La polizia di stato ha messo in atto una importante operazione
contro le attività della “ndranheta” nel reggiano. Sono state coinvolte la squadra mobile della Questura di Reggio Emilia, S.I.S.C.O., la Squadra Mobile di Bologna e Crotone coordinati con la Guardia di Finanza. I comuni interessati sono stati quelli di Parma, Reggio Emilia e Crotone. Si parla di un collegamento nord sud ben radicato e operativo. I risultati sono stati 5 arresti e quasi 20 perquisizioni sul territorio. Le indagini sono state lunghe e complesse coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Beatrice Ronchi e hanno portato alla richiesta dei provvedimenti da parte della Procura
della Repubblica di Bologna – Direzione Distrettuale Antimafia. I reati contestati rientrano nell’articolo 416 bis c.p. e interessano soggetti che pare appartengano alla “ndrangheta” e abbiano come base operativa la città di Reggio Emilia. Si parla di attività criminali che vanno dall’estorsione, furti, ricettazione e truffe effettuati con metodo mafioso. Il gruppo criminale (denominato “arabia”) disponeva di ingenti quantitativi di armi con le quali metteva in atto le proprie attività illecite attraverso l’utilizzo della violenza e con atti intimidatori. Le armi venivano custodite nei posti più disparati con l’ausilio di complici legati a vario titolo al gruppo. Il boss a capo dell’associazione malavitosa era stato già condannato per associazione a delinquere ma la sentenza era passata in giudicato. L’uomo aveva perso, tra le altre cose, il fratello in una guerra di mafia in Calabria. Un secondo canale di indagine è stato portato avanti dalla guardia di finanza reggiana e riguarda l’emissione di fatture false per operazioni inesistenti. Ulteriori approfondimenti investigativi, svolti con l’ausilio della Guardia di Finanza di Reggio Emilia, hanno permesso di ricostruire numerose frodi fiscali, confermando, ancora una volta, come il sodalizio operante in Emilia sia anche specializzato nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti che hanno sfiorato, a detta degli inquirenti, i 2 milioni di euro coinvolgenti diverse società attualmente poste sotto sequestro.
Direttore Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato




