Imprenditore si impicca nella sua azienda a Padova

croce rossada Ansa.it

Un imprenditore si è tolto la vita impiccandosi in un ufficio della azienda tipografica-editoriale, nella zona industriale di Padova.

Il corpo dell’uomo, 64 anni, e’ stato trovato dagli operai dell’azienda che hanno chiamato i carabinieri di Padova.

Secondo quanto si è appreso, l’imprenditore ha lasciato alcuni scritti nei quali fa ricondurre la sua decisione di suicidarsi a motivi finanziari e di salute. 

“Una montagna di debiti”: così Mario Grillo, amministratore unico, inquadra la situazione finanziaria dell’azienda tipografica-editoriale di Padova, il cui titolare e fondatore , assieme al fratello, si è ucciso stamani. L’uomo, Giorgio Zanardi, è stato trovato con una corda legata al collo, dentro la sua azienda, poco lontano dal suo ufficio. Sul tavolo un biglietto che parlava di ragioni economico-finanziarie all’ordine del suo gesto. L’azienda in pochi anni era passata da 300 a 110 dipendenti (la stragrande maggioranza dei quali oggi in cassa integrazione) e proprio pochi giorni fa, il 9 gennaio, aveva presentato richiesta di concordato. L’imprenditore lascia una moglie e due figlie, entrambe dipendenti dell’azienda di famiglia ed entrambe in cassa integrazione. A trovare l’uomo privo di vita è stato questa mattina il capo reparto. Sul posto sono immediatamente intervenuti i sanitari del Suem, i carabinieri di Padova e i vigili del fuoco.

Roma, catturato detenuto evaso da Rebibbia; caccia all’altro fuggitivo

rebibiada Agi.it

E’ stato arrestato uno dei due detenuti evasi ieri dal carcere di Rebibbia a Roma. Lo comunica la Fns (Federazione Nazionale Sicurezza) Cisl Lazio spiegando che si tratta del detenuto Giampiero Cattini, 42 anni. L’arresto e’ avvenuto ad opera della polizia con l’ausilio di 2 Sottufficiali della Polizia Penitenziaria della 3ˆ CC Rebibbia-Roma.

L’altro detenuto, Sergio Di Paolo, risulta ancora evaso. E’ quindi durata poche ore la fuga di Cattini Gianpiero. L’arresto – riferisce la Questura della capitale – e’ avvenuto ieri sera ad opera degli agenti della Squadra Mobile di Roma, in collaborazione con i colleghi del Commissariato di San Basilio, il servizio di polizia scientifica della Polizia di Stato e personale della Polizia Penitenziaria. L’uomo per tutta la giornata di ieri ha cercato rifugio presso i suoi vecchi contatti che lo hanno portato in varie zone del Lazio ma gli investigatori della squadra mobile sono riusciti a seguire tutte le sue tracce sino ad individuarlo con sicurezza. Sentitosi braccato, Cattini si e’ rivolto come ultima speranza ad uno dei suoi familiari ma la rete tesa dagli investigatori non gli ha lasciato margini.
Avuta la certezza della presenza dell’evaso all’interno di una abitazione, e’ scattato il blitz. Anche in tale occasione l’uomo ha cercato di sfuggire alla cattura tentando una fuga durata pochi istanti.

Ragazza di 14 anni suicida, istigata da coetanei sui social network

socialda Ansa

La ragazzina 14enne che si è suicidata domenica pomeriggio lanciandosi dal tetto di un albergo abbandonato di Cittadella aveva più volte manifestato le sue intenzioni autolesionistiche sulle pagine virtuali del social Ask.fm, ricevendo da alcuni coetanei, in più occasioni, l’invito a mettere in pratica le sue intenzioni.

Tra i messaggi al vaglio ora degli investigatori, come scrivono i giornali locali, quelli che riportano veri e propri insulti (da ”Sei una t…” a ”Ti odio” e ”Fai schifo come persona”), ma soprattutto quelli che paiono invitarla a farla finita. Uno di questi, lapidario, dice: ”ucciditi”, un secondo riporta il link del trailer cinematografico ‘Suicide room’. Ask.fm, che offre la possibilità di scrivere domande sul profilo degli altri membri in assoluto anonimato, seguendo gli amici senza che loro lo sappiano, era finito al centro delle polemiche l’estate scorsa dopo il suicidio di una giovane 14enne inglese che si sarebbe tolta la vita a causa di insulti e inviti all’autolesionismo scritto sul suo profilo del social.

Procura Padova apre inchiesta  – Cambio di rotta della Procura di Padova sul suicidio della 14enne morta domenica a Cittadella. Il magistrato, che inizialmente sembrava aver escluso questa possibilità, ha apertura un fascicolo ‘per atti relativi’ sulla morte della ragazzina. L’inchiesta porta la firma del pm Roberto D’Angelo. Un fascicolo senza indagati, e al momento senza un preciso capo d’accusa che, in ipotesi, viste le incitazioni ad uccidersi rivolte alla 14enne sul social ‘Ask.fm’, potrebbero andare dai maltrattamenti all’istigazione al suicidio.

Roma: Commissariato Appio di Via Botero. Massima efficienza per garantire il miglior servizio al cittadino

romada Umberto Buzzoni – direttore Mensilepoliziadistato

Come i nostri lettori più attenti avranno certamente notato, la redazione del Mensilepoliziadistato è molto attenta a segnalare periodicamente casi in cui, e ci fa piacere dirlo, le cose in Italia, ed in particolar modo nelle pubbliche amministrazioni, funzionano davvero.

E lo facciamo oggi raccogliendo alcune segnalazioni positive che ci sono giunte dai nostri lettori capitolini in merito all’efficienza del Commissariato Appio di Via Botero.

Pratiche per passaporti, porto d’armi e quant’altro,  nonostante l’aumento del flusso d’utenza dovuto ad un incremento della popolazione,  vengono evase in tempi strettissimi grazie all’alta professionalità degli operatori ed all’impegno ed all’esperienza dell’Ispettore capo Stefano Macchi che, in quanto responsabile dell’amministrativa del Commissariato Botero, continua a garantire  un ottimo servizio ai cittadini senza lascare mai pratiche inevase e dando il massimo dell’assistenza e del servizio.

poliziaFacciamo anche noi i complimenti all’Ispettore Capo Stefano Macchi ed invitiamo i nostri lettori a segnalarci altri casi di buon funzionamento della pubblica amministrazione.

‘Ndrangheta, blitz polizia-Fbi tra l’Italia e gli Usa: numerosi arresti

poliziada TGCOM24

Centinaia di uomini della polizia e dell’Fbi hanno eseguito in diverse regioni italiane e negli Stati Uniti 26 tra arresti e fermi nei confronti di soggetti legati alla ‘ndrangheta e a famiglie mafiose americane. Gli arrestati sarebbero responsabili di un traffico internazionale di droga. In corso anche decine di perquisizioni. Alcuni degli arrestati a New York avevano legami con la storica famiglia mafiosa dei Gambino.

Dei 26 provvedimenti restrittivi, otto sono destinati a persone residenti negli Stati Uniti, e 18 in Italia. Oltre 40 le persone indagate. Tra gli arrestati figurano Francesco Ursino, considerato a capo dell’omonima cosca di Gioiosa Ionica e figlio del boss Antonio (già in carcere), e Giovanni Morabito, nipote del boss Giuseppe detto “u’ tiradrittu”, storico padrino della cosca egemone nella zona ionico-reggina, anch’egli detenuto.

L’obiettivo dell’organizzazione era, secondo gli investigatori, quello di aprire un ponte tra la Calabria e gli Stati Uniti, per consentire alle ‘ndrine e alle famiglie mafiose americane di creare un nuovo canale per il traffico di droga tra le due sponde dell’oceano, puntando a conquistare, nel tempo, il posto occupato per anni dai clan di Cosa Nostra.

