Delitto Lignano, ergastolo a Lisandra

lisandrada TGCOM24

La giovane cubana Lisandra Aguila Rico è stata condannata all’ergastolo per l’omicidio dei coniugi Burgato, massacrati nella loro villetta di Lignano Sabbiadoro la notte tra il 18 e il 19 agosto 2012. La sentenza è stata emessa dal gup Roberto Venditti del Tribunale di Udine al processo con rito abbreviato. La giovane non era in aula al momento della lettura della sentenza.

Alla scorsa udienza il pm Claudia Danelon aveva chiesto la condanna all’ergastolo per la ragazza, accusata del duplice omicidio in concorso con il fratello Reiver, che è rinchiuso nel carcere de L’Avana dopo che le autorità locali lo hanno condannato per il delitto a 20 anni di prigione.

Anziana uccisa a Genova, oggi autopsia ed e’ caccia al rapinatore

autoda Agi

Sara’ effettuata stamani all’istituto di Medicina legale dell’ospedale San Martino di Genova l’autopsia sulla salma di Giovanna Mauro Mori, 90 anni, la vedova pensionata che ieri sera, poco dopo le 20, e’ stata trovata esanime nella propria abitazione di via Copernico 7, nel quartiere di Borgoratti, vittima quasi certa di un rapinatore. L’incarico e’ stato affidato dal pm Cristina Camaiori al medico legale Alessandro Bonsignore. L’anziana e’ stata uccisa a colpi di forbice alla gola quando gia’ si trovava a terra. In casa gli investigatori della squadra Mobile che si occupano del caso non hanno trovato soldi o gioielli.
L’abitazione era a soqquadro. Dunque l’ipotesi piu’ verosimile e’ quella della rapina finita in tragedia. I vicini di casa riferiscono che la donna in mattinata si era recata a ritirare la pensione. “Dobbiamo ora ricostruire tutta la giornata di questa povera donna – commenta stamani, raggiunto al telefono dall’AGI, il capo della squadra Mobile di Genova Fausto Lamparelli – Dobbiamo verificare quali siano stati i suoi spostamenti cosi’ da comprendere quando e come si sia svolta l’aggressione”. E’ plausibile che l’anziana sia uscita anche nel pomeriggio, come riferiscono alcuni vicini, e che rientrando abbia trovato in casa un ladro. Questi, spaventato dalle urla, avrebbe ucciso la donna prelevando soldi e oggetti di valore e dandosi alla fuga. “Attendiamo gli esiti dei rilievi di Scientifica e dell’autopsia – aggiunge Lamparelli – Ipotizziamo che abbia agito una persona sola anche se e’ presto per fare affermazioni certe sulla dinamica”. L’autopsia chiarira’ non solo il numero di fendenti mortali, ma anche ,l’ora del decesso e se l’anziana vittima abbia lottato prima di morire. Le indagini proseguono a tutto campo. In nottata sono stati sentiti alcuni testimoni e in giornata ne saranno sentiti altri. Sentita anche la vicina di casa che, sollecitata dal figlio sessantenne della vittima, ha aperto l’uscio della dirimpettaia trovandola esanime a terra nel corridoio. Tra i molti interrogativi, resta quello relativo alla mancanza di effrazione della porta: secondo la polizia non c’e’ stata forzatura. Forse la vittima ha aperto ed e’ stata spinta all’interno dal rapinatore che l’ha uccisa, rubando gli oggetti di valore.

Omicidio Meredith, parte processo appello. Lumumba: “Amanda in fuga? È colpevole”

sollecitoda Repubblica.it

È iniziato questa mattina il nuovo processo di appello per l’omicidio di Mederdith Kercher, la studentessa britannica uccisa il primo novembre 2007. Imputati la statunitense Amanda Knox e il suo ex fidanzato Raffaele Sollecito. I due sono stati condannati in primo grado a 26 e 25 anni di carcere e poi assolti in appello il 3 ottobre 2011(VIDEO). Quest’ultima sentenza è stata però annullata il 26 marzo scorso dalla Corte di Cassazione, secondo cui l’assoluzione è stata minata da “carenze, contraddizioni” e conclusioni “illogiche”. La Corte d’appello di Firenze deve ora riesaminare le prove forensi e determinare se Knox e Sollecito furono responsabili dell’omicidio assieme a Rudy Guede, condannato a 16 anni con il rito abbreviato per concorso in omicidio e violenza sessuale. Assenti in aula Raffaele e Amanda, dichiarati contumaci dal presidente della Corte d’assise d’appello, Alessandro Nencini.

Assente anche la famiglia di Meredith, assistita dagli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna. La pubblica accusa è affidata al pm fiorentino Alessandro Crini.

