Roberta Ragusa: chef a Cc Pisa, era le

Roberta Ragusa: chef a Cannes, sono sicuro che fosse leida Ansa.it

”Mi trovavo in Italia per un breve periodo di vacanza e ne ho approfittato per avvertire i carabinieri di Pisa e venirli a trovare per confermare quanto avevo già detto tempo fa ai loro colleghi di Ventimiglia”. Così Pasquale Davi, lo chef italiano che lavora in un ristorante di Cannes dove il 17 maggio 2012 dice di avere visto Roberta Ragusa e di averci parlato. Oggi ha avuto un breve colloquio informale con i carabinieri di Pisa e ha ribadito le sue certezze: “Era lei. Ne sono sicuro”.

Strutture per anziani malsane e fatiscenti, blitz dei Nas

nasdaTGCOM24

I carabinieri del Nas hanno chiuso 18 strutture per disabili e anziani, al termine di un maxicontrollo in tutta Italia per verificare le autorizzazioni ed il rispetto dei requisiti igienico-sanitari. In alcuni casi i militari hanno rinvenuto farmaci e cibi scaduti. La task force istituita dal ministro Lorenzin ha segnalato 102 persone all’autorità giudiziaria e 174 a quella sanitaria, oltre ad aver accertato 174 violazioni penali e 251 amministrative.

Durante le indagini, si è scoperto che in una struttura di Roma, chiusa dai carabinieri del Nas alcuni anziani erano stati alloggiati in un seminterrato fatiscente, privo di abitabilità ed in pessime condizioni di manutenzione.

I tre anziani, in esubero rispetto alla capacità ricettiva della struttura, erano stipati in un seminterrato con pareti invase dall’umidità e con l’intonaco cadente. I carabinieri hanno trovato anche una donna allettata in evidente stato di disidratazione. Per questo è stato avvertito il 118 che ha disposto il ricovero ospedaliero dell’anziana.

Nell’ambito dell’ispezione, in un frigocongelatore a pozzetto, sono stati rinvenuti e sequestrati alimenti congelati (petti di pollo e spezzatino di vitella) privi di ogni documentazione nonché in cattivo stato di conservazione ed insudiciati perché privi di involucro protettivo. Il titolare della struttura è stato denunciato.

Brescia, Claudio Grigoletto tenta il suicidio in carcere

grigolettoda TGCOM24

In carcere ha tentato di togliersi la vita Claudio Grigoletto, il pilota di aerei che a fine agosto ha ucciso l’hostess Marilia Rodrigues. In cella nel carcere bresciano di Canton Mombello, l’uomo ha cercato di impiccarsi. La scorsa estate, messo con le spalle al muro da prove schiaccianti, pochi giorni dopo l’arresto aveva confessato di avere strangolato la 29enne, sua dipendente e amante. Da lei aspettava un figlio. Lo avevano incastrato le macchie di sangue trovate sul tappetino dell’automobile e alcune impronte sul luogo del delitto.

In un primo tempo, invece, Grigoletto aveva raccontato di aver cercato di salvare la ragazza caduta a terra in preda a convulsioni. Una ricostruzione che non aveva convinto gli inquirenti. Poi una verità del tutto differente era emersa confortata da elementi di prova che non lasciavano dubbi. Grigoletto ha ucciso la sua giovane amante nell’ufficio dell’Alpi Aviation do Brasil di Gambara, vicino a Brescia.

Dopo il delitto, si era lavato probabilmente per cancellare alcune tracce. Poi era andato nel campo di Bedizzole per una lezione di volo. Forse mirava a sviare i sospetti o a costruirsi un alibi. Adesso il tentativo di suicidio. Sono stati gli altri detenuti a salvargli la vita. Portato in ospedale, dopo i necessari controlli è stato dichiarato fuori pericolo e riportato in prigione.

Maxi blitz contro Sacra corona unita, 46 arresti

carabinierida Agi (Agenzia di Stampa)

I carabinieri del Comando provinciale di Brindisi hanno eseguito, in provincia e sul territorio nazionale, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Lecce su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia a carico di 46 indagati, accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata alla cessione di stupefacenti, omicidio, reati in materia di armi, estorsione e altro, tutti aggravati dal metodo mafioso.

In corso di esecuzione anche un provvedimento di sequestro d’urgenza, emesso dal pm nei confronti di alcuni degli indagati, di beni mobili e immobili, comprese due attivita’ commerciali, e libretti postali per un valore complessivo di circa un milione di euro.

Arrestato boss pentito Antonino Lo Giudice

poliziada Corriere.it

E’ finita la latitanza di Antonino Lo Giudice. Il pentito di ‘ndrangheta che si era autoaccusato di aver messo nel 2010 le bombe davanti alla Procura Generale e a casa del procuratore Di Landro, è stato catturato venerdì dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dallo Sco. Il “Nano” che si era allontanato volontariamente lo scorso 3 giugno, mentre si trovava agli arresti domiciliari, è stato scovato in un appartamento alla periferia di Reggio Calabria.

LATITANTE – Lo cercavano anche all’estero, ma probabilmente Lo Giudice non si è mai mosso dalla sua città, probabilmente aiutato nella sua latitanza dalla moglie e dal figlio. Ai magistrati della Dda di Reggio Calabria dovrà spiegare i motivi del suo allontanamento. E, soprattutto, il perché abbia deciso di ritrattare le sue precedenti dichiarazioni.

IL MEMORIALE – Dopo il suo allontanamento volontario Antonino Lo Giudice aveva fatto recapitare ad alcuni avvocati e agli ordini di stampa, tramite il figlio Giuseppe , un memoriale dove diceva di essersi autoaccusato ingiustamente e che lui con le bombe non aveva nulla a che fare. «Mi sono inventato tutto»– ha detto il “Nano”. Nel testo il pentito ha scritto di voler ritrattare tutte le sue dichiarazioni ed ha anche ammesso di essere stato costretto a raccontare vicende ed episodi di cui lui non era a conoscenza. E aveva indicato in Giuseppe Pignatone, ex procuratore capo a Reggio Calabria, Michele Prestipino, aggiunto alla stessa procura, Beatrice Ronchi, sostituto procuratore alla dda reggina e Renato Cortese ex capo della Mobile di Reggio Calabria, oggi capo della Mobile di Roma, come le persone che lo avrebbero “minacciato” qualora non avesse detto quello che loro avrebbero voluto sapere.

ACCUSE – Le dichiarazioni di Lo Giudice hanno riguardato anche Alberto Cisterna, ex numero due della Procura nazionale antimafia e Francesco Mollace, sostituto procuratore generale, di recente trasferito a Roma, con lo stesso incarico. Sulla base delle accuse lanciate da Lo Giudice Cisterna è stato inquisito per corruzione, ma dopo due anni di indagini la sua posizione è stata archiviata dal gip di Reggio Calabria, su richiesta della stessa procura. Il testo inviato dal “Nano” era stato accompagnato da una pen drive con immagini dello stesso pentito. Che faceva sapere:”«Non mi cercate, tanto non mi troverete mai». Venerdì la sua cattura, a quattro passi dalla sua casa.

Mamma scomparsa in Valtellina, trovato il cadavere di Francesca Tarca

tarcada TGCOM24

E’ stata trovata morta Francesca Tarca, la mamma di una bimba di 3 anni di Mello (Sondrio) che risultava scomparsa dal 28 ottobre. Il cadavere è stato rinvenuto nelle acque del lago di Como, davanti a Gravedona. Sul corpo non ci sarebbero segni di violenza. La donna si sarebbe tolta la vita dopo aver affidato la figlia ai nonni: “Vado a Lecco a fare shopping con un’amica” aveva detto prima di salire, da sola, sulla sua automobile.

La notizia del ritrovamento è stata confermata dai carabinieri anche se non c’è ancora stato il riconoscimento ufficiale da parte del marito. Secondo gli inquirenti non dovrebbero esserci dubbi che si tratta di suicidio: Francesca Tarca non aveva infatti alcun appuntamento con un’amica e, come ha svelato un investigatore dei carabinieri, “non ci sono segni di percosse o violenze sul cadavere”.

Il cadavere è affiorato a 30 metri di distanza dal luogo in cui era stata parcheggiata l’auto. A lanciare l’allarme una negoziante del luogo: “Mi sembra la signora scomparsa, stessi abiti, stessa corporatura. Affiora dal lago. Venite subito” ha detto alle forze dell’ordine.

Sarà l’autopsia a chiarire le cause del decesso. Non essendo stati trovati segni che possano far pensare a una colluttazione, tuttavia, gli inquirenti sembrano certi si sia tolta la vita. Da qualche tempo Francesca Tarca e il marito, Alessandro Secchi, artigiano, erano in crisi. Come ha raccontato l’uomo ai carabinieri, alla vigilia della scomparsa la donna aveva manifestato la possibilità di una separazione, dopo 5 anni di matrimonio.

“Tutto può facilmente essere superato – ripeteva Secchi che, nei giorni scorsi, non ha mai smesso di cercarla, con amici e parenti, nei boschi e lungo i paesi del Lario – L’importante è che torni, c’è anche la sua adorata bimba che l’aspetta”. Giovedì pomeriggio la tragica notizia del ritrovamento del corpo senza vita di sua moglie.

BABY SQUILLO AI PARIOLI DI ROMA

romapariolida adnkronos

E’ stata iscritta sul registro degli indagati la sedicenne coinvolta nel giro di baby squillo scoperto in un appartamento nel quartiere Parioli a Roma. La ragazza, secondo il gip, avrebbe indotto la sua amica a prostituirsi.

Nella vicenda si registrano inoltre due nuovi arresti per induzione alla prostituzione minorile e spaccio di sostanze stupefacenti. Destinatari dell’ordinanza il 49enne G. M. e il 38enne I. M. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Roma Maddalena Cipriani, su richiesta dei pm Maria Monteleone e Cristiana Macchiusi nell’ambito dell’operazione ‘Ninfa’.

Le ulteriori indagini sullo sfruttamento delle due minorenni nel quartiere romano dei Parioli hanno infatti consentito di acquisire nuovi gravi indizi di colpevolezza nei confronti di I. M., già arrestato lo scorso 28 ottobre, il quale deve rispondere di reiterati episodi di spaccio di cocaina, da lui fornita alle due minorenni e ad altre due donne (una 40enne e una 32enne) di cui sfruttava la prostituzione.

Gli addebiti a carico di I. M. derivano dalle dichiarazioni rese dalle quattro a pm e carabinieri, che hanno confermato il contenuto di conversazioni telefoniche in cui l’arrestato e le interlocutrici facevano riferimento a cessioni di sostanze stupefacenti per uso personale. Nel corso delle perquisizioni del 28 ottobre, i militari dell’Arma trovarono e sequestrarono dosi di cocaina nel portafoglio di una delle due minori. Inoltre, le due maggiorenni che si prostituivano hanno riferito come I. M. fosse disponibile a fornire cocaina anche per i loro clienti.

Quanto alla posizione di G. M., era un cliente abituale delle due minori (‘cliente bambus’ soprannome evocativo della cocaina in gergo ‘bamba’) ed era solito pagare le prestazioni sessuali anche con la fornitura di dosi di cocaina. All’uomo, imprenditore edile, è contestato anche il reato di induzione alla prostituzione minorile per avere avuto rapporti sessuali con le due minori e per avere proposto loro incontri sessuali con un’altra coppia.

Sulla vicenda, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro dice di non escludere che, “in una riunione che faremo prossimamente sul bullismo, si possa anche parlare dell’educazione sessuale”.

“Devo dire che non solo ci ha scosso, e mi ha scosso come padre e cittadino, ma è una cosa assolutamente incredibile che una madre sia complice di questi fatti – afferma durante la visita al Palazzo dell’Informazione per la mostra in occasione dei 50 anni dell’Adnkronos – come prefettura abbiamo solo in campo delle iniziative contro il bullismo che riguardano i giovani, devo dire che una situazione del genere ci ha assolutamente sconvolto e preso in contropiede”.

Roma, nomade 25enne tenta di rapire un bambino di otto mesi in metro

romada TGCOM24

Una nomade bulgara è stata arrestata a Roma con l’accusa di tentato sequestro di persona. La donna avrebbe cercato di rapire un bambino di otto mesi in pieno giorno, strappandolo alla madre che lo stava cambiando su una panchina all’interno della stazione della metropolitana di Ponte Mammolo, nella periferia della Capitale.

Secondo quanto emerso, come riporta il quotidiano “Il Messaggero”, la madre del bambino, in attesa dell’arrivo della metropolitana, stava cambiando il figlio su una panchina della sala d’attesa della stazione quando la nomade si sarebbe avvicinata e avrebbe trascinato via il bambino, correndo verso l’uscita.

Richiamati dalle richieste di aiuto della donna, alcuni ragazzi presenti si sarebbero messi all’inseguimento della 25enne, riuscendola a fermarla. Sono quindi intervenuti gli addetti alla sicurezza della metropolitana che hanno chiamato i carabinieri e prestato i primi soccorsi alla madre del bambino che, sotto shock, ha avuto bisogno dell’assistenza del 118.

SIMONA RISO: Non si esclude la pista dell’omicidio

simona-risodi Grazia De Marco

La morte di Simona Riso resta, per il momento, ancora avvolta nel  mistero, soprattutto dopo la denuncia  fatta dai familiari, convinti  che la ragazza sia rimasta vittima di un’aggressione e non di un suicidio, semplicemente perché non aveva nessun motivo per faro.

Durante i funerali, svoltisi a San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, le persone più vicine alla ragazza, oltre al dolore, hanno voluto esprimere la rabbia nei confronti  di chi crede che la 29 enne abbia deciso di togliersi la vita. La cugina della vittima, infatti, ha detto­: “ non cerchiamo vendetta, ciò che vogliamo è soltanto giustizia per la morte di Simona, che non si è suicidata ma è stata uccisa ”,  mentre  il fratello  è convinto che la sorella non può essersi suicidata perché il corpo è stato ritrovato con jeans, maglietta e chiavi, segno che era appena uscita di casa.

Quando  Simona è stata ritrovata, verso le 7 del mattino, nel giardino nei pressi della casa dove abitava a Roma, in Via Urbisaglia, è stata   immediatamente soccorsa da una vicina, che ha chiamato i medici del 118, ai quali la vittima ha detto di essere appena stata violentata e aggredita. In un primo momento tutti hanno esclusivamente pensato al suicidio, ma successivamente l’autopsia, pur escludendo la violenza, ha indicato come causa di morte i politraumi e le fratture multiple riportate al bacino e al torace della ragazza, che hanno provocato lesioni ai polmoni e quindi una fatale insufficienza respiratoria. Il punto in cui è stato ritrovato il corpo della giovane, inoltre, è incompatibile con quello della terrazza condominiale da cui si sarebbe buttata.

I Carabinieri del Capitano Ivan Riccio, coordinati dal Pm Attilio Pisani, stanno lavorando per tentare di far luce sulla vicenda, ascoltando persone informate sui fatti e raccogliendo elementi riguardanti la vita privata della ragazza. L’avvocato della famiglia Riso, Sebastiano Russo, ha spiegato che al momento non ci  sono indagati, ma molto probabilmente la ragazza è stata  uccisa da qualcuno che conosceva bene e che nutriva rancore nei suoi confronti. Simona, definita da tutti come una ragazza seria e lontana dagli eccessi, non era fidanzata e viveva con il cugino, Francesco Stagno e con una coppia di francesi, nella Capitale per il progetto  Erasmus.

In manette Paolini, molestatore tv: induzione alla prostituzione minorile

paolinida Agi

Induzione alla prostituzione minorile e produzione di materiale pedopornografico. Con queste accuse e’ finito in manette il noto disturbatore televisivo Gabriele Paolini. Paolini e’ stato arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma e ad incastrarlo ci sarebbero video e fotografie.

Secondo quanto si e’ appreso l’indagine che ha coinvolto Paolini non ha alcun legame con l’operazione ‘Ninfa’ che ha portato alla luce un giro di baby prostitute nel quartiere parioli della capitale.