Andrea Loris Stival, oggi l’autopsia. Testimone: “L’ho visto in paese da solo”

di Il Fatto Quotidiano

Il corpo di Andrea Loris Stival, otto anni, è stato trovato nel pomeriggio del 29 novembre in un canneto a 4 chilometri dalla scuola dove la madre lo aveva lasciato. Gli investigatori: “Nessuna traccia di violenza, solo una piccola lesione sul volto, ma aspettiamo l’esito degli accertamenti”. Appello delle forze dell’ordine: “Chi ha visto qualcosa ce lo segnali“. Si cerca il suo zainetto

Mentre è in corso, nella mattinata di domenica all’obitorio dell’ospedale Ragusa Ibla, l’autopsia sul corpo di Andrea Loris Stival, il bambino di 8 anni trovato morto ieri nel Ragusano, fonti investigative fanno sapere che un testimone avrebbe visto il piccolo camminare in paese, già senza zaino, poco dopo le nove del mattino. Gli investigatori hanno anche visionato le riprese del sistema di sorveglianza di un panificio verificando che la mamma, dopo aver accompagnato a scuola il figlio maggiore, ha portato all’asilo quello di quattro anni. Carabinieri e polizia, però, continuano a specificare che “non può essere esclusa alcuna ipotesi”. Iniziati, intanto, nuovi sopralluoghi nell’area del ritrovamento per ricercare elementi utili alle indagini. Tra le piste prese in considerazione, anche il sequestro da parte di un pedofilo. Le forze dell’ordine raccomandano a tutti i cittadini di fornire eventuali dettagli utili alle indagini “mediante segnalazioni, anche anonime, ai numeri d’emergenza 112 e 113 o recandosi presso un qualunque ufficio di Polizia”.
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Il corpo di Andrea è stato trovato in un canalone in cemento, profondo due metri e mezzo, che costeggia un vecchio mulino abbandonato di Santa Croce di Camerina. Il bimbo non era entrato a scuola, nonostante la madre, una casalinga di 25 anni, con un altro figlio piccolo, lo avesse accompagnato e lasciato a 10-20 metri dall’ingresso. E’ stata la donna a lanciare l’allarme quando, quattro ore dopo, alle 12.30 è andato a riprenderlo. E’ in quel lasso di tempo che si concentrano le indagini. I bidelli, le maestre e i compagni di classe della terza elementare non lo avevano visto entrare. Dopo una decina di minuti la mamma è andata dai carabinieri per denunciarne la scomparsa. Il padre, 30 anni, lavora come autotrasportatore, e per non farlo preoccupare, è stato informato alcune ore dopo, nella speranza di non farlo allarmare e di trovare il ragazzino, come qualche altra volta era accaduto. Oggi, però, è stato sentito come testimone in Questura, mentre la moglie darà la sua versione tra qualche giorno, quando avrà superato lo shock per l’accaduto.

I carabinieri controllano anche le immagini del sistema di videosorveglianza della scuola, ma Andrea Loris Stival non è inquadrato da alcuna parte. Eppure alcuni vigili urbani ricordano bene di averlo visto assieme alla madre e salutarla vicino l’istituto. A trovare il corpo senza vita, poco prima delle 17, è un cacciatore uscito di casa sollecitato dalla moglie a partecipare alle ricerche scattate dopo l’allarme e che hanno coinvolto tutto il paese, in un canneto distante quattro chilometri dalla scuola. “Mi sono affacciato su un canalone tra le canne – ricostruisce Orazio Fidone – e ho visto il cadavere. Ho gridato prima a squarciagola e poi ho telefonato ai carabinieri: erano le 16:55. Nel frattempo è arrivata un’auto della polizia. Se avessi potuto dargli la mia vita lo avrei fatto”.

