Postale: bloccata cellula hacker

Il loro ultimo bersaglio è stato il sistema informatico di Expo 2015 fiancheggiando “virtualmente” i violenti degli scontri dello scorso 1° maggio a Milano. Un altro obiettivo è stato quello del ministero della Difesa. Si tratta di una cellula di criminali informatici, considerata al vertice dell’attuale panorama hacktivista italiano, fermata dai poliziotti della Polizia postale del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (Cnaipic), durante l’operazione “Unmask”.

Due persone sono state poste agli arresti domiciliari, un’altra denunciata per associazione a delinquere finalizzata al danneggiamento di sistemi informatici, all’interruzione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche, all’accesso abusivo a sistemi informatici, nonché alla detenzione e diffusione di codici di accesso a sistemi informatici.

Altre due persone sono state denunciate per favoreggiamento personale.

Nel corso delle perquisizioni, che hanno interessato Torino, Sondrio, Livorno e Pisa, sono stati sequestrati personal computer e altri dispositivi utilizzati per compiere gli attacchi informatici.

Le due persone arrestate sono note, anche al di fuori del circolo degli hacktivisti, con i nicknames “Otherwise” e “Aken“. Sono i due attivisti informatici responsabili dell’oscuramento di diversi portali web istituzionali, tra cui alcuni ministeri, e della divulgazione di dati sensibili.

Attraverso particolari servizi tecnici i poliziotti hanno potuto rilevare l’estrema accortezza dei due capi della cellula criminale nell’utilizzo delle utenze, nella navigazione in Rete, grazie all’uso di sofisticate tecniche di anonimizzazione (vpn e reti tor) e addirittura di antenne direzionali in grado di sfruttare connessioni Wifi altrui, fino quasi a arrivare ad usare dialetti diversi per non fornire il minimo particolare della propria vita reale.

fonte Polizia di Stato

Firenze: insospettabile pensionata spacciava droga

Una pensionata di 65 anni incensurata, a Firenze, aveva pensato di arrotondare la sua pensione spacciando eroina ma i suoi movimenti sospetti non sono passati inosservati. E così è stata arrestata ieri dagli agenti della Squadra mobile di Firenze per detenzione ai fini di spaccio di eroina. Insieme a lei tre uomini di 34, 43 e 48 anni.

Il gruppetto è stato bloccato a bordo di due auto al casello autostradale di Firenze Nord. Nelle auto la Polizia ha sequestrato 18 panetti di eroina. Il valore dei 9 chili di droga sul mercato è di oltre un milione di euro.

fonte Polizia di Stato

Traffico di migranti: ecco come sono organizzati gli scafisti

Sono cinque gli ultimi arrestati per il “traffico” di migranti provenienti dalla Libia.

Uno di loro si è pentito e ha confessato, accusando tutti gli altri: “Noi del Senegal sappiamo condurre i gommoni, i gambiani si occupano della bussola e del satellitare“.

Dopo qualche ora hanno confessato anche gli altri e hanno descritto ogni particolare sull’organizzazione del “traffico” di esseri umani.

L’individuazione dei gommoni con i migranti è avvenuta venerdì ad opera di una nave tedesca e sabato di una nave militare italiana che hanno salvato complessivamente 398 persone e fermato cinque scafisti.

Gli scafisti pentiti hanno riferito agli uomini della Squadra mobile che i libici, organizzatori dei traffici, si avvalgono dei senegalesi perché essendo pescatori sanno navigare ma, non avendo idea di come si usa la bussola o il telefono satellitare, assoldano anche gli uomini del Gambia e loro in questa maniera non rischiano nulla.

Anche in questa circostanza gli investigatori hanno appurato che il traffico di migranti, permette agli organizzatori libici l’incasso di migliaia di dollari per ogni gommone che sommati per tutti quelli soccorsi hanno fruttato centinaia di migliaia di dollari ai criminali.

In questi primi mesi del 2015 i poliziotti della questura di Ragusa hanno già fermato 32 scafisti mentre lo scorso anno ne sono stati arrestati circa 200.

fonte Polizia di Stato

Falso naufragio per coprire lo scafista svelato dalla polizia: tre arresti

Una storia inventata e imposta ai 294 migranti arrivati ieri a Pozzallo. I testimoni si sono scusati con gli investigatori e hanno raccontato la verità. Individuati per la prima volta anche due vigilanti-picchiatori che erano partiti dalla Libia con i disperati

Raccontare che avevano fatto naufragio e che l’equipaggio era morto annegato: era la storia, falsa, che l’organizzazione di trafficanti di esseri umani che opera in Libia aveva imposto di raccontare in Italia ai 294 migranti che sono stati poi soccorsi dal pattugliatore della Marina Militare tedesca ‘Hessen’ e sbarcati ieri a Pozzallo. Un escamotage per evitare l’arresto ma che, alla fine, è stato svelato dagli uomini della squadra mobile di Ragusa. Troppe dimenticanze, troppe incongruenze. I poliziotti hanno alzato il velo sulle bugie somministrate ad arte ai migranti. Uno scafista eritreo è così finito in manette, altri due sono stati arrestati. Si tratta di un minorenne e di un maggiorenne, anche loro eritrei, che avrebbero ricoperto il ruolo di vigilantes dei disperati in attesa di partire. Una vigilanza armata e violenta. I due sono stati indicati dai testimoni come picchiatori. “Ci minacciavano con bastoni e pistole, ci picchiavano anche solo se chiedevamo di poter fare pipì”, hanno raccontato i migranti agli investigatori. Si tratta della prima volta che vengono arrestati in Italia vigilanti-picchiatori che hanno operato prevalentemente in Libia, più volte descritti dai migranti ma che di solito non si imbarcano sui barconi della speranza. Stavolta, invece, è andata diversamente.

La ricostruzione fornita dai testimoni alla polizia di Stato su quel naufragio in cui erano morte 50 persone è risultato poco credibile sin dall’inizio, e dopo un paio di ore è venuta fuori la verità. Il presunto scafista, un eritreo, è stato così individuato e fermato su disposizione della procura di Ragusa. La squadra mobile della questura, coordinata da Nino Ciavola, ha anche individuato, grazie alle testimonianze dei migranti che hanno poi ceduto alla evidenza dei fatti, gli altri due eritrei accusati di essere tra gli uomini armati che si occupavano della vigilanza sui ‘partenti’ in Libia.

Subito dopo il recupero degli extracomunitari nel Canale di Sicilia era stato lanciato l’allarme di un naufragio con 50 morti. Agli investigatori i migranti salvati dalla nave militare tedesca hanno però poi ammesso di aver mentito. “Abbiamo inventato tutto. C’era stato detto – hanno affermato – di dire così perché non avreste arrestato gli scafisti. Nessuno di noi è caduto in acqua, siamo tutti sani e salvi grazie al vostro aiuto. Scusateci”. Ed hanno collaborato portando all’individuazione dei tre eritrei. I fermati, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sono Tedros Nugusa, di 32 anni, e Moussa Ahmed, di 25, entrambi eritrei. Il denunciato, per lo stesso reato, è un 17enne, anch’egli eritreo, E.G.. Gli investigatori hanno accertato la presenza di una organizzazione mista, fatta di libici ed eritrei. “Questi due – hanno riferito i testimoni – erano quelli che appena ci alzavamo all’interno del capannone, anche solo per andare in bagno, ci picchiavano con dei grossi bastoni ed erano armati di pistole, dovevano vigilare affinché nessuno si allontanasse attirando controlli sul capannone”. Il presunto scafista è stato trovato in possesso di 1.700 dollari, ma non è stata sequestrata alcuna arma. Le indagini sono state eseguite da polizia di Stato, squadra mobile, guardia di finanza e carabinieri e coordinate dalla procura di Ragusa.

foonte La Repubblica

‘Ndrangheta: 36 arresti in tutta Italia

Nella mattinata di ieri grazie ad una operazione della polizia sono stati eseguiti 36 arresti in tutta Italia. Le ordinanze sono state eseguite all’interno dell’operazione “Andromeda” partita dalla squadra mobile di Catanzaro.

Tra gli arrestati compaiono anche alcuni i presunti responsabili di due omicidi e un tentato omicidio commessi nella guerra di mafia che ha insanguinato Lamezia Terme negli ultimi anni.

