Prete ucciso in Calabria con colpo spranga alla testa

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Un sacerdote, Lazzaro Longobardi, di 69 anni, è stato ucciso stamattina nella frazione Sibari di Cassano allo Ionio con un colpo di spranga alla testa.

A trovare il cadavere alle 7.30 è stata una fedele che si stava recando alla Chiesa e che ha visto il corpo riverso nel cortiletto da cui si accede alla canonica di San Giuseppe. La morte del sacerdote, secondo i primi accertamenti, risalirebbe ad alcune ore prima. Il corpo del sacerdote giaceva a terra e presentava una vasta ferita alla testa, che ha causato un’abbondante perdita di sangue. Sotto di lui e’ stata trovata la spranga. L’omicidio sarebbe da collegare, secondo una prima ipotesi, a fatti di natura privata e non è escluso che l’aggressore conoscesse le abitudini del sacerdote e lo abbia atteso al suo arrivo in canonica.

Fedeli: ‘Era eccezionale, un santo’– “Era un santo, aiutava tutti. Non si meritava di fare una fine così”: è unanime il giudizio dei parrocchiani su don Lazzaro Longobardi, il sacerdote ucciso a Cassano allo Ionio. La notizia del delitto si è rapidamente diffusa nella frazione Sibari dove il prete è stato ucciso e subito davanti la chiesa di San Giuseppe si è radunata una folla di fedeli. “Bisogna fare una rivoluzione, adesso si uccidono anche i preti” dice una fedele. “Era una persona disponibile – le fa eco un’altra – vicina agli extracomunitari e a chi aveva bisogno. Aveva una parola di conforto per tutti e amava dialogare con tutti. La comunità è più che addolorata”. “Lo conoscevo da 40 anni – dice un’altra parrocchiana – ed era veramente un prete eccezionale. Era propenso anche a mediare gli orari delle funzioni. Svolgeva degnamente e con passione il suo ministero”.

Busco: “Ora una nuova vita, il killer di Simonetta? Non chiedete a me”

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Per me inizia una nuova vita. Non ho nulla da dire alla famiglia di Simonetta”. Queste le parole di Raniero Busco, all’indomani della sentenza della Cassazione, che ha confermato la sua assoluzione nel processo di via Poma. “Ricomincio a vivere – ha ribadito – è finito un incubo. Pensavo di averci fatto il callo e invece ieri è stata un’emozione molto forte. E per fortuna è andato tutto bene”.

Il killer? Chiedete agli investigatori – Sul colpevole “bisogna chiedere a chi ha fatto le indagini. Io sono innocente, l’ho sempre ripetuto. Ringrazio mia moglie, la mia famiglia e tutti quelli che mi sono stati vicino”. Così Busco a poche ore dalla sentenza definitiva emessa dalla Cassazione.

La moglie: “Sette anni di colpi di scena” – “Sono stati sette anni passati in maniera incredibile. Tra trepidazione e colpi di scena. Ringraziamo le persone che ci sono state vicine, compresi i nostri avvocati. Questa storia poteva capitare a chiunque”. Lo ha detto Roberta, moglie di Raniero Busco.

La sorella di Simonetta: persa l’occasione di fare chiarezza – “E’ stata persa un’opportunità per approfondire, con una nuova e più incisiva perizia, la questione del morso e per dimostrare che non si lascia nulla al caso”. Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, non nasconde la propria delusione, espressa attraverso il proprio legale, Federica Mondani: “Nell’ordinamento giudiziario esiste il processo indiziario, ma spesso gli indizi vengono sottovalutati”.

ROMA, arrestato ex capo vigili

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L’ex capo dei vigili urbani di Roma, Angelo Giuliani, è stato arrestato, e si trova ora ai domiciliari, con l’accusa di corruzione.

Per la Procura di Roma avrebbe fatto ottenere irregolarmente un appalto ad una società che si occupava della pulizia delle strade della città dopo ogni incidente.

Camorra, boss latitante arrestato dai carabinieri nel Napoletano

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Il 28enne boss della camorra Gennaro De Cicco, ritenuto reggente del clan degli Amato-Pagano (gli “scissionisti”), è stato arrestato dai carabinieri in un appartamento di Melito, nel Napoletano. De Cicco, inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi, era uccel di bosco dal settembre 2012. Era ricercato per omicidio, associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico di stupefacenti.