Gli arresti e i fermi sono stati eseguiti dagli uomini della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo della polizia di Stato nelle province di Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Torino, Benevento, Catanzaro e a New York negli Stati Uniti. L’inchiesta, denominata “New Bridge” (nel 2008 l’operazione “Old Bridge” svelò le connessioni nel traffico di droga tra le famiglie mafiose siciliane e quelle di oltreoceano) e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, è nata due anni fa grazie alla collaborazione tra la polizia italiana e le autorità americane, resa possibile dal protocollo tra Italia e Stati Uniti in base al quale è previsto lo scambio di investigatori esperti nella lotta alle organizzazioni mafiose. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati oltre otto chili di droga a New York e Reggio Calabria.

Gallarate, fuga finita: preso Domenico Cutrì

cutrida TGCOM24

I carabinieri hanno posto fine all’evasione di Domenico Cutrì, l’ergastolano fuggito dal tribunale di Gallarate (Varese) dopo una sanguinosa sparatoria in cui ha perso la vita il fratello Antonino.

Cutrì è stato preso non distante dalla zona in cui è verificata l’evasione. Era fuggito lunedì scorso, intorno alle 15, quando un gruppo armato era entrato in azione davanti al tribunale di Gallarate dove l’ergastolano doveva sostenere un processo.

Ad entrare in azione per catturare l’ergastolano Domenico Cutrì e l’uomo che si trovava con lui sono state le teste di cuoio dei carabinieri del Gis (Gruppo intervento speciale). A individuare il covo erano invece state le indagini dei carabinieri di Varese, Milano e del Ros (Raggruppamento operativo speciale). La pistola 375 magnum che Mimmo Cutrì aveva con sè aveva il colpo in canna, ma gli investigatori lo hanno sorpreso nel sonno e non è stato in grado di usarla.

Il covo dell’evaso: come un animale braccato – All’interno del covo dove è stato catturato, c’erano generi alimentari, pacchi di pasta e scatolette di tonno, sparsi a terra, davanti al divano dove dormivano l’ergastolano e il suo complice Luca Greco. Sul pavimento anche copie di quotidiani come ‘Il Giorno’ e ‘La Prealpina’ con la cronaca dell’evasione. Cutrì aveva a disposizione una palazzina in ristrutturazione di due piani in via Villoresi, poco lontano dal centro di Inveruno (Milano) e dalla casa dove vivono i genitori. Le porte delle stanze sono state sfondate.

Trovate centinaia di videocassette – Cutrì viveva in condizioni di degrado, e per cucinare utilizzava un fornelletto da campeggio. Il cortile dove si trova la palazzina è circondato da altre case ma, come raccontano alcuni residenti, nessuno si sarebbe accorto di movimenti sospetti. Nell’iniziale covo di Cellio, nel vercellese, i carabinieri hanno trovato centinaia di videocassette a dimostrazione che Domenico Cutrì aveva intenzione di passarvi molto tempo. L’uomo è stato definito un “maniaco” della sicurezza dei covi (era stato latitante anche in passato). Nell’abitazione della sua famiglia è stato trovato uno scatolone di telecamere.

Trasferito a Opera con il fratello –
Cutrì e il fratello più giovane, Daniele, che è accusato di avere fatto parte del commando che l’aveva liberato, sono stati trasferiti nel carcere milanese di Opera. I due si trovano in un settore ad alta sicurezza. Domenico Cutrì, da quando i carabinieri del Gis hanno fatto irruzione nel suo ultimo covo, dopo esser stato arrestato, si è chiuso nel silenzio.

La Cancellieri si complimenta – Il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, ha telefonato al comandante dell’Arma dei Carabinieri, generale Leonardo Gallitelli, per complimentarsi per la cattura di Domenico Cutrì. “Il ministro – dice una nota – ha ringraziato tutte le forze di Polizia e la magistratura per collaborazione che ha portato alla rapida conclusione della fuga e anche alla cattura dei complici”.

Alfano: “Importantissimo segnale per i cittadini” – L’arresto di Domenico Cutrì “è un importantissimo segnale per i nostri cittadini, perché dimostra che la sicurezza è sempre al primo posto”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. “E’ stata una settimana di grande sacrificio per tutti – ha aggiunto il ministro – che però ha prodotto degli ottimi risultati”.

