolavano la vendita di beni e prodotti aziendali.

In un caso il figlio di uno degli indagati è stato sorpreso dagli agenti mentre allestiva, nel quartiere Ballarò, una bancarella “imbandita” di prodotti chiaramente riconducibili alla municipalizzata.

Inoltre, quando la benzina sottratta non era destinata al consumo dei mezzi privati di dipendenti e familiari, veniva venduta al ‘mercato nero’ al prezzo concorrenziale di un euro al litro.

Cremona: truffa e riciclaggio per la banda della betoniera

fonte Polizia di Stato

Rilevavano società in fallimento o ne costituivano di finte per noleggiare, anche in leasing, mezzi pesanti come autoarticolati, betoniere, camion ed altro, di cui poi si appropriavano per rivenderli a ricettatori italiani e stranieri.

Dodici, delle 16 custodie cautelari emesse, sono state eseguite questa mattina, dalle Squadre mobili di Cremona e Brescia. Per due arrestati sono stati disposti gli arresti domiciliari. Quattro persone sono invece ancora ricercate.

Per tutti i componenti dell’organizzazione criminale i reati contestati sono bancarotta fraudolenta, riciclaggio, estorsione, truffa e appropriazione indebita nonché intestazione fittizia di beni.

Agganci strategici soprattutto all’estero, Libia e Albania, hanno permesso al gruppo di trasferire e rivendere i mezzi, con un rientro economico valutato in centinaia di milioni di euro.

Nel corso dell’indagine è stato possibile ricondurre all’organizzazione otto società, tutte operanti nel settore del “movimento terra”, attualmente dichiarate fallite.

Per tutti i componenti, residenti nella provincia di Cremona, Brescia, Piacenza, Forlì, Bergamo, Mantova e Verona, l’indagine ha documentato uno stretto legame con alcuni personaggi di spicco della ‘Ndrangheta del Crotonese.

Alle operazioni di questa mattina hanno partecipato anche gli uomini del Reparto prevenzione crimine.

Fermato traffico d’immigrazione clandestina dalla Grecia

fonte Polizia di Stato

Scoperto dalla polizia di frontiera di Orio al Serio (Bergamo) un sistema per favorire l’immigrazione clandestina negli Stati dell’Unione Europea, soprattutto Italia, Svezia, Spagna, Belgio e Germania.

È bastato un indirizzo mail, intestato a un’agenzia di viaggi con sede ad Atene, che compariva troppo di frequente nel database P.n.r.(Passenger Name Record), ad insospettire gli agenti della polizia di Frontiera.

L’incrocio, la comparazione e il confronto dei dati ha permesso ai poliziotti di constatare che quell’indirizzo di posta elettronica era comune a molte prenotazioni effettuate da decine di cittadini albanesi, egiziani, siriani, pachistani, somali, eritrei, romeni i quali, nel corso del 2014, avevano tentato di entrare illegalmente in Italia.

L’indagine italiana dal nome “Foedus 46” ha portato così all’arresto di ventidue cittadini stranieri (egiziani, indiani, pachistani, siriani e romeni) tra Grecia, Svezia e Spagna, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e inibito l’espatrio dalla Grecia verso lo spazio comune Schengen (Italia-Spagna-Belgio-Germania-Svezia-Norvegia) di numerosi cittadini di Paesi Terzi, con documenti falsi.

La scoperta del vasto traffico di migranti è stato possibile grazie allo scambio d’informazioni effettuato in tempo reale soprattutto con la Grecia (prenotazione/imbarco) attraverso l’esperto per la sicurezza dello S.C.I.P (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia Italiana) nel paese ellenico.

Mafia: catturato il latitante Sebastiano Mazzei, boss dei “Carcagnusi”

fonte Polizia di Stato

Il boss latitante Sebastiano Mazzei è stato arrestato questa mattina dalla Squadra mobile di Catania, al termine di un’indagine durata alcuni mesi, condotta in collaborazione con il Servizio centrale operativo (Sco).

Il capo della Polizia Alessandro Pansa si è personalmente complimentato con il questore di Catania Marcello Cardona “per il brillante lavoro che ha portato alla cattura del boss Sebastiano Mazzei”, ricercato per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e traffico di sostanze stupefacenti.

L’uomo è figlio dello storico capomafia Santo, fatto uomo d’onore nel 1992 da Leoluca Bagarella e attualmente detenuto in regime di 41 bis (articolo della legge 7 agosto 1992, n. 356 che consente al ministro della Giustizia di sospendere, per gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica, le regole di trattamento e gli istituti dell’ordinamento penitenziario nei confronti dei detenuti facenti parti dell’organizzazione criminale mafiosa).

L’arrestato è considerato il reggente dell’omonimo clan mafioso, e con i suoi collaboratori gestiva gli affari dei “Carcagnusi” (così vengono chiamati gli affiliati al clan, a causa del soprannome “U carcagnusu” del boss storico Santo).

In particolare glli appartenenti al clan erano specializzati nel reinvestimento dei proventi derivanti da attività illecite come estorsioni e bancarotte aggravate dal metodo mafioso, attraverso l’acquisto di attività economiche, tutte fittiziamente intestate a prestanome.

Il boss, ricercato dall’aprile dello scorso anno quando sfuggì al blitz dell’operazione “Scarface“, è stato scovato in una villa a Ragalna, un paesino alle falde dell’Etna. Era in casa con la moglie e aveva con se alcuni telefoni; nella camera da letto, sotto il materasso, aveva un’ascia, ma non ha opposto resistenza.

Arrestati gli autori di una violenta rissa a Cremona

fonte Polizia di Stato

Sono stati identificati e arrestati i protagonisti di una violenta rissa in cui è rimasto ferito gravemente un giovane militante del centro sociale Dordoni di Cremona.

Questa mattina gli uomini della Digos di Cremona hanno arrestato 4 persone e notificato gli arresti domiciliari ad altre 12, appartenenti al movimento di CasaPound e al centro sociale Dordoni.

Per tutti l‘accusa è di rissa aggravata e per due degli arrestati anche quella di concorso in tentato omicidio nei confronti del militante del centro sociale Emilio Visigalli.

I fatti risalgono alla sera del 18 gennaio scorso, dopo la partita Cremonese-Mantova, quando numerosi militanti di CasaPound e del Dordoni parteciparono ad una maxirissa, proprio nei pressi del centro sociale.

L’episodio provocò il gravissimo ferimento del ragazzo che fu colpito da una sprangata e poi da calci e pugni; a seguito di tali violenze il giovane è entrato in coma dal quale è poi uscito settimane più tardi.

Le indagini svolte anche attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno permesso d’identificare gli autori del pestaggio e di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Gli esponenti di CasaPound dopo aver raggiunto le loro auto nel parcheggio vicino all’ingresso del centro sociale Dordoni, venivano bloccati da un cordone di circa una decina di antagonisti, armati di caschi, bastoni e spranghe.

Il motivo scatenante di tale rappresaglia era da attribuire sia all’affissione di alcuni adesivi che riproducevano il logo di CasaPound davanti al portone del centro sociale e sia a un precedente diverbio avvenuto la sera precedente.

Sono stati disposti gli arresti domiciliari anche nei confronti del ragazzo rimasto ferito in quanto durante le intercettazioni è emerso che lo stesso voleva vendicarsi e stava prendendo contatti con i militanti di sinistra di altre provincie.

Hanno partecipato all’operazione gli uomini del commissariato di Crema, uomini della specialità del Reparto prevenzione Crimine e del Reparto mobile.