di Repubblica.it
E’ morto a vent’anni per una coltellata al cuore. Una megarissa davanti ad una discoteca di periferia: trenta giovani ecuadoriani, divisi in due fazioni contrapposte, si sono litigati neppure ricordavano bene perché. E’ spuntato il cotello. Quando sono arrivate le volanti, sulla strada era rimasto un ventenne agonizzante, un suo amico, coetaneo, ferito in maniera grave, ed una ragazza che sanguinava dal volto. Tutti gli altri ragazzi erano fuggiti al suono delle di sirene della Polizia. Ma grazie alle parole del ferito, la polizia ha rintracciato un connazionale della vittima, anch’egli di vent’anni, che avrebbe sferrato il colpo mortale.
La vittima abitava a Rivarolo, in via Teglia, in un edifcio popolare come il suo amico ferito. Nel locale erano entrati ieri sera, ma la rissa e l’omicidio è di stamane, alle 7. La discoteca Las Vegas è un ritrovo abituale di giovani sudamericani, spesso teatro di violente liti e per questo chiusa dal questore per motivi di sicurezza. L’ultimo provvedimento di sospensione della licenza è di qualche settimana fa. Ieri sera era la prima sera di riapertura dopo un periodo di obbligata chiusura.
Nel verbale della polizia, è scritto che la rissa è scoppiata per ‘futili motivi’: una frase fatta che riassume forse qualche apprezzamento pesante verso una ragazza del gruppo, un giudizio azzardato sul comportamento di un amico, qualche spintone di troppo. Il tutto alterato dall’alcol che anche ieri sera era corso abbondante e aveva annebbiato la mente di molti.
“Avevamo capito che il clima era impossibile”, spiegano i buttafuori della discoteca, ” e per questo avevamo preferito spingerli fuori dal locale”. Ma la lite, inziata sulla pista da ballo, è proseguita in strada. Urla, insulti, provocazioni che hanno risvegliato la gente dei palazzi vicini e hanno indotto alcuni a telefonare al 113. Troppo tardi. La coltellata, una sola, ha colpito Pablo Trivino Magas al petto e l’ha ucciso. Il suo compagno ferito, Armando Veliz Arcalle, è stato operato nell’ospedale di Sampierdarena: se la caverà.
Grazie alle dichiarazioni rese dal ferito prima di entrare in sala operatoria, gli agenti della Omicidi hanno rintracciato nella zona di Campi il ragazzo ecuadoriano di 20 anni che avrebbe accoltellato il connazionale: è in una cella di sicurezza della questura.



Un giro di mazzette per centinaia di migliaia di euro utilizzati per pagare i “regali” ai medici (smartphone, computer, condizionatori, televisori) e viaggi in rinomate mete turistiche (Sharm el Sheik, India, Stati Uniti, Parigi, Londra, Istanbul e Crociere nel Mediterraneo e nord Europa). E’ quanto scoperto dai carabinieri del Nas di Livorno nell’inchiesta che ha condotto all’arresto di una dozzina di pediatri, di 5 informatori scientifici e di un dirigente d’azienda con l’accusa di corruzione. Secondo le accuse i “regali” servivano perchè i medici inducessero le mamme ad usare latte in polvere anzichè quello materno.


l processo per omicidio a Stephan Schmidheiny non si può fare perché “si scontra con il principio che non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto”. E’ quanto sottolinea il professor Astolfo Di Amato, avvocato difensore dell’imprenditore svizzero. Il principio indicato dal professore, che assiste Schmidheiny insieme al collega Franco Coppi, è noto fra i giuristi con la locuzione latina ‘ne bis in idem’. “I fatti elencati dalla procura di Torino nell’inchiesta per omicidio volontario – spiega Di Amato – sono gli stessi che sono stati portati al vaglio della Cassazione nell’ambito del processo per disastro doloso. Vengono solo riproposti in modo diverso”. “In ogni caso – precisa il professore – anche queste accuse sono infondate nel merito. Schmidheiny si è sempre adoperato per la protezione dei lavoratori della Eternit e delle popolazioni delle città in cui sorgevano gli stabilimenti”.
di Il Messaggero
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