Procuratore alla famiglia Cutrì: “Un morto e due in carcere bastano” – Il procuratore di Busto Arsizio, Gianluigi Fontana, ha replicato alle dichiarazioni dei familiari di Domenico Cutrì che giorni scorsi si erano detti contenti che il figlio fosse libero. La madre, in una intervista lo aveva anche invitato a non costituirsi. “Voglio fare un appello ai familiari di Cutrì – ha detto il magistrato -. Lo Stato è forte e il suo lavoro non è finito. Un figlio morto e due in carcere bastano”.

Un testimone: assistito all’irruzione, ho avuto paura – “Ho sentito un forte rumore, nel pieno della notte, e mi sono svegliato: poi mi sono affacciato alla finestra e ho visto i carabinieri che facevano irruzione”. Questo il racconto di un pensionato che vive nell’appartamento di fianco alla palazzina dove si trovava il covo dell’evaso Domenico Cutrì, bloccato dai Gis dei carabinieri in una palazzina in ristrutturazione a Inveruno (Milano). “Ho avuto molta paura – ha proseguito – Non mi sarei mai aspettato che l’evaso si nascondesse proprio di fianco a casa mia – ha concluso – non ho mai sentito rumori strani e, solo una volta, ho visto una persona che portava all’interno uno scatolone con dei generi alimentari”.

Mandante di un omicidio – Domenico Cutrì, 32 anni, era stato condannato in appello all’ergastolo come mandante dell’omicidio di un polacco che aveva insidiato la sua fidanzata. Del commando che lo ha liberato facevano parte, secondo quanto accertato dai carabinieri, i suoi fratelli Antonino, 30 anni, ucciso nel conflitto a fuoco con gli agenti della Polizia penitenziaria, e Daniele, 23 anni, fermato due giorni fa. Altri tre componenti del commando erano stati fermati a Cellio (Vercelli) dove era stato allestito un covo e un quarto a Napoli. In carcere si trova anche la compagna di Antonino Cutrì, Carlotta Di Lauro, accusata di aver fornito supporto logistico all’evasione.

Napoli,scoperta “zecca” clandestina

finanzada TGcom24

Gli uomini della guardia di finanza hanno scoperto a Torre Annunziata (Napoli), nel retrobottega di un negozio di alimentari, un laboratorio clandestino per la stampa di banconote false. Due persone sono state arrestate.

Nella “stamperia” sono stati sequestrati biglietti falsificati da 10 e 50 euro, già pronti, per 1,8 milioni di euro ma il materiale in corso di stampa avrebbe consentito lo spaccio di almeno tre milioni di euro falsi.

Roma, 22enne ucciso per strada

romada TGCOM24

Un uomo di 22 anni, Edoardo Di Ruzza, è stato ucciso a Roma nel quartiere periferico di Tor Vergata.

Contro di lui sono stati esplosi almeno sei colpi di pistola da due persone a bordo di una moto, che sono poi scappate.

Di Ruzza, che aveva precedenti per droga, era stato già arrestato tre anni fa dai carabinieri per porto abusivo di armi. Sulla vicenda indaga la polizia.

Gli inquirenti, vista anche la dinamica del delitto, pensano a una esecuzione, forse a un regolamento di conti.

Ergastolano evaso nel Varesotto, presi quattro membri del commando

ergastolanoda Help Consumatori

Sono state fermate le tre persone interrogate nella notte nella caserma dei carabinieri di Gallarate (Varese) in relazione all’assalto al furgone della polizia penitenziaria per liberare Domenico Cutrì.

I tre erano residenti nell’hinterland milanese. Una quarta persona, un pregiudicato residente da tempo nel milanese ma di origini napoletane, è stato fermato nel capoluogo campano. Facevano tutti parte del commando entrato in azione lunedì.

Il fermo operato dai carabinieri di Gallarate è stato deciso dopo l’interrogatorio durato tutta la notte, durante il quale hanno negato qualsiasi addebito. A carico dei tre, tutti trentenni residenti nell’alto milanese tra Inveruno e Magenta, i Cc hanno raccolto “gravi elementi di colpevolezza”. Sono stati quindi trasferiti nel carcere di Busto Arsizio. Uno di loro ha importanti precedenti pensali. I tre, che si stavano nascondendo nel Vercellese, hanno cercato di coprirsi il volto per non farsi fotografare e riprendere dalle telecamere. Uno di loro si è coperto il volto con l’ordinanza di fermo.

