MANTOVA: POLIZIA ARRESTA CORRIERE INTERNAZIONALE DI DROGA

La Polizia di Stato di Mantova ha arrestato un corriere internazionale di stupefacenti. I poliziotti della Squadra Mobile, congiuntamente ai colleghi della “Volante”, hanno portato a termine una operazione di Polizia finalizzata alla prevenzione e alla repressione del traffico internazionale di droga, che ha consentito di individuare un T.I.R. con targa spagnola, diretto nella provincia in uscita dal Casello autostradale di Mantova Nord, con occultati al suo interno circa 3 quintali di sostanze stupefacenti. Nella mattinata di lunedì scorso gli Agenti della Squadra Mobile e della “Volante”, notando il T.I.R. in sosta con il motore acceso, insospettiti dal singolare e sospetto fetore del carico, procedevano ad una minuziosa perquisizione personale e veicolare. Gli investigatori, nel corso dell’operazione di Polizia, riuscivano a rinvenire ed a sequestrare un quantitativo di hashish del peso complessivo di 280 Kg. Lo stupefacente, ritrovato all’interno della cella frigo del rimorchio, era occultato tra oltre 20 tonnellate di cipolle, confezionato in sacchetti di cellophane sottovuoto di circa 100 grammi ciascuno, pronta per essere immessa sul mercato nazionale.  Si tratta del più grosso sequestro di sostanze stupefacenti mai avvenuto nella Provincia di Mantova.

Di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Perugia. Overdose mortale a Fontivegge

La Polizia di Stato di Perugia ha dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Perugia a carico di due soggetti, un uomo ed una donna, entrambi di circa 40 anni, ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di spaccio di sostanze stupefacenti, nonché, per uno dei destinatari, anche di violenza sessuale aggravata e di morte come conseguenza di altro delitto.
Le indagini svolte dalla Squadra Mobile della Questura, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, venivano avviate nella mattinata dell’1l aprile 2021, quando all’interno dell’abitazione di uno dei destinatari del provvedimento restrittivo, ubicata in questa Piazza Vittorio Veneto, era stato constatato il decesso di una giovane cittadina ecuadoriana, conseguente a malore dovuto all’abuso di stupefacenti. Al momento dell’intervento venivano trovate all’interno dell’appartamento quattro persone, tra cui gli odierni indagati, oltre ad un’altra coppia amici della defunta.
Le attività investigative, tra cui l’analisi dei cellulari degli indagati, dei tabulati telefonici e la minuziosa disamina delle telecamere di video sorveglianza, hanno documentato che nella serata del 10 aprile 2021 la giovane, poi deceduta, aveva trascorso la prima parte della serata bevendo sostanze alcoliche in un altro appartamento in compagnia di connazionali. Intorno alle 00.45 si era spostata, con un gruppo di loro, tra cui gli indagati, nell’appartamento di via Piazza Vittorio Veneto, dove consumava eroina e cocaina fornitagli proprio dal proprietario di casa.
Nella nottata l’indagato, rimasto solo con la ragazza, che si trovava evidentemente in uno stato di incoscienza per la consistente assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti, approfittando delle precarie condizioni fisiche e psichiche della vittima, induceva la stessa a subire atti sessuali, consistiti nel denudarla parzialmente, nel toccarla nelle parti intime, nel consumare un rapporto orale, scattandole contestualmente fotografie ritraenti le parti intime.
Le violenze si consumavano sia durante la nottata che nella prime ore della mattina seguente, e cioè poco prima delle 10.00, presumibile orario del decesso.
Le indagini, oltre a chiarire i contorni di quanto accaduto la notte tra il 10 e l’1l aprile u.s., hanno disvelato anche la fiorente attività di commercio di sostanze stupefacenti di vario tipo — cocaina ed eroina e marijuana messa in piedi dalla donna in qualità di organizzatrice e dall’uomo quale collaboratore abituale.
L’uomo al quale viene contestato anche il reato di morte o lesione come conseguenza di altro delitto è stato associato al Carcere di Capanne, la donna complice nell’attività di spaccio è stata sottoposta al regime degli arresti domiciliari.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Foggia, lotta alle “baby gang”