Presente all’udienza Patrick Lumumba, datore di lavoro di Amanda al tempo dell’omicidio e da lei indicato come l’autore del delitto, poi ‘scagionato’ dalla testimonianza di un professore universitario svizzero che ne confermò l’alibi.

Accolta dalla Corte la richiesta di Lumumba di costituirsi parte civile, nonostante le difese degli imputati, gli avvocati Giulia Bongiorno e Carlo Dalla Vedova, si fossero opposti. Ora per la studentessa statunitense, già condannata in via definitiva per calunnia, la Corte d’appello di Firenze dovrà determinare se calcolare anche la circostanza aggravante del fatto che Amanda abbia mentito per far deragliare l’indagine e proteggere se stessa dalle accuse. L’avvocato di Lumumba sostiene che all’uomo siano dovuti oltre 103mila euro di spese legali. In aula presente il padre di Raffaele Sollecito, Francesco.

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Lumumba: “Amanda in fuga perché colpevole”. “Amanda penso che sia scappata perché c’entra con la morte di Meredith. È colpevole sennò non mi avrebbe calunniato”, ha Lumumba entrando in corte d’assise d’appello a Firenze. “Non voleva essere punita e voleva depistare le indagini – ha aggiunto Lumumba -. La corte di appello le ha dato la possibilità di scappare. Ma la povera Meredith merita giustizia. Io sono qui, sono ovunque si cerchi la verità su questa vicenda in cui ci sono due vittime, la prima é la povera Meredith, la seconda sono io”. Alle accuse di Lumumba risponde la difesa di Knox: “Respingiamo l’idea che, visto che Amanda non è venuta, allora Amanda è colpevole, sta usando una strategia. Amanda ha sempre detto di essere un’amica di Meredith e ha sempre rispettato il sistema di giustizia italiano”, ha detto Luciano Ghirga, avvocato difensore di Knox.

Legali Kercher: “Imputati erano su scena del crimine”.  “Siamo ancora convinti della presenza di tutti e tre gli imputati sulla scena del crimine”, ha dichiarato Francesco Maresca, avvocato della famiglia di Meredith Kercher. “Penso che (Amanda Knox, ndr) stia parlando troppo, sinceramente, e questo continuo atteggiamento nel fare la vittima è inappropriato”, ha aggiunto il legale.

Parolisi: amavo Melania anche se la tradivo

parolisida TGcom24

“Nella sua deposizione Parolisi ha ribadito la sua innocenza. Riguardo a Melania, ha detto che le voleva bene, anche se la tradiva”. Lo ha riferito Michele Rea, fratello di Melania, uscendo dall’aula del Tribunale de L’Aquila dove è in corso la seconda udienza del processo d’Appello a Salvatore Parolisi. L’ex caporalmaggiore è stato condannato in primo grado per l’omicidio della moglie.

“Per la prima volta ha indirizzato il suo sguardo verso di noi, dopo due anni non so come ha fatto – ha aggiunto Michele Rea -. Il tutto per ringraziarci del fatto che noi facciamo tutto per la bambina. Delle bugie e dei trans non si è parlato per niente, Parolisi ha parlato cinque minuti. Per me lui rappresenta il nulla, non mi fa né caldo né freddo, mi dispiace solo per quella povera bambina che comunque un giorno dovrà sapere e mi dispiace anche per Melania che ha avuto a che fare con questa persona”.

Il padre di Melania: “Salvatore è indifendibile” – In aula c’era anche il padre di Melania, Gennaro, il quale ha sottolineato di aver ascoltato con indifferenza la deposizione di Parolisi che è “una persona indifendibile”. “Mi aspetto giustizia piena quindi con la conferma dell’ergastolo”, ha aggiunto. Gennaro Rea ha assistito al dibattimento a porte chiuse insieme al figlio e ai due zii di Melania.

La difesa: “Parolisi estraneo, non era sul luogo dell’omicidio” – “Abbiamo dimostrato, proprio attraverso la documentazione di orari, di celle, di testimonianze, di telefonate, che non può aver commesso né l’omicidio, né il depistaggio, non era presente sul luogo dell’omicidio perché non c’è niente sul luogo dell’omicidio che può ricondurre a Parolisi”. Così l’avvocato Walter Biscotti, legale dell’ex militare. “Abbiamo dimostrato documentalmente – ha aggiunto il difensore – che la ricostruzione del giudice, almeno dalle 14.55 in poi, non regge. Pertanto abbiamo invocato che la decisione non può non essere la dichiarazione di Salvatore Parolisi come estraneo a tutti i fatti contestati”.

Femminicidio, braccialetto elettronico per tenere sotto controllo gli stalker

braccialettoda TCcom24

Aumentano le misure per contrastare la violenza contro le donne. Con l’approvazione alla Camera di un emendamento del Pd al decreto sul femminicidio, è stato introdotto l’utilizzo del braccialetto elettronico per tenere lontani gli stalker delle vittime. L’emendamento, che prevede anche l’estensione delle intercettazioni telefoniche al reato di stalking, è stato approvato a larga maggioranza.

Il testo prevede che il giudice possa disporre, per chi sia stato allontanato dalla casa familiare per stalking o maltrattamenti, previo consenso dell’imputato, il “controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici”, che in questo momento coincidono con il braccialetto elettronico. Le commissioni hanno approvato altre due proposte di modifica, una che prevede il gratuito patrocinio e che sia informata la parte offesa, l’altra che esclude la possibilità di applicare l’allontanamento dalla casa familiare nei casi di lesioni lievi.

Il killer di Lodi riapre il caso di Yara Gambirasio

yarada TGcom24

Per la Procura ci sono attinenze tra il ritrovamento della prostituta romena e quello della piccola Gambirasio. Gli investigatori lodigiani hanno inviato i reperti con le tracce di Dna ai colleghi di Roma per un confronto

Andrea Pizzocolo  riapre il caso di Yara Gambirasio. Lavinia Simona Aiolaiei, la prostituta di 18 anni uccisa dal ragioniere dalla doppia vita, di giorno padre e marito, di notte regista e killer del sesso estremo, potrebbe infatti non essere l’unica sua vittima. Per gli investigatori di Lodi ci sono delle attinenze tra il ritrovamento del cadavere della romena e quello della piccola Yara, trovate entrambe in un campo agricolo.

Come scrive Il Giorno, ora si attendono i risultati del test del Dna che mette a confronto il codice genetico di Pizzocolo con quello trovato nei reperti della 16enne ma anche dei casi rimasti insoluti negli anni scorsi. In Procura infatti sono arrivate alcune denunce di prostitute che hanno dichiarato di essere sfuggite alla follia omicida del ragioniere. Che la mano del killer di lucciole uccise e ritrovate in Lombardia abbiano lo stesso volto? Gli inquirenti non escludono nessuna pista.

Milano: identificato assassino di piazza Tripoli, e’ in Egitto

carabinierida Agi

Era stato identificato poche ore dopo l’omicidio l’uomo che il 12 settembre scorso ha ucciso Parvis Gorzjian, il venditore di tappeti iraniano 78enne ritrovato morto nel suo negozio di Piazza Tripoli Si tratta di Mohamed Attia Rafat, un 27enne egiziano con precedenti per droga e furto. L’uomo e’ riuscito a fuggire al Cairo nelle poche ore tra il delitto, commesso nella tarda mattinata, e il ritrovamento del cadavere, che e’ stato rinvenuto dal figlio della vittima solo in serata. I carabinieri guidati dal tenente colonnello Alessio Carparelli hanno individuato le impronte digitali di Rafat sul luogo dell’omicidio e le hanno confrontate con quelle rilevate nella sartoria poco distante, in cui l’egiziano lavorava. Secondo gli inquirenti il movente dell’omicidio andrebbe rintracciato in una rapina finita male.
Il colpevole ha portato via con se’ il cellulare e il portafoglio della vittima. Tra Egitto e Italia e’ in vigore un accordo bilaterale per l’estradizione e le autorita’ stanno procedendo attraverso l’Interpol per rintracciare l’omicida, ma le turbolente condizioni politiche dell’Egitto di questi mesi rendono piu’ difficile la cattura.

Scavi per rifiuti tossici nel Napoletano

Rifiuti:scavi nel Napoletano per trovare 'tossici' interratida Ansa

Ruspe al lavoro da stamani nel Comune di Qualiano, in provincia di Napoli, in località “cavuncelle” di masseria La Grotta, dove i carabinieri sono alla ricerca di rifiuti tossici interrati nell’ex discarica autorizzata “Campanile”.

Sul posto si sono recati anche sindaco e vice sindaco di Qualiano. L’appezzamento di terreno dove si sta scavando si trova alle spalle di una casa di risposo per anziani, nei pressi della circumvallazione esterna di Napoli, tra Qualiano e Giugliano.

L’urlo di Crocetta: la mafia mi vuole morto

crocettada Corriere.it

«Sono un presidente condannato a morte. Un pentito ha riferito che la condanna può essere cancellata solo da chi l’ha emessa, ma chi l’ha emessa è deceduto, il boss Daniele Emanuello, ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia sei anni fa; dunque la mafia mi sta addosso». L’ha detto il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, intervenendo a Gela alla festa del «Megafono», il movimento ispirato proprio dal governatore.

SCHIAFFO AL PD – Crocetta non parteciperà oggi, lunedì, alla direzione regionale del Pd. «Non vado al teatrino della politica quando c’è un servitore dello Stato che rischia la vita», ha detto Crocetta, che oggi pomeriggio si recherà nell’ospedale Cannizzaro, a Catania, per stare a fianco di Tony Gricoli, 45 anni, ed Enzo Zerbo, 50 anni, feriti nel grave incidente della sua scorta lungo l’autostrada Siracusa-Gela.

LA SOLITUDINE DI SCILABRA – Il governatore difende il lavoro della sua giunta e legge dal suo telefono cellulare un sms inviatogli dall’assessore regionale alla Formazione, Nelli Scilabra. «Solo tu puoi capire e darmi risposte, lotto per questa nostra rivoluzione. Vorrei non sbagliare e non farti sbagliare – scrive l’assessore – Ma ormai da mesi provo solo la solitudine. Scusa lo sfogo, ma lo posso fare solo con te. Non fa niente anche se non rispondi, notte presidente». Crocetta quindi legge la risposte che le ha inviato sempre per sms. «Fregatene, ti voglio bene. Notte». «Dopo le sue denunce, non può più condurre una vita normale – dice Crocetta – Nelli lo urla. Ma perchè i giovani non dobbiamo metterli alla prova? Così non avranno mai un’esperienza». Poi l’affondo: «Invece di fare fregare i soldi a Genovese (il deputato nazionale del Pd indagato a Messina nell’inchiesta sulla formazione professionale), perchè non li investiamo sui giovani?».

Schettino accusa in aula il timoniere

sschettinoda Corriere.it

L’ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino parla per la prima volta in aula al processo che lo vede imputato per il naufragio al Giglio. E lo fa per accusare il timoniere indonesiano di non aver eseguito correttamente i suoi ordini. Dunque scaricare la colpa su di lui: «Nel momento in cui ho chiesto al timoniere di mettere i timoni a sinistra – spiega in aula – l’errore è stato di non farlo, in quel momento la nave aveva un’accelerazione a destra».

Secondo Schettino, che per tutta l’estate ha studiato le carte con i suoi avvocati: «Se non ci fosse stato l’errore del timoniere, di non posizionare i timoni a sinistra, ovvero l’errore di scontrarsi, cioè di evitare la derapata non ci sarebbe stato quello schiaffo». La difesa dell’ex comandante aveva già insistito sugli errori del timoniere indonesiano sollecitando i periti del gip a puntualizzarli.

Con l’ordine di virare a sinistra, ha detto Schettino, «volevo ridurre la velocità angolare della poppa della Costa Concordia rispetto alla rotazione, ottenendo quindi una contro-rotazione, forse con un impatto più verso prua, certo con meno rotazione a destra. Addirittura se la nave si fosse fermata passava via liscia. Ma la manovra errata non lo permise». «Mettere il timone a sinistra – ha proseguito Schettino nella sua spiegazione – significava mettere velocità angolare della prua quindi l’avanzo sarebbe stato privilegiato rispetto al moto rotatorio» verso destra, che la faceva scodare di poppa verso la prua. Schettino, in sostanza, evidenziando l’errore del timoniere indonesiano, ha voluto dire che tentò di allineare la nave agli scogli, cercando di rimetterla in parallelo, comunque attenuando il più possibile l’angolo di impatto che si stava delineando di lì a poco. Ma l’errore al timone, secondo l’ex comandante, vanificò questo tentativo. I periti del gip hanno comunque sottolineato che l’impatto ci sarebbe stato lo stesso.

In aula si sono ascoltati i periti anche sulla questione del generatore di emergenza della nave che quella notte «non funzionò». Quanto quest’avaria ha influito sulla tragedia? «Non ha avuto influenza alcuna sull’evento. I timoni rimasero sempre a 35 gradi e la nave era comunque ingovernabile: non erano possibili manovre alternative»: ha detto il collegio dei periti del gip. «L’impatto sugli scogli ci sarebbe comunque stato, l’azione sul timone fu nulla», hanno proseguito i periti che, confermando il non funzionamento del generatore d’emergenza dopo l’urto contro gli Scogli hanno, però, anche escluso che fossero possibili manovre d’emergenza. «Non abbiamo riscontrato la causa dell’avaria» al generatore d’emergenza della Costa Concordia, hanno anche detto i periti, «abbiamo constatato che ci furono dei surriscaldamenti che causarono il blocco dell’impianto ma non ne abbiamo determinato la causa». Ai periti del gip è anche risultato che «le verifiche periodiche» previste «siano (rpt, siano) state fatte». Intanto la procura ha impugnato i cinque patteggiamenti, compreso quello al timoniere.