Mafia, duro colpo ai Messina Denaro In manette sorella e nipote del boss

diada TGCOM24

Imponente operazione antimafia in provincia di Trapani. I provvedimenti di arresto, emessi dal gip di Palermo, riguardano esponenti di spicco del clan di Matteo Messina Denaro, considerato numero uno di Cosa nostra. Tra gli arresti, trenta in tutto, anche alcuni familiari del boss trapanese, tra cui la sorella e il nipote. Le accuse sono di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, intestazione fittizia di beni, estorsione.

Trenta le persone arrestate – In manette 30 persone: le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Palermo, riguardano in particolare le famiglie mafiose di Castelvetrano e Campobello di Mazara.

La sorella e il nipote di Messina Denaro a capo degli affari – Erano in particolare Francesco Guttadauro, nipote del boss, e la sorella Anna Patrizia Messina Denaro, a controllare “un articolato circuito imprenditoriale, che assicurava di fatto il controllo quasi monopolistico nel settore dell’edilizia e relativo indotto”, oltre a un vasto giro di estorsioni, come ha precisato la polizia. Tra i familiari arrestati, anche i cugini del boss Giovanni Filardo, Cimarosa Lorenzo e Mario Messina Denaro.

“Le indagini – precisa la nota diffusa – hanno confermato il ruolo dirigenziale tuttora rivestito dal latitante Matteo Messina Denaro all’interno del mandamento e nella provincia mafiosa, accertandone la funzione di direzione tra le varie articolazioni dell’organizzazione e di collegamento con le altre strutture provinciali di Cosa Nostra”.

Gli affari, però, venivano gestiti in gran parte direttamente dai parenti e, in particolare, “con riferimento all’attività di sostegno economico al circuito familiare del latitante, sono emersi la contiguità e il ruolo di responsabilità decisionale raggiunto in seno al sodalizio mafioso da Patrizia Messina Denaro e da Francesco Guttadauro”.

“Mi chiamo Messina Denato, portatemi i soldi” – Proprio riguardo alla sorella, dalle indagini emerge un’intercettazione della donna alle prese con un’estorsione da 70mila euro. “Io qua sono, mi chiamo Messina Denaro e non mi rompe niente e nessuno”, avrebbe detto Anna Patrizia al telefono.

Il gran business del clan – Gli affari dell’edilizia, si legge nella nota della polizia, venivano gestiti “mediante la realizzazione di importanti commesse, tra cui opere di completamento di aree industriali, parchi eolici, strade pubbliche e ristoranti. L’organizzazione era, infatti, in grado di monitorare costantemente le opere di maggiore rilevanza del territorio, intervenendo nella loro esecuzione con una fitta rete di società controllate in modo diretto o indiretto da imprenditori mafiosi ed elementi di spicco del sodalizio”. A fianco di queste attività “è stata inoltre accertata la diffusa pressione estorsiva esercitata sul territorio anche ai danni di imprese concorrenti e perfino di privati cittadini che avevano ereditato una rilevante somma di denaro”.

Scattano le manette anche per il figlio di un giudice – Tra le persone arrestate anche alcuni “insospettabili”: a Palermio sono finiti in manette infatti anche due ingegneri del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, uno dei quali è figlio di un giudice. Secondo le indagini, avrebbero intascato mazzette per favorire una ditta legata alle cosche.

Nei guai una vigilessa di Paderno Dugnano – Temendo di essere pedinato, un mafioso di Campobello di Mazara ogni tanto chiedeva aiuto ad una vigilessa di Paderno Dugnano, nel Milanese. L’agente della polizia locale controllava le targhe che le venivano segnalate come “sospette”.

Sequestrati beni per cinque milioni – La Guardia di finanza sta procedendo, insieme con carabinieri e polizia, al sequestro preventivo di complessi aziendali riconducibili al latitante intestati a prestanome, costituiti da società operanti nel settore dell’edilizia, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.

Forconi,altre forze dell’ordine a Torino

forconida Ansa.it

Il contingente delle forze dell’ordine che sta operando a Torino verrà rafforzato.

Lo ha detto il prefetto del capoluogo piemontese, Paola Basilone, al termine del Comitato Ordine Pubblico e Sicurezza convocato per fare il punto sulle manifestazioni dei forconi degli ultimi giorni

. “Contrastare questo tipo di manifestazioni, uniche nel loro genere perché basate su azioni sporadiche e presidi improvvisi, è complesso – spiega -.

Per questo motivo abbiamo richiesto rinforzi congrui”.

Tav: arrestati 4 antagonisti accusati di terrorismo

tavda Agi

Attentato con finalita’ terroristiche: questa l’accusa rivolta a 4 antagonisti vicini al movimento No Tav arrestati ieri mattina dalla Digos della polizia di Torino tra il Piemonte e la Lombardia. I fatti contestati dai pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo si riferiscono al giugno scorso al cantiere dell’alta velocita’ di Chiomonte, in Valsusa. Dei 4 arresti della Digos di Torino a carico di militanti No Tav, 3 sono stati eseguiti nel capoluogo piemontese e uno a Milano.

Si tratterebbe di anarco-insurrezionalisti. I fatti contestati si riferiscono alla notte tra il 13 e il 14 maggio scorso, quando il cantiere di Chiomonte fu oggetto di un violento attacco, con i poliziotti all’interno bersagliati da un fitto lancio di oggetti e da una ventina di bombe molotov. Gli anarco-insurrezionalisti arrestati sono Claudio Alberto, 23 anni, Nicolo’ Blasi, 24 anni (gia’ detenuto), Chiara Zenobi, 41 anni e Mattia Zanotti, 29 anni. Militano tutti nell’ala radicale anarchica. In particolare, Blasi, Alberto e Zenobi, organizzano e partecipano assiduamente a tutte le manifestazioni contro la linea Tav, sia in Valsusa che a Torino, e sono attivi anche in tutte le iniziative di protesta organizzate davanti al Cie di corso Brunelleschi, al carcere, quelle contro la polizia e in solidarieta’ con gli inquisiti del movimento No Tav e per le famiglie sfrattate.
Contestualmente agli arresti sono state eseguite molte perquisizioni: 3 a Castellamonte (To), Rueglio (To) e Oglianico (To), 5 a Torino, 2 a Milano e una a Teramo. L’accusa nei confronti degli arrestati e’ di attentato con finalita’ terroristiche, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione di armi da guerra, danneggiamento. La notte tra il 13 e 14 maggio venne portato un violento attacco al cantiere di Chiomonte e alle forze dell’ordine che lo presidiavano. Gli assalitori, con il volto coperto e abbigliati con indumenti di colore scuro, provenienti dall’area boschiva sovrastante la Val Clarea, hanno sferrato attacchi simultanei a quattro cancelli del cantiere (4, 5, 8 bis e 8) lanciando bengala, razzi esplosi lanciati con un rudimentale mortaio, artifici pirotecnici, bombe carta e numerose bottiglie incendiarie. “Come gia’ in occasione delle perquisizioni di luglio – quando il movimento No Tav respinse compatto le accuse di terrorismo – anche in questo caso non saranno impianti accusatori ridicoli e attacchi giudiziari sempre piu’ feroci a fermare la determinazione di un movimento grande e popolare”.
E’ il commento apparso su Infoaut.org, uno dei siti di riferimento dei movimenti antagonisti e No Tav, sugli arresti eseguiti questa mattina dalla Digos di Torino. Sul sito c’e’ anche scritto che le modalita’ dell’operazione della polizia, che ha sorpreso gli arrestati in due edifici occupati in cui sono soliti dimorare, “hanno inizialmente fatto temere per uno sgombero dei due spazi – si legge – ma dopo non molto e’ stata invece confermata la voce che parlava dell’ennesima operazione repressiva a danno dei No Tav”. (AGI) .