De Cicco è stato individuato e arrestato in un’operazione dei carabinieri della compagnia di Giugliano in Campania e del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, che lo hanno sorpreso a Melito, in un appartamento di via Garibaldi.

De Cicco aveva fatto perdere le proprie tracce nel settembre 2012 per sfuggire a un’ordinanza di custodia in carcere emessa sempre nel 2012 per omicidio. Un’altra ordinanza, per associazione di tipo mafioso e traffico di stupefacenti, era stata emessa nei suoi confronti nel febbraio 2013.

Sesso in cambio di aiuto agli esami, due anni e sei mesi al prof catanese

da Corrire.it

Aveva chiesto ad alcune studentesse prestazioni sessuali in cambio di un aiutino agli esami, ma due di loro l’hanno denunciato. Si conclude con la condanna del prof. catanese Elio Rossitto il primo grado di giudizio del processo che ha scosso l’università etnea. Due anni e sei mesi di reclusione, pena sospesa, e un risarcimento di 5mila euro ciascuno per le cinque parti offese. La sentenza è stata emessa con l’accesso al rito del patteggiamento, dal gup Giuliana Sammartino: l’ex docente di Economia politica dell’università di Catania era imputato di tentate concussione e violenza sessuale.

catania

LA DENUNCIA – Il professore nell’ottobre del 2009 era stato denunciato da due studentesse che lo accusarono di aver chiesto loro prestazioni sessuali in cambio del superamento dell’esame. Il processo era stato incardinato davanti la quarta sezione penale del Tribunale etneo, che ha però poi ritenuto legittima un’eccezione presentata dalla difesa, su una mancata notifica in sede di indagini preliminari e rinviato gli atti alla Procura. I sostituti procuratori Marisa Scavo e Lina Trovato hanno chiesto, dopo avere interrogato Rossitto, nuovamente il suo rinvio a giudizio. La Procura ha condiviso la richiesta di patteggiamento, presentata dai legali dell’imputato, il professore Angelo Pennisi e l’avvocato Attilio Floresta, che è stata accettata dal Gip. Nell’udienza di oggi era stata ammessa come parte civile anche l’associazione Thamaia.

LE IENE – Della vicenda si occupò anche la trasmissione Le Iene di Italia 1 che aveva ripreso il professore in un albergo assieme a una studentessa che aveva rifiutato le avances. La disponibilità di un risarcimento danni è stata presentata in sede di patteggiamento dal professore Rossitto, i cui legali avevano presentato anche una proposta di transazione alle cinque ragazze che erano parti lese nel procedimento. Secondo quanto si è appreso, due di loro avrebbero accettato, le altre avrebbero rifiutato e stanno valutando l’ipotesi di ricorrere in sede civile.

Milano, tassista in coma dopo una violenta lite: condizioni restano gravissime

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Un tassista versa in gravissime condizioni dopo essere stato aggredito al culmine di una lite scoppiata, per motivi di viabilità, in centro a Milano.

L’uomo, Alfredo F., di 68 anni, è in ancora coma nonostante sia stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico all’ospedale Niguarda. E’ stato colpito con una pesante confezione di bottiglie e avrebbe poi sbattuto il volto per terra. Secondo gli investigatori l’aggressore “potrebbe presto costituirsi”.

Le condizioni del tassista sono sempre gravissime. I medici parlano di “un grave trauma cranico condizionante emorragia cerebrale”. La prognosi è riservata.

Cosa è successo – Tutto è avvenuto intorno alle 20.30 in via Morgagni, non distante da Corso Buenos Aires. Alcuni testimoni hanno parlato di una violenta ma breve lite fra il tassista e un pedone. Quest’ultimo avrebbe scagliato un pacco di bottiglie, o un altro oggetto pesante, che stava trasportando a mano o che ha preso da un’altra parte (forse la sua macchina verso la quale stava andando). Il 68enne sarebbe quindi caduto battendo la testa su un’automobile o per terra. Molti particolari della vicenda, comunque, non sono ancora chiari.

