Una psichiatra di 53 anni, Paola Labriola, è stata uccisa lo scorso 4 settembre a Bari, all’interno dei locali che ospitano il SIM (Servizio di Igiene Mentale), in Via Casale, nel quartiere Libertà. L’omicidio si è consumato verso le 9.30 del mattino, nel corso di una visita, quando un uomo di 44 anni si è scagliato con ferocia contro la donna, colpendola in varie parti del corpo per ben 28 volte, con un coltello da cucina. L’assassino si chiama Vincenzo Poliseno ed è stato immediatamente fermato dagli Agenti delle volanti della Polizia, subito intervenuti sul posto, conducendo in Questura l’uomo e sequestrando l’arma del delitto.
Il presunto assassino, pur esente da problemi psichici, risulta essere un utente del SERT (servizio per la tossicodipendenza) e si è recato nella sede della circoscrizione Libertà verso le 7.30 del mattino pretendendo dei soldi. Per questo motivo era stato accompagnato al SIM, dove risultava essere paziente non abituale, per essere sottoposto ad una visita.
Vincenzo Poliseno, avrebbe preteso del denaro anche dalla psichiatra, ma il rifiuto della donna deve aver fatto scattare in lui la furia omicida, che poi ha completamente sfogato sulla 53 enne uccidendola con il coltello, molto probabilmente portato da casa. Le urla della dottoressa hanno richiamato l’attenzione dei colleghi, i quali sono entrati nella stanza in cui si stava svolgendo la visita e, accorgendosi di quello che stava accadendo, hanno immediatamente allertato il 118 ma, ormai, la dottoressa era in fin di vita.
Secondo alcuni testimoni presenti, al momento dell’aggressione, all’interno centro, si trovavano una decina di dipendenti, che ora sono tutti sotto choc: quattro medici, due assistenti sociali e tre infermieri. Anche il marito di Paola, lo psicologo Vito Calabrese, arrivato subito dopo l’aggressione è apparso sconvolto e ha rivelato “ non so se chi l’ha uccisa fosse un suo paziente, non l’ho vista mia moglie, non me l’hanno fatta vedere”. Sul luogo del delitto sono anche arrivati il sindaco di Bari Michele Emiliano, l’Assessore Regionale alla Salute Elena Gentile e il Direttore Generale dell’ASL di Bari Domenico Colasanto che in una dichiarazione ha affermato: “ avevamo avuto solo una segnalazione da questo centro, non lo consideravamo a rischio e non avevamo un servizio di vigilanza come invece succede per i pronto soccorso e i Sert, secondo me la vera causa di questa tragedia è il disagio sociale”.
E’ intervenuto anche il Presidente Del Tribunale per i Diritti e i Doveri (TDME) Mario Falconi, che ha voluto esprimere tutta la sua rabbia dicendo “ è un problema sottostimato che non gode della giusta attenzione, il fenomeno è in crescita a causa della crisi, della riduzione delle prestazioni sanitarie e del fatto che le persone sono sempre più esasperate. Chi lavora nei centri di Igiene Mentale è chiaramente più a rischio, il paziente con problemi psichici può sempre scoppiare in qualsiasi momento, ma ugualmente in pericolo sono anche i medici addetti ai dipartimenti di emergenza – urgenza dove c’è maggiore affollamento e le persone pensano sempre che il loro problema sia più grave di altri e per questo perdono le staffe facilmente “.
Molti sono i colleghi che ricordano Paola come una dottoressa impeccabile e molto professionale, in grado di lavorare sia da sola che in equipe e di maneggiare qualsiasi tipo di medicinale, tra cui anche il dott. Antonio Amendola, medico del Policlinico e Segretario Regionale dell’Aaroi (sindacato degli anestesisti), il quale ha affermato “conoscevo la dottoressa, ed era una collega molto disponibile, brava e soprattutto molto competente e sono certo che amasse profondamente il proprio lavoro “.
E’ assurdo pensare che Paola sia morta, lasciando il marito e due figli, semplicemente perché in un giorno come tanti altri si era recata sul posto di lavoro per svolgere quella professione che era parte della sua vita e a cui si dedicava con tanta passione. Forse questa storia, come tante altre, ci deve far riflettere sull’importanza della sicurezza sui luoghi di lavoro (qualunque esso sia), un argomento che molte volte viene sottovalutato, fino a quando poi si consumano tragedie come queste.





