Ergastolano evaso nel Varesotto, presi quattro membri del commando

ergastolanoda Help Consumatori

Sono state fermate le tre persone interrogate nella notte nella caserma dei carabinieri di Gallarate (Varese) in relazione all’assalto al furgone della polizia penitenziaria per liberare Domenico Cutrì.

I tre erano residenti nell’hinterland milanese. Una quarta persona, un pregiudicato residente da tempo nel milanese ma di origini napoletane, è stato fermato nel capoluogo campano. Facevano tutti parte del commando entrato in azione lunedì.

Il fermo operato dai carabinieri di Gallarate è stato deciso dopo l’interrogatorio durato tutta la notte, durante il quale hanno negato qualsiasi addebito. A carico dei tre, tutti trentenni residenti nell’alto milanese tra Inveruno e Magenta, i Cc hanno raccolto “gravi elementi di colpevolezza”. Sono stati quindi trasferiti nel carcere di Busto Arsizio. Uno di loro ha importanti precedenti pensali. I tre, che si stavano nascondendo nel Vercellese, hanno cercato di coprirsi il volto per non farsi fotografare e riprendere dalle telecamere. Uno di loro si è coperto il volto con l’ordinanza di fermo.

Il quarto fermo a Napoli – Una quarta persona è stata invece fermata a Napoli. Si tratta di un pregiudicato di origini napoletane, Aristotele Buhne, che da tempo abitava a Turbigo, nel Milanese. L’uomo, di 31 anni, è stato bloccato all’uscita del cimitero di Portici dove si era recato da solo per portare dei fiori sulla tomba del nonno.

Ricercato anche terzo fratello Cutrì – Tutti e quattro sono sospettati di aver fatto parte del gruppo armato entrato in azione per liberare Domenico Cutrì. Oltre ad Antonio Cutrì, deceduto nel corso dell’assalto, avrebbe partecipato all’azione anche l’altro fratello, Daniele, 23 anni, irreperibile dal giorno dell’evasione del fratello. Inoltre sono in corso le ricerche della fidanzata di Antonino Cutrì. La donna, scomparsa insieme al figlio di 5 anni, è sospettata di aver avuto un ruolo nell’evasione dell’ergastolano. Altre persone vicine ai Cutrì potrebbero aver avuto, invece, un ruolo logistico nella vicenda.

Le indagini si concentrano in Piemonte – Le accuse per i quattro fermati sono di procurata evasione, detenzione e porto di armi da guerra e clandestine. Le indagini dei carabinieri si concentrano in Piemonte, dove sarebbero anche state trovate tracce del passaggio dei fuggitivi. I Cutrì potrebbero avere utilizzato più di un covo, temendo che quello individuato inizialmente potesse essere “bruciato” dalle ricerche dei Cc.

Camorra: nel 2013 confische per 146 milioni di euro

camorrada Agi.it

Ammonta a oltre 146 milioni di euro il valore complessivo dei beni confiscati ai clan di camorra dalla direzione investigativa antimafia di Napoli, guidata da Giuseppe Linares, insieme alla sezione operativa di Salerno. I beni sequestrati raggiungono un valore superiore a 53 milioni di euro. I risultati sono frutto di un’intensificazione delle indagini sul fronte economico-finanziario sulla criminalita’ organizzata campana che hanno portato all’applicazione di misure di prevenzione personale patrimoniale da parte delle sezioni dedicate dei tribunali. Nel corso dell’anno, arrestate 19 persone con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Arresto eccellente, quello di Danilo Restivo per l’omicidio Elisa Claps. Sul fronte delle attivita’ di controllo sugli appalti il centro operativo di Napoli, sempre insieme alla sezione di Salerno, ha sottoposto a monitoraggio 1046 societa’ tra Campania, Abruzzo e Molise. Tra gli accessi ai cantieri, ci sono anche quelli nell’area archeologica di Pompei per controlli legati ai restauri di alcune domus avviati nell’ambito del grande progetto Pompei, finanziato con 105 milioni di euro dall’Unione Europea.

DIA SEQUESTRA BENI A CLAN CASALESI PER 3 MILIONI

La Direzione investigativa antimafia di Napoli, in esecuzione di diversi decreti emessi dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha sequestrato beni a tre esponenti di spicco del clan dei Casalesi, per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro. Un primo provvedimento di sequestro riguarda Vincenzo Abbate, 60 anni, legato al gruppo del boss Michele Zagaria, imprenditore nel settore calcestruzzo, destinatario di una misura cautelare nel 2006; a lui sono state sequestrate tre societa’ nel Casertano, tra cui una immobiliare e una di autotrasporti. A Giuseppe Granata, 50 anni, anch’egli nel gruppo di Zagaria, sequestrato un immobile a Teverola. Sigilli ad un immobile anche per Pasquale Fontana, 52 anni, cugino di primo grado del boss Zagaria, che si e’ sempre occupato di investire il denaro delle attivita’ illecite al nord Italia per acquistare immobili anche attraverso imprenditori che facessero da prestanome. (AGI) .

Detenuto evaso, ‘è pericolosissimo’ – FOTO SEGNALETICA

cutrida ANSA

La madre di Domenico Cutrì, il detenuto evaso a Gallarate (Varese), è stata interrogata a lungo dai carabinieri nel corso della notte, per ricostruire nei dettagli la vicenda. La donna non è indagata. Secondo la prima ricostruzione, lunedi’ i banditi a bordo della Citroen C3 hanno accompagnato all’ospedale di Magenta la donna e il figlio Antonino, colpito da un proiettile durante l’assalto e morto in seguito alla ferita. I malviventi hanno poi abbandonato l’utilitaria in un vicino parcheggio e sono fuggiti, probabilmente a bordo di un altro automezzo rubato. Proseguono in tutto il Nord Italia le ricerche dell’evaso e dei complici e sono stati allestiti posti di blocco anche al confine con la Svizzera.

“Un uomo pericolosissimo. Con legami familiari molto forti. E una forte capacità di intimidazione e di condizionamento”. Così Marcello Maddalena, procuratore generale del Piemonte, interpellato dall’ANSA sulla figura di Domenico Cutrì, l’ergastolano evaso a Gallarate dopo uno scontro a fuoco.

Capo Dap,vicino ad agenti, vicenda drammatica  – Il Capo del Dap Giovanni Tamburino esprime “solidarietà e vicinanza” agli agenti coinvolti nell’agguato durante il quale è evaso il detenuto Domenico Cutrì. “L’assalto al blindato della Polizia Penitenziaria non ha precedenti da quando, nel 1996, la Polizia Penitenziaria ha assunto il servizio delle traduzioni”, dice Tamburino, sottolineando come “gli agenti di scorta impegnati nella traduzione del detenuto al Tribunale di Gallarate abbiano dovuto affrontare una situazione drammatica”.

La madre, farlo fuggire era ossessione Antonino  – Per Antonino Cutrì, l’uomo ucciso mentre faceva evadere il fratello Domenico, farlo evadere era diventata una ossessione. Lo ha detto la madre dei due, sentita dagli investigatori. Antonino, secondo la donna, aveva manifestato più volte l’intenzione di far evadere il fratello, tant’è vero che l’uomo era stato trasferito dal carcere di Saluzzo a quello di Cuneo. Antonino, secondo la madre, per portare a termine il progetto aveva addirittura preso lezioni per pilotare un elicottero.

Trovata da Cc auto usata per la fuga – La Citroen C3 nera usata dai malviventi che ieri pomeriggio a Gallarate hanno fatto evadere Domenico Cutrì, è stata ritrovata dai carabinieri in un parcheggio vicino all’ospedale di Magenta. Ospedale dove ieri è morto il fratello dell’evaso, Antonino. L’auto è risultata rubata.

Sono estese in tutt’Italia le ricerche dei componenti del commando che ieri, a Gallarate (Varese) ha fatto evadere l’ergastolano Domenico Cutrì, 32 anni, mentre suo fratello, Antonino, 30 anni, è morto in ospedale a causa delle ferite riportate nello scontro a fuoco con gli agenti della Polizia penitenziaria che scortavano Domenico per un processo. Antonino era giunto in ospedale con la madre. Oltre all’evaso, carabinieri e polizia cercano altri due o tre uomini che sono entrati in azione poco prima delle 15 di ieri (VIDEO). Erano arrivati a bordo di due auto, una delle quali è stata trovata vicino al tribunale. A bordo c’erano anche delle armi. Ieri sera si era diffusa la notizia che un terzo fratello Cutrì si era costituito in ospedale con una ferita a un piede ma la circostanza è stata smentita dagli investigatori.

L’ergastolano Domenico Cutrì, detenuto nel carcere di Busto Arsizio (Varese), era appena sceso dal furgone delle polizia penitenziaria e gli agenti lo stavano accompagnando all’interno del Tribunale di Gallarate, dove avrebbe dovuto partecipare a una udienza. In quel momento sono arrivati i banditi con le armi in pugno.

L’azione, all’apparenza attentamente pianificata, è durata pochi minuti, sotto gli occhi di diversi testimoni. (FOTO)

Gli uomini del commando hanno minacciato gli agenti, puntandogli contro le pistole e intimandogli di liberare il detenuto, e uno di loro ha spruzzato dello spray urticante negli occhi di uno dei poliziotti. Un altro agente è stato spinto giù dalle scale del Tribunale, e nella caduta ha riportato un lieve trauma cranico. C’è stata quindi una sparatoria tra i malviventi e gli agenti, durante la quale sono stati esplosi una trentina di colpi.

Uno dei colpi ha raggiunto uno degli assalitori, il fratello del detenuto, Antonino Cutrì, che è poi morto per la gravità delle ferite riportate, circa un’ora dopo, al termine di una disperata corsa dei suoi compagni per cercare di salvarlo, all’ospedale di Magenta. L’azione e’ durata pochi minuti: l’ergastolano è fuggito insieme ai complici, che hanno caricato su una Citroen C3 nera anche il ferito.

Due agenti, rimasti contusi, sono stati soccorsi dal personale del 118, portati all’ospedale di Gallarate per accertamenti e in serata dimessi. Vicino al Tribunale, poco dopo, la polizia ha trovato una seconda auto utilizzata dai banditi, con a bordo armi d’assalto. A questo punto la fuga dei malviventi, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, è proseguita verso Cuggiono, il paese in provincia di Milano dove vive la madre dei fratelli Cutrì. Caricata la donna in auto la corsa è ripresa verso l’ospedale di Magenta dove il ferito e la madre sono stati scaricati. Ma per Antonino non c’era più nulla da fare ed è morto poco prima della 16. La madre nel frattempo è stata sentita dagli investigatori.

Polizia e carabinieri hanno allestito dei posti di blocco sulle strade della zona, in particolare al confine tra Lombardia e Piemonte. I due agenti feriti sono stati dimessi con una prognosi rispettivamente di 8 e 15 giorni.

In serata si era diffusa la notizia, poi smentita dai carabinieri, che  un altro fratello di Domenico Cutrì,  si sia costituito. La notizia era stata data dalla Uil Penitenziari.

Boss Cutrì in fuga dopo evasione rocambolesca

Detenuto evaso: è l'ergastolano Domenico Cutrìda Ansa.it

Sono estese in tutt’Italia le ricerche dei componenti del commando che  a Gallarate (Varese) ha fatto evadere l’ergastolano Domenico Cutrì, 32 anni, mentre suo fratello, Antonino, 30 anni, è morto in ospedale a causa delle ferite riportate nello scontro a fuoco con gli agenti della Polizia penitenziaria che scortavano Domenico per un processo. Antonino era giunto in ospedale con la madre.