La Polizia di Stato di Foggia, coordinata e diretta dalla locale Procura della Repubblica, nell’ambito del fenomeno delle “baby gang” operanti in questo capoluogo, ha dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare applicativa degli arresti domiciliari emessa dal GIP presso il Tribunale di Foggia a carico di 3 soggetti, di età compresa tra i 19 e 20 anni, tutti con precedenti di polizia, ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di lesioni personali pluriaggravate, commesse con finalità di odio etnico e razziale.
Nel dettaglio, dall’attività investigativa condotta dai poliziotti della Squadra Mobile, è emerso che i destinatari del provvedimento restrittivo, unitamente ad ulteriori tre soggetti minori, deferiti in stato di libertà presso l’Autorità Giudiziaria competente, tutti facenti parte dello stesso gruppo, si siano resi responsabili di episodi di violenza commessi  nei giorni 22 agosto e 4 settembre 2021 in orario serale nei centri della movida cittadina, ed in particolare in piazza Mercato, ai danni di tre  coetanei, di cui due di  origine straniera ed uno minorenne, aggredendo gli stessi con calci e pugni ed armi improprie e proferendo nella circostanza frasi discriminatorie.
I medici che hanno preso in cura le vittime hanno diagnosticato lesioni giudicate guaribili rispettivamente in sette, venti e trenta giorni.
Con riferimento alla prima aggressione, avvenuta nel week end a cavallo tra il 21 e il 22 agosto, è stato accertato come uno degli arrestati, unitamente ad ulteriori 5 soggetti, tra cui minori, abbia aggredito in piazza Mercato un gruppo di coetanei, scagliandosi con particolare violenza nei confronti di un coetaneo di origine straniera, proferendo nella circostanza frasi a contenuto discriminatorio e colpendo la vittima con calci e pugni al volto e in varie parti del corpo.
Nella medesima serata, ulteriori due soggetti facenti parte del gruppo, unitamente ad altri due minori, hanno aggredito un ulteriore proprio coetaneo di origine straniera.
Anche in quest’occasione, come nella precedente, la feroce aggressione, consistita in violenti calci al volto nonostante la vittima fosse accasciata al suolo per i precedenti pugni ricevuti, tanto da cagionare un trauma cranico facciale con rottura delle ossa nasali, è stata accompagnata da ingiurie a sfondo razziale.
L’ulteriore aggressione, commessa in piazza Mercato e datata 04 settembre u.s., si è concretizzata ai danni di un minorenne. Nella circostanza la violenza con cui i calci e i pugni sono stati sferrati, attingendo la vittima in più parti del corpo tra cui il volto, hanno cagionato a quest’ultima lesioni consistite in “trauma cranico contusivo, trauma della piramide nasale, frattura dell’osso orbitale sinistro, lesioni dell’occhio sinistro la cui gravità è ancora in fase di accertamento, nonché varie lesioni al cranio e al collo”.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
Foto Polizia di Stato

PORDENONE: LA POLIZIA DI STATO SMANTELLA VASTA RETE SPACCIO DROGA

Dalle prime ore del mattino, è in corso una vasta operazione della Polizia di Stato di Pordenone, che sta eseguendo, tra le province del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, numerosi provvedimenti restrittivi e perquisizioni nei confronti di 21 indagati, attivi nello smercio all’ingrosso e al dettaglio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo hashish e cocaina, destinate a soddisfare le piazze dello spaccio ricomprese tra le province del Nord-Est.
Le operazioni di polizia sono condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Pordenone, in collaborazione con le Squadre Mobili di Venezia, Treviso, Belluno, Gorizia, Udine e Trento, equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine provenienti da Milano e Padova, con l’ulteriore ausilio di unità cinofile specializzate della Polizia di Stato di Padova e Bologna ed operatori dei Gabinetti di Polizia Scientifica di Pordenone e Padova.
L’indagine ha portato all’applicazione di 9 misure cautelari, 2 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 2 obblighi di dimora, oltre ad altri indagati in stato di libertà, che avevano intessuto una ben articolata rete e filiera di spaccio di hashish e cocaina.
Le indagini si sono avviate ad inizio anno, quando, nell’ambito delle attività finalizzate al controllo ed alla vigilanza del territorio, nel pomeriggio del 15 gennaio, in zona Fiera, si procedeva al controllo di una Opel Astra condotta da un 43enne cittadino maghrebino, residente in città e gravato da numerosi precedenti in materia di stupefacenti.
Veniva effettuata una perquisizione, che consentiva di rinvenire e sequestrare oltre 10 kg. di hashish e 100 gr. di cocaina, con l’arresto in flagranza del citato grossista di stupefacenti.
E prendendo le mosse proprio da tale attività di iniziativa, si ricostruivano i canali e la filiera di una vasta e ben articolata rete composta da grossisti, mediatori e pusher al dettaglio, attivi nello smerciare e spacciare, tra le province di Pordenone, Udine e Treviso, stupefacenti del tipo cocaina e hashish.
Veniva, così, rilevata una particolare disponibilità da parte del gruppo criminale di 1 kg. di hashish e 100 gr. di cocaina a settimana, riscontrando, altresì, come tale fiorente attività illecita avesse per baricentro la provincia di Pordenone e fosse già attiva dal 2020. Emergeva, altresì, anche il tariffario delle droghe. I grossisti pagavano 5mila euro per 1 kg. di hashish, che, a loro volta, rivendevano ad intermediari, e ai pusher, con ricarichi di 500 euro ogni 100 gr.
Nel corso dell’attività di indagine, numerose le operazioni di sequestro di droga e di documentazione di trattative, a riscontro di una ben collaudata, articolata e strutturata rete di sub-spacciatori, anche loro di origine maghrebina e residenti in vari punti della provincia pordenonese. 2 le misure cautelari in carcere, 5 i provvedimenti di arresti domiciliari e 2 obblighi di dimora, che hanno colpito altrettanti cittadini marocchini, residenti ed attivi tra Pordenone, Pasiano di Pordenone, Fiume Veneto, Zoppola, San Vito al Tagliamento e Cordenons. Indagate in stato di libertà e perquisite altre 12 persone.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
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Sanremo: malmenato titolare di un bar. Tre arresti

La Polizia di Stato di Imperia ha tratto in arresto, in esecuzione della misura della custodia cautelare in carcere, 3 persone  per aver provocato lesioni personali gravissime al titolare di un bar del centro cittadino.
Nella notte del primo settembre, tramite il Numero Unico di Emergenza 112, giungeva una richiesta di intervento, in quanto il titolare di un bar della locale Piazza Borea D’Olmo era stato aggredito brutalmente da tre avventori per futili motivi.
I poliziotti giungevano nel giro di pochi minuti sul posto e notava tre persone visibilmente alterate, probabilmente dall’assunzione di alcol, ed il titolare del bar dolorante, che perdeva sostanza ematica dall’occhio sinistro.
Quest’ultimo riusciva a dire agli agenti, poco prima di essere trasportato in ospedale, di essere stato aggredito dai clienti presenti sul posto, solo per aver chiesto loro di fare attenzione ai bicchieri durante la consumazione, in quanto poco prima ne avevano rotto uno facendolo cadere a terra.
Gli operatori apprendevano quanto accaduto e procedevano alla compiuta identificazione degli avventori del bar, acquisendo ogni notizia utile alla ricostruzione dei fatti.
I poliziotti  del Commissariato di Sanremo avviavano una tempestiva indagine, ricostruendo immediatamente la dinamica dei fatti, grazie anche al prezioso aiuto delle telecamere di videosorveglianza che riprendevano in modo chiaro la violenta aggressione al titolare del bar, il quale in più modi aveva cercato di difendersi, ma quasi inerme veniva colpito a diverse riprese dai tre individui identificati poi dalla volante. Dalle immagini in visione si notava come lo stesso veniva  picchiato con violenti colpi sferrati dai tre, in diversi momenti ed in diversi punti del bar, danneggiando anche oggetti del locale stesso.
L’uomo riferiva anche di aver atteso a contattare i soccorsi, in quanto i tre uomini continuavano a rivolgergli minacce di morte nel caso in cui avesse chiamato la Polizia.
Sul posto giungevano immediatamente i poliziotti e l’ambulanza, che immediatamente trasportava in ospedale il titolare del bar, che veniva sottoposto ad un intervento chirurgico per eviscerazione dell’occhio sinistro.
Nel giro di poche ore ed appurato che il grave episodio di violenza aveva comportato alla vittima un danno irreversibile all’occhio, gli operatori ricostruivano il grave quadro indiziario a carico dei tre uomini che hanno reagito  in modo violentissimo ad un semplice rimprovero per un bicchiere rotto.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Firenze maxi operazione Polizia e GdF

La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Firenze stanno eseguendo nel capoluogo toscano e in alcune località nelle provincie di Salerno, Prato, Latina, Verona e Potenza, misure cautelari e perquisizioni nei confronti di 13 indagati nell’ambito di un’operazione di polizia, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia fiorentina e coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia, con la quale è stata fermata l’ascesa di un clan camorristico e sono stati bloccati finanziamenti covid. I reati contestati, a vario titolo, sono quelli di associazione a delinquere, con l’aggravante mafiosa, finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, ricettazione, furto, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco ed esplosivi, violazione della normativa in materia di immigrazione, all’indebita percezione di erogazioni pubbliche, nonché al riciclaggio e al reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

 di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

MILANO: OPERAZIONE DELLA POLIZIA POSTALE E DELLA DIGOS

Nelle prime ore dell’alba, la Polizia di Stato, al termine di un’attività investigativa coordinata dal capo della Sezione Distrettuale Antiterrorismo della Procura di Milano dr. Alberto NOBILI e dal PM dr. Piero BASILONE, ha dato esecuzione a 8 decreti di perquisizione delegata nei confronti di altrettanti soggetti indagati per istigazione a delinquere aggravata.
Oltre al Capoluogo lombardo, le perquisizioni – condotte dalla D.I.G.O.S. e dalla Polizia Postale  di Milano in collaborazione con gli omologhi Uffici territorialmente competenti – hanno interessato le Province di Roma, Venezia, Padova, Bergamo e Reggio Emilia.
Gli indagati figurano membri attivi di un gruppo Telegram denominato “I guerrieri” nel quale vengono progettate azioni violente da realizzare – anche con l’uso di armi ed esplosivi fai da te – in occasione delle manifestazioni “no green pass” organizzate su tutto il territorio nazionale, in particolare quella in programma nella Capitale per le giornate dell’11 e 12 settembre pp.vv..
L’indagine trae origine dalla costante attività di monitoraggio condotta dai due Uffici investigativi milanesi – su input della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione – Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Interno e del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – nei confronti dei numerosi gruppi di protesta attivi sul web contro le misure di contenimento adottate dall’Esecutivo per fronteggiare l’emergenza sanitaria da COVID-19.
Dall’analisi dei messaggi pubblicati sulla chat dei “Guerrieri” è emerso che gli indagati – uno dei quali titolare di porto d’arma e già noto alle Forze dell’Ordine per la sua vicinanza al separatismo veneto –  oltre all’intenzione di partecipare in massa alla manifestazione di protesta in programma nella Capitale il prossimo sabato, incitano gli altri membri del gruppo a realizzare azioni violente nelle rispettive Province di residenza, contro non meglio precisati “obiettivi istituzionali” o approfittando della visita di esponenti dell’Esecutivo, come quella – poi annullata –  prevista a Padova lo scorso 2 settembre da parte dell’On. Speranza.
Inoltre, il prosieguo dell’attività investigativa ha consentito di riscontrare l’effettiva intenzione di alcuni membri del gruppo di realizzare una “riunione preparatoria” in vista dell’appuntamento romano e di approvvigionarsi di armi bianche da utilizzare in quell’occasione.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
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Arresto di un cittadino italiano latitante in Spagna.

Fuengirola – distretto di Marbella – la Polizia National spagnola ha tratto in arresto un cittadino italiano 38enne, resosi irreperibile il 29 luglio u.sc. dal domicilio in cui stava scontando la misura cautelare degli arresti domiciliari e nei cui confronti era stato emesso nei giorni scorsi provvedimento MAE – Mandato di Cattura Europeo.
L’uomo era stato arrestato, lo scorso 14 giugno a Brescia, dalla Polizia di Stato in quanto  accusato di aver “fabbricato un congegno micidiale di natura incendiaria composto da inneschi e polvere pirica modificata per incrementarne il potenziale esplosivo” nonché “per aver cagionato due esplosioni seguite da violento incendio, idonee a determinare il crollo” del proprio appartamento. Nella circostanza, lo stesso era stato ricoverato in ospedale per le ferite riportate dall’esplosione e, una volta dimesso, dopo un periodo trascorso in un istituto di pena era stato posto agli arresti domiciliari.
All’indomani della “fuga” del predetto, il Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Interno insieme alla Digos di Brescia ha avviato una mirata azione investigativa finalizzata al suo rintraccio, coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia, anche con l’attivazione di servizi di intercettazione autorizzati dalla locale Autorità Giudiziaria che hanno fornito indicazioni circa la possibile presenza del latitante in Spagna.
E’ stato quindi tempestivamente attivato il circuito Interpol tramite il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia nonché il funzionario di collegamento spagnolo distaccato presso la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione che ha fornito un contributo essenziale nelle attività di ricerca.
Il continuo raccordo operativo assicurato ha consentito di individuare il nella cittadina andalusa di Fuengirola, distretto di Marbella, ove si nascondeva in un appartamento locato i primi giorni del mese di agosto.
Il latitante, bloccato dagli agenti della Comisaria General de Informacion all’interno di un esercizio commerciale, ha opposto una vigorosa resistenza nei confronti degli operatori di polizia  – uno dei quali è rimasto ferito – che, nella circostanza, hanno esploso anche alcuni colpi di pistola in aria.
L’operazione di Polizia è stata resa possibile dalla sinergica azione investigativa svolta dalla Polizia di Stato italiana e da quella spagnola, consolidata ormai da anni in un contesto di collaborazione internazionale.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

OPERAZIONE “CASA VERDE”:

LA POLIZIA DI STATO DI VERCELLI SMANTELLA UN FIORENTE MERCATO DI DROGA

La Polizia di Stato di Vercelli, al termine una prolungata e articolata indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica presso il Tribunale, ha arrestato 6 soggetti (4 marocchini e due italiani), dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’attività investigativa ha preso avvio nel maggio scorso quando i poliziotti della Squadra Mobile, nell’ambito dell’attività info-investigativa, sono venuti a conoscenza dell’esistenza di un lucroso mercato di droga, dopo quelli già chiusi nel 2020 con le operazioni “Aquila Nera” e “Scimbla”.

Tale fiorente mercato si era sviluppato nelle zone boschive dei comuni al confine tra le Province di Vercelli e di Novara, nei pressi del fiume Sesia ed era gestito da un sodalizio composto da soggetti italiani e marocchini.

Nel corso dell’attività di polizia giudiziaria, sono stati identificati circa 30 soggetti, acquirenti della droga, provenienti dalle province di Vercelli, Novara, Biella e Verbania, i quali fornivano elementi utili per il prosieguo dell’indagine ed ai quali venivano sequestrate numerose dosi di stupefacenti poco prima acquistate.

Tra questi venivano tratti in arresto 2 soggetti italiani per detenzione di sostanze stupefacenti.

L’indagine, particolarmente difficoltosa e complessa per le impervie zone boschive teatro degli episodi di spaccio e per la accortezza posta in essere dagli spacciatori con vedette utilizzate per segnalare l’eventuale prezenza in zona delle Forze dell’Ordine, ha permesso di accertare, anche tramite i numerosi sequestri di stupefacente, che durante una giornata “lavorativa”, gli spacciatori arrivavano a guadagnare anche 15mila  euro al giorno.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

“Fake Pass”

Nell’ambito di una complessa attività d’indagine effettuata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, di concerto con i Compartimenti di Milano e Bari, con il coordinamento delle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Roma, Milano e dei minorenni di Bari, sono stati identificati, perquisiti e indagati 4 soggetti, tra i quali 2 minori, gestori di diversi canali Telegram specializzati nell’offerta illegale di Certificati Green Pass Covid-19 falsi, per i reati di truffa e falso.

Le indagini sono scaturite da un capillare monitoraggio della rete internet, attraverso il quale, gli specialisti della Polizia Postale, tramite complesse analisi tecniche e finanziarie della block chain, la tecnologia alla base delle criptovalute, sono riusciti ad individuare i canali di vendita e ad identificarne gli amministratori.

Erano migliaia gli utenti iscritti ai canali su note piattaforme di comunicazione dove veniva proposta, con garanzia assoluta di anonimato, la vendita dei green pass falsi, da pagare in criptovaluta o buoni acquisto di piattaforme per lo shopping on-line, ad un prezzo compreso tra i 150 ed i 500 euro.

Sono in totale trentadue i canali Telegram sequestrati dagli agenti della Polizia Postale nel corso dell’indagine in esecuzione del decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma su richiesta della Procura Capitolina, consentendo, così, l’interruzione dell’attività delittuosa.

L’attività investigativa, tutt’ora in corso, è rivolta all’identificazione degli amministratori di ulteriori canali individuati oltreché degli acquirenti.

Si rammenta che qualsiasi certificato Green Pass originale non può essere falsificato o manomesso poiché ogni certificazione viene prodotta digitalmente con una chiave privata del Ministero della Salute che ne assicura l’autenticità. Ad ogni controllo con la preposta App ufficiale VerificaC19, viene interrogata la banca dati ministeriale contenente l’elenco ufficiale della popolazione vaccinata e, di conseguenza, un QR-CODE generato con una certificazione non autentica, non supererebbe la procedura di verifica.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato