Delitto Lignano, ergastolo a Lisandra

lisandrada TGCOM24

La giovane cubana Lisandra Aguila Rico è stata condannata all’ergastolo per l’omicidio dei coniugi Burgato, massacrati nella loro villetta di Lignano Sabbiadoro la notte tra il 18 e il 19 agosto 2012. La sentenza è stata emessa dal gup Roberto Venditti del Tribunale di Udine al processo con rito abbreviato. La giovane non era in aula al momento della lettura della sentenza.

Alla scorsa udienza il pm Claudia Danelon aveva chiesto la condanna all’ergastolo per la ragazza, accusata del duplice omicidio in concorso con il fratello Reiver, che è rinchiuso nel carcere de L’Avana dopo che le autorità locali lo hanno condannato per il delitto a 20 anni di prigione.

Delitto Udine, da Sacher sms sessuale a ragazza

udineda Lettera43

Un sms a sfondo sessuale partito dal cellulare di Mirco Sacher verso quello di una delle due 15enni indagate per la sua morte. Sembrano assumere una direzione diversa le indagini sul caso del pensionato trovato morto in un campo e della cui uccisione si sono accusate due ragazzine.
Il rapporto tra il pensionato e le adolescenti, descritto all’esterno da tutti come quello «tra nonno e nipote» potrebbe dunque essere stato diverso. Un’ altra ‘tessera’ del puzzle è rappresentata dal fatto che, a quanto si è appreso, nelle settimane antecedenti il delitto di Sacher, una delle due 15enni indagate per la sua morte avrebbe incontrato un uomo in una zona di capannoni semi-deserti, poco distante dal campo di via Buttrio. Gli avrebbe sottratto 100 euro e poi sarebbe scappata. Con lei c’era anche un’altra amica, la stessa che pochi giorni prima dell’omicidio era andata con loro a casa di Sacher, in attesa dell’autobus per tornare a casa. La terza giovane risulta comunque estranea ai fatti.
NUOVO SOPRALLUOGO IN CASA DELLA VITTIMA. Questo elemento, hanno raccontato alcuni testimoni sfilati davanti agli agenti della squadra mobile di Udine, unito al messaggio a sfondo sessuale partito dal cellulare della vittima e indirizzato all’altra adolescente, avrebbe fatto prendere alle indagini una piega diversa da quanto si pensava all’inizio.
Alla luce delle novità emerse con l’analisi dei cellulari, gli avvocati Federica Tosel e Luigi Francesco Rossi sono attesi in settimana dalla ragazza per confrontarsi con lei. Intanto il 24 aprile, al gabinetto di polizia scientifica di Padova cominciano gli accertamenti tecnici irripetibili sui reperti posti sotto sequestro. Probabile che nei prossimi giorni gli investigatori tornino a fare un sopralluogo in casa della vittima.

Caso Ragusa, lungo interrogatorio per la segretaria-amante del marito

ragusada Corriere.it

I magistrati l’hanno ascoltata per più di tre ore in procura. Poi, assediata dai cronisti, Sara Calzolaio, 29 anni, la segretaria e amante di Antonio Logli, 50 anni, marito di Roberta Ragusa e unico indagato per il suo presunto omicidio, si è rifugiata in una chiesa aspettando per più di mezz’ora che l’assedio finisse. «Ai pm ho detto quello che c’era da dire», ha gridato ai giornalisti in lacrime. Sul contenuto delle dichiarazioni della donna il pm Aldo Mantovani mantiene un rigidissimo silenzio, ma qualche indiscrezione è comunque filtrata.

TRE TELEFONATE – Gli investigatori si sarebbero concentrati sulle tre telefonate che la notte della sparizione della Ragusa, quella tra il 13 e il 14 gennaio dello scorso anno, il marito Antonio Logli fece a Sara di nascosto alla moglie e con un telefono «segreto». La prima, intorno alle 22 di 50 minuti, la seconda di 40 minuti e infine l’ultima, poco dopo mezzanotte, di una trentina di secondi. Ed è proprio quest’ultima chiamata che gli inquirenti ritengono importante. Chi c’era all’altro capo del telefono, ancora Antonio Logli, oppure Roberta Ragusa che si sarebbe accorta quella notte del «tradimento» dell’ex amica?

