Archivio della categoria: CRONACA
Emergono dei particolari inquietanti dalle indagini che sono in corso da parte della Procura militare sui presunti abusi degli istruttori della caserma Clementi di Ascoli Piceno, la stessa dove prestava servizio il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, condannato a 30 anni di reclusione per l’omicidio della moglie Melania Rea.
Il rapporto tra gli ufficiali e le aspiranti soldatesse dell’esercito italiano non si limitava certo alla semplice giornata militare, ma si spingeva decisamente oltre: secondo il Pubblico Ministero Antonella Masala, si verificavano degli incontri a scopo sessuale dopo il contrappello, incontri che, tra un bicchierino e qualche bacio, avevano degli epiloghi che andavano ben oltre le regole militari che impediscono che un sergente di giornata, ad esempio, possa incontrare le allieve dopo il suono del silenzio.
Dunque, nella caserma di Ascoli Piceno gli incontri tra i due sessi si combinavano in una sorta di reciproco accordo: dai verbali delle deposizioni rilasciate, si può ben comprendere come le avances, per ottenere particolari benefici nella carriera, fossero all’ordine del giorno.
“Devi offrire te stessa a me e poi agli altri istruttori. Mi devi dire se sei vergine o meno”: è soltanto una delle frasi che si sarebbe sentita dire una delle allieve soldatesse della caserma Clementi, quanto basta, però, per avere un quadro generale dell’aria che si respirasse al suo interno.
Si tratta di un sottile e perverso incrocio tra la tradizionale carriera militare maschile e la nuova e scalpitante generazione di donne soldato, che, purtroppo, sembra essere costretta ancora a sottostare agli abusi e alle prepotenze di chi vuole mantenere a tutti i costi il comando: in questo contesto, purtroppo, ha trovato la morte la povera Melania Rea.
Caselle Torinese, 3 anziani morti in casa: si tratta di un triplice omicidio
Tre anziani sono stati trovati morti nella loro abitazione a Caselle Torinese. Si tratta di due coniugi, di 65 e 66 anni, e una donna di 93 anni, madre di uno dei due. In un primo momento i carabinieri hanno pensato si trattasse di un incidente causato da una fuga di monossido di carbonio, poi il medico legale ha rilevato alcune ferite di arma da taglio sui corpi. Per gli investigatori è stato un triplice omicidio. Interrogato il figlio della coppia.
A dare l’allarme era stato lui, Maurizio, di 26 anni, avvertendo un vicino di casa e spiegandogli che i genitori non rispondevano al telefono. Il vicino ha poi scoperto i cadaveri e ora si trova anche lui in caserma. Le vittime sono Claudio Allione e la moglie Mariangela Greggio e la madre di lei, Emilia Dall’Orto.
L’assassino si è accanito contro le sue vittime- L’assassino ha inferto con violenza i colpi micidiali contro le sue vittime, con numerose coltellate. Il delitto risale ad almeno 24 ore dal ritrovamento dei cadaveri. Emilia Dall’Orto, 93 anni, era nella camera da letto al pianterreno. La figlia, Mariangela Greggio, 65 anni, maestra elementare in pensione, era nel corridoio al primo piano accanto al corpo del marito, Claudio Allione, 66 anni, dipendente in pensione della Sagat (la società che gestisce l’aeroporto di Caselle).
CATTURATI BARTOLOMEO GAGLIANI E PIETRO ESPOSITO: Fuga finita per il serial killer e l’ex camorrista
E’ durata due giorni la fuga di Bartolomeo Gagliano e Pietro Esposito, due soggetti pericolosissimi che avevano approfittato dei loro permessi premio per far perdere le loro tracce. Il primo a fuggire, lo scorso 18 Dicembre, dal carcere di Marazzi, a Genova, è stato il serial killer Bartolomeo Gagliano, catturato in Francia. Rintracciato lo stesso giorno anche l’ex camorrista e collaboratore di giustizia Pietro Esposito, che non era rientrato nel carcere di Pescara allo scadere delle otto ore, concesse dal Giudice di Sorveglianza per andare a trovare la madre.
Bartolomeo Gagliano, 55 anni, è ritenuto responsabile di ben tre omicidi, avvenuti tra il 1981 e il 1989. La prima ad essere stata uccisa dall’uomo fu Paolina Fedi, una prostituta di 23 anni, uccisa con dei colpi alla testa in un’area di servizio dell’autostrada A10 Genova-Savona. Per questo omicidio il serial killer fu condannato a otto anni di manicomio criminale a Mantelupo Fiorentino, dal quale, però, evase nel 1989. Una volta libero, assassinò un transessuale uruguayano, Nahir Fernandez Rodriguez, un travestito, Francesco Panizzi e tentò di uccidere un’altra prostituta, che però riuscì a sopravvivere. Nel corso degli anni ’90 Gagliano alternò evasioni, nuovi arresti e reati, ma uscì definitivamente dal sistema degli ospedali psichiatrici nei primi anni del 2000, per un miglioramento delle sue condizioni di salute mentale. Secondo la ricostruzione Gagliano, verso le sei del mattino di mercoledì, si sarebbe avvicinato a un uomo che stava facendo consegne per il panificio in cui lavora e, minacciandolo con una pistola, lo avrebbe costretto a risalire in auto per farsi accompagnare a Genova e proseguire la sua fuga da solo.
Per ritrovare Gagliano gli investigatori hanno utilizzato il “modello Calevo”, ovvero un mix di intelligence ed elicotteri, per sorvegliare strade ed autostrade. Dopo giorni di ricerche, con grande gioia, lo scorso 20 Dicembre il Ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, ha annunciato che il pericoloso serial killer è stato fermato dagli uomini della Gendarmerie francese per le strade di Mentone, in Francia. La polizia italiana ha invece trovato e arrestato a Forlì Pietro Esposito, fedelissimo del clan De Lucia e stretto alleato dei Di Lauro, che era in carcere per la condanna definitiva a causa di una sua precedente evasione.
Il pentito era stato condannato a sei anni e 4 mesi di reclusione, già scontati, perché colpevole di due omicidi, tra cui quello della 23enne Gelsomina Verde, torturata ed uccisa nel 2004, poiché legata ad un elemento degli scissionisti. Esposito attirò in trappola la ragazza per portarla da Ugo De Lucia, killer del clan Di Lauro, che la seviziò per indurla a rivelare il nascondiglio dello scissionista Enzo Notturno. Gelsomina, però, non fu in grado di fornire notizie e per questo fu uccisa con tre colpi di pistola e bruciata nella sua auto. A Esposito fu inflitta una pena di sette anni e quattro mesi di reclusione in primo grado, poi ridotta a sei anni e nel frattempo diventò anche collaboratore di giustizia, aiutando gli inquirenti ad individuare gli altri responsabili dell’omicidio e a far scattare l’ordinanza di custodia nei confronti del boss Paolo Di Lauro.
Queste due evasioni hanno scatenato numerose polemiche, riguardanti soprattutto i permessi premio che, secondo alcuni, vengono concessi con troppa facilità dai magistrati di sorveglianza. Ma la legge al riguardo è molto chiara: le norme sull’ordinamento penitenziario (art. 30 ter L. 26 Luglio 1975, n.354), infatti, consentono, ai condannati che hanno tenuto regolare condotta e non risultano particolarmente pericolosi, di richiedere un permesso premio ogni 15 giorni, per poter coltivare interessi affettivi, culturali o di lavoro. I permessi premio sono inoltre ritenuti fondamentale passaggio per il trattamento educativo attraverso il quale si realizza il principio di rieducazione della pena, sancito dall’art 27 della Costituzione.
Bari, trovata morta donna scomparsa: la avrebbe uccisa il compagno
Il cadavere di una donna, Francesca Milano, di 42 anni, di Gioia del Colle (Bari), scomparsa da casa la sera del 26 dicembre, è stato ritrovato in nottata dai carabinieri nelle campagne del comune barese.
La donna sarebbe stata strangolata.
A ucciderla sarebbe stato il compagno, Nunzio Proscia, di 40 anni, che, interrogato per ore nella notte dai Cc, avrebbe ammesso le proprie responsabilità.
Sarebbe stato lo stesso Poscia a permettere il ritrovamento del cadavere. L’uomo è stato arrestato.
Etna: la Protezione Civile vigila sulla corrente attività stromboliana
di Petula Brafa
La Protezione Civile ha diramato un comunicato per segnalare i fenomeni eruttivi in corso nella Sicilia orientale, dove l’Etna si appresta all’ultimo spettacolo di fine d’anno.
Già nei giorni scorsi, in prossimità del nuovo cratere di sud est, il Centro Funzionale Centrale, – in coordinamento con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con le unità di competenza locale, con il supporto operativo del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale della Regione Siciliana – , ha registrato un’attività stromboliana, cui hanno fatto seguito i visibili effluvi di cenere e la successiva colata lavica verso la Valle del Bove.
Alla luce degli eventi correnti, è stato emesso “ un avviso di “criticità elevata” per l’area sommitale del vulcano e di “criticità ordinaria” per le aree del medio versante, pedemontana e urbana”, in ragione tanto dell’espulsione dei lapilli e della fuoriuscita magmatica quanto della pioggia di ceneri vulcaniche, ben nota alle comunità etnee e verosimilmente tradotta dai venti previsti verso nord est.
Allo stato, il fenomeno non ha causato disagi all’Aeroporto Fontanarossa di Catania, dove, – benchè in via preventiva siano stati chiusi due settori esterni – il traffico aereo prosegue regolarmente.
(fonte: Protezione Civile)
Fermato l’ex pugile Loris Stecca Avrebbe accoltellato la socia in affari
L’ex campione mondiale di boxe Loris Stecca è stato fermato dalla polizia. E’ accusato di aver accoltellato una donna, sua socia in una palestra di Rimini. I due avevano già avuto un alterco nella mattinata. La donna in quella circostanza ha detto di essere stata spinta dalle scale e ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Il caso sembrava chiuso lì, quando invece, nel pomeriggio, Stecca è tornato nella palestra e l’ha colpita.
Il sostituto procuratore di Rimini, Gemma Gualdi, ha aperto un fascicolo d’indagine per tentato omicidio nei confronti dell’atleta. Stando a una prima ricostruzione, il diverbio sarebbe nato per questioni di lavoro.
Nato a Santarcangelo di Romagna nel 1960, Stecca vinse il titolo mondiale dei pesi supergallo Wba nel 1984. Fu costretto ad abbandonare la carriera quando, cinque anni dopo, fu investito da un’automobile rompendosi il ginocchio e riportando diverse fratture.
Nel 2008 tornò sulle prime pagine dei giornali per un brutto caso di cronaca: salito sul cornicione di una galleria dell’A14, poco dopo Riccione, minacciò di gettarsi. Fortunatamente fu convinto a scendere.
Imprenditore ucciso, fermata l’amante
Sarebbe stata l’amante a uccidere con decine di coltellate Angelo Radatti, l’imprenditore di 57 anni il cui cadavere fu ritrovato il 7 dicembre nella sua auto nelle campagne di Poggio Imperiale (Foggia). La donna, Anna Maria Lombardi, di 42 anni, di Apricena, è stata fermata dai carabinieri come principale indiziata del delitto.
Gli inquirenti affermano che ad incastrare la donna sono stati un paio di guanti in lattice di cui si era liberata e sui quali sono state trovate tracce biologiche della vittima. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, l’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di una ennesima lite tra i due che avevano una relazione da 13 anni. La donna, che è vedova e madre di due figli, avrebbe reagito con furia all’ennesimo rifiuto dell’uomo di lasciare la sua famiglia per ufficializzare il loro rapporto.
“Si tratta di una indagine ottimamente condotta dai carabinieri – ha dichiarato nel corso della conferenza stampa il pm Sofia Anfossi – che fin dal primo momento hanno individuato la pista corretta da seguire, e quelli che erano indizi sono diventati prove certe, grazie anche agli strumenti di indagine più innovativi. In questa circostanza, i riscontri del Ris sui reperti di natura biologica che abbiamo rinvenuto, sono stati determinanti”.
Il corpo di Radatti fu trovato sul sedile posteriore della sua Fiat Punto in un tratturo nelle campagne di Poggio Imperiale: era stato raggiunto da una novantina di coltellate scagliare con furia. La vettura era stata poi data alle fiamme. Nell’abitacolo i carabinieri ritrovarono il coltello usato. Per le modalità dell’omicidio, si pensò subito che il movente fosse passionale.
BOTTI DI FINE D’ANNO: SEQUESTRI IN CAMPANIA ED IN PUGLIA
di Petula Brafa
Anche nel 2013, l’attesa dei festeggiamenti del nuovo anno prelude all’intensa attività delle Forze dell’Ordine nella prevenzione dei tragici incidenti sottesi al commercio ed alla diffusione degli esplosivi illegali, quali i gravi episodi registrati, tra le festività di Natale e Santo Stefano, nelle province di Avellino e di Catania, ai danni di due giovani, entrambi vittime dei botti e amputati di una mano.
I Carabinieri sono intervenuti, infatti, a Pomigliano d’Arco, sequestrando 2,4 tonnellate di fuochi illegali ed altri esplosivi all’interno di un laboratorio ed arrestando tre uomini sorpresi nell’atto del confezionamento; ed a Baiano, teatro della Festa del Maio, – celebrata con il trasporto di un albero in processione, tra salve e fuochi d’artificio – , asportando circa ottocento botti e buste di polvere pirica fuori legge.
Parimenti, a Taranto, all’esito di un pedinamento, la Polizia ha sequestrato 145 chilogrammi di giochi esplosivi ed altri fuochi artigianali all’interno di un deposito, da cui un soggetto si era allontanato portando con sé materiale pirotecnico sospetto, rivelatosi illegale. L’uomo è stato tratto in arresto e sottoposto ai domiciliari.
AUGURI DALLA REDAZIONE
CRIMINE E PROVENTI: SEQUESTRO DI OPERE D’ARTE A ROMA
Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza ed i Carabinieri del ROS di Roma hanno eseguito l’ordine di sequestro emesso dal Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di Ernesto Diotallevi, ex esponente della Banda della Magliana, nell’ambito di una “complessa ed insidiosa realtà economico criminale, caratterizzata dall’illecita accumulazione di utilitas in valore sproporzionato rispetto ai redditi lecitamente dichiarati”.
Il provvedimento riguarda una collezione pittorica di ben ventisette opere d’arte, stimabili per circa un milione di euro, a firma di Giacomo Balla, Mario Schifano e altri noti autori, reperite nell’abitazione in piazza Fontana di Trevi unitamente ad arredi e mobili d’antiquariato e ad altri dipinti di scuola romana, campana e francese dell’Ottocento e del Novecento; nonché le quote di due compagini societarie, con sede a Rimini ed a Fiumicino.
L’episodio attesta come il mercato dell’arte attragga non solo estimatori esperti del settore, ma anche imprenditori pronti ad investire ingenti liquidità disponibili.
Nel dispositivo, infatti, si legge come, nella fattispecie, le immobilizzazioni di carattere artistico siano state indotte “non tanto da esigenze estetiche, quanto soprattutto perché le opere d’arte, non essendo soggette a particolari registrazioni, in molteplici casi sfuggono ai provvedimenti ablativi emessi dall’Autorità Giudiziaria, rilevando la loro presenza solo in una fase successiva, all’atto dell’emissione di specifici provvedimenti che colpiscono l’indiziato di appartenere ad associazioni mafiose, ovvero che risulti vivere abitualmente con proventi illeciti”.
(fonte: huffington post)












