Sardegna, trovato cadavere di donna senza testa sulla spiaggia

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Il cadavere di una donna, senza testa, è stato ritrovato nella notte sulla spiaggia di Scivu, nel Comune di Arbus (Medio Campidano), sulla costa sud-occidentale della Sardegna. Il corpo sarebbe stato portato dalle onde del mare. Dai primi riscontri del medico legale la morte potrebbe risalire a circa due-quattro mesi fa.

A scoprire il corpo sono stati i carabinieri della compagnia di Iglesias, intervenuti dopo una segnalazione al 112. Sul posto sono giunti anche gli uomini della Capitaneria di porto di Oristano. I militari hanno avviato le indagini per cercare di ricostruire quanto accaduto. Su disposizione dell’autorità giudiziaria è stata posta sotto sequestro la salma e disposta l’autopsia.

Dall’esame medico legale si dovrebbero stabilire le cause del decesso e le modalità, mentre dall’esame del Dna si dovrebbe risalire all’identificazione della vittima, probabilmente straniera. Intanto sono state attivate le procedure che interessano le Capitanerie di porto italiane, francesi e spagnole per appurare se negli ultimi giorni sono state lanciate da comandanti di imbarcazioni degli sos per persone cadute in mare.

La mancanza della testa dovuta all’aggressione dei pesci – Il cadavere  della donna potrebbe non avere la testa a causa dell’azione del mare e della sua fauna. La parte mancante potrebbe essere stata strappata dopo che la fauna marina ne ha distrutto i tessuti molli. Il lavoro di identificazione risulta ancora molto difficile poiché il cadavere è in avanzato stato di saponificazione.

Sul corpo non ci sono segni di violenza – Sul cadavere della vittima non sarebbero stati riscontrati segni di violenza. Per i medici legali potrebbero essere stati cancellati dall’azione del mare o comunque essere stati nelle parti mancanti (come un eventuale colpo di pistola).

Marghera, donna muore travolta dal rimorchio di un tir guidato dal figlio

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Una donna è morta in un incidente accaduto in via dell’Azoto, a Marghera (Venezia). E’ finita sotto il rimorchio di un tir in manovra guidato dal figlio. Sul posto sono stati chiamati i vigili del fuoco, ma quando la squadra è giunta la vittima era già deceduta. I due si erano lasciati in ufficio dopo il disbrigo di alcune pratiche nell’azienda di trasporti del figlio.

L’uomo stava preparando il tir con il rimorchio sul piazzale della ditta e non si sarebbe accorto della madre che usciva. La tragedia è avvenuta verso le 19 nel cortile della sede della “Bottazzo eredi Walter”, azienda a conduzione familiare che si occupa di trasporti e logistica.

Secondo il quotidiano La Nuova Venezia, “pochi minuti prima due contitolari, figlio e mamma, avevano finito di preparare i documenti per la spedizione”. Il mezzo era stato messo in moto dal figlio che aveva iniziato a fare manovra nel cortile. Non si capisce se la donna si sia fermata per sbrigare altro formalità oppure per un malore. Il figlio non l’ha più vista presumendo che lei fosse tornata in ufficio e ha mosso l’autoarticolato, ma il rimorchio ha colpito la donna, investendola e schiacciandola.

Ilva:Pm Taranto chiedono processo per 53, anche Vendola

ROMA: RIUNIONE NAZIONALE DI SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA' CON NICHI VENDOLAda Ansa.it

La Procura della Repubblica di Taranto ha chiesto all’ufficio del gip il rinvio a giudizio per 50 persone e tre società nell’inchiesta sul disastro ambientale che sarebbe stato causato dall’Ilva. Tra coloro che rischiano il processo, oltre alla famiglia Riva, c’è il governatore della Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata.

