Grosseto. Denunciati 5 ragazzi per cyberbullismo

La Polizia di Stato, in questo periodo di emergenza epidemiologica, caratterizzato da un aumento esponenziale dei crimini informatici legati anche al cyberbullismo, attraverso i poliziotti  del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Firenze e della Sezione di Grosseto, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, ha denunciato 5 ragazzi della provincia di Grosseto, di 14 e 15 anni, per atti persecutori nei confronti di un loro coetaneo, con le aggravanti di aver agito per finalità di discriminazione e odio etnico, nonché ai danni di una persona affetta da grave disabilità e per motivi abietti ovvero per “bullismo”.

L’attività di polizia giudiziaria nasce da una denuncia presentata da una insegnante, a cui si era rivolta la madre del ragazzo, preoccupata e amareggiata per aver scoperto sul gruppo WhatsApp della classe, di cui facevano parte solo i compagni e il figlio, innumerevoli messaggi dal tenore offensivo, discriminatorio, razzista, violento nei confronti del proprio figlio, costretto a frequentare la scuola in modalità remota, cd. DAD, perché soggetto a lunghi periodi di ospedalizzazione, in quanto affetto da grave disabilità.

Gli specialisti della Postale estrapolavano subito la chat d’interesse, accertando e individuando i ragazzi resisi responsabili delle condotte offensive e discriminatorie che consentivano all’Autorità Giudiziaria, nella persona del Procuratore Capo dott. Antonio SANGERMANO, di emettere 5 provvedimenti di perquisizione a carico dei titolari dei profili social individuati. Provvedimenti eseguiti tutti nella mattinata odierna.

Nel corso delle operazioni sono stati rinvenuti elementi di reità a carico dei destinatari del provvedimento ed ulteriori sviluppi potrebbero emergere dall’analisi dei dispositivi sequestrati.

La Polizia Postale ricorda:

  • La vigliaccheria sul web è molto grave in quanto dietro ad un cellulare od a uno schermo si pensa di poter dire cose che nella realtà non si riuscirebbe mai a dire. Proprio per questo l’uso corretto delle parole in rete è fondamentale per crescere bene e nel rispetto della legalità e della dignità di tutti.
  • Sul web ogni comportamento può essere tracciato, ricostruito e denunciato alla Polizia, se arreca danno a chi lo subisce.
  • Al compimento dei 14 anni, i ragazzi diventano penalmente responsabili delle loro azioni sul web (imputabili)
  • Gli insegnanti in quanto pubblici ufficiali, hanno l’obbligo di denunciare fatti penalmente rilevanti (reati) commessi o subiti dagli studenti. Diffamazioni, minacce e insulti in rete devono essere denunciati dalle vittime e quindi è importante informare le famiglie degli studenti su cosa sta succedendo e sul loro diritto di fare una segnalazione o sporgere denuncia

Se sei vittima di prepotenze in rete NON RIMANERE IN SILENZIO, anche sul web ci sono regole, leggi e polizia in grado di ascoltarti, aiutarti, trovare le tracce e identificare i prepotenti.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Trento, ordinanza di misura cautelare nei confronti di 3 militanti anarco-insurrezionalisti

Le indagini, relative alla commissione dei reati di attentato con finalità di terrorismo, tentata estorsione, contraffazione di documenti e procurata inosservanza della pena, sono state curate dai poliziotti della Digos e dal Servizio per il Contrasto all’Estremismo e al Terrorismo Interno della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.

Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita nei confronti di un  insurrezionalista spagnolo in quanto accusato dei reati di attentato con finalità di terrorismo e fabbricazione e porto in luogo pubblico di ordigno esplosivo, in relazione all’attacco compiuto ai danni del Tribunale di Sorveglianza di Trento il 28 gennaio 2014. Il provvedimento è stato notificato in carcere, dove l’indagato è attualmente detenuto a seguito dell’arresto avvenuto nel maggio 2019 dopo un periodo di latitanza.