Al momento del ritrovamento, il bambino aveva indosso tutti i vestiti, asciutti: un paio di jeans, calze rosse, scarpe blu, una maglietta bianca e un giubbotto marrone. Non ci sono tracce di sangue o segni di violenza evidenti, tranne una piccola lesione sul volto con un ematoma. I detective di polizia e carabinieri stanno continuando a perlustrare la zona in cerca dello zainetto blu, a forma di ovetto, con cinghie gialle, che Andrea portava con sé quando è uscito di casa. “Nessuna ipotesi investigativa certa sarà possibile prima di domani” dopo “un attento esame del corpo”, spiega il procuratore di Ragusa, Carmelo Petralia, anche perché “non è stata trovata alcuna traccia di sangue”. “Stiamo lavorando a tutto campo – aggiunge – e non tralasciamo alcuna pista, ma per avere certezze occorrerà un esame medico legale attento”. Certo, osserva il magistrato, “non è impossibile, ma sembra difficile pensare che abbia percorso quattro chilometri a piedi e sia andato lì, in quel posto, da solo”. Parole che lasciano aperti scenari violenti, come un omicidio,ed evocano la pedofilia. “Al momento – precisa Petralia, che coordina l’inchiesta assieme al sostituto Marco Rota – non ci sbilanciamo però, perché qualunque ipotesi è prematura. Certo stiamo valutando tutte le tesi possibili – conclude il procuratore di Ragusa – come è giusto e doveroso che sia davanti alla morte di un bambino di otto anni”.

Il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ha fatto visita alla famiglia del piccolo Andrea. Il governatore è stato già nel municipio del paese e ha incontrato le forze dell’ordine. “Mi sento angosciato, come se fosse morto mio figlio, anche se non ho figli. Quando ho appreso ieri la notizia ho interiorizzato il dolore e ho sentito la necessità di partecipare di persona il mio dolore e la mia vicinanza”. Ha detto il governatore della Sicilia dopo un sopralluogo nella zona in cui è stato trovato il corpo del piccolo.

Le case tolte ai mafiosi? Abbandonate dallo Stato La polizia: “Datele a noi”

di Il Giornale

Migliaia di case confiscate alle mafie, ma nessuna assegnata ai poliziotti. Anche se la legge lo prevede. E a Palermo, dinanzi alla sede dell’Agenzia ai Beni confiscati e sequestrati alla mafia, il sindacato di polizia Consap e la cooperativa di poliziotti «Cops» ha inscenato ieri un sit-in di protesta.

Sono almeno dodicimila tra appartamenti, ville e aziende varie sparse per lo Stivale i beni confiscati ai clan ma solo in parte assegnati, secondo una stima del sindacato di polizia Consap. Un patrimonio immobiliare ingente. Case che comportano per lo Stato spese di manutenzione e di gestione (ad esempio le quote condominiali) e che invece, se vendute o affittate, potrebbero rappresentare un introito non indifferente. Nella sola Palermo, ad esempio, ci sono – secondo il sindacato di polizia – 3mila appartamenti disponibili non utilizzati. Il loro valore medio va dai 100-150mila euro al mezzo milione di euro.

Da tempo i poliziotti chiedono l’applicazione della legge numero 159 del 2011, il cosiddetto «Codice antimafia» che, all’articolo 48, prevede che il personale delle forze Armate e delle forze di polizia possa costituire cooperative edilizie alle quali è riconosciuto il diritto di opzione prioritaria sull’acquisto dei beni destinati alla vendita. I poliziotti palermitani si sono, quindi, costituiti in cooperativa, la «Cops Srl», per acquistare i beni confiscati e potere beneficiare di un diritto previsto dalla legge che attesta il costo dell’immobile al 50 per cento del valore catastale per questo genere di cooperative. Ma non hanno ancora potuto comprare casa. Col risultato che molti alloggi restano chiusi, e alcuni vengono occupati abusivamente. Tra gli occupanti illegali c’è persino un poliziotto. Doveva sostenere spese ingenti per il figlio malato e fare da spola da Palermo a Milano. Così, per avere un tetto sulla testa, ha deciso di occupare un appartamento.

«Eppure – rileva Igor Gelarda, dirigente nazionale della Consap – il direttore dell’Agenzia nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, Umberto Postiglione, ha parlato di immobili fermi perché nessuno li vuole, mentre la gente va a occupare le case perché ne ha bisogno». Affermazioni che hanno innescato la scintilla della protesta culminata con un corteo.

