Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l’Università degli Studi Roma Tre-Dipartimento di Giurisprudenza

È stato siglato oggi un Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l’Università degli Studi Roma Tre-Dipartimento di Giurisprudenza finalizzato allo sviluppo di progetti di formazione avanzata e di ricerca con lo scopo di potenziare le conoscenze degli studenti nelle materie legate alla cultura amministrativa e alla sicurezza.
L’accordo è stato firmato presso la sede del nuovo Rettorato dell’Ateneo in via Ostiense dal Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Lamberto Giannini, dal Rettore Prof. Luca Pietromarchi, dal Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Prof. Giovanni Serges. Presenti alla cerimonia anche il Prefetto Maria Teresa Sempreviva, Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza preposto all’attività di coordinamento e pianificazione delle Forze di Polizia, ed il prof. Marco Ruotolo, Prorettore, che hanno contribuito alla definizione del progetto.
L’obiettivo è di rafforzare la connessione tra il mondo della formazione e le istituzioni, promuovendo forme di collaborazione anche con riferimento a nuovi paradigmi formativi, con finalità di informazione sulle attività e sulle carriere dell’Amministrazione della pubblica sicurezza e di orientamento nelle scelte professionali a beneficio degli studenti di Giurisprudenza dell’Ateneo, in particolare degli iscritti al corso di laurea triennale in Servizi giuridici per la sicurezza territoriale e informatica (Polo di Roma Tre ad Ostia).
Nelle intenzioni delle Parti, si tratta di un importante passo di un percorso condiviso, orientato a favorire la promozione della legalità nelle diverse forme di espressione, anche mediante il rafforzamento delle attività di ricerca in materia, che potranno essere poi oggetto di pubblicazioni scientifiche.
È anche il modo di presentare alle nuove generazioni, attraverso iniziative di formazione (lezioni, seminari, stage, workshop), i valori del Ministero dell’Interno, nonché l’organizzazione e il funzionamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, sviluppando conoscenze e competenze tramite l’analisi di casi pratici e questioni riguardanti i principi generali dell’azione amministrativa e le attività della polizia giudiziaria.
Al contempo, la vicinanza tra Amministrazione e Università potrà consentire anche alla prima di avvalersi della ricerca e dello spirito di innovazione del mondo accademico, in modo da corrispondere sempre più adeguatamente alle istanze dei cittadini.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

foto Polizia di Stato

MODENA, OPERAZIONE TRUST

La Polizia di Stato di Modena, diretta dalla Procura della Repubblica, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare  emessa dal G.I.P. presso il locale Tribunale nei confronti di 10 soggetti, (9 agli arresti domiciliari ed uno in carcere), ritenuti partecipi di un’associazione a delinquere con base operativa a Modena finalizzata alla commissione di delitti di bancarotta fraudolenta, riciclaggio, auto-riciclaggio, falso in atti pubblici ed attestazioni, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
L’indagine, condotta dai poliziotti della Squadra Mobile, ha preso avvio nel 2016, consentendo, attraverso l’utilizzo di molteplici mezzi di ricerca della prova, (acquisizione di documentazione delle procedure fallimentari, analisi tabulati telefonici e flussi finanziari, intercettazioni telefoniche e tra presenti all’interno dello studio dell’avvocato, dichiarazioni rese da persone informate sui fatti, servizi di pedinamento e di osservazione, perquisizioni e sequestri e consulenza tecnica, analisi della corrispondenza memorizzata sui computer in sequestro),  di acquisire gravi indizi di colpevolezza a carico dei dieci indagati per avere creato un’organizzazione stabile in grado di fornire assistenza ad imprenditori le cui società versavano in condizioni di dissesto, per consentire loro di distrarre dal patrimonio aziendale ingenti beni che diversamente sarebbero dovuti doverosamente confluire nell’attivo fallimentare a disposizione della massa dei creditori, tra i quali l’Erario; il tutto con grave pregiudizio dei creditori medesimi.
Detti imprenditori, determinati ad evitare di vedere dissipato l’intero loro patrimonio, richiedevano i “servizi a pagamento” offerti dall’associazione criminale che operava avvalendosi, nella specifica ipotesi accusatoria, di due avvocati modenesi (uno dei quali in veste di promotore dell’associazione successivamente radiato a seguito di precedenti condanne), un notaio di Modena, un ingegnere di Bologna e due commercialisti (uno di Modena e l’altro di Milano), nonché di alcuni prestanome utilizzati stabilmente sia per subentrare agli imprenditori nell’amministrazione delle società fallende, sia quali legali rappresentanti di nuove società appositamente costituite per acquisire i beni ceduti dalle società in decozione, ovvero per trasferire all’estero i patrimoni distratti.
L’ex avvocato ed i suoi collaboratori, col pretesto di salvare le imprese, presentavano proposte di concordato strumentali, al solo fine di posticipare la doverosa dichiarazione di fallimento delle società coinvolte; nel frattempo, le residue risorse finanziarie delle società venivano sottratte ai creditori attraverso sistematiche disposizioni di bonifico apparentemente giustificate mediante l’emissione di fatture per importi spropositati da parte dei professionisti del gruppo ovvero delle società da loro controllate, oppure mediante contratti di affitto e/o cessione di azienda il cui unico fine era quello di sottrarre le residue attività ai creditori societari.
Ne conseguiva che, quando infine interveniva il fallimento delle società gestite dagli indagati, l’attivo fallimentare risultava azzerato e le società si presentavano come “scatole vuote”.
Al contempo, sempre grazie alla complessa rete societaria gestita dal gruppo criminale, le risorse così distratte ai creditori venivano reimpiegate in attività finanziarie gestite dall’ex avvocato e dai suoi complici all’estero, ed in particolare in Bulgaria.
Peraltro, le complesse operazioni commerciali con cui le risorse venivano sottratte alle aziende fallite, spesso non risultavano riconoscibili dai Curatori fallimentari nominati dai Tribunali competenti, che pur evidenziando nelle loro relazioni delle anomalie non erano in grado di avvedersi di come le singole operazioni esaminate fossero in realtà espressione di un piano finalizzato unicamente a depauperare l’azienda fallita. Ciò anche grazie all’utilizzo sistematico da parte dell’associazione a delinquere di atti di cui veniva falsificata la datazione (contratti preliminari di compravendita, fatture, contratti di locazione commerciale, mandati a vendere, contratti di affitto di azienda) mediante l’utilizzo di un sigillo contraffatto con l’impronta riferibile all’Ufficio Postale di Summaga, piccola frazione del Comune di Portogruaro (Venezia).
L’intero giro di affari ha permesso di verificare movimentazioni di denaro per svariati milioni di euro.
L’operazione odierna è stata denominata Trust in quanto uno degli strumenti utilizzati dagli indagati per mettere al riparo i beni di alcuni imprenditori dalle eventuali azioni dei creditori e/o dei curatori fallimentari è consistito nell’istituzione di Trust gestiti da società bulgare facenti capo al sodalizio ed in particolare all’avvocato radiato promotore dello stesso.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

110° Anniversario della Fondazione della Questura di Brescia

06Questo pomeriggio nella ricorrenza del 110° Anniversario della Fondazione della Questura di Brescia, alla presenza del Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Lamberto Giannini, del Vice Capo Prefetto Vittorio Rizzi, del Prefetto di Brescia Attilio Visconti e del Questore Giovanni Signer, è stato inaugurato il monumento ai Caduti della Polizia di Stato, ideato e creato dai giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti “Santa Giulia” di Brescia.

La scelta dell’opera, collocata all’ingresso della Questura, ha visto prevalere fra i diversi progetti presentati, quello di Andrea Previtali studente di Scultura Monumentale dell’Accademia.

Nell’occasione sono state consegnate le borse di studio donate dalla Associazione Nazionale della Polizia di Stato di Brescia e dedicate ai Capi della Polizia, Prefetti Vincenzo Parisi e Antonio Manganelli ed agli Ispettori Capo della Polizia di Stato Rosario Sanarico (caduto nell’adempimento del dovere) e Sandro Colonna (vittima Covid – 19). A premiare i vincitori le signore Maria Rosa Parisi, Adriana Piancastelli Manganelli, Antonella Sanarico e Annalisa Colonna, accompagnata dalla figlia Beatrice.

“Colgo l’occasione per fare un saluto affettuoso a tutti i colleghi e le colleghe che lavorano nella provincia di Brescia che tanto si sono prodigati nei momenti più bui della pandemia. Sono convinto che adesso dobbiamo ripartire, perché la ripartenza è importante e nella ripartenza ci viene richiesto molto e noi molto daremo! Lo daremo dove siamo abituati a stare, nelle strade, nelle piazze e vicino alle persone perché penso che il nostro compito sia quello di accompagnare questa ripartenza cercando di dare il meglio di noi stessi affinché tutto avvenga in sicurezza e nel rispetto delle regole, ma anche per onorare con la nostra azione chi non c’è più, chi ha dato tutto se stesso sacrificando la vita per noi, per i cittadini, per la Polizia di Stato e per l’Italia” queste le parole del Capo della Polizia Lamberto Giannini nel suo intervento.

A seguire, alla presenza del Sindaco e delle Autorità Civili e Militari, nel Salone Vanvitelliano all’interno del Palazzo della Loggia, è stata inaugurata una mostra audiovisiva allestita dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti “Santa Giulia”: un percorso ideale lungo i 110 anni della Questura raccontati da foto storiche e documenti d’epoca che narrano la storia recente della città dal particolare punto di vista della Polizia di Stato. A raccontare questo percorso, il Professore di Storia Economica del Dipartimento di Economia dell’Università Statale di Brescia Sergio Onger.

La giornata si concluderà in Piazza della Loggia con il concerto della Banda Musicale della Polizia di Stato diretta dal Maestro Maurizio Billi. Il primo brano sarà dedicato all’indimenticabile Raffaella Carrà. Sul palco ad esibirsi insieme ai musicisti il cantante bresciano Francesco Renga.

Foto Polizia di Stato

Vasta operazione antimafia contro Cosa Nostra

I poliziotti della Squadra mobile a seguito della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia hanno arrestato 7 persone, indagate a vario titolo per associazione di tipo mafioso dedita alla commissione di estorsioni e al traffico di sostanze stupefacenti; uno degli arrestati è il reggente di cosa nostra a Caltanissetta

Gli esiti delle indagini hanno consentito di sostenere l’attuale operatività di un gruppo mafioso aderente a cosa nostra nissena, facente capo a uno degli arrestati che è riuscito a rinvigorire il sodalizio, riorganizzando la famiglia mafiosa di Caltanissetta. Sin da subito, l’attività d’indagine ha permesso agli investigatori di rilevare come lo stesso abbia assunto un ruolo di primo piano nel panorama mafioso cittadino; ciò a causa del vuoto di potere determinato dall’assenza di uomini d’onore per via delle numerose carcerazioni degli ultimi anni e del pentimento di alcuni storici sodali.

Costui, facendo sfoggio del suo strapotere delinquenziale, si è speso costantemente per il reperimento di denaro necessario per il sostegno della carcerazione dei detenuti mafiosi.

Le indagini hanno dato piena contezza della smisurata crescita criminale mafiosa dello stesso, che in più occasioni ha rimarcato la sua fedeltà alle regole mafiose che non avrebbe mai tradito, così come non avrebbe mai fatto mancare il suo supporto ai mafiosi che si trovano in galera e che a lui hanno insegnato quelle regole; regole che lui stesso cerca di tramandare ai suoi affiliati, odierni arrestati.

Lo stesso ha fidelizzato tutti i suoi sodali tranquillizzandoli sempre del fatto che, qualora arrestati, lui si sarebbe impegnato al loro mantenimento in carcere, come fatto in passato in occasione di loro precedenti arresti, a seguito dei quali non lo hanno mai tradito.

Il sodalizio era anche dedito a una capillare attività di estorsione ai danni di imprenditori nisseni.

Tutti i sodali hanno operato secondo schemi mafiosi tradizionali, riducendo i contatti tra loro, organizzando incontri in aperta campagna, scambiando tra loro i “pizzini” di provenzaniana memoria, nella convinzione di poter così eludere le attenzioni investigative da parte della Polizia.

Un importante svolta delle indagini è scaturita in occasione della notifica di un avviso di conclusione indagini, inerenti a un altro procedimento per droga,; in quell’occasione, a conferma del suo ruolo di vertice, lo stesso si è preoccupato di fare accantonare delle somme di denaro necessarie al suo mantenimento una volta che fosse stato arrestato anche lui. Di particolare interesse lo stupore del capomafia che si è ritrovato indagato nonostante le accortezze impiegate, quali spostarsi per “chilometri” per parlare di persona con i suoi accoliti o riportare tutto su “pizzini” che poi ingoiava.

