Camorra: confiscati beni per oltre 90 milioni di euro

da Latinoday

È arrivata fino nel sud pontino, in particolare a Gaeta, l’operazione della Dia di Napoli – Direzione Investigativa Antimafia – che su disposizione del tribunale di Frosinone ha confiscato beni per oltre 90 milioni di euro ad aziende e personaggi contigui al clan dei Casalesi.

La confisca è considerata una delle più grosse ai danni delle organizzazioni camorristiche che operano nel Lazio e segue il sequestro beni ottenuto dai magistrati un anno fa; i personaggi colpiti dal decreto erano attivi nel Lazio per conto dei Casalesi, poi quando il clan ha cominciato a indebolirsi si sarebbero “messi in proprio”.

Fra i beni confiscati vi sono venti società, beni strumentali, immobili, mobili registrati, due ditte individuali, 26 fabbricati, 28 terreni, 19 veicoli tra cui tre Ferrari e 114 conti correnti, depositi e rapporti finanziari.

Camorra, confisca beni a Gaeta
„I beni si trovano oltre che a Gaeta anche a Castrocielo (Frosinone), Cassino (Frosinone), Campoli Appennino (Frosinone), Sora (Frosinone), Arce (Frosinone), Rocca di Mezzo (L’Aquila), Arpino (Frosinone) e a Roma.“

Manganelli: “Liberi tutti” grazie alla legge

da Polizia di Stato

“È stato grazie alle leggi dure che siamo riusciti ad  ottenere risultati straordinari alla lotta alla mafia. Grazie alla confisca dei beni mafiosi e all’uso di intercettazioni telefoniche e microspie  nelle indagini è stato possibile arrivare a scardinare i punti forti della criminalità organizzata”. È quanto affermato dal  capo della Polizia Antonio Manganelli intervenuto oggi pomeriggio a Roma, a palazzo Rospigliosi, alla presentazione del libro “Liberi tutti”  scritto dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.

L’incontro è stato moderato dal giornalista Lirio Abbate ed è intervenuto anche Walter Veltroni.

“Liberi tutti” è una lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia. “Muoiono di mafia non solo le vittime della criminalità, ma  tutti quelli che chiudono gli occhi davanti all’illegalità e all’ingiustizia”, ha sottolineato Pietro Grasso. “Ho voluto raccontare la mafia  ai ragazzi, e l’ho voluto fare parlando loro in modo semplice. È importante far capire alle nuove generazioni che è importante  parlare perché il silenzio è l’ossigeno della mafia”.