Ecco come funziona o dovrebbe funzionare: l’Agenzia consegna i beni confiscati a enti e istituzioni per finalità pubbliche o sociali. Il bene non utilizzato dovrebbe tornare all’Agenzia e potrebbe essere venduto. Per la Consap è utilizzato solo il 50% di questi immobili. «La Questura di Palermo su 50 alloggi assegnati – denuncia Domenico Milazza, segretario provinciale Consap Palermo – ne utilizza solo 20». Ma, a fronte delle abitazioni chiuse, un poliziotto in graduatoria da 14 anni si è visto assegnare l’alloggio solo dopo che il collega che ci abitava è dovuto uscire di casa.

«Migliaia di alloggi che costano tanto allo Stato e non sono assegnati rappresentano una sconfitta nella storia della lotta alla mafia – dice Gelarda -. Chi più dei poliziotti, che hanno pagato con tributi di sangue la lotta alla mafia, avrebbero diritto a questi appartamenti? Molte famiglie di poliziotti, a causa della crisi, sono in difficoltà economiche. Qualcuna è costretta a rivolgersi alla Caritas. Una soluzione al problema degli alloggi darebbe una grossa mano alle famiglie in difficoltà».

Ieri i poliziotti sono stati ricevuti da un funzionario dell’Agenzia. «Ci ha garantito un incontro con i vertici – dice Milazza -. Era ora».

 

Cagliari, affonda la nave della droga. Arrestati i narcotrafficanti

di La Stampa

Maxi operazione della Guardia di Finanza. Il blitz nel cuore della notte a poche miglia dalla costa sarda. Sull’imbarcazione 16 tonnellate di stupefacenti destinati alla Spagna

Le manette li hanno salvati da morte sicura: i narcotrafficanti che trasportavano un super carico di hashish si sarebbero trovati in acqua nel giro di poco tempo. E se non fossero arrivate le motovedette e gli elicotteri della Guardia di finanza sarebbero affondati insieme alle sedici tonnellate di droga che dovevano far arrivare quasi sicuramente in Spagna.

I finanzieri del Reparto aeronavale di Pratica di Mare e i colleghi di Cagliari seguivano con i radar lo spostamento del peschereccio giallo (25 metri di stazza) che attraversava il Mar Mediterraneo con la prua rivolta verso la Sardegna. E nel cuore della notte, quando l’imbarcazione è arrivata a cento miglia dall’isola, c’è stato il blitz: elicotteri e motovedette, comprese alcune unità della Guardia civil spagnola, hanno circondato la nave della droga e bloccato l’equipaggio. A bordo c’erano nove persone, tutte di nazionalità egiziane, che ovviamente sono state ammanettate e accompagnate a Cagliari. Subito dopo i militari hanno iniziato a ispezionare il carico: 370 colli, per un totale di circa 16 tonnellate di hashish.

Recuperarli tutti è stato impossibile, perché nella sala macchine c’era una grossa falla e nel giro di poco tempo il peschereccio si è riempito d’acqua ed è affondato. Se non ci fosse stato l’intervento dei finanzieri, dunque, i nove che erano a bordo non avrebbero avuto scampo. Nella zona in cui l’imbarcazione è andata a picco il fondale è profondo circa 2600 metri e riportare a galla la scorta di droga sarà impossibile. Lottando contro il tempo, comunque, i militari sono riusciti a sequestrare 1600 chili di hashish, che saranno analizzati anche per capire meglio da dove sia partita la grande scorta.

Quello fatto scattare nella notte al largo delle coste sarde non è stato un blitz a sorpresa: le Fiamme gialle italiane e la Guardia civil spagnola sapevano da qualche tempo dell’arrivo imminente di un ingente carico di droga e avevano pianificato l’operazione “Triton”. «Per individuare il peschereccio e sequestrare il carico di stupefacenti – spiega la Guardia di finanza – è sono state schierate le unità navali d’altura che abitualmente sono impegnate nella vigilanza aeronavale del Canale di Sardegna e dello Stretto di Sicilia, supportate per l’occasione da alcuni aerei dotati di sofisticate apparecchiature di rilevamento. Tutta l’operazione si è svolta sotto l’egida dell’Agenzia Europea Frontex e della Direzione Centrale per l’Immigrazione e la Polizia delle Frontiere del Ministero dell’Interno».

Lodi, terrore sulla A1: camion a fuoco, ma l’assalto al portavalori non va a segno

di Repubblica.it

Un commando composto da una ventina di uomini armati, probabilmente italiani, ha cercato di assaltare alle 6.40 un furgone portavalori provocando il caos sulla A1 a pochi chilometri da Lodi. Nessuno è rimasto ferito. Ed è un miracolo, visto che c’è stata una sparatoria: questo almeno è ciò che sostengono alcuni automobilisti. Non solo colpi di pistola, ma anche mezzi incendiati e messi di traverso per sbarrare il passo al portavalori e chiodi gettati sul selciato per distruggergli le ruote. Nel mirino uno dei blindati del gruppo Battistolli, che però è riuscito a evitare blocchi, chiodi e spari. Fino alle prime ore del pomeriggio la situazione è rimasta critica: code chilometriche hanno bloccato per ore camionisti e automobilisti.

Sull’Autostrada del Sole sono le 6.40 del mattino. Il traffico è molto sostenuto ed è fatto soprattutto di mezzi pesanti. La banda entra in azione: semina chiodi sulla carreggiata – siamo al chilometro 34 in direzione sud – dà fuoco a due autocarri e a un’auto e li mette di traverso per bloccare blindato, scorta e tutto il resto del traffico. Stessa scena sull’altra carreggiata – al chilometro 24 in direzione nord – dove vengono incendiati due camion.

La rapina fallisce, però, perché solo il mezzo della scorta rimane bloccato dai chiodi: quello che custodisce i valori riesce a fuggire e ad arrivare in una delle basi del gruppo Battistolli intorno alle 9. Un blindato della stessa azienda aveva subito un altro assalto nel 2013 lungo l’autostrada A9: il colpo aveva fruttato 10 milioni di euro. I rapinatori sono scappati su alcune auto (ci sono testimoni che parlano di tre uomini su un’automobile nera) sfruttando un varco nella recinzione: gli investigatori della polizia stanno analizzando le immagini della società Autostrade. A Graffignana, sempre nel Lodigiano, hanno abbandonato le auto. E poco più avanti hanno fermato e rapinato dell’auto una donna facendo perdere le proprie tracce.

Automobilisti e camionisti che si sono trovati a passare per tutta la mattinata sull’autostrada A1 hanno subito disagi enormi. I due tratti autostradali sono rimasti bloccati per ore per consentire alla Scientifica di compiere tutti i rilievi, ma anche perchè l’asfalto andava ripulito dai chiodi. Il tratto compreso fra Lodi e Casalpusterlengo in direzione di Bologna è stato riaperto intorno alle 10.40. Quello tra Fiorenzuola e l’allacciamento con l’A21 è ancora bloccato, invece, perché la Scientifica non ha ancora terminato il lavoro. Qui si registrano cinque chilometri di coda.

Campobasso. Evasori di bolli auto, denunce della Polizia Stradale

timthumbdi Quotidiano Molise

Continuano serrate le indagini della Squadra di P.G. della Sezione Polizia Stradale di Campobasso, volte a smascherare gli evasori dei bolli auto e coloro che con sotterfugi cercano di sottrarsi alle proprie responsabilità connesse alla circolazione dei veicoli.

Questa volta è stato un intero nucleo familiare ad essere scoperto. Sin dal 2006 avevano messo in atto un efficace sistema che gli ha consentito di risparmiare non solo gli importi degli esborsi dovuti ma, addirittura, di trarne guadagni in termini di introiti finanziari.

Il meccanismo consisteva nel fare attestare sul certificato di proprietà del veicolo l’avvenuta vendita in favore di altro soggetto. L’atto veniva asseverato dall’Ufficiale di Anagrafe del comune di residenza che autenticava la firma del venditore e, come per legge, si limitava ad annotare sul documento le generalità dell’acquirente.