Il ruolo di capo dell’organizzazione mafiosa riconosciuto all’arrestato sul territorio è stato desunto da innumerevoli episodi quali, ad esempio, la richiesta d’intervento da parte di alcuni pregiudicati nisseni che lo avevano chiamato a svolgere il ruolo di paciere; la risoluzione di controversie sorte tra due imprenditori nell’ambito delle trattative di vendita di un autolavaggio; la manifesta volontà di  inserirsi nei lucrosi settori della compravendita immobiliare, dei lavori di edilizia, dopo essersi già inserito in quello della vendita di autovetture, così da assicurarsi canali di investimento per il riciclaggio dei proventi delle attività illecite e ottenere così guadagni in nero da destinare anche al mantenimento delle famiglie dei carcerati.

La cassa dell’organizzazione mafiosa è stata foraggiata grazie all’intensa attività di spaccio attuata dallo stesso e  dai suoi sodali, odierni arrestati, ed anche grazie alla tradizionale attività estorsiva, cui sono stati sottoposti diversi commercianti di Caltanissetta e provincia, cui è stato apertamente spiegato che le dazioni estorsive servivano anche per mantenere i detenuti.

L’intera attività investigativa si è basata su intercettazioni telefoniche e ambientali, senza che nessun apporto dichiarativo sia stato fornito dalle vittime delle estorsioni; ciò a riprova dell’immutata forza di intimidazione del sodalizio mafioso in grado di imporre un clima di diffusa omertà.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Venezia, la Polizia di Stato sequestra ingente quantitativo di droga

 

La Polizia di Stato di Venezia ha intercettato e bloccato un ingente carico di cocaina destinato al mercato della Provincia di Padova e Venezia che avrebbe inondato i locali della movida del Lungomare Veneto e le principali piazze di spaccio del territorio.

I poliziotti della Squadra Mobile di Venezia, a seguito di una segnalazione relativa a movimenti e traffici sospetti nei pressi in un parcheggio antistante un famoso centro commerciale posto al confine tra Padova e Venezia, hanno predisposto alcuni servizi di controllo sul territorio concentrandosi anche in quella zona unitamente a personale di altri Uffici della Questura di Venezia.

Durante uno di questi controlli, veniva così intercettata un’autovettura che, all’ordine di fermarsi degli agenti, si dava alla fuga costringendo i poliziotti ad un inseguimento terminato con la cattura del soggetto nei pressi della periferia di Padova.

All’interno della vettura, nascosto in un sottofondo abilmente posizionato tra il bagagliaio ed il sedile posteriore, sono stati rinvenuti 18 kg di cocaina e più di 300.000 euro in contanti.

A seguito di tale rinvenimento, i poliziotti hanno subito messo in atto accertamenti sul trafficante fermato, riuscendo a localizzare grazie al loro fiuto investigativo la sua base logistica a Milano.

A quel punto, grazie all’ausilio della Squadra Mobile di Milano, le attività di ricerca si sono estese anche all’interno di un capannone situato all’interno del centro urbano, dove sono stati rinvenuti ulteriori 20 kg di cocaina e 60.000 euro in contanti.

A seguito di tale attività, sono scattati gli arresti per due narcotrafficanti di origine magrebina.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

foto Polizia di Stato

GIOCO D’AZZARDO, IL QUESTORE DISPONE LA CHIUSURA

.

GIOCO D’AZZARDO ALL’INTERNO DI UN CIRCOLO IL QUESTORE DISPONE LA CHIUSURA PER 15 GIORNI

Il Questore di Ferrara ha disposto, ai sensi dell’art. 100 T.U.L.P.S.,   la chiusura e la sospensione delle  autorizzazioni connesse al Circolo Privato  denominato “RAINBOW” di questa Via Bela Bartok, 26, per motivi di ordine pubblico e sicurezza dei cittadini, anche con la finalità di impedire, attraverso la temporanea chiusura del locale, il protrarsi di una situazione di pericolosità sociale.

 

Il provvedimento è stato notificato nella giornata odierna  da personale della Divisione Polizia Amministrativa e Sicurezza e  adottato a seguito di una attività info-investigativa svolta sabato 12 giugno, ove gli Agenti  dopo una serie di appostamenti, hanno fatto irruzione all’interno del predetto circolo  sorprendendo in flagranza i giocatori mentre era  in corso una partita di Poker Texas Holdem con 8 partecipanti ed un dealer che per le caratteristiche rilevate, risultava essere in modalità “cash game”, considerata dalla normativa vigente gioco d’azzardo.

 

Nella circostanza veniva accertato che vi erano numerosi soggetti con vari pregiudizi di polizia e condanne nonché la presenza di persone assoggettate  alla misura di prevenzione dell’Avviso Orale che impone di tenere un comportamento conforme alla legge con  divieto di frequentare determinati luoghi e persone pregiudicate.

 

Altro elemento di rilievo il mancato rinnovo di   affiliazione all’associazione ASI, per la quale il gerente aveva ottenuto la conformità della SCIA dal Comune di Ferrara per la somministrazione di bevande e alimenti; pertanto è stato contravvenzionato per aver somministrato bevande a non soci con una sanzione di euro 1032,00.

 

Il Questore di Ferrara Capocasa, valutata la grave situazione,  tale da mettere in serio pericolo l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, ha decretato la sospensione dell’attività de qua per la durata di 15 (quindici) giorni a decorrere dal 16.06.2021.

 

L’articolo 100 del TULPS stabilisce che il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini.

Qualora si ripetano i fatti che hanno determinato la sospensione, la licenza può essere revocata.

Si tratta di un potere discrezionale oggettivo che valuta non solo la pericolosità effettivamente riscontrata, bensì anche elementi solo potenzialmente idonei a far concludere la pericolosità per la collettività, per l’ordine pubblico ed il buon costume assumendo, quindi, una funzione preventiva finalizzata ad evitare situazioni di pericolo. Pertanto, non è necessario che i disordini si siano effettivamente verificati, basta una situazione di pericolo potenziale ed oggettivo per legittimare l’adozione di simili provvedimenti, sempre suffragati da specifica attività di polizia giudiziaria

FONTE E FOTO POLIZIA DI STATO

OPERAZIONE Pangea XIV

Operazione internazionale di contrasto al commercio on line di farmaci illegali.
Trentaquattro siti oscurati dalla Polizia di Stato e resi successivamente irraggiungibili in Italia grazie alla notifica, a 171 Internet Service Provider, di decreti di sequestro preventivo in relazione al reato di cui all’art 445 c.p. (Somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica).
I decreti di sequestro, emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, hanno consentito di interrompere l’attività delittuosa e hanno impedito la vendita di farmaci non autorizzati alle famiglie italiane.
L’operazione internazionale ad alto impatto, promossa dal Segretariato Generale Interpol di Lione nell’ambito del “Illicit Goods and Global Health Programme” e realizzata con la collaborazione di 194 Paesi partecipanti, mira alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica in merito alla pericolosità dell’acquisto di farmaci venduti attraverso canali non ufficiali con particolare riferimento a quelli utilizzati per la cura del virus SARS-CoV-2— Covid-19.
La stessa inoltre promuove un’azione di contrasto nei confronti delle organizzazioni criminali dedite alla distribuzione online dei prodotti farmaceutici non corrispondenti agli standard di sicurezza internazionali.
In Italia le operazioni sono state coordinate dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e condotte dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni per la “Sicilia Occidentale” di Palermo con la collaborazione dei Compartimenti Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna e Ancona e con la partecipazione del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia.
Tutti i siti oscurati, che risultano registrati e ospitati presso server esteri, sono regolarmente indicizzati sui motori di ricerca e consegnavano sul territorio italiano, farmaci per i quali risulta necessaria la preventiva autorizzazione sanitaria.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Operazione “Jammer”

La polizia di Stato di Trapani sta eseguendo una vasta  operazione contro alcune bande specializzate nell’assalto alle postazioni bancomat mediante l’utilizzo di escavatori operanti nel territorio delle province di Trapani e Catania.
Oltre un centinaio di poliziotti della squadre mobili di Trapani e Catania, coordinati Servizio Centrale Operativo, unitamente agli investigatori del Commissariato di P.S. Marsala, stanno dando esecuzione a 18 provvedimenti cautelari richiesti dalla Procura della Repubblica di Marsala contro altrettanti indagati, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, furto, danneggiamento aggravato e simulazione di reato.
In corso anche numerose perquisizioni con l’ausilio di unità cinofile dei Reparti Prevenzione Crimine e di un elicottero del Reparto Volo di Palermo.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

ARRESTATO PRODUTTORE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO

26A seguito di una complessa attività d’indagine svolta in modalità sotto copertura sul Dark Web dagli investigatori del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.), coordinata dal Sost. Proc. dr. Eugenio Albamonte della Procura di Roma, è stato tratto in arresto un noto professionista cinquantenne autore di ripetuti abusi sessuali su due bambini e produttore di materiale di pornografia minorile.

L’operazione è stata condotta con la collaborazione del Compartimento Polizia Postale di Torino e grazie alla cooperazione internazionale di polizia con altre Agenzie investigative estere attivata da Europol.

L’uomo abusava in via continuativa di due minori di 6 e 8 anni. Avvalendosi delle sue capacità manipolatorie, era riuscito a carpire l’affetto e la totale fiducia dei bambini e, in soli due anni, ha filmato le violenze ai loro danni per un totale di circa 9.000 video.

In virtù della fiducia in lui riposta da parenti e amici, riusciva a ottenere la disponibilità dei minori anche per diversi giorni. Tale circostanza metteva in condizione il cinquantenne torinese di pianificare scrupolosamente gli abusi spingendosi sempre oltre nelle violenze perpetrate, che si sarebbero senz’altro protratte senza l’intervento della Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Gli investigatori undercover del C.N.C.P.O., anche in questa occasione, sono intervenuti “chirurgicamente” negli ambienti pedofili mettendo a frutto l’esperienza di investigazioni atipiche negli ambienti virtuali e riuscendo a smascherare abusi reali.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Taranto: operazione antidroga “Japan”, 17 arresti e 8 indagati

Si vantava di essere ormai uno dei pochi rimasti ai vertici della malavita tarantina, tanto che bastava la sua presenza per ottenere quanto desiderava, anche senza ricorrere all’uso della violenza.

“Giappone”, questo il suo nome di battaglia, è stato arrestato insieme ad altri 16 appartenenti all’organizzazione criminale di cui era il boss e che è stata oggetto dell’indagine “Japan” conclusa questa mattina dalla Squadra mobile di Taranto.

Le accuse nei loro confronti e di altre otto persone indagate in stato di libertà, sono di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dall’avere la disponibilità di armi, detenzione illecita di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi da fuoco, anche da guerra, con relativo munizionamento, estorsione aggravata dal metodo mafioso, ricettazione furto e minaccia.

L’attività investigativa della Mobile tarantina, avviata nel 2017, ha fatto luce su un’organizzazione criminale, specializzata nel traffico di sostanze stupefacenti, che aveva la sua base nel quartiere Paolo Sesto, ma che si ramificava anche nei quartieri Tamburi e Città Vecchia.

Il leader del gruppo era un pregiudicato che, insieme ad un altro criminale di notevole spessore, comandava tutto il traffico di droga, prendendo decisioni e pianificando gli acquisti e le consegne, gestendo i contatti con i fornitori e supervisionando le operazioni criminose che servivano a reperire il denaro necessario per acquistare gli ingenti quantitativi di cocaina, eroina e hashish.

Alcuni membri del gruppo si occupavano in maniera specifica del trasporto della merce, che ritiravano dai fornitori abituali e poi distribuivano nelle piazze di spaccio di loro competenza. Sempre loro avevano anche il compito di procacciare nuovi clienti ai quali vendere le dosi di droga. In questo modo l’organizzazione riusciva a disporre di una grande quantità di sostanze stupefacenti, con un giro d’affari di diverse centinaia di migliaia di euro.

Il gruppo disponeva anche di numerose armi da fuoco con il relativo munizionamento, e uno degli indagati è stato trovato in possesso di una pistola mitragliatrice Skorpion.

Il Giappone era consapevole di essere oggetto di attenzione da parte delle Forze dell’ordine, e quindi cercava in tutti i modi di rendersi invisibile facendo molta attenzione all’utilizzo del cellulare e cambiando spesso l’auto che utilizzava.

All’esecuzione delle custodie cautelari in carcere hanno collaborato i Reparti prevenzione crimine di Lecce e Bari, i Reparti cinofili antidroga della questura di Bari e della Polizia di frontiera di Brindisi e del IX Reparto volo di Bari.

25/05/2021

foto e video: fonte Polizia di Stato