Donna trovata cadavere nelle acque del Tevere a Roma

romada Agi.it

Il cadavere di una donna, probabilmente anziana, e’ stato trovato questo pomeriggio nelle acque del Tevere all’altezza di viale Guglielmo Marconi a Roma.

Il corpo, in avanzato stato di decomposizione, e’ stato recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco e dagli agenti del commissariato Colombo.

L’allarme e’ stato dato al 113 della polizia da un passante che aveva notato il corpo incastrato tra i cespugli del margine del fiume.

Sara’ l’autopsia a chiarire le cause del decesso mentre sono in corso gli accertamenti per l’identificazione della donna.

Processo Meredith, il pm Crini: “Amanda e Raffaele sono gli assassini”. Chiesta la condanna: 30 anni per lei e 26 per lui

meredithda La Nazione

“Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono gli assassini di Meredith Kercher, vanno condannati alla pena di 26 anni per omicidio volontario, più 4 anni ad Amanda Knox per la calunnia contro Lumumba”.

E’ questo l’esito della requisitoria del pubblico ministero Alessandro Crini al processo di appello-bis di Firenze per l’omicidio di Meredith Kercher, la ragazza inglese uccisa il 1 novembre 2007 a Perugia. Un delitto compiuto “tra l’uscio e il muro”, come dice Crini riferendosi, con un’espressione fiorentina, allo spazio stretto tra il letto, la parete e l’armadio nella camera della vittima in via della Pergola nel capoluogo umbro.

Va ricordato che in primo grado Sollecito e Knox furono condannati rispettivamente a 25 e 26 anni (per lei un anno in più per la calunnia, poi diventati tre in appello), poi assolti in appello con una sentenza che è stata cancellata dalla Cassazione che ha poi rinviato il processo a Firenze dove si sta svolgendo, appunto, l’appello-bis. Sia Crini che, successivamente, l’asvvocato di Patrick Lumumba, Carlo Pacelli, hanno insistito sull’aggravante della calunnia di Amanda per occultare le proprie responsabilità, aggravante che ha portato la richiesta di condanna a 4 anni.

Nelle sue richieste, al termine di circa 11 ore di requisitoria tra ieri e oggi, Crini esclude sia l’aggravante per futili motivi che le attenuanti generiche. Per l’avvocato Luca Maori, difensore di Sollecito “la ricostruzione del pubblico ministero è stata molto puntuale nel descrivere, però, una realtà che non c’è stata”. L’avvocato Luciano Ghirga (difesa Knox) annuncia battaglia: “Contrasteremo quanto detto dal pm, mi pare che non ci sia nulla di nuovo rispetto a cose dette e ridette. Ribadiremo e dimostreremo la nostra convinzione: che Amanda non era presente sul luogo del delitto”. I legali della Knox hanno già comunicato alla ragazza le richieste del pm. “Amanda è dispiaciuta – dice Ghirga – ma ci ha detto di contrastare queste tesi come abbiamo sempre fatto”.

Al termine della requisitoria Francesco Sollecito, padre di Raffaele, ha commentato le richieste di condanna formulate dal pm Crini: ”Mi lasciano senza parole”. A differenza di ieri, stamani Raffaele non era in aula, ma si trovava comunque a Firenze, ed al termine della requisitoria è stato raggiunto dal padre. ”Mi aspettavo una cosa diversa”, ha aggiunto Sollecito. E a chi gli chiedeva se pensasse ad una assoluzione, ha risposto: ”Non sono così pretenzioso”. Per il legale della famiglia Kercher, l’avvocato Francesco Maresca, le richieste del pg sono ”equilibrate, in linea con una requisitoria, equilibrata, completa e precisa”.

La prossima udienza è prevista per il 16 dicembre, con l’arringa della parte civile che rappresenta la famiglia della vittima. Poi il calendario delle udienze prevede le arringhe difensive, le repliche e la sentenza probabilmente a metà gennaio.

Entrando nel vivo della requisitoria, Crini ricostruisce la scena del crimine, attraverso l’analisi delle ferite sul corpo di Meredith e degli schizzi e tracce di sangue trovati nella stanza. Crini spiega che la ragazza è stata colpita quando era in posizione prona “a quattro zampe” sul pavimento (quindi a pancia in giù), poi il corpo è stato ribaltato in posizione supina e Meredith è stata svestita successivamente. Nel punto dove è stato tagliato il reggiseno (il famoso pezzo di stoffa del gancetto) “è significativo che ci sia il Dna di Sollecito sovrammesso a quello di Meredith in quel punto”.

Crini continua sottolineando come la vittima sia stata trattenuta con forza perché non urlasse, tanto da procurarle lacerazioni su bocca e collo. Una circostanza che, insieme ad altri lividi, argomenta il pm, dimostra come ci sia stata un’azione complessiva di immobilizzazione e contenimento di Meredith e che fa escludere la condivisione, anche iniziale, della vittima. “Il fatto che con una mano Rudy Guede (condannato a 16 anni per concorso in omicidio, ndr) stesse stringendo il polso sinistro di Meredith rende poco credibile che lo stesso Rudy, mentre violentava la ragazza con la mano destra potesse avere un coltello”.  Dunque, secondo Crini, il coltello era in mano a un’altra persona e il fatto che alla fine la ragazza sia riuscita a urlare dimostrerebbe, a giudizio del pm, che ad aggredirla non erano sconosciuti, ma persone che lei ben conosceva. Crini aggiunge che le ferite sul corpo di Meredith indicano l’intervento di due coltelli, uno grande e un coltellino, sostenendo poco plausibile che anche la profonda ferita mortale sul collo sia stata fatta con un coltello piccolo. Quest’ultimo coltellino, secondo il pm sarebbe servito a causare altre ferite e a tagliare il famoso gancetto per togliere il reggiseno alla vittima. Su questo, Crini aggiunge che Amanda ma anche altri raccontano che “Sollecito aveva sempre con sé un coltellino di precisione”. Secondo Crini, Sollecito avrebbe usato il suo coltellino piccolo, mentre il coltello grande (per l’accusa quello trovato a casa di Sollecito) sarebbe stato usato da Amanda Knox. Il tutto, mentre Rudy violentava la vittima. A supporto della sua tesi accusatoria, il pm aggiunge l’orma di scarpa femminile sulla federa che Crini attribuisce ad Amanda Knox, aggiungendo che in bagno c’erano tracce non solo del sangue di Meredith, ma anche del sangue di Amanda.

Per quanto riguarda il movente, Crini non punta sull’aspetto sessuale, ma su una violenza non d’impulso nata da un contrasto tra Meredith e i suoi assassini. Per Crini gli assassini hanno voluto togliere di mezzo una persona contro la quale già si erano commessi gravi reati. Crini punta l’attenzione sul contrasto tra Amanda e le altre coinquiline per questioni di pulizia e igiene della casa in via della Pergola. Contrasto esploso quando Rudy Guede usa il bagno di una delle ragazze lasciandovi le feci e senza tirare lo sciacquone.

Riguardo alle prove del Dna, il pm Crini svolge una lunga spiegazione tecnica per dimostrare e sostenere che la prima perizia sul coltello (che evidenziò tracce del Dna della vittima) era valida, tanto quanto quella che successivamente ha attribuito ad Amanda un’altra traccia rinvenuta sul coltello. In appello, ricordiamo, l’esito dell’analisi sulla prima traccia venne ritenuto non attendibile. Crini poi insiste sul fatto che anche il rinvenimento della traccia di Dna di Sollecito sul gancetto del reggiseno di Meredith sia da considerarsi valido, come sostenuto dal consulente della pubblica accusa e da altri esperti di genetica.

Nelle sei ore di ieri il pm aveva lungamente argomentato circa una “convergenza indiziaria che porta ai due imputati”, e sull’attendibilità dei testimoni di accusa (il clochard Curatolo e il commerciante Quintavalle), “l’implausibilità” delle versioni fornite dai due imputati (Amanda Knox e Raffaele Sollecito, quest’ultimo uscendo dall’aula ieri ha definito le accuse “incerte e approssimative”), puntando a dimostrare la presenza degli imputati sul luogo del delitto, e l’inconsistenza degli alibi, a partire da quello dell’uso del computer da parte di Sollecito proprio in quelle ore.

Per l’avvocato di Sollecito, Giulia Bongiorno (in una dichiarazione di ieri, oggi Bongiorno è assente), “il pm cerca di fare il difensore degli errori dell’accusa, con una requisitoria che ha molte incrtezze e lacune”, mentre l’altro legale di Sollecito, Luca Maori, ha fatto una battuta sull’attendibilità dei testimoni: “Se per il pm il teste Aviello è, giustamente, la Mercedes dell’inattendibilità, allora Curatolo è la Ferrari dell’inattendibilità”.

In aula non è presente Sollecito (la Knox, come si sa non è mai stata presente a questo appello-bis ed è rimasta negli Stati Uniti), mentre è presente Patrick Lumumba, l’uomo che fu ingiustamente accusato da Amanda Knox di essere l’autore del crimine, finendo in carcere per due settimane. Lumumba è parte civile e dopo Crini sta parlando il suo avvocato, Carlo Pacelli. “Sono sicuro che l’avvocato Pacelli saprà dimostrare la colpevolezza di Amanda”, commenta Lumumba.

Pacelli, nel suo intervento definisce Amanda “perfida e astuta”, attribuendole “una maschera di istrione e da impostore”. L’avvocato di Lumumba ripercorre le testimonianze delle amiche inglesi e delle coinquiline di Meredith, testimonianze che parlano di una Meredith che si lamentava della scarsa pulizia del bagno dopo che era stato usato da Amanda; del fatto che Amanda aveva portato più volte ragazzi nella casa di via della Pergola; del beauty case lasciato in bagno da Amanda, aperto e con dentro un vibratore e dei preservativi. Le testimonianze (rese in primo grado) citate da Pacelli, poi parlano di Amanda e Raffaele impassibili poche ore dopo la scoperta dell’omicidio (anzi, dicono che mentre tutte le amiche piangevano, loro flirtavano in questura) e che mentre tutti erano all’oscuro delle circostanze della morte Amanda avrebbe detto di sapere tutto e che a Meredith era stata tagliata la gola. L’avvocato di Lumumba, poi sottolinea come Knox abbia fatto il nome di Patrick Lumumba, come autore dell’omicidio, “di sua spontanea volontà, senza nessun suggerimento”.

In generale, per l’avvocato Pacelli, Amanda calunnia Lumumba con l’evidente intento di “allontanare i sospetti su di sé”, e mente anche quando accusa la polizia di averla picchiata. Oltretutto, continua Pacelli nei primi interrogatori “Amanda racconta agli inquirenti fatti che non può conoscere se non per aver partecipato al delitto: la violenza sessuale e l’urlo di Meredith prima di morire”, fatti a quel momento non ancora noti. Per l’avvocato Pacelli, dunque, Amanda Knox va condannata per calunnia con l’aggravante del cercare l’impunità.

Operazione Fake Job: assunzioni per soldi, 11 arresti

poliziada TGCOM24

Promettevano a stranieri, dietro il pagamento di circa 7mila euro, un lavoro e un regolare visto di ingresso per l’Italia, ma una volta arrivati gli extracomunitari non venivano assunti.

Con queste accuse, nell’ambito dell’operazione “Fake Job”, sono state arrestate in provincia de L’Aquila 11 persone: cinque italiani datori di lavoro e titolari di aziende agricole e sei stranieri che facevano da intermediari con i loro connazionali.

ROMA. Rapine villa: picchiato e sequestrato per ore, un arresto a Roma

rapineda Agi.it

Legato mani e piedi, picchiato e costretto a consegnare ai malviventi le carte di credito in suo possesso. E’ la drammatica avventura vissuta nella notte tra il 7 e l’8 novembre da un 49enne romano, vittima di quattro persone incappucciate riuscite, con uno stratagemma, a entrare nella sua villa nella zona di Spinaceto. L’uomo, in quel momento solo in casa, era riuscito a liberarsi solo molte ore dopo. Per la rapina gli agenti della Squadra mobile romana, diretti da Renato Cortese, hanno identificato e arrestato un romeno di 21 anni. Il 48enne ha raccontato che verso le 20,45 del 7 novembre era stato insospettito dall’improvviso nervosismo dei suoi cani. Aperta la porta d’ingresso per verificare cosa stesse accadendo, si e’ trovato di fronte un uomo con il volto coperto da un passamontagna, che gli ha puntato una pistola sul viso. Il malvivente ha fatto irruzione nell’abitazione insieme a tre complici, anch’essi dell’Est europeo e con il volto coperto, che gli hanno legato le mani dietro la schiena e le caviglie con un filo del telefono. Il rapinatore armato ha iniziato a picchiarlo con calci e pugni per convincerlo a farsi rivelare dove fosse la cassaforte. La vittima ha spiegato di non avere alcuna cassaforte e, per far desistere i suoi aggressori dal pestaggio, ha rivelato loro i codici delle sue due carte di credito. A quel punto due dei rapinatori si sono allontanati dall’abitazione, in una zona di campagna, utilizzando una delle auto della vittima, per eseguire dei prelievi da un bancomat, mentre gli altri due complici sono rimasti a sorvegliare il malcapitato. Fatto ritorno dopo un paio d’ore, hanno atteso la mezzanotte e sono usciti nuovamente per poter fare un secondo prelievo. La banda, dopo aver condotto la vittima in camera da letto e averla immobilizzata con un lenzuolo, si e’ data alla fuga portando via anche le sue due auto.
Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra mobile della capitale, hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti di S.I. Marius, pregiudicato per reati contro il patrimonio. Lo scorso 22 novembre, Marius ha improvvisamente organizzato la sua fuga in Romania, convinto di essere braccato dalla polizia per il recente colpo: il giorno successivo e’ stato individuato sulla statale E45, in localita’ Sansepolcro, mentre insieme a due connazionali stava tentando di raggiungere la Romania ed e’ stato quindi sottoposto a fermo di polizia giudiziaria. Fermo convalidato ieri. L’analisi del materiale sequestrato nel corso dell’operazione ha consentito di denunciarlo per la ricettazione di parte della refurtiva di un’altra rapina, messa a segno a a Marino la sera del 20 novembre. In quell’occasione tre rapinatori dell’Est Europa avevano fatto irruzione in una villa dove era presente il solo proprietario, brutalmente malmenato per ottenere indicazioni utili sull’ubicazione della cassaforte.

Palermo, inscenavano falsi incidenti per truffare assicurazioni: 23 arresti

soldida TGCOM24

Una organizzazione che nella zona di Partinico (Palermo) aveva messo a segno decine di truffe nei confronti di compagnie assicurative automobilistiche, è stata smantellata dalla polizia. Eseguite 23 misure cautelari a carico di altrettanti soggetti ritenuti, a vario titolo, inseriti in un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni di note compagnie assicurative.

L’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore Calogero Ferrara. Le indagini, condotte anche con intercettazioni telefoniche e riprese video, hanno permesso di registrare i meccanismi di una truffa messa a segno in modo sistematico da un’organizzazione ben rodata. A farne parte, con compiti distinti, una serie di professionisti tra avvocati, periti assicurativi e impiegati postali. Anche per loro sono scattati gli arresti.

Per compiere la truffa è stato sfruttato un vasto appezzamento di terreno a Partinico, utilizzato come pista di collisione dove provocare gli incidenti che poi sarebbero stati denunciati come reali ed avrebbero portato a lauti risarcimenti da parte delle compagnie assicurative. I finti scontri e tamponamenti sarebbero stati circa 300, costruiti ad arte per truffare una trentina di compagnie assicurative. Per 28 delle 117 persone finite nell’inchiesta scatta anche l’aggravante dell’associazione a delinquere.

“Cercasi hostess”, drogava e stuprava candidate; arrestato 61enne

annuncioda Agi

I carabinieri hanno arrestato un 61enne romano che adescava donne, in tutta l’Italia, tramite annunci su internet dove prospettava la possibilita’ di lavorare come hostess. In realta’ pero’ le ignare vittime, 10 i casi accertati ma destinati ad aumentare, provenienti da citta’ del nord, bisognose di guadagnare, una volte giunte nella capitale, hanno incontrato il falso agente in eleganti hotel e dopo una chiacchierata preliminare, sono state drogate per poi essere violentate e derubate. L’arrestato non e’ nuovo a questo tipo di reati. Undici anni fa si spaccio’ per regista a caccia di nuove promesse del mondo dello spettacolo per drogare, violentare e derubare le ignare ragazze in cerca di fama che incontrava. Dopo aver trascorso diversi anni in carcere, l’impostore e’ tornato a colpire riciclandosi come agente di hostess. Oggi come allora e’ stato incastrato da una donna carabiniere che si e’ finta interessata all’annuncio e lo ha incontrato e poi ammanettato. (AGI)

Yara, interrogato un imprenditore: “Conosco l’assassino”

yarada Virgilio.it

A tre anni dalla morte della piccola Yara, il giallo potrebbe trovare una soluzione. C’è un giovane, infatti, fino ad ora mai sentito dagli inquirenti che avrebbe detto si conoscere l’assassino della ginnasta di Brembate di Sopra. Giovedì gli inquirenti lo hanno interrogato per oltre due ore. L’uomo, ha rivelato la trasmissione di Retequattro “Quarto Grado”, è un albergatore originario di un paese che dista cinque chilometri da Brembate di Sopra, e non era mai stato ascoltato dagli investigatori né era stato sottoposto al prelievo del Dna.

Il giovane, che non è formalmente indagato, ma sul quale sono in corso ulteriori accertamenti, ha dichiarato ai giornalisti di avere alcuni amici il cui Dna è stato confrontato con quello dell’assassino di Yara (“Ignoto 1”). Il ragazzo ha anche dovuto rispondere a domande su suoi conoscenti impiegati, ai tempi della scomparsa di Yara, nei lavori di costruzione del centro commerciale di Mapello.

CAPELLI E TESSUTI – La trasmissione ha inoltre svelato che tra i numerosi capelli, peli e tessuti epiteliali repertati sul corpo di Yara Gambirasio nel campo di Chignolo d’Isola, alcuni non appartengono alla giovane né sono di origine animale: la notizia è stata data venerdì mattina, in un incontro riservato durato tre ore, alla titolare delle indagini, il pubblico ministero Letizia Ruggeri, dal dottor Carlo Previderè, ricercatore del Dipartimento Medicina Legale e Scienze Forensi dell’Università di Pavia, nominato consulente della Procura di Bergamo. I reperti saranno ora ulteriormente analizzati per tentare di risalire ai gruppi etnici di appartenenza e, se lo stato di conservazione lo permetterà, all’individuazione di precisi profili genetici. Il professor Fabio Buzzi, direttore del Dipartimento di Pavia, a “Quarto Grado” ha però posto il problema dei costi: l’analisi di ogni singolo reperto costa circa 100 euro e i reperti sono migliaia.

Roma, giudice arrestato per tangenti: truccava ricorsi su cartelle esattoriali

commissioneda TGCOM24

Un giudice della Commissione Tributaria di Roma è stato arrestato dalla polizia nella Capitale in flagranza di reato, mentre intascava una mazzetta da seimila euro. L’uomo avrebbe chiesto il denaro a un avvocato in cambio di un aiuto al figlio.

Al centro della vicenda c’era un ricorso contro un accertamento dell’Agenzia delle entrate e una cartella esattoriale giunta al figlio di un avvocato romano per una mancata dichiarazione fiscale di 50mila euro.

Lo stesso giudice, Luigi De Gregori, non togato e pensionato romano di 66 anni ex-dipendente dell’Enel, aveva contattato l’avvocato chiedendo insistentemente di vederlo nella sua abitazione, per chiarimenti sulla pratica prima della data dell’udienza.

Ma il legale, insospettito, ha contattato la polizia.

Dopo una serie di contatti telefonici tra l’avvocato, suo figlio e il giudice, è avvenuto l’incontro nell’abitazione del giudice in zona Tuscolano. L’avvocato vittima della richiesta si è presentato all’incontro con il magistrato con un registratore. Ma De Gregori non aveva alcuna intenzione di parlare della questione ed ha invece avanzato immediatamente la sua richiesta: 6mila euro in cambio di un esito positivo.

“Non si preoccupi, le garantisco che così risolverà positivamente il ricorso”, avrebbe detto il giudice chiedendo la tangente, per garantire così nessuna multa o pagamento della cartella esattoriale. Appena dopo la consegna della mazzetta, sono intervenuti gli investigatori del commissariato Salario-Parioli, che avevano anche contrassegnato il denaro contante. Non è escluso che possano essere effettuati nei prossimi giorni ulteriori accertamenti per capire se ci sono stati altri episodi di corruzione

Palermo, farmacista sgozzata durante una rapina: arrestati i due malviventi

farmaciada TGCOM24

Una farmacista è stata uccisa a Blufi, nel Palermitano, durante un tentativo di rapina messo in atto da due banditi. Giuseppina Iacona, 80 anni, titolare dell’esercizio di corso Italia, ha tentato di reagire ed è stata sgozzata. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno arrestato i due malviventi, un 18enne e un 50enne. Il più grande è un pregiudicato agli arresti domiciliari.

Un intero paese sconvolto è Blufi, mille anime, nell’entroterra Palermitano. L’efferato omicidio compiuto da due balordi ha terrorizzato tutti gli abitanti. Tutti conoscevano la dottoressa Giuseppina Iacona, 79 anni, tutti le volevano bene. Per il paese era “la farmacista”, la persona a cui chiedere un consiglio.

La dottoressa Iacona l’hanno sgozzata due balordi mentre tentavano di rapinare la farmacia di corso Italia. Gli assassini sono un cinquantenne, che sta scontando gli arresti domiciliari, Angelo Porcello, e Gandolfo Giampapa, 18 anni. La donna, nonostante i suoi 79 anni, ha tentato di reagire. Non poteva immaginare che facessero sul serio, e invece l’hanno colpita a morte tagliandole la gola.

Erano le 18.30 quando i due sono entrati nella farmacia, a volto scoperto, armati di coltello. Una circostanza che inquieta: non potevano pensare di non essere riconosciuti dalla stessa vittima, e proprio per questa ragione, probabilmente avevano già deciso di uccidere la donna e dileguarsi col bottino.

Il più giovane dei due rapinatori è stato subito agguantato dai carabinieri, il suo complice è riuscito a dileguarsi. Ma alcuni testimoni l’hanno notato: non poteva certo passare inosservato uno che si aggira per strada nonostante fosse ai domiciliari, come tutti sapevano. E così gli uomini dell’Arma hanno impiegato pochi minuti per arrestarlo, giusto il tempo di raggiungere la casa di Porcello, dove era già rientrato. Sarebbe stato lui a sferrare il colpo mortale.
Le indagini sono coordinate dal pm Vincenzo Cefalo della procura di Termini Imerese.

Fondi, una 57enne è stata trovata legata e uccisa nella sua casa

latinada TGCOM24

Una 57enne, Silvana Cerro, è stata trovata imbavagliata, legata e uccisa in casa sua a Fondi, in provincia di Latina. A trovare il cadavere della donna è stata la figlia, rientrata prima poiché la madre non rispondeva al telefono. Per i carabinieri si tratta di una rapina degenerata in tragedia. Ferita la vicina 78enne, derubata di denaro e di qualche gioiello. E’ la madre di una delle due persone fermate dai militari. L’altra è un cittadino nordafricano.

La vittima è stata trovata imbavagliata, con uno straccio in gola (probabilmente è morta per soffocamento), e immobilizzata in più punti con il nastro adesivo. Per lei inutile è stata la corsa degli uomini del 118, che invece hanno soccorso la vicina del piano di sotto, Concetta Lauretti, rapinata e ferita brutalmente.

Il figlio della donna ferita è uno dei due uomini sospettati. Dopo una breve fuga, è stato condotto in caserma per accertamenti.

I militari non si spiegano il motivo di tanta violenza. La Cerro in passato era stata coinvolta in un giro di droga, particolare al momento non ricollegabile ai fatti. La 57enne non aveva un’occupazione fissa.