Da tale data, sarebbe scattata l’esenzione del pagamento del tributo alla Regione Molise. In realtà la vendita era solo formale e non sostanziale e pertanto essa era un mero espediente per sottrarsi alle responsabilità connesse alla proprietà del veicolo sia sotto il profilo tributario sia sotto quello della circolazione stradale, poiché il proprietario è obbligato in solido con il trasgressore per le violazioni delle norme del Codice della Strada.

E’ stato infatti accertato che i presunti acquirenti erano persone inesistenti e che i veicoli restavano nella piena disponibilità dei finti venditori. Di tal guisa, per le contravvenzioni recapitate per eccessi di velocità ad esempio, era sufficiente inviare un ricorso al Prefetto asserendo la propria estraneità ai fatti perché non più proprietario, supportando la dichiarazione con la copia del Certificato di proprietà dal quale si evinceva il nuovo responsabile in solido. Le Forze di Polizia avviavano quindi la procedura di notifica nei confronti del nuovo intestatario che, in quanto insistente, risultava senza esito, con conseguenti spese a carico dell’Erario.
Non solo.

I tre soggetti individuati, peraltro una coppia di noti professionisti isernini, ed il genitore di uno di loro, dovranno rispondere di truffa continuata ai danni dello Stato dinanzi Procura della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo regionale.

Sulle auto della Polizia di Stato spunta il tricolore

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Foto da Agro24.it

Fonte Agro24.it E’ stata presentata questa mattina presso la Scuola Superiore di Polizia di Roma in Via Pier della Francesca 3, la nuova livrea delle auto della Polizia di Stato. Sarà inizialmente adottata su 198 vetture che saranno destinate ai Reparti Prevenzione Crimine (R.P.C.) di Milano, Torino, Genova, Padova, Bologna, Reggio Emilia, Firenze, Pescara, Perugia, Roma, Napoli, Bari, Lecce, Potenza, Cosenza, Vibo Valentia, Siderno, Palermo, Catania, Abbasanta.

Rispetto al passato, i tradizionali colori bianco e azzurro sono intervallati da una banda con il tricolore italiano che sfuma alla metà della fiancata. Rinnovato anche il logo dei R.P.C.

I Reparti Prevenzione Crimine della Polizia di Stato costituiscono una risorsa strategica che viene impiegata per rafforzare l’ordinario dispositivo di prevenzione e controllo del territorio delle questure. La Polizia di Stato può contare su queste strutture operative per rafforzare l’azione di contrasto ai fenomeni criminali che destano il maggior allarme sociale con una “forza di intervento” rapida, elastica e duttile, da poter inviare su tutto il territorio nazionale.

Le autovetture sono dotate di dispositivi che consentono di effettuare direttamente accertamenti sulle persone fermate sulla strada, nonché di riprendere e trasmettere in Sala Operativa le immagini dello scenario in cui gli operatori sono impegnati, potendo pertanto offrire più precise e dettagliate informazioni per la gestione dell’intervento dalla centrale operativa. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha così voluto incrementare l’impegno al contrasto del crimine organizzato e diffuso, mettendo a disposizione dei Reparti più operativi nuovi veicoli dotati delle più avanzate tecnologie Il progetto è stato finanziato anche da fondi europei del Programma Operativo Obiettivo Sicurezza 2007-2013, tale dispositivo sarà, infatti, installato sui veicoli delle Questure, Commissariati di P.S. e Reparti Prevenzione Crimine delle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Al momento la città di Bari sta già utilizzando il sistema in condizioni di piena operatività.

Parma, contestazioni e tafferugli in piazza tra polizia e centri sociali prima dell’arrivo di Renzi

di Il Messaggero

Mentre il premier Renzi era in visita alla Pizzarotti costruzioni, alle porte di Parma, si sono registrati scontri nel centro della città fra la polizia e i centri sociali. Alcuni manifestanti hanno provato a sfondare il cordone di polizia che ha risposto con una carica. Renzi ha incontrato il sindaco Federico Pizzarotti e gli altri primi cittadini del parmense.

Nella centrale strada Mazzini di Parma alcuni collettivi, tra cui lo spazio popolare Sovescio, hanno organizzato una manifestazione per protestare contro le politiche del governo, a pochi metri dalla sede del Comune, protetta da un cordone di polizia. Prima dell’arrivo di Renzi i manifestanti hanno provato ad avvicinarsi al Comune, tentando di sfondare il cordone. A quel punto è partita una carica della polizia che ha respinto i manifestanti, che hanno però continuato a protestare nella strada che dà accesso al palazzo comunale.

Napoli, carabiniere libero dal servizio sventa un furto d’auto

di Il Mattino.it

Carabiniere libero dal servizio sventa un furto d’auto ed arresta uno dei ladri, un rom di 19 anni, che era intento con un complice a scassinare una vettura, facendo recuperare anche una centralina utilizzata per bypassare il sistema di accensione elettronico.

È accaduto a Crispano, nel napoletano, dove un militare libero dal servizio e in abiti civili, è intervenuto dopo aver notato due persone che armeggiavano su un’Alfa Romeo parcheggiata in via Garibaldi.

Il carabiniere si è qualificato ed ha intimato ai due di fermarsi. Questi ultimi, invece, hanno cercato di darsi alla fuga, ma uno dei due è stato raggiunto e bloccato dal carabiniere, i cui colleghi intervenuti sul posto hanno arrestato un 19enne domiciliato nel campo rom della vicina Caivano, e già noto alle forze dell’ordine.

Il ragazzo è stato trovato in possesso di una centralina elettronica modificata che sarebbe stata usata per decodificare i codici e permettere la messa in moto della vettura presa di mira dai due malintenzionati. I militari stanno ora indagando per risalire al complice del tentato furto, mentre il 19enne è in attesa di rito direttissimo.

Aler, tensione allo sgombero: pietre ed estintori contro la polizia. Due arrestati

di Repubblica.it

In via Vespri Siciliani gli agenti reagiscono lanciando lacrimogeni. Sei feriti: due residenti e quattro agenti. Dopo gli scontri i manifestanti bloccano il traffico in più punti, disagi sulla linea 95.

La task force della prefettura contro gli occupanti abusivi non è ancora cominciata, ma la tensione è già altissima. I primi scontri della settimana sono stati in via Vespri Siciliani 71 (zona Giambellino), dove la polizia è intervenuta per uno sgombero programmato di una famiglia di italiani. Antagonisti e alcuni residenti hanno cercato di opporsi all’intervento delle forze di polizia: due residenti e quattro agenti sono rimasti feriti. Due persone sono state arrestate dalla polizia a seguito delle violente proteste.

Il fronte rimane incandescente e anche dopo l’assalto al circolo del Pd di via Mompiani al Corvetto e dopo il precedente di via Salomone dove gli occupanti delle case Aler si erano già scagliati contro le forze di polizia. Sulle pagine Facebook dei comitati si denuncia l’uso di lacrimogeni durante gli scontri. Dalle forze dell’ordine fanno sapere che, effettivamente, per evitare scontri fisici gli agenti hanno lanciato a mano alcuni lacrimogeni. Secondo quanto riferito dalla polizia una quarantina di manifestanti al presidio contro lo sgombero in via Vespri Siciliani avrebbero caricato i poliziotti presenti lanciando pietre, estintori e cassonetti.

Dopo gli scontri, i manifestanti hanno organizzato un corteo improvvisato che si è mosso per le vie del quartiere bloccando il traffico in più punti. È stata fermata per alcuni minuti la circonvallazione
della linea 95 da parte di una cinquantina di manifestanti, all’angolo tra via Gentile Bellini e piazza Pietro Frattini, in zona Lorenteggio. Nei prossimi giorni, la situazione potrebbe peggiorare considerato che il vertice in prefettura dovrà decidere della task force sugli sgomberi annunciata dal presidente Maroni. Un intervento che si prevede massiccio: il governatore aveva infatti parlato di 200 sgomberi nella prima settimana.