Tav, una lettera all’Ansa avverte “Lotta armata contro l’Alta velocità”

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Alla redazione torinese dell’agenzia Ansa è stato recapitato un documento che, firmato da “Nuclei Operativi Armati” (Noa), annuncia “la lotta armata di liberazione” contro la Tav.

Il documento parla di un “tribunale rivoluzionario” che “condanna a morte” alcune persone ritenute “responsabili della repressione in atto”.

“I Noa – si legge nel documento – sono pronti all’azione diretta nei confronti dei mandati e degli esecutori della strategia repressiva che sta togliendo libertà e prospettiva al movimento No Tav. Le accuse, ridicole, di terrorismo richiedono una risposta forte che dimostri, rapidamente, che non siamo inermi. Ora è il momento di praticare la lotta armata di liberazione, i terroristi sono loro, noi siamo i partigiani della libertà”.

Il documento, tre pagine recapitate in una busta bianca affrancata e con timbro postale apparentemente di Torino, è ora al vaglio degli investigatori. La sigla “Noa” è già nota agli inquirenti.

“Torino è il luogo da cui partiremo per svegliare le coscienze proletarie e rivoluzionarie”, si legge ancora nel documento scritto a computer, che si conclude con la “condanna a morte” del “tribunale rivoluzionario insediato per valutare le responsabilita’ politiche della repressione in atto nei confronti del movimento notav in Valsusa”. Il documento fa riferimento, in particolare, a quattro persone. E definisce le condanne “immediatamente esecutive”.

Bari, scomparsi nel nulla il direttore della banca e 50 milioni di euro

unicreditda Help Consumatori

Un conto scoperto, 50 milioni di euro svaniti nel nulla e un direttore di banca di cui, da almeno tre giorni, non si ha più alcuna notizia.

Giallo a Bari dove la moglie di un dirigente di una filiale di Unicredit ha denunciato la scomparsa del marito. E dove due imprenditori locali accusano: “Spariti anche i nostri soldi”. I documenti in mano ai facoltosi investitori accertano il versamento della somma. Dagli atti dell’istituto, invece, non risulta.

A lanciare per primo l’allarme è stato uno dei due imprenditori: doveva incassare un assegno da un milione di euro ma il conto risultava scoperto. Chi l’aveva firmato, convinto delle sue disponibilità, ha così iniziato a chiamare il direttore della banca. Nessuna risposta: l’uomo non si era recato al lavoro e non era neppure rientrato a casa.

Il timore è che il direttore della filiale di Bari Poggiofranco, Michele Scannicchio, si sia dato alla fuga portando con sè tutti i soldi.

L’istituto, dal canto suo, si difende: “Noi siamo parte lesa”. Stando ai primi accertamenti effettuati all’interno della banca, non risulta alcun ammanco. Per Unicredit quei 50 milioni di euro non sono mai stati sottratti. Semplicemente, al contrario di quanto raccontano i documenti su carta intestata in mano ai due imprenditori, non risulta siano mai stati versati.

Ragusa, sesso a pagamento con bimbo di 8 anni: arrestato prof in pensione

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Un professore in pensione è stato arrestato dalla polizia a Modica, in provincia di Ragusa, dopo essere stato sorpreso a compiere atti sessuali con un minorenne davanti a una scuola media.

Dalle indagini è emerso che l’insegnante aveva pagato, per avere rapporti, il minorenne e il padre del bambino.

L’uomo lo avrebbe anche ricattato minacciando di pubblicizzare foto compromettenti, e per questo è stato fermato per estorsione.

Blitz anti-mafia nel Catanese: nel mirino il boss Privitera

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Operazione della Direzione investigativa antimafia nella Piana di Catania.

Nel mirino delle forze dell’ordine il boss Orazio Privitera, esponente di spicco del clan Cappello.

Centinaia di agenti della Dia, in collaborazione con l’organismo tedesco Bundeskriminalamt (Bka), hanno eseguito nelle province di Catania, Siracusa, Milano, Torino e in Germania ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 27 persone.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti, porto illegale di armi da fuoco, intestazione fittizia di beni e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Le indagini della Dia di Catania sono state coordinate dal sostituto procuratore Pasquale Pacifico della Direzione distrettuale antimafia etnea diretta procuratore Giovanni Salvi.