Oltre all’evaso, carabinieri e polizia cercano altri due o tre uomini che sono entrati in azione poco prima delle 15 di ieri (VIDEO). Erano arrivati a bordo di due auto, una delle quali è stata trovata vicino al tribunale. A bordo c’erano anche delle armi. Ieri sera si era diffusa la notizia che un terzo fratello Cutrì si era costituito in ospedale con una ferita a un piede ma la circostanza è stata smentita dagli investigatori.

L’ergastolano Domenico Cutrì, detenuto nel carcere di Busto Arsizio (Varese), era appena sceso dal furgone delle polizia penitenziaria e gli agenti lo stavano accompagnando all’interno del Tribunale di Gallarate, dove avrebbe dovuto partecipare a una udienza. In quel momento sono arrivati i banditi con le armi in pugno.

L’azione, all’apparenza attentamente pianificata, è durata pochi minuti, sotto gli occhi di diversi testimoni. (FOTO)

Gli uomini del commando hanno minacciato gli agenti, puntandogli contro le pistole e intimandogli di liberare il detenuto, e uno di loro ha spruzzato dello spray urticante negli occhi di uno dei poliziotti. Un altro agente è stato spinto giù dalle scale del Tribunale, e nella caduta ha riportato un lieve trauma cranico. C’è stata quindi una sparatoria tra i malviventi e gli agenti, durante la quale sono stati esplosi una trentina di colpi.

Uno dei colpi ha raggiunto uno degli assalitori, il fratello del detenuto, Antonino Cutrì, che è poi morto per la gravità delle ferite riportate, circa un’ora dopo, al termine di una disperata corsa dei suoi compagni per cercare di salvarlo, all’ospedale di Magenta. L’azione e’ durata pochi minuti: l’ergastolano è fuggito insieme ai complici, che hanno caricato su una Citroen C3 nera anche il ferito.

Due agenti, rimasti contusi, sono stati soccorsi dal personale del 118, portati all’ospedale di Gallarate per accertamenti e in serata dimessi. Vicino al Tribunale, poco dopo, la polizia ha trovato una seconda auto utilizzata dai banditi, con a bordo armi d’assalto. A questo punto la fuga dei malviventi, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, è proseguita verso Cuggiono, il paese in provincia di Milano dove vive la madre dei fratelli Cutrì. Caricata la donna in auto la corsa è ripresa verso l’ospedale di Magenta dove il ferito e la madre sono stati scaricati. Ma per Antonino non c’era più nulla da fare ed è morto poco prima della 16. La madre nel frattempo è stata sentita dagli investigatori.

Polizia e carabinieri hanno allestito dei posti di blocco sulle strade della zona, in particolare al confine tra Lombardia e Piemonte. I due agenti feriti sono stati dimessi con una prognosi rispettivamente di 8 e 15 giorni.

In serata si era diffusa la notizia, poi smentita dai carabinieri, che  un altro fratello di Domenico Cutrì,  si sia costituito. La notizia era stata data dalla Uil Penitenziari.

Ancora maltempo in tutta Italia A Nord decretata la “criticità rossa”

maltempoda TGCOM24

Dopo i disastri in Sicilia e nella Capitale, la pioggia torna a flagellare il Nord: allerta della Protezione civile per Friuli, Emilia e Veneto. E nel Lazio l’allerta rimane altissimo

Il maltempo, che in Sicilia ha fatto tre vittime (due donne e una bimba a bordo di un’auto finita in un torrente in piena) continua a imperversare su tutta Italia. La Protezione civile ha decretato per oggi lo stato di “criticità rossa” per il Friuli, le pianure dell’Emilia e il Veneto centrale. A Roma il prefetto ha chiesto di “recarsi nella Capitale solo per stretta necessità”. Il maltempo durerà ancora una settimana.

Wojtyla: due tossici confessano,”reliquia? L’abbiamo buttata via”

papada Agi.it

Svolta nelle indagini sul furto sacrilego compiuto la scorsa settima nel santuario della Ienca dedicato a Papa Giovanni Paolo II.

La polizia ha fermato due giovani aquilani che hanno confessato di essere gli autori della profanazione.

Nell’ex clinica psichiatrica di Santa Maria di Collemaggio, nei pressi del Sert, gli investigatori hanno rinvenuto, interrati, la teca priva della reliquia del pontefice e la croce.

I fermati sono un 23 e un 24enne del capoluogo, entrambi tossicodipendenti, conosciuti dalle forze dell’ordine. Durante l’interrogatorio hanno confessato e fornito i dettagli per far ritrovare la teca con il crocifisso.

I due, tuttavia, hanno raccontato di avere gettato via il pezzetto di stoffa intriso del sangue del papa. Le loro dichiarazioni, a cui intanto si e’ aggiunto un presunto complice, sono pero’ molto frammentarie, costellate da molti ‘non ricordo’. Di certo gli indagati hanno sostenuto di essersi disfatti della reliquia gettandola, ma non sanno indicare esattamente dove. Pertanto, mentre il pm David Mancini, insieme con carabinieri e polizia, sta interrogando in queste ore i due presunti ladri, gli investigatori si sono recati nelle loro abitazioni per cercare il pezzetto di stoffa intriso di sangue del pontefice, “cuore” della reliquia trafugata la scorsa settimana. Il pezzettino di stoffa appartiene all’abito che Giovani Paolo II indossavva quando rimase vittima dell’attentato a piazza San Pietro, il 13 maggio 1981, potrebbe essere questione di ore.

Maro’: l’India ci ripensa, “forse la pena di morte e’ eccessiva”

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Sul caso maro’, il governo di Delhi ci ripensa: o almeno cosi’ scrive l’Indian Express. Di fronte alle crescenti pressioni contro l’applicazione nella vicenda dello stringente Sua Act che prevede la pena di morte, il governo ha chiesto al ministero dell’Interno – sostiene il quotidiano indiano – di rivedere il suo ‘via libera’ ad invocare la legge nel caso specifico: “Al ministero – si legge ancora – e’ stato richiesto di considerare il fatto che la legge e’ stata pensata per far fronte ad atti di terrorismo e pirateria e questo non e’ il caso dell’omicidio dei due pescatori”.

Secondo fonti del ministero della Giustizia consultate dal quotidiano, sara’ chiesto alla Procura Generale di rivedere la sua posizione e “la sua opinione sara’ valutata dal ministro della Giustizia (e non come accadde l’ultimo volta quando il ‘via libera’ fu dato da un funzionario di medio livello)”.
Fonti al ministero dell’Interno non hanno confermato la notizia, ma sottolineano che “il governo sta ancora valutando i futuri sviluppi della sua azione alla luce delle ramificazioni internazionali”. Mercoledi’ lo stesso presidente della Commissione Ue, Jose Manuel Durao Barroso, ha sottolineato che ogni decisione sul caso dei due fucilieri del Battaglione San Marco avra’ “un impatto sulle relazioni complessive fra l’Unione Europea e l’India“. Se il ministero della Giustizia fa marcia indietro, conclude il quotidiano, quello dell’Interno “puo’ far marcia indietro e processare i due militari in base al Codice Penale indiano, anche se questo non lo puo’ applicare la Nia, l’Agenzia Investiva indiana”. Intanto oggi la Corte Speciale di New Delhi ha deciso di rinviare al 25 febbraio la discussione sulla richiesta della Nia al tribunale stesso di assumere la custodia dei maro’, attualmente in liberta’ provvisoria dietro cauzione e residenti nell’ambasciata d’Italia a New Delhi.

L’udienza e’ durata appena qualche minuto e l’esito – ha spiegato l’inviato speciale Staffan De Mistura – era atteso dall’Italia perche’ il 3 febbraio e’ prevista l’udienza sul ricorso alla Corte Suprema contro l’eventuale applicazione nel processo del Sua Act, la legge antipirateria. “Il passaggio era puramente formale”, ha fatto sapere. Il diplomatico, da mesi impegnato nella spola tra Italia e India, e’ appena tornato a New Delhi in attesa dell’udienza – quella si’ importante – del 3 febbraio, che dovrebbe sbloccare il processo ai due fucilieri del Battaglione San Marco. “Con la decisione odierna”, sintetizza de Mistura, “la Corte Speciale ha in qualche modo riconosciuto di non essere in condizione di decidere proprio perche’ l’Italia si e’ rivolta a un’istanza superiore, la Corte Suprema”.

Meredith, i giudici cancellano l’assoluzione: 28 anni ad Amanda, 25 a Raffaele

amandada Il Messaggero.it

Amanda e Raffaele sono colpevoli. Condannati a 28 anni e sei mesi lei e 25 lui.
La grande attesa per la sentenza del processo per l’omicidio di Meredith Kercher è finita alle 21.55, dopo quasi dodici ore di camera di consiglio. Due anni e mezzo in più rispetto alla condanna di primo grado per l’americana (accusata anche di calunnia) e la conferma della prima sentenza per il pugliese.
Alla notizia ricevuta per telefono, Amanda è rimasta «impietrita», come confermato dai suoi legali, che hanno già anticipato che faranno ricorso alla Corte di cassazione contro questa sentenza. A Raffaele è stato anche ritirato il passaporto. Anche lui è rimasto senza parole («annichilito», hanno spiegato) quando i suoi avvocati gli hanno comunicato la decisione dei giudici della Corte d’assise d’appello di Firenze.
Nella sentenza, il presidente della Corte Alessandro Nencini ha anche previsto per gli imputati il pagamento delle spese processuali, più il pagamento dei danni alle parti civili: 12.650 euro per Patrick Lumumba, vittima della calunnia e indicato da Amanda come l’assassino, 4.500 per la padrona della casa di via della Pergola, 11mila eruo ciascuno per i fratelli di Mez e 15mila euro ciascuno per i genitori.

In aula non c’erano né Amanda, mai tornata in Italia dopo l’assoluzione nel primo secondo grado, né Raffaele, andato via dall’aula alle 10 e mai tornato. Dopo aver ascoltato le ultime repliche, infatti, Raffaele è uscito da palazzo di giustizia ed è andato in albergo. Da dove, però, sarebbe uscito, come confermato dalla reception dell’albergo in cui era con il padre Francesco, anche lui non più in aula. Potrebbe aver lasciato addirittura Firenze.

La giornata. La giornata, intanto, si era aperta con le dichiarazioni degli avvocati di Amanda Knox: «Non c’è altra possibilità che l’assoluzione. Amanda è innocente, siamo sereni». I legali di Sollecito, invece, avevano annunciato sorprese, ma alla fine Raffaele non ha rilasciato dichiarazioni spontanee come ventilato ieri. I giudici sono entrati in camera di consiglio pochi minuti dopo le dieci. «Ora vado via. Ma tornerò dopo», aveva detto Sollecito prima di lasciare palazzo di giustizia in taxi. Ma voci sempre più insistenti parlano della sua partenza.
«Avvocato, è un buon segno?», aveva chiesto Amanda alla notizia dei continui ritardi ai suoi avvocati, che hanno raccontato come la Knox abbia vissuto queste ore di attesa con molta tensione. Ha spento la televisione e non vuole parlare con nessuno, aspettando notizie da Firenze. «E’ sotto pressione ed è molto tesa, ma fiduciosa perché innocente», aveva ribadito l’avvocato Carlo Dalla Vedova. A Seattle, intanto, ha cambiato look: niente più lunghi capelli biondi, ma un caschetto castano.

Nel frattempo dall’Inghilterra sono arrivati Stephanie e Lyle Kercher, sorella e fratello di Mez, che sono entrati nella maxi aula 32 per la lettura della sentenza qualche minuto prima delle nove, come avevano anticipato dai legali della famiglia Francesco Maresca e Serena Perna. Domani è prevista a Firenze la loro conferenza stampa per commmentare la decisione della Corte d’assise d’appello di Firenze, presieduta da Alessandro Nencini, a latere Luciana Cicerchia. «Accetteremo qualunque decisione – aveva detto Stephanie -. Non vogliamo che siano condannate le persone sbagliate. Tutto quello che vogliamo è scoprire la verità su quello che è successo quella notte».

«C’è un colpevole, è Rudy». L’avvocato Carlo Dalla Vedova, che difende l’americana insieme a Luciano Ghirga, durante l’ultima arringa aveva parlato delle «contraddizioni dell’accusa. Questo era un processo chiuso con una confessione (di Rudy Guede, condannato a 16 anni, ndr) che non è stata neanche presa in considerazione in questo giudizio».
Dalla Vedova cita Dante e il suo girone dei traditori, parlando di come Amanda ha messo la sua disponibilità nelle mani degli investigatori ed «è stata tradita». Gli avvocati avevano ribadito che l’unico colpevole è Rudy, ricostruendo la sua presenza in casa e le sue attitudine violente. «Valutate gli indizi – è l’invito di Dalla Vedova ai giudici della Corte d’assise d’appello -. Non potete scrivere una sentenza di condanna basata sulla probabilità, dicendo che probabilmente è stata Amanda. Le sentenze nel nome del popolo italiano non lo consentono». L’avvocato aveva anche provato a smontare la ricostruzione dell’accusa sull’impronta di tacco (trovata nella casa del delitto) di una scarpa numero 36, quindi attribuibile a una donna, spiegando come quella traccia sia stata confrontata con tutte le scarpe di Amanda, non trovando corrispondenze. «La sentenza di giustizia è l’assoluzione perché non c’è prova della presenza di Amanda, anzi di entrambi gli imputati, sul luogo del delitto», aveva detto Ghirga, sottolineando il principio del ragionevole dubbio.

enezia, anziana uccisa nel 2012: arrestata per omicidio la vicina

poliziada TGCOM24

La squadra mobile della Questura di Venezia ha arrestato una donna per l’omicidio di Lidia Pamio Taffi, 87enne di Mestre, assassinata nel 2012 con 40 coltellate nella sua abitazione.

Si tratta di una vicina di casa, una cinquantunenne, che è accusata di omicidio volontario aggravato e rapina.

Alla base dell’omicidio, dissapori fra le due donne che andavano avanti da parecchio tempo.

Il cadavere dell’anziana fu scoperto dal nipote, che era andato a trovarla per accompagnarla a una visita medica.

Wojtyla, è caccia alla reliquia rubata: furto su commissione o satanisti

papada TGCOM24

Proseguono, finora senza esito, le ricerche della reliquia contenente il sangue di Giovanni Paolo II rubata ai piedi del Gran Sasso domenica. Sono almeno 50 i carabinieri impegnati a setacciare la zona tra Assergi e Camarda, in provincia de L’Aquila. Si seguono più piste investigative: dal furto su commissione al furto da parte di qualche devoto al beato, fino al satanismo.

Quest’ultima in realtà, nelle ultime ore ha perso un po’ di credibilità rispetto alle prime due. A spingere verso la pista satanica era stato il coordinatore dell’Osservatorio antiplagio Giovanni Pannunzio, il quale aveva ricordato come in questo periodo ci sono ricorrenze sataniche che culminano il primo febbraio, con il “capodanno satanico”.

Gli inquirenti però sembrerebbero orientati a privilegiare il furto su commissione e quello di un devoto che avrebbe rubato la stoffa intrisa del sangue versato dal Papa in occasione dell’attentato del 1981, per coltivare un “culto diretto” a casa propria.

L’inchiesta per il momento è contro ignoti. Tra gli ascoltati finora c’è il parroco della chiesetta dove è avvenuto il furto, Josè Obama. E’ stato lui a scoprire la rottura di una finestra e l’effrazione compiuta ai danni del reliquiario.