Stava andando a portare un regalo a una persona speciale. Era partito da Termoli e contava di arrivare a Campobasso, strappare un sorriso al destinatario di quel messaggio di auguri, poi rientrare nella città adriatica in tempo per il cenone della vigilia. Ma il destino ha fatto saltare tutti i piani all’altezza del ristorante “U Mulin” sulla salita che collega la Bifernina al capoluogo di Regione.
E.D.F., trent’anni, al volante della Bmw cabriolet ch ha impattato contro la Bmw della famiglia Carrino, è sotto choc. Sconvolto, incredulo, anche lui distrutto dal dolore in quel letto dell’ospedale Cardarelli dove è finito la vigilia di Natale con un piede rotto e un bel po’ di fratture, e dove fino a ieri ha creduto che la famiglia si fosse salvata. Che si fosse salvata anche quella bimba – Anna, 5 anni – che ricorda di aver afferrato sul sedile posteriore, tirandola fuori mentre la voce flebile del papà la chiamava. E invece no.
Anna è morta, e sono morti anche Stefano e Anna Maria, 40 e 33 anni, belli, giovani, pieni di entusiasmo e di belle speranze, rientrati nel loro Molise per un natale di famiglia, in quel paese – Frosolone – dal quale entrambi erano andati via per il trasferimento di lavoro a Roma ma dove tornavano spesso.
I loro funerali si sono svolti questa mattina – 27 dicembre – alla presenza di tutto il paese, coinvolto da una giornata di lutto cittadino. L’ultimo saluto a Stefano, Anna Maria e Anna – tre bare, una accanto all’altra, due grandi e una più piccola e bianca – è stato straziante. Commentare quel dolore non si può, e dall’altra parte non si può nemmeno immaginare come si senta il giovane meccanico ricoverato al Cardarelli al quale due giorni dopo la tragedia è stato detto, con tutte le precauzioni possibili, che una famiglia intera non esiste più a causa di quello schianto fatale sulla Statale 647.
Lui saliva verso Campobasso, loro scendevano dopo un pomeriggio di acquisti nel capoluogo per andare a prendere lo svincolo che li avrebbe riportati verso Frosolone.
Non si conosce ancora la variabile che ha mandato in tilt la normalità dei rispettivi viaggi, ma di certo non è stato l’alcol, come qualcuno ha ipotizzato. E’ vero, E.D.F. – indagato per omicidio colposo plurimo – aveva un tasso alcolemico leggermente superiore al tetto previsto dalla legge. Ma un’inezia: l’equivalente di un aperitivo leggero, di un bicchiere di prosecco. Tanto che in ospedale, al secondo e ravvicinato alcoltest, è risultato negativo.
Con gli amici più cari che sono andati a trovarlo ha condiviso il ricordo di quell’attimo terribile in cui la sua auto ha sbandato, poi il testa-coda e lo schianto frontale contro la Bmw che scendeva da Campobasso. La portiera non si apriva, è uscito dalla capote dell’auto, ha raggiunto l’altra Bmw ridotta a un mucchietto di lamiere aggrovigliate e ha afferrato Anna fra le braccia. Poi la corsa frenetica delle ambulanze, le sirene che hanno squarciato la notte di Natale, l’oblio. E infine il risveglio in ospedale, e scoprire che altri non si sarebbero svegliati mai più.