Un altro provvedimento per la misura degli arresti domiciliari è stato eseguito a carico di uno dei leader dell’anarchismo insurrezionale trentino, accusato di tentata estorsione aggravata dalla finalità di terrorismo, commessa in concorso con altri militanti, per un’irruzione compiuta il 15 aprile 2020 negli studi dell’emittente radiofonica “Radio 80”, sita a Rovereto. Nella circostanza, l’indagato ha tentato di interrompere le trasmissioni per dare lettura di un comunicato sulla tematica anticarceraria, senza riuscirvi.

Un’ulteriore ordinanza di obbligo di dimora è stata notificata ad un’anarchica di Rovereto in quanto accusata di procurata inosservanza della pena e fabbricazione e cessione di documenti di identificazione falsi.

L’attività investigativa costituisce la prosecuzione di una precedente indagine condotta su esponenti della medesima compagine accusati di aver costituito, promosso e partecipato ad un’associazione con finalità di terrorismo (ex art. 270 bis c.p.) operante nel territorio trentino, nonché di una serie di reati, ed, in particolare, di diversi episodi di danneggiamento, nonché di produzione e detenzione di documenti falsi. Il relativo processo si è concluso nel febbraio 2021 con la decisione della Corte di Assise d’Appello di Trento che, pur non riconoscendo il reato associativo, ha comminato pene fino a tre anni di reclusione a diversi imputati.

Nel corso dell’inchiesta, sono stati acquisiti solidi riscontri grazie non solo a servizi tecnici e di pedinamento degli indagati, ma anche attraverso una complessa attività di analisi investigativa della documentazione cartacea ed informatica sequestrata nel corso di precedenti indagini.

Decisivo, poi si è rivelato il prezioso apporto fornito dai poliziotti del Servizio di Polizia Scientifica per l’attribuzione al militante anarchico spagnolo di un profilo di DNA rinvenuto sui reperti sequestrati in occasione di uno degli episodi contestati, quello relativo all’attentato al Tribunale di Sorveglianza di Trento del 2014.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Agrigento, immigrazione clandestina

La Polizia di Stato, nella serata di ieri, ha eseguito un fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Agrigento, a firma dei Sostituti Procuratori Gloria Andreoli e Paola Vetro, nei confronti di un soggetto egiziano ritenuto responsabile di gravi delitti in tema d’immigrazione clandestina.

La Squadra Mobile ha svolto un’intensa attività investigativa che ha permesso di identificare il fermato quale presunto scafista dell’imbarcazione che il 25 gennaio 2022 ha trasportato nel territorio italiano 287 cittadini extracomunitari irregolari, prevalentemente di origine bengalese, conducendoli dalle coste libiche verso le acque territoriali italiane. La traversata, effettuata a bordo di un sovraffollato barcone di circa 16 mt aveva esposto i migranti a grave pericolo di vita, tant’è che sette bengalesi, a causa delle disumane condizioni di viaggio, avevano perso la vita per ipotermia.

Al fermato è stato quindi contestato anche il reato di morte come conseguenza di altro delitto; le vittime erano state identificate grazie ad un eccezionale lavoro sinergico tra la Squadra Mobile ed il Consolato bengalese.

Le risultanze investigative sono state trasmesse alla Procura della Repubblica di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, che ritenendo assolutamente robusto il quadro indiziario raccolto attraverso le testimonianze dei migranti superstiti, ha emesso il provvedimento di fermo nei confronti dell’indagato, un trentottenne nei cui confronti era stata già emessa una condanna definitiva, per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, commesso nel settembre del 2011 a Pozzallo.

Contestualmente, i poliziotti della Squadra Mobile hanno eseguito due ordini di carcerazione nei confronti di altrettanti cittadini tunisini, giunti irregolarmente nel territorio dello Stato, il primo condannato per i reati di violenza sessuale, atti persecutori, minacce; l’altro per falso contro la fede pubblica.

Dopo le formalità di rito, i soggetti sono stati condotti in carcere ad Agrigento.
Il fermato è stato posto a disposizione dell’A.G.  per la convalida e per l’accertamento delle eventuali responsabilità penali; i condannati per l’espiazione della pena definitiva.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

OPERAZIONE ALTO IMPATTO IN FOGGIA E PROVINCIA.

Ad un mese esatto dalle direttive impartite dal Ministro dell’Interno Luciana LAMORGESE in occasione del Comitato provinciale dell’ordine e della sicurezza pubblica dello scorso 17 gennaio, prosegue senza sosta l’azione sinergica delle forze di polizia in provincia di Foggia con una ulteriore operazione anticrimine ad “Alto Impatto”.

Quest’oggi e nei giorni immediatamente precedenti, circa 130 operatori delle forze dell’ordine appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, hanno controllato il territorio eseguendo perquisizioni, ispezioni, accurati controlli e posti di blocco.

Nell’articolato dispositivo di prevenzione sono stati impiegati reparti speciali, unità cinofile antidroga ed antiesplosivo, equipaggi elitrasportati, operatori specialisti in indagini scientifiche e reparti specializzati nei controlli su strada e nelle aeree rurali.

A seguito della pressione esercitata sui sodalizi criminali, durante l’operazione sono state arrestate 10 persone, tra cui i componenti di una banda dedita alla consumazione di furti e rapine nonché una donna che spediva sostanze stupefacenti ad un detenuto recluso in carcere.

Nella città di Foggia, personale della Squadra Mobile, dopo una mirata e attenta attività di localizzazione, ha tratto in arresto cinque persone, appartenenti ad una associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e rapine ad esercizi commerciali, scoperta nel 2019 grazie all’inchiesta “Cavallo di Troia” della Procura della Repubblica di Foggia. Gli arrestati, di età compresa tra i 23 e i 65 anni, sono stati colpiti da ordini di carcerazione con pene detentive oscillanti, per ciascuno di essi, da 1 anno e 3 mesi di reclusione sino a 6 anni ed 8 mesi di reclusione.

La Squadra Mobile ha arrestato, altresì, una persona di 24 anni che deve espiare, in regime di detenzione domiciliare, la pena di 1 anno e 4 mesi di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti.

Sempre nel Comune di Foggia, personale del Nucleo Investigativo dell’Arma dei Carabinieri, a seguito di attività investigativa coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha eseguito un provvedimento cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di una ragazza, di 27 anni, per i reati di detenzione e spaccio aggravato e continuato di sostanze stupefacenti. Le attività investigative hanno evidenziato che la donna spediva, ad un detenuto ristretto presso la Casa Circondariale di Foggia, dei pacchi contenenti degli indumenti all’interno dei quali occultava la sostanza stupefacente. In particolare, i Carabinieri hanno intercettato e sequestrato un pacco all’interno del quale è stato rinvenuto un quantitativo di hashish, suddiviso in diversi involucri, da cui poter ricavare oltre 360 dosi.

Nell’alto tavoliere, in Torremaggiore, i militari della Guardia di Finanza di San Severo e di Manfredonia, hanno arrestato un uomo, di 44 anni, per il reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, sequestrando 150 grammi di cocaina pura al 70% rinvenuta nel corso di una perquisizione domiciliare, abilmente occultata nel tetto dell’abitazione dell’uomo, insieme alla somma di 4.600,00 euro in contanti.

Nello stesso contesto operativo gli uomini della Guardia di Finanza hanno rintracciato uno straniero, non in regola con le norme di permanenza sul territorio nazionale, nei cui confronti è stato eseguito un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Bari. L’uomo, dopo la notifica del provvedimento, è stato accompagnato alla frontiera per essere rimpatriato nel paese di origine.

In Rodi Garganico, i militari della Guardia di Finanza hanno rinvenuto e sequestrato n. 458 prodotti per la cura della persona nonché oggettistica per la casa. La merce è risultata confezionata in violazione della vigente normativa introdotta dal codice sul consumo.

Nel basso tavoliere, personale dell’Arma dei Carabinieri, a seguito dell’implementazione dei controlli operativi su strada, ha arrestato due soggetti per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. In particolare, in Cerignola, un uomo di 27 anni, che si trovava in stato di detenzione domiciliare per il reato di furto, è stato sorpreso sulla pubblica via mentre rientrava nella propria abitazione.