La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal procuratore, Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e dai sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano, riguarda tutti i 53 indagati ai quali il 30 ottobre scorso era stato notificato dalla Guardia di finanza di Taranto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Oltre ad Emilio, Fabio e Nicola Riva e a Vendola, la richiesta riguarda vertici vecchi e nuovi dell’Ilva prima del commissariamento, un assessore regionale (Lorenzo Nicastro), un deputato ed ex assessore della Puglia (Nicola Fratoianni), consiglieri regionali, l’ex presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido, il sindaco del capoluogo ionico, Ippazio Stefàno, dirigenti e funzionari ministeriali e della Regione Puglia, un poliziotto, un carabiniere, un sacerdote, nonché uno stuolo di dirigenti ed ex dirigenti del Siderurgico tarantino. Tra questi figurano i cosiddetti ‘fiduciari’, cioè un gruppo di persone non alle dipendenze dirette dell’Ilva che però in fabbrica, secondo l’accusa, avrebbe costituito un ‘governo-ombra’ che prendeva ordini dalla famiglia Riva. Ad 11 indagati la Procura contesta il reato di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale e a reati contro la pubblica amministrazione, nonché l’avvelenamento di acque e sostanze alimentari. Tra le imputazioni, anche quella di omicidio colposo per due ‘morti bianche’ all’Ilva.

Milano, madre e figlio sgozzati: arrestato l’omicida, ha confessato

milanoda TGCOM24

Un 37enne è stato fermato per l’omicidio della dominicana Libanny Mejia e di suo figlio Leandro, 3 anni e mezzo, sgozzati martedì a Milano. Il fermato, Victor Hugo Menjivar, è un salvadoregno amico di famiglia della vittima che ha confessato il duplice delitto dopo un lungo interrogatorio davanti al procuratore aggiunto Alberto Nobili e al pm Gianluca Prisco. Pare che l’omicida avesse tentato delle avance nei confronti della donna, venendo però respinto.

Stando a quanto ricostruito, il salvadoregno, amico della donna, sposato e con un altro figlio in arrivo, era andato a cena lunedì a casa di lei portando anche suo figlio che giocava spesso con il bimbo della dominicana. La donna era anche amica della moglie del fermato.

Dopo aver mangiato e bevuto, e mentre i bimbi erano in un’altra stanza, l’uomo ha iniziato a tentare un approccio sessuale con lei, ma è stato respinto. Ha insistito a lungo e all’ennesimo rifiuto ha preso un coltello dalla cucina. La donna allora ha cercato di salvarsi la vita offrendosi a lui, ma l’uomo, che come ha detto agli inquirenti aveva perso la testa ed era molto ubriaco, a quel punto l’ha sgozzata.

Ha cercato poi di nascondere il cadavere dietro al divano per non farlo vedere ai bambini, che intanto avevano sentito le urla. Poi la decisione di sgozzare anche il figlio di lei. Dopo il duplice omicidio è uscito dalla casa e ha gettato il coltello in via Primaticcio e, dopo la confessione, l’ha fatto ritrovare agli investigatori.

Tra i particolari emersi dall’interrogatorio è che il fermato quella sera aveva bevuto più di 20 birre. L’uomo avrebbe poi detto agli inquirenti di aver ucciso il piccolo Leandro perché era un testimone scomodo, in quanto aveva visto il 37enne uccidere la donna.

I pm hanno chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere con le accuse di duplice omicidio volontario aggravato dai motivi abietti e futili e dal fatto che il secondo omicidio, quello del bimbo, è stato commesso per cercare di sfuggire alle responsabilità per il primo. Ora spetterà al gip interrogare il fermato e decidere sulla convalida e la misura cautelare.

‘ndrangheta, blitz della polizia: decine di arresti in Lombardia

blitzda TGCOM24

La polizia ha eseguito circa trenta arresti in Lombardia e in altre regioni italiane al termine di un’indagine nei confronti di presunti appartenenti alla ‘ndrangheta operanti in Brianza. Perquisizioni e sequestri di beni mobili, immobili e società per un valore di decine di milioni di euro.

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, riciclaggio, usura, estorsione, corruzione, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni e società.