Truffe: banda falsi trader a Pescara, nel mirino anche Ior

poliziada Agi

Si spacciavano per trader professionisti ma in realta’ erano solo dei truffatori i componenti di una organizzazione criminale internazionale che ha preso di mira anche monsignor Francesco Cuccarese, gia’  Arcivescovo di Pescara – Penne, legale rappresentante della Fondazione benefica I.V.E.C. (In Veritate et Charitate), e presto anche lo I.O.R.. La banda, guidata da un pescarese, S.A.E., 43enne nato in Argentina e residente nel capoluogo adriatico, e’ stata scoperta dalla squadra mobile, che ha proceduto ad una serie di sequestri e denunciato sette persone per associazione per delinquere finalizzata alla perpetrazione di truffe. Il primo aprile 2010 Cuccarese (non indagato) ha ricevuto in donazione da S.A.E. per la Fondazione I.V.E.C., venti titoli messicani della Deuda Bancaria Publica de la Tesoreria de la Federacion Mexicana, emessi nel 1930.
Attraverso una serie di documenti (falsi), i titoli donati alla Fondazione sono stati spacciati per milionari: ciascuno aveva, ma solo sulla carta, un valore di oltre 45 milioni di dollari americani, per un totale di oltre 900 milioni di dollari americani. I titoli sarebbero stati utilizzati dalla Fondazione come garanzia per ottenere un finanziamento dallo I.O.R. per dar vita ad opere umanitarie. Lo dimostra una lettera, datata 23 marzo 2010, con cui Mons. Cuccarese informava il presidente e il direttore dello I.O.R. (anche loro estranei all’indagine) che alcuni amici benefattori avevano donato alla Fondazione dei titoli del tesoro messicani, del valore di alcune decine di milioni di dollari, per promuovere, tra l’altro, la costruzione di un ospedale pediatrico in Palestina. Con quella lettera l’alto prelato chiedeva per l’appunto allo I.O.R. di poter ricevere un finanziamento in favore della Fondazione I.V.E.C.
Le indagini della mobile (il sostituto procuratore che si e’ occupato del caso e’ Gennaro Varone) hanno consentito di scoprire che i titoli avevano un valore risibile e proprio l’intervento della polizia, con il sequestro dei titoli stessi, ha permesso di far saltare l’affare con lo I.O.R.. Le indagini sono cominciate dopo aver studiato gli atti relativi a questa vicenda, acquisiti presso un noto studio notarile della citta’  sul finire del novembre del 2011. Gli accertamenti hanno consentito non solo di sventare l’operazione che avrebbe interessato lo I.O.R. ma anche altri raggiri, considerato che i truffatori hanno cercato di piazzare titoli presso istituti finanziari oltre confine in modo da ottenere immediate aperture di linee di credito. Gli indagati hanno tentato di negoziare falsi titoli milionari in Svizzera e in Messico, ma, come nella tentata truffa all’Istituto per le Opere Religiose, la operazione non e’ andata a buon fine grazie ad altri sequestri effettuati dalla mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana.
Accertati, invece, due casi di truffe riuscite in Abruzzo. Si tratta di due persone che, allettate dalla prospettiva di facili guadagni, sono state indotte da S.A.E. a consegnare dei soldi, nella convinzione di poter partecipare ad un investimento redditizio ma subito dopo quei soldi sono spariti.
Ulteriori particolari saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terra’ in questura alle ore 11. (AGI) .

Quarto Oggiaro, svolta sui 3 delitti. Benfante in manette: “E’ lui il killer”

da Repubblica.it

quartoTre morti ammazzati per contrasti sul piccolo traffico di droga. Tre persone uccise per quello che gli stessi inquirenti non hanno esitato a definire un modesto “spaccio di quartiere”, se non addirittura “spaccio da condominio”. “Roba di bustine”, insomma: un giro di denaro estremamente lontano dall’epopea criminale dello spaccio di eroina a Quarto Oggiaro, quello che si trova alle spalle dei tre omicidi avvenuti tra il 27 e il 30 ottobre scorsi fra Novate Milanese e Milano.

Una sorta di crepuscolo criminale del quartiere nella zona nord di Milano, una storia in cui si innestano vendette personali e l’assurdo tentativo di ottenere nuovamente l’egemonia sulla piazza. Ma tutto è fallito e a terra sono rimasti Emanuele Tatone, sfrattato e malato terminale, l’autista Paolo Simone, malato ai polmoni (e ucciso solo perché si trovava con lui) e Pasquale Tatone, freddato all’uscita di una pizzeria dove aveva cenato da solo. Uccisi da un assassino a sua volta malato di Parkinson e appena uscito di galera.

Per gli inquirenti Antonino Benfante è stato l’esecutore materiale di tutti e tre gli omicidi. Su questo particolare, gli investigatori della polizia non hanno dubbi: tabulati telefonici, immagini di telecamere, qualche testimonianza (il procuratore di Milano, Alberto Nobili, ha parlato di “rottura dell’omertà” ringraziando i cittadini), concordano sul fatto che il primo duplice omicidio è avvenuto per uno “sgarro” di bassissimo livello. Fine ultimo di questi omicidi sarebbe stata l’egemonia sul piccolo spaccio a Quarto Oggiaro, che Benfante sperava di riuscire a ottenere non si sa se nell’ambito di un progetto personale o spinto da qualche altro personaggio rivale della famiglia Tatone.

Antonino Benfante, cinquant’anni, con precedenti per tentato omicidio e traffico di droga è stato arrestato stamani su ordinanza di custodia cautelare. Quando ha sparato – si è saputo – era appena uscito di galera: il 23 ottobre. Benfante è stato detenuto tra il 2000 e il 2012 e in totale ha collezionato 24 anni di carcere, quasi metà della sua vita. Il pregiudicato – molto noto a Quarto Oggiaro, dove aveva vissuto – era uscito di galera, pochi giorni prima di commettere il primo duplice omicidio. L’uomo si trovava in prova ai servizi sociali e nei giorni precedenti e seguenti l’omicidio ha continuato a recarsi presso la cooperativa dove lavorava come se niente fosse.

L’affidamento ai servizi sociali gli era stato da poco nuovamente concesso dopo una revoca avvenuta a metà settembre causata da una denuncia per estorsione proprio nei confronti del datore di

lavoro a cui era stato affidato. Durante il primo periodo di affidamento ai servizi sociali, cioè quando era libero, riscontri investigativi hanno confermato che si era avvicinato alla famiglia Tatone, non si sa se già con l’intento di ordire gli omicidi o se dapprima cercando complicità e poi rompendo per contrasti legati all’egemonia sul piccolo spaccio di stupefacenti. Alla fine si è sfiorata una strage per qualche migliaio di euro di bustine.

Palermo,maxi sequestro di beni a imprenditore vicino a Messina Denaro

da TGCOM24messina

Beni per un valore complessivo di circa 51 milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri del Ros e dallo Scico della Guardia di Finanza di Palermo a un noto imprenditore palermitano. Secondo la Procura distrettuale antimafia l’indagato sarebbe un prestanome del boss latitante Matteo Messina Denaro. Nel sequestro diverse società attive nel settore immobiliare, nel commercio dell’abbigliamento e di preziosi, nonchè in quello della nautica.

Il sequestro è scattato nei confronti di Mario Niceta e dei figli Massimo, Pietro e Olimpia. Vale 50 milioni di euro e comprende le società che gestiscono una serie di negozi a Palermo (in via Roma, Corso Camillo Finocchiaro Aprile, viale Strasburgo e via Ruggero Settimo con il marchio Olimpia) e a Trapani (Blue Spirit e Niceta Oggi all’interno del centro commerciale Belicittà di Castelvetrano). Il lavoro prosegue regolarmente, ma in amministrazione giudiziaria.

Verona, morto bimbo di 14 mesi: fermata la madre per omicidio

veronada TGCOM24

E’ stata sottoposta a fermo con l’accusa di omicidio la 40enne uruguaiana madre del bambino di 14 mesi morto a Verona. Il piccolo è deceduto durante il trasporto all’ospedale Maggiore del capoluogo scaligero. A chiamare i soccorsi era stata proprio la donna: aveva raccontato al personale del 118 che il bimbo non dava segni di vita. Subito è stata allertata la squadra mobile, per i lividi che il piccolo presentava sul volto.

La madre è stata a lungo interrogata in questura. A carico della donna sarebbero emersi gravi indizi di colpevolezza. Il magistrato disporrà l’autopsia sul corpicino del bimbo per chiarire le cause del decesso. La 40enne sarà trasferita alla casa circondariale di Verona-Montorio.

Bambino trovato agonizzante nel suo letto – Il bimbo di 14 mesi è stato trovato dai soccorritori del 118 nel proprio letto di casa già in arresto circolatorio. Il piccolo è stato rianimato sul posto, intubato, ma è poi deceduto prima di arrivare in ospedale. Il padre del bambino, e marito della donna, con la quale non conviveva, non è ancora stato rintracciato.

LUCA TANZI:Un poliziotto morto per essere al servizio di tutti

20131119_ponte-luca-tanzi-21di Grazia De Marco

L’alluvione che ha devastato la Sardegna ha certamente cambiato il destino di molte persone, le quali stanno ora tentando con coraggio e grande forza di volontà di ridare un senso ad una vita che, sicuramente, non sarà più la stessa.

Tra le tante storie che sono state raccontate dai media, ha molto colpito e commosso quella del 44 enne Luca Tanzi, Assistente Capo della Polizia di Stato, morto nel tentativo di prestare soccorso nella sua martoriata regione.

L’Agente, nato  a Urzulei, un piccolo paesino dell’Ogliastra,  era entrato in Polizia circa 15 anni fa ed aveva trascorso molti anni alla Questura di Nuoro: prima alle volanti, poi all’ufficio informatico e, infine, nella Squadriglia Catturandi. L’assistente Capo era fiero ed orgoglioso di essere entrato a far parte di questo corpo definito d’“elite”, proprio perché formato da personale esperto e specializzato, capace di trascorrere molti giorni tra boschi e sentieri impervi. Questi tre anni trascorsi nella Squadriglia gli avevano riservato anche grandi soddisfazioni, come l’arresto, nell’Aprile del 2011, di Angelo Balzano, latitante accusato di aver ucciso con tre colpi di pistola il meccanico Angelo Cannas.

Anche Lunedì 18 Novembre Luca era a lavoro come ogni giorno, ma non potendo camminare tra i sentieri della Barbagia per dare la caccia ai latitanti, a causa del maltempo, aveva comunque deciso di rendersi utile e di aiutare più gente possibile, viste le difficili condizioni che stava vivendo la sua amata regione e, per questo motivo, insieme ad alcuni suoi colleghi ha cominciato a pattugliare le vie di Nuoro e della Provincia. Alle 19.50, Luca ha avvisato il suo responsabile, l’Ispettore Capo Galistu, per informarlo che, insieme all’Assistente Mirko Pellino ed agli Agenti Scelti Gavino Virdis e Gavino Chighine, stava facendo da battistrada ad un’ambulanza con a bordo due persone, sulla provinciale 46, in direzione dell’ospedale di Nuoro, per evitare che potessero avere incidenti o uscire fuori strada.

All’improvviso il ponte sul fiume Cedrino, che la pattuglia stava attraversando, ha ceduto, inghiottendo in una voragine l’auto con a bordo Luca e i suoi colleghi. Un impatto fatale per Tanzi, per il quale purtroppo non c’è  stato nulla da fare e per i suoi compagni di lavoro, rimasti comunque gravemente feriti. I funerali si sono svolti a Nuoro lo scorso 21 Novembre, nella chiesa del S. Cuore, gremita di gente accorsa per dare l’ultimo saluto ad un poliziotto e, soprattutto, ad un uomo e un padre straordinario. Erano tanti i colleghi presenti, oltre a tutti i Questori dell’isola, al Presidente della Regione e al Capo della Polizia Alessandro Pansa, il quale è intervenuto durante la funzione, dicendo: “ oggi piangiamo un uomo, un appartenente alla Polizia di Stato, che con dedizione, grande coraggio e sprezzo del pericolo si è messo a disposizione di tutti e soprattutto della sua terra, perché era un poliziotto che rivendicava la sua appartenenza al territorio”.

Luca lascia sua moglie, Annalisa Lai e i suoi due figli, Daniele e Francesco, di 11 e 7 anni, che sul feretro del loro papà hanno voluto poggiare i suoi guanti da portiere,  il suo cappello ed i gradi, ovvero i simboli delle due più grandi passioni di Luca, il calcio e la Polizia. Nessuno potrà sicuramente restituire quest’uomo esemplare ai suoi cari, ma nel nostro piccolo possiamo prendere comunque esempio da lui, che ha messo da parte la propria paura senza esitazione, per aiutare la gente della sua terra, disperata  e straziata per aver perso in un attimo quello che avevano costruito con i sacrifici di una vita.

Rubano nei magazzini della Fiat di Torino. Arrestati cinque dipendenti infedeli

fiatda SI24

I carabinieri di Torino hanno arrestato 5 persone specializzate in furti seriali di centraline elettroniche e volani motore per auto. Secondo quanto è emerso dalle indagini i ladri avrebbero sottratto nei magazzini di Fiat Group Automobiles Spa di Torino e None, tra agosto 2012 e gennaio 2013, materiali per oltre 2,3 milioni di euro.

I cinque sono dei dipendenti infedeli e corrieri compiacenti sono stati identificati e fermati dai militari. L’indagine è iniziata nel settembre 2012 quando i carabinieri hanno ricevuto la denuncia da parte dell’azienda.