In Stornara, un uomo di 33 anni, già sottoposto agli arresti domiciliari per il reato di ricettazione, dopo avere avuto una discussione con la propria moglie convivente, si è allontanato arbitrariamente dalla propria dimora. Avviate le ricerche, lo stesso veniva rintracciato dai Carabinieri presso l’abitazione di altri parenti e veniva nuovamente sottoposto agli arresti domiciliari.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Milano, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: la Polizia di Stato arrestati 10 trafficanti di esseri umani

La Polizia di Stato di Milano, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito di un’attività investigativa svolta nei confronti di cittadini stranieri appartenenti a due distinte associazioni per delinquere finalizzate al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse nei confronti di sei cittadini camerunensi e quattro afgani.

 I poliziotti della Squadra Mobile, da anni impegnati nell’analisi della situazione dei flussi migratori illegali che interessano il territorio nazionale, grazie ad un’articolata azione investigativa corroborata sul campo da servizi di sorveglianza dinamica e di intercettazione telefonica, nonché dall’analisi dei dati di traffico telefonico riferiti ai soggetti indagati, hanno documentato i legami associativi di alcuni individui presenti sul territorio milanese, di nazionalità camerunense e afgana, facenti parte di cellule specializzate nel trasferimento terrestre dei migranti provenienti, in particolare, dalla zona centrale dell’Africa o dall’Afghanistan. L’attività investigativa ha evidenziato come gli stessi, in ingresso e/o in uscita dal territorio nazionale verso l’Europa, fossero diretti soprattutto verso la Francia e altri paesi di lingua francofona, bypassando le regole vigenti sulla mobilità degli stranieri.

L’indagine ha consentito di ricostruire dettagliatamente ben 29 viaggi con la precisa individuazione delle modalità di svolgimento dei trasporti e della condotta degli autori delle condotte illecite che si sono occupati di tutto l’aspetto organizzativo dei viaggi oltreconfine, dalla ricezione delle richieste dei vari migranti, e di altri trafficanti, all’attraversamento della frontiera.

Per incrementare il “business” criminale, gli indagati hanno operato in sincrono per individuare gli appartamenti da affittare per poi ospitare i clandestini in attesa della partenza, nonché programmato i viaggi con una continua e meticolosa ricerca di disponibilità sui vari portali della mobilità condivisa, cercando i tragitti più idonei per evitare eventuali controlli delle Forze dell’Ordine; in ultimo, si sono attivati per recuperare documenti di identità validi per l’espatrio da consegnare ai clandestini, in maniera da trarre in inganno gli ignari vettori, il tutto a fronte di considerevoli guadagni (circa 500 euro per ciascun passaggio oltreconfine).

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Milano: rapina e tentato omicidio di un poliziotto

La Polizia di Stato, al termine di un’attività coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, ha eseguito ieri l’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere nei confronti di un italiano 26enne, ritenuto responsabile del tentato omicidio di un poliziotto, libero da servizio, e di un suo amico che lo scorso 25 settembre erano intervenuti per bloccarlo dopo che lo stesso aveva rapinato una ragazza in via Massimo d’Azeglio.

Le volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale quella sera si erano recate con urgenza in via D’Azeglio dove era stata segnalata una rapina con alcune persone rimaste

ferite: due rapinatori, di cui uno armato di coltello, avevano rubato la borsa e due collanine a una turista statunitense di 29 anni che si trovava in compagnia di un ragazzo di 28 anni. Un poliziotto, 29enne pure lui, libero da servizio, visti i due ragazzi inseguire i rei, era subito intervenuto riuscendo a bloccare l’uomo con il coltello che, tuttavia, è riuscito a liberarsi dalla presa accoltellando con violenza i entrambi i giovani all’addome e al fianco. Il poliziotto, ricoverato in codice giallo al Niguarda, aveva riportato 7gg di prognosi e il 28enne, ricoverato in verde al Fatebenefratelli, era stato dimesso con una prognosi di 30 giorni.

Attraverso un complesso lavoro di incrocio dei tabulati, analisi delle videocamere comunali di sorveglianza, ascolto delle persone coinvolte nella vicenda e utilizzo del software di riconoscimento facciale da parte degli esperti della Polizia Scientifica, i poliziotti della Squadra Investigativa del Commissariato Garibaldi Venezia hanno individuato l’uomo ritenuto responsabile della rapina, sotto minaccia del coltello, alla giovane donna e del tentato omicidio dei due uomini in un 26enne residente a Quarto Oggiaro, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.

