In provincia di Napoli ventitré omicidi nell’ultimo anno, ma non è faida

da Ministero dell’Interno

Comunione di intenti tra le forze politico istituzionali nella riunione in prefettura con il vicecapo della Polizia Cirillo e il sottosegretario all’Interno De Stefano

A seguito degli omicidi di camorra, che hanno interessato la provincia di Napoli nei giorni scorsi, si è svolto un summit ieri mattina in prefettura alla presenza del vice direttore generale della Pubblica Sicurezza Francesco Cirillo, del sottosegretario all’InternoCarlo De Stefano, del sindaco Luigi de Magistris, del presidente della regione Campania Stefano Caldoro e del presidente del Consiglio provinciale Luigi Rispoli.

Il vice capo della Polizia Cirillo ha scongiurato il rischio faida a Scampia: «Non siamo negli anni ’80 in cui il numero di delitti legati alla malavita era ben più elevato dei dati odierni», ha dichiarato. «Nei prossimi mesi – ha assicurato Cirillo – sarà impiegato il massimo sforzo per aiutare tutte le forze dell’ordine nella lotta alla criminalità: vogliamo dare un nome ed un cognome a chi commette questi atroci delitti».

È obiettivo comune, ha detto il prefetto di Napoli Andrea di Martino, «risolvere il vero nocciolo della questione: la spartizione del mercato della droga», provando a chiudere le piazze di spaccio di Scampia. I ventitré omicidi dell’ultimo anno, ha spiegato, «non riguardano solo il capoluogo partenopeo, ma sono distribuiti tra sette comuni della provincia di Napoli, fino a giungere all’omicidio di Terracina che ha superato i confini regionali».

Il sottosegretario Carlo De Stefano, in rappresentanza del ministro dell’Interno, ha riscontrato «grande sinergia d’intenti tra il ministero e le autorità locali». Ha rimarcato, inoltre, l’importanza di fare prevenzione: «l’arma più importante nelle mani dello Stato per sconfiggere il crimine». «Le misure di carattere sociale, con la scuola e l’educazione – ha aggiunto – devono essere le nostre risorse».

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