L’attività investigativa della squadra mobile di Catanzaro ha permesso di fare chiarezza sugli omicidi di Vincenzo Torcasio e di Antonio Torcasio, ucciso nel 2003 quando era considerato il reggente della cosca Torcasio-Cerra-Gualtieri. L’omicidio di Antonio Torcasio ai tempi suscitò clamore dato venne ucciso nelle vicinanze del Commissariato di Polizia di Lamezia dove la vittima si stava recando.

Le indagini, effettuate sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno permesso di accertare la responsabilità degli indagati su diversi episodi estorsivi a carico di imprenditori.

L’operazione ha riguardato diverse regioni d’Italia e oltre ai Reparti prevenzione crimine della Calabria e della Basilicata sono state coinvolte numerose unità delle squadre mobili di Alessandria, Cosenza, Crotone, Messina, Perugia, Potenza, Reggio Calabria, Salerno, Siracusa e Vibo Valentia.

Lecce: arrestati sei giovani per furti e rapine

fonte Polizia di Stato

Avevano messo a segno diversi furti e rapine e per questa ragione sono finiti in manette. Questa mattina gli agenti della Squadra mobile di Lecce hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei giovani responsabili di sanguinose rapine.

L’indagine prende spunto dalla denuncia di un ragazzo che lo scorso aprile aveva subito un violento pestaggio da parte di un gruppo di giovani, che infine gli aveva sottratto l’auto sulla quale viaggiava insieme ad un amico.

La vittima aveva denunciato immediatamente l’aggressione, fornendo agli investigatori dettagli fondamentali per le indagini.

Con l’aiuto, anche, delle riprese delle telecamere di sorveglianza, gli agenti sono risaliti alla banda di balordi, arrestandoli.

Operazione “Andromeda”: 45 ordinanze contro le cosche calabresi

fonte Polizia di Stato

Sono 45 le persone destinatarie delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le indagini preliminari di Catanzaro nell’ambito dell’operazione “Andromeda” portata a termine contro le contrapposte cosche di ‘Ndrangheta Iannazzo-Cannizzaro-Da Ponte e Cerra-Torcasio-Gualtieri.

La Squadra mobile di Catanzaro ha eseguite 36 provvedimenti, 27 dei quali in carcere e due ai domiciliari, mentre sette sono stati notificati a persone già detenute.

L’esecuzione delle restanti ordinanze è stata delegata al personale della locale sezione della Direzione investigativa antimafia (otto) e del Gico della Guardia di finanza.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, estorsione, danneggiamento e detenzione illegale di armi ed esplosivo.

L’indagine è iniziata nel 2013 e costituisce il naturale seguito delle precedenti operazioni “Medusa” e “Perseo“.

In particolare le accuse di omicidio si riferiscono all’uccisione di Antonio Torcasio, avvenuta nel maggio 2003, e di Vincenzo Torcasio, avvenuta nel luglio dello stesso anno; nello stesso episodio ci fu anche il tentato omicidio di Vincenzo Curcio. Tutti e tre erano esponenti della cosca antagonista Cerra-Torcasio-Gualtieri.

Lo scopo comune delle cosche Iannazzo e Cannizzaro-Daponte era quello di eliminare fisicamente gli esponenti principali degli avversari, anch’essi attivi nel campo delle estorsioni.

L’attività investigativa ha permesso di accertare numerosi episodi di estorsione realizzati dagli indagati nei confronti di commercianti e imprenditori della zona di Lamezia Terme.

Proprio nel settore delle estorsioni gli investigatori hanno fatto emergere un accordo tra i vertici delle cosche Giampà e Iannazzo, formalizzato da veri e propri “summit mafiosi” per la gestione delle estorsioni e la spartizione dei relativi proventi.

Violenza sessuale: chiusa una casa famiglia a Roma

fonte Polizia di Stato

È stata chiusa e posta sotto sequestro dalla Squadra mobile di Roma la casa famiglia “Il Monello mare” di Santa Marinella, comune del litorale nord di Roma.

Il responsabile della struttura e le 4 collaboratrici sono stati raggiunti, questa mattina, da un’ordinanza eseguita dalla Squadra mobile di Roma per i reati di maltrattamento, lesioni e violenza sessuale.

Il direttore della struttura si trova attualmente agli arresti domiciliari mentre per le 4 collaboratrici sono è scattato il divieto di dimora.

La segnalazione che ha dato inizio alle indagini era partita, qualche mese fa, da un’assistente sociale e da una tutrice minorile che avevano raccolto le confidenze di una giovane ospite della casa famiglia.

La giovane aveva raccontato ciò che avveniva all’interno della struttura: violenze verbali, ingiurie, aggressioni fisiche, percosse, somministrazione di psicofarmaci senza una prescrizione medica e infine la violenza sessuale.

Il Centro di Santa Marinella era una Onlus specializzata nell’accoglienza di minori provenienti da situazioni personali o familiari particolarmente difficili o disagiate.

Cinquanta chili di droga in auto, un arresto a Catania

Un altro arrestato a Petralia Sottana: aveva in auto un chilo di “fumo” e due ovuli di eroina

Trasportava 40 chili di droga Francesco Reitano, 38 anni, arrestato dalla polizia a Catania. A bordo della sua Mercedes classe B nascondeva 300 panetti di hashish per complessivi 40 chili. L’uomo è stato bloccato nel quartiere di Zia Lisa alla periferia della città. In una successiva perquisizione in un garage di pertinenza dell’indagato, nello stesso quartiere, i poliziotti hanno sequestrato anche 11 chili di marijuana. Reitano è stato trasferito nel carcere di piazza Lanza a Catania.

Anche i carabinieri della compagnia di Petralia Sottana (Palermo) hanno arrestato un uomo per detenzione al fine di spaccio di droga. I militari, durante un posto di controllo svolto sulla SS 643, all’ingresso del Comune di Polizzi Generosa, hanno intimato l’alt al conducente di una Fiat Multipla che procedeva a velocità sostenuta. Durante la perquisizione dell’auto, è stata trovata, nascosta dietro il sedile anteriore, una busta di plastica contenente nove panetti di hashish, pari al peso complessivo di 900 grammi. Nella borsa dell’uomo, inoltre, i carabinieri hanno rinvenuto due ovuli di eroina del peso di 23 grammi circa ed una confezione di cellophane con all’interno due grammi di marijuana. L’uomo è stato trattenuto in caserma in attesa dell’udienza di convalida come disposto dall’autorità giudiziaria.

fonte La Repubblica

I carabinieri gli sequestrano l’auto e lui ne ruba un’altra per tornare a casa

I carabinieri gli sequestrano l’auto, priva di assicurazione e lui ne rapina un’altra, subito dopo, per tornare a casa, ma viene arrestato. E’ successo al Parco Verde di Caivano dove è finito in manette Angelo Monte, 39enne, di Marcianise.
Monte viene fermato da una pattugli dal controllo la vettura in suo possesso risulta priva di assicurazione, quindi scatta la contravvenzione e il sequestro amministrativo del veicolo (una Opel Corsa).

Visti i precedenti dell’uomo, i militari lo accompagnano in caserma, negli uffici della tenenza di Caivano, per approfondire gli accertamenti. Ultimato il controllo Il Monte esce, ma non gli va giù il fatto d’essere costretto a tornare a casa con mezzi pubblici o a piedi e quindi, dopo aver camminato per circa 500 metri, nota un anziano accingersi ad entrare nella sua Fiat Punto.

Non ci pensa due volte a prendere un pezzo di legno e a colpire pesantemente alla nuca il malcapitato, facendolo cadere a terra. velocemente l’aggressore entra nella punto, si mette alla guida e parte. la vittima però, non completamente fuori gioco, ha la forza di rialzarsi e aggrapparsi alla portiera lato guida.

Con il proprietario appeso allo sportello Monte fa un lungo tratto in retromarcia su un vialetto per guadagnare la fuga e liberarsi dell’uomo avvinghiato alla macchina. Ma è talmente impegnato a far cadere la vittima che va a sbattere contro due auto parcheggiate, tanto da essere costretto a demordere dal tentativo di rapina e scappare a piedi.

Ma grazie alla tempestiva segnalazione telefonica ai Carabinieri fatta da un testimone, una pattuglia del pronto intervento arriva dopo pochi secondi e blocca la fuga a piedi del rapinatore. Tornato in caserma dopo appena un quarto d’ora, questa volta il Monte viene arrestato per rapina aggravata, e dopo le formalità di rito viene accompagnato presso il carcere di Poggioreale. Per fortuna le lesioni riportate dalla vittima della rapina non sono gravi.

fonte Il Mattino