L’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe più volte fatto ricorso all’intimidazione e alla violenza mentre in più occasioni sarebbe intervenuta per pacificare i dissidi sorti all’interno della stessa ‘ndrina “locale” o con altre organizzazioni criminali.

A Seveso una vera e propria banca clandestina – Nell’ambito delle indagini, gli investigatori hanno scoperto a Seveso (Monza) una vera e propria banca clandestina, in cui venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell’usura, grazie ad un’ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari.

I capitali accumulati, hanno inoltre accertato gli inquirenti e gli investigatori, oltre ad essere esportati in Svizzera e a San Marino venivano reimpiegati dall’organizzazione attraverso l’acquisizione di attività economiche nel settore edilizio, negli appalti e nei lavori pubblici, nei trasporti, nella nautica, nelle energie rinnovabili e nella ristorazione.

Secondo gli inquirenti, inoltre, i membri dell’organizzazione avevano anche organizzato una raccolta di denaro per sostenere i familiari di ‘ndranghetisti detenuti.

Allarme antrace Agenzia Entrate Reggio Emilia

agenziada Ansa.it

Allarme antrace ieri mattina all’Agenzia delle entrate di Reggio Emilia. Negli uffici è arrivata una lettera con offese e minacce all’Ente e una bustina trasparente contenente polvere bianche con scritto sopra “Antrace per voi”.

Sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno inviato la busta all’Arpa di Bologna per le analisi. Quattro impiegati sono stati portati in via precauzionale in ospedale e sottoposti alla profilassi prevista in questi casi.

Franceschi morto in carcere A processo medico e due infermieri

daniele franceschida Help Consumatori

Sono passati tre anni da quella morte terribile e misteriosa e durante tutto questo tempo una madre ha lottato con la forza della disperazione, rischiando anche d’essere incarcerata in Francia, per conoscere la verità sulla fine del figlio Daniele Franceschi, 36 anni, carpentiere, padre di una bambina piccola. Adesso tre persone sono state rinviate a giudizio insieme ai vertici amministrativi dell’ospedale francese di Grasse.

INDAGINI – L’accusa è «homicide involontaire», che equivale all’omicidio colposo in Italia, un reato che prevede nel codice francese pene sino a cinque anni di reclusione. Gli incriminati sono il medico del carcere di Grasse (dove Daniele era detenuto perché sorpreso con una carta di credito non valida) Jean Paul Estrade e due infermiere François Boselli e Stephanie Colonna. Ma a livello civile è stato rinviato a giudizio anche tutto il vertice amministrativo dell’ospedale civile di Grasse dove il giovane doveva essere trasportato e ricoverato.

LE PROVE – La svolta nelle indagini, secondo quanto ha dichiarato al Corriere l’avvocato francese Luc Febbraro, si è avuto quando il procedimento penale è stato affidata al giudice Christoph Morgan. Schiaccianti sarebbero le prove contro il medico e i due infermieri di turno il 25 agosto del 2010 quando Daniele accusò l’ultima crisi è morì in cella senza alcun soccorso. Cira Antignano, la mamma coraggio di Daniele (si è incatenata davanti all’Eliseo per chiedere giustizia e ha scritto a Carla Bruni che le ha risposto garantendo il suo impegno) è convinta però che la fine di suo figlio non sia attribuibile solo all’incuria e alla negligenza di un giorno. La signora Cira parla di un diario del figlio con le pagine strappate dove probabilmente erano state annotate le angherie subite e di una lettera scritta poche ore prima della morte da Daniele e nascosta tra le pieghe di un maglione di lana. Nell’ultima missiva, datata 25 agosto 2010, Franceschi scrive alla madre di sentirsi male e di aver deciso di rinunciare al lavoro in carcere anche se, come gli ha detto la psicologa, gli costerà molto.

IL PROCESSO – Intanto da Viareggio si aspetta la data del processo. «Il dibattimento si svolgerà al Tribunale correzionale di Grasse – spiega l’avvocato Aldo Lasagna – che equivale ad una sorta di nostro tribunale collegiale».