Ritrovati morti i due militari dispersi sul Gran Sasso

di Repubblica.it

Sono stati trovati morti entrambi i militari scivolati, durante un’escursione, in un dirupo sul Gran Sasso. I corpi sono stati individuati a 2.600 metri di quota. Si tratta di due giovani originari della Puglia in servizio attivo nel 9/o reggimento nella caserma Alpini dell’Aquila. Si chiamavano Giovanni De Giorgi, 26 anni, di Galatina (Lecce) e Massimiliano Cassa, 28 anni, di Corato (Bari). Forse alla base dell’incidente la nebbia in quota che avrebbe disorientato i due militari, partiti ieri mattina da Campo Imperatore, in una zona innevata. A causa delle avverse condizioni meteo, le salme dei due giovani non sono state ancora recuperate. Impossibile per l’elicottero del 118 avvicinarsi alla zona, a causa delle spesse nubi e del forte vento. Le squadre di soccorso, dopo aver assicurato i corpi in barelle ancorate al suolo, stanno tornando a piedi alla base, scendendo dal Gran Sasso dal versante teramano. Tra domani e dopodomani si tenterà di effettuare il recupero, se le condizioni del tempo dovessero migliorare.

I corpi sono stati individuati a Conca degli Invalidi, nel Vallone dei Ginepri. I due sono scivolati scivolati in un dirupo per circa 200 metri dalla via Normale, direzione Valle dei Ginepri. A quanto sembra, non erano dotati di ramponi.

I famigliari dei due alpini pugliesi – entrambi caporal maggiore – giunti nella notte nel capoluogo abruzzese sono stati ricevuti dai vertici del reggimento nella caserma. “È una grande tragedia, ci stringiamo tutti intorno alle famiglie – ha detto il tenente colonnello Pietro Piccirilli -. Erano due bravissimi ragazzi, motivati e preparati, orgogliosi della loro professione e di appartenere al corpo degli Alpini. Erano giovani esperti perché addestrati, non sappiamo cosa sia successo sul Gran Sasso dove erano andati per un’escursione, in un momento di libertà dal servizio”.

Il capo di Stato maggiore dell’esercito, generale di corpo d’armata Claudio Graziano, ha espresso a nome dell’esercito e suo personale “il più profondo cordoglio e sentimenti di vicinanza” ai familiari dei due giovani.

Le ricerche. L’allarme era stato dato alle 22 di ieri da un compagno dei due alpini che, non vedendoli arrivare, è andato a Campo Imperatore, dove ha trovato la loro automobile. La Centrale Operativa del Corpo Forestale dello Stato, del Comando regionale Abruzzo, ha inviato sul posto gli esperti del Soccorso Alpino della Forestale (Saf) dell’Aquila e ha allertato la base elicotteri del Cfs di Rieti. Verso le 2.30 il Saf- Cfs, assieme agli altri uomini delle squadre di soccorso, ha individuato, sulla via normale che conduce al Corno Grande, le chiavi dell’auto e i bastoncini, e ha orientato le ricerche in località Conca degli Invalidi-Vallone dei Ginepri.

Esperto: “Vetta sottovalutata”. “Le montagne abruzzesi spesso sono sottovalutate, anche da chi viene dal nord ed è abituato alle Alpi. Anche la via più facile può diventare fatale”. L’alpinista abruzzese Italo Fasciani, che lo scorso 3 ottobre ha raggiunto la vetta himalayana del Cho Oyu (8.201 metri), sesta montagna più alta del mondo e che sul Corno Grande del Gran Sasso ha svolto parte dell’allenamento per la sua impresa, mette in guardia sulle insidie della montagna. “Uno scivolone sul ghiaccio su un pendio di 40 gradi, quindi non così ripido e su cui si può ancora sciare – spiega l’esperto – fa prendere una tale velocità che è come saltare nel vuoto. Andare giù per 20, 50 o 100 metri e poi scontrarsi con le rocce produce danni inevitabili”. La via ‘Normale’ è una delle tre vie escursionistiche per arrivare in vetta al Corno Grande, riferisce Fasciani, ed è quella più facile. Poi c’è la via delle ‘Creste’ e la ‘Direttissima’ (questa sul versante aquilano e più complessa). “Prima di affrontare qualunque via in montagna – avverte infine l’esperto – è necessario conoscerla e aver fatto apprendistato”.