Il quarto fermo a Napoli – Una quarta persona è stata invece fermata a Napoli. Si tratta di un pregiudicato di origini napoletane, Aristotele Buhne, che da tempo abitava a Turbigo, nel Milanese. L’uomo, di 31 anni, è stato bloccato all’uscita del cimitero di Portici dove si era recato da solo per portare dei fiori sulla tomba del nonno.

Ricercato anche terzo fratello Cutrì – Tutti e quattro sono sospettati di aver fatto parte del gruppo armato entrato in azione per liberare Domenico Cutrì. Oltre ad Antonio Cutrì, deceduto nel corso dell’assalto, avrebbe partecipato all’azione anche l’altro fratello, Daniele, 23 anni, irreperibile dal giorno dell’evasione del fratello. Inoltre sono in corso le ricerche della fidanzata di Antonino Cutrì. La donna, scomparsa insieme al figlio di 5 anni, è sospettata di aver avuto un ruolo nell’evasione dell’ergastolano. Altre persone vicine ai Cutrì potrebbero aver avuto, invece, un ruolo logistico nella vicenda.

Le indagini si concentrano in Piemonte – Le accuse per i quattro fermati sono di procurata evasione, detenzione e porto di armi da guerra e clandestine. Le indagini dei carabinieri si concentrano in Piemonte, dove sarebbero anche state trovate tracce del passaggio dei fuggitivi. I Cutrì potrebbero avere utilizzato più di un covo, temendo che quello individuato inizialmente potesse essere “bruciato” dalle ricerche dei Cc.

Camorra: nel 2013 confische per 146 milioni di euro

camorrada Agi.it

Ammonta a oltre 146 milioni di euro il valore complessivo dei beni confiscati ai clan di camorra dalla direzione investigativa antimafia di Napoli, guidata da Giuseppe Linares, insieme alla sezione operativa di Salerno. I beni sequestrati raggiungono un valore superiore a 53 milioni di euro. I risultati sono frutto di un’intensificazione delle indagini sul fronte economico-finanziario sulla criminalita’ organizzata campana che hanno portato all’applicazione di misure di prevenzione personale patrimoniale da parte delle sezioni dedicate dei tribunali. Nel corso dell’anno, arrestate 19 persone con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Arresto eccellente, quello di Danilo Restivo per l’omicidio Elisa Claps. Sul fronte delle attivita’ di controllo sugli appalti il centro operativo di Napoli, sempre insieme alla sezione di Salerno, ha sottoposto a monitoraggio 1046 societa’ tra Campania, Abruzzo e Molise. Tra gli accessi ai cantieri, ci sono anche quelli nell’area archeologica di Pompei per controlli legati ai restauri di alcune domus avviati nell’ambito del grande progetto Pompei, finanziato con 105 milioni di euro dall’Unione Europea.

DIA SEQUESTRA BENI A CLAN CASALESI PER 3 MILIONI

La Direzione investigativa antimafia di Napoli, in esecuzione di diversi decreti emessi dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha sequestrato beni a tre esponenti di spicco del clan dei Casalesi, per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro. Un primo provvedimento di sequestro riguarda Vincenzo Abbate, 60 anni, legato al gruppo del boss Michele Zagaria, imprenditore nel settore calcestruzzo, destinatario di una misura cautelare nel 2006; a lui sono state sequestrate tre societa’ nel Casertano, tra cui una immobiliare e una di autotrasporti. A Giuseppe Granata, 50 anni, anch’egli nel gruppo di Zagaria, sequestrato un immobile a Teverola. Sigilli ad un immobile anche per Pasquale Fontana, 52 anni, cugino di primo grado del boss Zagaria, che si e’ sempre occupato di investire il denaro delle attivita’ illecite al nord Italia per acquistare immobili anche attraverso imprenditori che facessero da prestanome. (AGI) .