 Proseguono le indagini dei poliziotti del Commissariato Garibaldi Venezia per eseguire l’ordinanza nei confronti dell’uomo ritenuto corresponsabile della rapina alla giovane statunitense.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Poilzia di Stato

Taranto. La Polizia di Stato esegue 36 ordinanze cautelari per associazione mafiosa

Nelle prime ore di oggi, la Polizia di Stato di Taranto, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 36 soggetti (di cui 27 in carcere e 9 agli arresti domiciliari) presunti responsabili a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di altri gravissimi reati tra cui estorsione, detenzione e porto illegale di armi e munizioni, lesioni personali, ed altro.

Sono altresì indagate in stato di libertà altre 20 persone.

L’operazione in questione è il frutto di una lunga e complessa attività d’indagine della Squadra Mobile di Taranto, svolta con il supporto – investigativo e di prevenzione – della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato.

I dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 11.00 in Questura, alla presenza del Direttore Centrale Anticrimine Prefetto Francesco Messina e del Questore Dott. Massimo Gambino.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Estradati in Italia 2 pericolosi latitanti dal Venezuela

Oggi, presso lo scalo aeroportuale di Fiumicino (RM), personale della Polizia di Stato e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, ha tratto in arresto VIVALDI Roberto, classe 1952, condannato con sentenza penale passata in giudicato ad anni 20 e mesi 10 di reclusione, emessa dall’Autorità Giudiziaria di Prato per reati associativi e contro il patrimonio – tra i quali, bancarotta fraudolenta, ricettazione, riciclaggio, falsità materiale nonché insolvenza fraudolenta.

VIVALDI era latitante dal 1997 e si era trasferito in Venezuela da 22 anni, vivendo sotto falso nome con generalità di quel paese, creandosi una vera e propria nuova vita. Infatti, aveva persino avviato una attività commerciale di vendita di articoli musicali e di vinili ad Isla Margarita, dove aveva casa, vendendo anche sul web.

Nell’ambito del più ampio contesto del progetto “WANTED” della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, finalizzato alla ricerca e cattura di pericolosi latitanti internazionali, investigatori del Servizio Centrale Operativo della citata Direzione e della Squadra Mobile di Prato, sono riusciti a localizzare il latitante il quale, tratto in arresto ai fini estradizionali dal collaterale Organismo venezuelano il 6 marzo scorso, è arrivato oggi in Italia con un volo proveniente da Caracas.

Le indagini, avviate nel 2019 e supportate da attività tecniche, hanno consentito di individuare con precisione il V. Attraverso l’analisi del web e dei profili social, gli investigatori dello S.C.O. e della Squadra Mobile di Prato sono riusciti a risalire alla nuova identità del VIVALDI. Successivamente, è stata avviata una attività sottocopertura online, autorizzata dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato e dalla Procura della Repubblica di Prato, che ha consentito di raccogliere fondamentali elementi di informazione che hanno portato alla menzionata isola di Margarita.

La certezza della identità si è avuta acquistando alcuni dischi in vinile, inviati dal V. a Roma ad un indirizzo fittizio: le numerose impronte digitali rilevate dalla Polizia Scientifica hanno immediatamente confermato la vera identità del mittente.

L’uomo è stato poi localizzato grazie all’operatore undercover il quale, entrato in confidenza con l’uomo, è riuscito a fissare un appuntamento lasciando credere al catturando che l’agente fosse interessato ad emigrare a Isola Margarita per avviare una attività turistica.  L’incontro infatti è stato proposto con la scusa di effettuare un sopralluogo presso uno stabile da adibire a ristorante.

All’appuntamento, tuttavia, si sono presentati gli investigatori venezuelani che hanno tratto in arresto il pericoloso latitante, confermandone altresì la vera identità.

Con lo stesso volo è rientrato in Italia dal Venezuela anche F. F., 32enne italiano, arrestato dagli agenti dell’Interpol venezuelana nel marzo scorso sempre a Isla Margarita. FEBI risulta destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel 2017 dal G.I.P. presso il Tribunale di Torino per traffico internazionale di stupefacenti, sulla base delle indagini condotte dalla Squadra Mobile della locale Questura.

Il latitante aveva allestito un canale di approvvigionamento della cocaina per un gruppo criminale con base nel capoluogo piemontese, facendola trasportare da Caracas all’interno di bottiglie di Rum importate dal Venezuela.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

CREMONA: ARRESTATA 22ENNE RESPONSABILE DI OLTRE 60 ESTORSIONI SESSUALI.

La Polizia di Stato di Cremona ha dato esecuzione ad un’ordinanza di misura cautelare in carcere, nei confronti di una giovane donna ventiduenne della provincia di Forlì, responsabile di estorsione.

La complessa attività investigativa, svolta dalla Polizia Postale, sotto il coordinamento della dr.ssa Federica FILIPPI, della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto, ha visto la contestazione di ben 69 capi d’imputazione tra i quali, in particolare, il reato di estorsione sessuale e sostituzione di persona; sono state, altresì, formulate accuse nei confronti della madre, che si è rivelata complice della ragazza in più di una vicenda.

L’indagine ha avuto inizio nel febbraio 2020, a seguito della denuncia presentata presso la Polizia Postale di Cremona; un cittadino italiano ha raccontato di aver chattato e scambiato alcune foto con una ragazza che aveva pubblicato un annuncio erotico su un sito di incontri per adulti; tale relazione virtuale si è bruscamente interrotta per l’intervento di una signora qualificatasi come la madre della ragazza, a suo dire minorenne e autistica, la quale lo avrebbe denunciato se non avesse pagato 500 euro a titolo “risarcitorio”, per i danni psicologici subìti dalla figlia.

L’attività svolta dalla Polizia Postale di Cremona ha consentito di identificare ben 60 vittime di sesso maschile di diverse età, residenti su tutto il territorio nazionale, comprese persone con disabilità cognitive, nonché di sequestrare carte ricaricabili sulle quali è confluito il denaro provento dalle estorsioni per un ammontare di circa 100.000 euro.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Firenze 3 custodie cautelari in carcere

Questa mattina la Polizia di Stato di Firenze ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Firenze, su richiesta Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica del Capoluogo toscano, nei confronti di 3 cittadini cinesi di età compresa tra i 30 e i 39 anni, residenti nel pratese.
Sulla base degli elementi sinora raccolti, secondo l’ipotesi di accusa vagliata dal GIP, si ritiene che gli indagati abbiano posto in essere, in concorso, il reato di sequestro di persona a scopo di
estorsione di un loro connazionale, al quale i rapitori avrebbero anche procurato lesioni personali giudicate guaribili con 30 giorni di prognosi.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Firenze, con la collaborazione del Commissariato di Empoli, sono partite nel gennaio dello scorso anno dopo che un amico della vittima aveva denunciato l’episodio.
Secondo quanto riferito, il rapimento sarebbe avvenuto intorno all’ora di pranzo nei pressi di un ristorante cinese nell’empolese, dove almeno tre uomini, travisati con la mascherina, avrebbero prelevato l’ostaggio. Poco dopo la moglie di quest’ultimo avrebbe ricevuto in Cina notizie dai rapitori che richiedevano per la sua liberazione la somma di 150.000 yuan (circa 20mila euro) da versare su una carta di credito di una banca cinese.
Gli investigatori della Sezione Criminalità Organizzata e della Sezione Criminalità Straniera della Squadra Mobile si sono subito messi sulle tracce dei malviventi monitorando gli spostamenti delle persone che ruotavano intorno alle conoscenze della persona rapita e riuscendo così a scoprire che la stessa era stata liberata tre giorni dopo nell’empolese.
Il procedimento è attualmente pendente in fase di indagini e l’effettiva responsabilità delle persone destinatarie della misura cautelare, in uno con la fondatezza delle ipotesi d’accusa mosse a loro carico, saranno vagliate nel corso del successivo processo.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato