Omicidio-suicidio in Brianza: geloso uccide moglie e si impicca

brianzadaAGI.it

Omicidio-suicidio col movente della gelosia a Brugherio, comune della Brianza in provincia di Monza: a scoprire la tragedia il figlio della coppia, che si e’ recato nella villetta dei genitori come ogni domenica.

Quando e’ entrato nell’appartamento ha trovato la madre morta.

La donna, Lucia Bocci, 57 anni, era in camicia da notte, riversa sul pavimento della stanza da letto, con numerose ferite di arma da taglio all’addome e una ferita inferta con un corpo contundente alla testa.

L’uomo, sotto shock, si e’ messo alla ricerca del padre, il cui cadavere si trovava in cantina, appeso a un gancio.

Il padre si chiamava Vincenzo Zarba, pensionato 64enne, e ha lasciato un biglietto – definito “piuttosto confuso” dagli inquirenti – nel quale spiegava di aver ucciso la moglie al culmine di un litigio per ragioni di gelosia. (AGI) .

Bergamo, sparò e uccise un ladro: assolto

bergamoda TGCOM24

E’ stato assolto dall’accusa di eccesso colposo di legittima difesa il commerciante che, il 25 novembre del 2012, sparò e uccise un ladro sorpreso a infrangere, con una mazza, una vetrina del suo negozio di giardinaggio a Caravaggio (Bergamo). Secondo i giudici, “non ci sono le prove della colpa” di Angelo Cerioli, che ha sempre dichiarato di aver sparato a caso, dalla finestra di casa, al solo fine di intimidire i ladri. La vittima morì sul colpo.

In un primo momento, Cerioli venne accusato di omicidio volontario. Il pm, successivamente, derubricò il reato a eccesso colposo di legittima difesa. I giudici, però, non hanno trovato riscontri riguardo la colpa dell’uomo e hanno così deciso di assolverlo.

Cerioli esplose i colpi dalla finestra della sua abitazione, al cui piano terra vi è il negozio.

Quella notte, a Caravaggio, perse la vita Dumitru Baciu, di nazionalità rumena, ucciso dai colpi di un revolver Taurus calibro 38.

Elicottero militare cade nel Viterbese Morto capo dell’aviazione dell’esercito

generaleda TGCOM24

Un elicottero militare Agusta Bell AB206 è precipitato dopo essere scomparso dai radar nella zona di Monte Marta, vicino a Viterbo: poco dopo è stato trovato il relitto, ma i due militari che erano a bordo del velivolo sono morti nell’incidente.

Una delle due vittime è il comandante dell’aviazione dell’esercito, il 57enne generale Giangiacomo Calligaris, mentre l’altra è tenente allievo pilota, Paolo Lozzi.

Sull’incidente la Procura ha aperto un’inchiesta: l’ipotesi è che l’elicottero abbia tranciato un cavo dell’alta tensione in località Traponzo, tra Tuscania e Marta, perdendo quindi quota e precipitando.

Calligaris, di origine napoletana, aveva assunto il comando dell’aviazione dell’esercito nel marzo 2013. Tanti i teatri internazionali in cui ha operato, dall’Operazione “Joint Guardian” in Kosovo all'”Antica Babilonia” in Iraq dove è stato vicecomandante dell’Italian Joint Task Force Iraq. E’ stato poi coordinatore delle operazioni “ISAF” in Afghanistan, in Ciad e ad Haiti per il terremoto. Ha inoltre coordinato le operazioni di evacuazione di connazionali dalla Tunisia, dall’Egitto e dalla Libia nel corso della Primavera Araba.

Sul territorio nazionale ha partecipato alle operazioni “Vespri Siciliani”, “Riace”, “Calabria” e “Salento”. E’ stato insignito della Croce d’Oro, della Croce d’Argento e della Croce di Bronzo al merito dell’esercito e di numerose onorificenze internazionali tra le quali la medaglia “Meritorius Service Medal” degli Stati Uniti e la medaglia “Military Cooperation Consolidation Medal” della Federazione Russa.

Novara, nasconde per anni il corpo della madre in freezer per la pensione

novarada TGCOM24

Avrebbe nascosto per anni il cadavere della madre nel congelatore, forse per continuare a percepire la sua pensione. Indagini in corso a Borgomanero (Novara), dove i vigili, intervenuti con il personale del 118 per soccorrere una donna che si era sentita male, hanno trovato nel freezer della casa il cadavere di un’anziana: stando alle prime informazioni, si tratterebbe della madre della donna che aveva chiesto aiuto. Indagano i carabinieri.

L’intervento della municipale si era reso necessario quando i soccorritori, chiamati dalla donna, avevano trovato la porta dell’abitazione sbarrata. Una volta entrati nell’appartamento, la macabra scoperta: avvolto in un sacco della spazzatura, e nascosto nel congelatore, c’era il corpo dell’anziana donna.
La macabra scoperta quando l’ambulanza era gia’ partita con la donna, trovata in stato confusionale, mentre le forze dell’ordine eseguivano le procedure di sicurezza, che prevedono la disattivazione della luce. E, quindi, anche il controllo della presenza di eventuali alimenti deteriorabili nel freezer

Secondo il primo esame medico legale effettuato sul cadavere, la donna potrebbe essere morta diversi anni fa. La figlia dell’anziana è attualmente ricoverata all’ospedale di Borgomanero, piantonata dai carabinieri: le sue condizioni non sono gravi.

“Mamma, resteremo sempre vicine”, scriveva la donna in una lettera trovata nell’appartamento di viale Marazza 44. Tiziana Devecchi, piantonata dai carabinieri nell’ospedale di Borgomanero, nella lettera, che risale al 2010, scriveva di aver trovato l’anziana madre morta in casa al suo rientro a casa. E spiegava di avere deciso di metterla nel congelatore, per restarle “sempre vicina”.

Il testo è al vaglio degli investigatori, che stanno cercando di appurare se in tutto questo periodo la figlia abbia effettivamente continuato a percepire la pensione dell’anziana.

Cosenza: “Cocò, ucciso a 3 anni perché aveva riconosciuto gli assassini”

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La madre di Cocò, il bimbo di 3 anni ucciso domenica a Cosenza insieme ai nonni, e i cui corpi carbonizzati sono stati trovati in un auto, è sicura: “Lo hanno ucciso perché conosceva i suoi assassini”. Antonia Iannicelli, attualmente in carcere, è disperata. “Li ha visti in faccia e così lo hanno ucciso, vigliacchi – dice in una intervista a “La Stampa” -. Quando uscirò dalla prigione andrò via dalla Calabria”.

madreGli inquirenti continuano a lavorare senza sosta per trovare gli assassini di Cocò, di suo nonno Antonio e della sua compagna. Non si esclude che i tre stessero rientrando a casa e, giunti proprio nei pressi del casolare dove sono stati trovati i corpi carbonizzati, siano rimasti vittime di un agguato. I killer avrebbero poi rinchiuso il corpo di Iannicelli nel bagagliaio dell’automobile e portato il mezzo vicino al casolare per incendiarlo.

Poco prima di allontanarsi dal luogo dell’incendio dei corpi, gli autori del delitto hanno lasciato sul cofano dell’automobile una moneta da 50 centesimi che, nel linguaggio della criminalità organizzata, significa che la vittima aveva uno scarso valore. Iannicelli potrebbe essere stato ucciso al termine di una discussione degenerata.

Probabilmente Giuseppe doveva incontrare qualcuno, spiegare che quei soldi non li aveva. Magari pensava che con il nipotino sarebbe stato al riparo dalla violenza. Sbagliava. Non è possibile, al momento, capire come siano morti perché i corpi sono stati consumati dalle fiamme. Giuseppe Iannicelli sarebbe stato colpito quando era fuori dall’abitacolo. Poi è toccato alla donna marocchina e a Cocò.

Attentato a pm, Totò Riina: facciamolo grosso, non dobbiamo avere pietà

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“E allora organizziamo questa cosa! Facciamola grossa e dico non ne parliamo più”. Così il boss Totò Riina, il 16 novembre 2013, progettava con il capomafia della Sacra corona unita, Alberto Lorusso, un attentato al pm di Palermo Nino Di Matteo. La conversazione è stata depositata agli atti del processo sulla trattativa Stato-mafia. “Ti farei diventare il primo tonno, il tonno buono”, minaccia. “Questo pm mi sta facendo uscire pazzo”.

“Perché Di Matteo non se ne va, gli hanno rinforzato la scorta e allora se fosse possibile – prosegue il boss – un’esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo con i militari”. Riina, intercettato, fa riferimento nella conversazione all’attentato, fallito, al funzionario di polizia Rino Germanà, sfuggito a un commando di killer.

“Non devo avere pietà di questi” – “L’ultimo se mi riesce sarà più grosso… se mi ci metto con una bella compagnia di anatroccoli. Così chi peschiamo, peschiamo e non se ne parla più”, dice ancora il superboss a Lorusso. Il capomafia simula il suono di un’esplosione e aggiunge: “Non devo avere pietà di questi, come loro non hanno pietà”.

Ironia con boss sulla strage nell’omicidio Chinnici – “Quello là saluta e se ne saliva nei palazzi. Ma che disgraziato sei, saluti e te ne sali nei palazzi. Minchia e poi è sceso, disgraziato, il Procuratore Generale di Palermo”. Così Totò Riina ricorda la strage in cui fu ucciso il giudice Rocco Chinnici, saltato in aria per l’esplosione di un’autobomba il 29 luglio del 1983. Il capomafia corleonese, intercettato, descrive l’esplosione, alla quale assistette da lontano un commando di killer di Cosa nostra, che sbalzò in aria il magistrato facendolo poi ricadere a terra. “Per un paio d’anni mi sono divertito. Minchia che gli ho combinato”, prosegue.

“Messina denaro si disinteressa a noi” – “A me dispiace dirlo, questo signor Messina Denaro, questo che fa il latitante, questo si sente di comandare, ma non si interessa di noi”. E’ il duro giudizio sul boss latitante Matteo Messina Denaro da Riina che parla del padrino trapanese durante l’ora d’aria col detenuto Alberto Lorusso. “Questo fa i pali della luce – aggiunge riferendosi al business dell’energia eolica in cui Messina Denaro è coinvolto – ci farebbe più figura se se la mettesse in c… la luce”.

Salerno, nuovo arresto per monsignor Scarano. Sequestri per milioni di euro

scaranoda ADNKronos

La Guardia di Finanza di Salerno ha eseguito una misura cautelare nei confronti di monsignor Nunzio Scarano e di un altro sacerdote. Sono stati inoltre sequestrati beni immobili e disponibilità finanziarie per milioni di euro.

Mons. Scarano, ex contabile dell’Aspa, Amministrazione patrimonio Sede Apostolica, è già imputato di corruzione e di calunnia nel processo con rito abbreviato in corso a Roma sulla vicenda del mancato rientro dalla Svizzera in Italia di 20 milioni di euro che erano stati esportati illecitamente. Al processo si sono costituiti parti civili anche la presidenza del Consiglio e l’Aisi su richiesta per il danno all’immagine subito per la presenza dell’ex 007 Giovanni Zito, che avrebbe dovuto pilotare l’aereo privato per riportare in Italia 20 milioni di euro. Il piano poi non ebbe successo perché il terzo imputato, il broker Giovanni Carenzio, nel momento in cui avrebbe dovuto consegnare il denaro per trasferirlo in Italia non si presentò all’imbarco con la somma.

Calabria, trovati tre corpi carbonizzati

calabriada agenzia di stampa ANSA

I corpi carbonizzati di tre persone – tra cui un bambino – sono stati trovati  all’interno di un’auto a Corigliano Calabro (Cosenza).

La vettura bruciata si trovava in una zona impervia e difficile da raggiungere. Sul posto i carabinieri. Le tre persone sarebbero state uccise, e i loro corpi dati successivamente alle fiamme. Dei tre corpi, a causa delle fiamme, sono rimasti solo gli scheletri.

I corpi sarebbero di un sorvegliato speciale, Salvatore Iannicelli, di 52 anni, di Cassano allo Jonio (Cosenza), di una giovane donna marocchina della quale non si conoscono al momento le generalità, e del nipote dell’uomo, un bimbo di tre anni.  Dei tre si erano perse le tracce da giovedì scorso.

La scomparsa di Iannicelli, della donna e del bambino era stata denunciata ai carabinieri di Cassano allo Jonio da uno dei figli dell’uomo preoccupato per il mancato rientro dei tre. Il ragazzo si è allarmato per la scomparsa dal momento che il padre, per la misura cui era sottoposto, era obbligato a rimanere a casa dalle 8 di sera alle 8 di mattina.

La figlia di Iannicelli, madre del bambino scomparso assieme alla coppia, è attualmente in carcere a Castrovillari. Dopo la presentazione della denuncia di scomparsa i carabinieri hanno avviato le ricerche in tutta la zona della Sibaritide, sentendo anche parenti ed amici di Iannicelli, senza esito.

Stalking: Monica Leofreddi, mia vita paralizzata da 4 anni

monicada AGI.IT

“Da quattro anni la mia vita e’ come paralizzata. Non auguro a nessuno quello che sto provando. Ho a che fare con una persona la cui esistenza, 24 ore al giorno, e’ incentrata a seguire tutti gli aspetti della mia, sotto forma di protezione e amore che possono trasformarsi in odio. Io sono anni che non vivo piu’, sono anni che non sono piu’ nessuno”.
E’ scoppiata piu’ volte a piangere Monica Leofreddi, popolare conduttrice televisiva sentita in tribunale nel processo che la vede vittima di stalking. L’imputato e’ Goffredo Imperiali di Francavilla, nobile decaduto dell’aristocrazia napoletana che, stando all’accusa, la bracca senza sosta almeno dal 2010. “Ho dovuto cambiare abitazione per poter proteggere i miei due figli. C’e’ una persona che da anni mi segue, che sa tutto di me, che mi aspettava sotto casa ed era riuscita ad entrare in quella dei miei spacciandosi per il mio commercialista. Quel signore – ha detto la Leofreddi indicando l’imputato – e’ una persona lucidissima e preparata: ha saputo ottenere i miei dati bancari, ha chiesto informazioni ai negozianti del quartiere e si e’ fatto prendere sul serio persino dal tribunale dei minori”. Imperiali, infatti, era addirittura riuscito a chiedere il riconoscimento di paternita’ del primo figlio della conduttrice: “Ricordo quando sono stata convocata dal giudice minorile che mi chiese perche’ non facevo vedere mio figlio al presunto padre: in quel momento ho avuto davvero paura perche’ mi sembrava che la giustizia tutelasse piu’ le follie di uno stalker e ignorasse, invece, le mie ripetute denunce. Mio padre e’ morto senza che potesse vedere i mie bambini perche’ non potevo portarglieli: l’imputato stava sempre nei paraggi e ringrazio i carabinieri che mi sono stati molto vicini”.
A supportare le dichiarazioni di Monica Leofreddi, rappresentata dall’avvocato Sonia Battagliese, anche la madre (“quell’uomo ci ha reso la vita impossibile”) e il marito (“la nostra vita e’ cambiata, ora cerco di fare in modo che mia moglie non sia mai sola in casa o in strada quando ha con se’ i bambini”). In aula, Imperiali ha piu’ volte chiesto di poter replicare con dichiarazioni spontanee. Il giudice glielo ha concesso, a patto che non divagasse, salvo poi togliergli la parola nel giro di pochi minuti. Prossima udienza a febbraio.
(AGI) .

Ucciso a colpi d’ascia perche’ non spegne la luce, confessa 38enne

asciada Agi

Una lampada lasciata accesa scatena la furia omicida: un 38enne uccide a colpi d’ascia il suo compagno di stanza di 54 anni e poi confessa.

E’ successo a Massa e Cozzile vicino a Montecatini Terme, in provincia di Pistoia nella comunita’ Un popolo in cammino che si occupa del recupero di persone con problemi di disagio psicologico.
L’omicida si chiama Gianluca Lotti originario di Pistoia, domiciliato nella casa famiglia, come la vittima, Massimo Tarabori, nato nel 1959 a Pescia. Lotti ha confessato il delitto ed e’ stato arrestato.

L’assassino ha raccontato di aver colpito il compagno di camera dopo un futile diverbio legato a una lampada lasciata accesa, scoppiato pochi minuti dopo che i due erano entrati in camera dopo aver visto la televisione.

Lotti, gia’ 15 anni fa aveva ucciso la fidanzata a sprangate. (AGI) .