IL NUMERO – Una delle ipotesi ruota, infatti, attorno proprio a quei pochi secondi. Roberta Ragusa avrebbe quella notte trovato il telefono del marito e avrebbe richiamato quel numero ascoltando poi dall’altro capo la voce di Sara. Solo supposizioni, se non illazioni, che Sara avrebbe smentito. «Ho parlato solo con Antonio Logli», avrebbe detto agli inquirenti, anche se su quell’ultima telefonata probabilmente ci sono ancora molti lati oscuri. Quando Sara Calzolaio è uscita dalla procura da un ingresso secondario con il volto semicoperto da una sciarpa, un cappellino e un cappuccio si è riparata dietro a un ombrello e in quel momento, secondo un’agenzia Ansa, avrebbe colpito fotografi e cameramen per farsi spazio. Poi, dopo essersi rifugiata in una chiesa, ha urlato ai giornalisti: «Non avete rispetto per dei bambini (riferendosi ai figli di Logli e Roberta Ragusa dei quali è stata anche la baby sitter ndr), voi siete solo degli avvoltoi». La giovane ha poi definito «mostri» le croniste presenti e ha risposto di «essere sola» a chi le chiedeva chi l’aveva accompagna in procura. La donna è rimasta nella chiesa per mezz’ora, insieme uomo con un bambino incontrato all’esterno, aspettando che cronisti e fotografi se ne andassero.

La laureata delle Bestie di Satana chiede la grazia

elisabettada Corriere.it

Ci ha riflettuto a lungo e poi ha deciso che la sua nuova vita potrebbe passare anche da lì. Da una lettera indirizzata al presidente della Repubblica per chiedere la grazia. A scriverla e inviarla a Giorgio Napolitano è stata, nel periodo di Natale, Elisabetta Ballarin, condannata a 22 anni per concorso nell’omicidio di Mariangela Pezzotta, uccisa il 24 gennaio del 2004, a 24 anni, dalle Bestie di Satana. Elisabetta Ballarin allora di anni ne aveva 18. E dal giorno della condanna si trova nel carcere di Verziano. In cella non ha perso tempo: prima lo studio in carcere, poi all’Accademia bresciana d’arte di Santa Giulia. Nove anni di detenzione si sono tradotti, nell’autunno scorso, in una laurea triennale da 110 e lode in didattica dell’arte e in un ulteriore biennio specialistico in grafica e comunicazione. Non solo: con altre due studentesse, si è aggiudicata una borsa di studio promossa dal Comune di Brescia con il progetto «Museo Vivo», finalizzato a creare itinerari didattici nel museo di Santa Giulia. Ma è stato un percorso «molto complesso» ammette lei, cauta e decisa. Capelli sciolti, pantaloni e camicia bianca, ringrazia chi le è stato vicino. «Ho incontrato persone splendide, senza il loro appoggio non sarei riuscita ad arrivare dove sono arrivata». Al passato nessun accenno, come pure alla grazia. Il suo futuro, invece, Elisabetta cerca di intravederlo, con prudenza. «Mi piacerebbe continuare a lavorare nel mondo dell’arte, sarebbe un sogno, ma faccio del mio meglio, cerco di impegnarmi giorno dopo giorno, non guardo troppo in là…».

Chi l’ha conosciuta assicura sia maturata anche nell’animo. «Ha capito i suoi errori, vuole rifarsi una vita» conferma il suo avvocato, Francesca Cramis. A darle fiducia anche il sindaco di Brescia Adriano Paroli, che ha sottoscritto la lettera di appoggio alla richiesta di grazia presentata dall’associazione Carcere e territorio, «che lavora affinché la pena sia rieducativa e consenta il reinserimento». Per Paroli si tratta di un caso da «valorizzare» in questo senso: «Non sta a noi giudicare quanto è giusto che paghi questa ragazza che ora ha solo voglia di partecipare alla costruzione della nostra società». E se il preside dell’accademia, Riccardo Romagnoli, l’ha definita «una studentessa che ha saputo inserirsi in maniera notevole», il presidente dell’associazione Carcere e territorio, Carlo Alberto Romano, precisa che «nessuno sta mettendo in discussione l’entità della pena comminata, ma lei ha accelerato i tempi». Non a caso nella lettera indirizzata a Napolitano chi ha lavorato con lei rileva «il suo percorso di reinserimento, contrassegnato da una revisione critica e profonda, da una grande autoresponsabilizzazione e dall’acquisizione di strumenti culturali che la aiuteranno a costruirsi un futuro», nell’auspicio «che la pena possa finire prima perché il fine rieducativo, stavolta, è già arrivato».

L’immagine dell’arresto di Elisabetta sembra lontanissima: «Era solo una ragazzina. Nella compagnia sbagliata – ricorda il sindaco Paroli – e quando si sbaglia così giovani è ancora più doveroso dare un’altra possibilità. Perdonare spetta ad altri». A Silvio Pezzotta, padre di Mariangela, per esempio. Che ancora una volta compie un atto di coraggio: «Anche lei è una vittima delle Bestie di Satana – dice – ed è giusto possa rifarsi una vita».