Prete ucciso in Calabria con colpo spranga alla testa

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Un sacerdote, Lazzaro Longobardi, di 69 anni, è stato ucciso stamattina nella frazione Sibari di Cassano allo Ionio con un colpo di spranga alla testa.

A trovare il cadavere alle 7.30 è stata una fedele che si stava recando alla Chiesa e che ha visto il corpo riverso nel cortiletto da cui si accede alla canonica di San Giuseppe. La morte del sacerdote, secondo i primi accertamenti, risalirebbe ad alcune ore prima. Il corpo del sacerdote giaceva a terra e presentava una vasta ferita alla testa, che ha causato un’abbondante perdita di sangue. Sotto di lui e’ stata trovata la spranga. L’omicidio sarebbe da collegare, secondo una prima ipotesi, a fatti di natura privata e non è escluso che l’aggressore conoscesse le abitudini del sacerdote e lo abbia atteso al suo arrivo in canonica.

Fedeli: ‘Era eccezionale, un santo’– “Era un santo, aiutava tutti. Non si meritava di fare una fine così”: è unanime il giudizio dei parrocchiani su don Lazzaro Longobardi, il sacerdote ucciso a Cassano allo Ionio. La notizia del delitto si è rapidamente diffusa nella frazione Sibari dove il prete è stato ucciso e subito davanti la chiesa di San Giuseppe si è radunata una folla di fedeli. “Bisogna fare una rivoluzione, adesso si uccidono anche i preti” dice una fedele. “Era una persona disponibile – le fa eco un’altra – vicina agli extracomunitari e a chi aveva bisogno. Aveva una parola di conforto per tutti e amava dialogare con tutti. La comunità è più che addolorata”. “Lo conoscevo da 40 anni – dice un’altra parrocchiana – ed era veramente un prete eccezionale. Era propenso anche a mediare gli orari delle funzioni. Svolgeva degnamente e con passione il suo ministero”.

Busco: “Ora una nuova vita, il killer di Simonetta? Non chiedete a me”

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Per me inizia una nuova vita. Non ho nulla da dire alla famiglia di Simonetta”. Queste le parole di Raniero Busco, all’indomani della sentenza della Cassazione, che ha confermato la sua assoluzione nel processo di via Poma. “Ricomincio a vivere – ha ribadito – è finito un incubo. Pensavo di averci fatto il callo e invece ieri è stata un’emozione molto forte. E per fortuna è andato tutto bene”.

Il killer? Chiedete agli investigatori – Sul colpevole “bisogna chiedere a chi ha fatto le indagini. Io sono innocente, l’ho sempre ripetuto. Ringrazio mia moglie, la mia famiglia e tutti quelli che mi sono stati vicino”. Così Busco a poche ore dalla sentenza definitiva emessa dalla Cassazione.

La moglie: “Sette anni di colpi di scena” – “Sono stati sette anni passati in maniera incredibile. Tra trepidazione e colpi di scena. Ringraziamo le persone che ci sono state vicine, compresi i nostri avvocati. Questa storia poteva capitare a chiunque”. Lo ha detto Roberta, moglie di Raniero Busco.

La sorella di Simonetta: persa l’occasione di fare chiarezza – “E’ stata persa un’opportunità per approfondire, con una nuova e più incisiva perizia, la questione del morso e per dimostrare che non si lascia nulla al caso”. Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, non nasconde la propria delusione, espressa attraverso il proprio legale, Federica Mondani: “Nell’ordinamento giudiziario esiste il processo indiziario, ma spesso gli indizi vengono sottovalutati”.

ROMA, arrestato ex capo vigili

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L’ex capo dei vigili urbani di Roma, Angelo Giuliani, è stato arrestato, e si trova ora ai domiciliari, con l’accusa di corruzione.

Per la Procura di Roma avrebbe fatto ottenere irregolarmente un appalto ad una società che si occupava della pulizia delle strade della città dopo ogni incidente.