Ricordata a Palermo la strage di via Carini

Alle 21.15 del 3 settembre 1982 la mafia assassinò il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo, l’agente della Polizia di Stato che lo stava scortando.

L’auto sulla quale viaggiava il prefetto di Palermo, in quel momento guidata dalla moglie, in via Carini fu affiancata dalla macchina dei killer, che esplosero diverse raffiche di Kalashnikov uccidendoli all’istante.

Stessa sorte per il poliziotto di scorta che seguiva i coniugi a bordo della sua auto di servizio, affiancata da una moto dalla quale partirono le raffiche.

Russo fu ferito gravemente e morì in ospedale dodici giorni dopo.

Per ricordare il 33° anniversario di quel 3 settembre, questa mattina il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha deposto una corona sul luogo dell’eccidio.

Alla cerimonia erano presenti anche il prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, quello di Agrigento Nicola Diomede, il questore Guido Nicolò Longo nonché le massime autorità locali e i rappresentanti delle Forze dell’ordine.

fonte Polizia di Stato

Risse, furti e violenze: i fatti di cronaca

Rimini. Scomparsa da casa il 10 luglio scorso, una 17enne di origine magrebina residente a Imola è stata trovata nella notte tra venerdì e sabato dalla polizia mentre ballava sui cubi del Coconuts, locale frequentato da giovani a Marina Centro. I poliziotti, impegnati nei consueti controlli del fine settimana nei luoghi di maggiore affluenza turistica, hanno notato la ragazza molto giovane esibirsi nel locale e hanno proceduto con gli accertamenti. In un primo momento la giovane ha mentito sull’età dichiarando di avere 21 anni, ma poi messa alle strette ha raccontato la verità. Gli agenti hanno così affidato la 17enne ai servizi sociali mentre ora scatteranno ulteriori verifiche sul locale per capire come mai la ragazzina stesse ballando lì. I gestori del Coconuts hanno al momento riferito di non sapere che la cubista fosse minorenne.

Reggio Emilia. Due ragazzi feriti e quattro denunce. E’ il bilancio di una rissa avvenuta nel parcheggio esterno di una piscina a San Polo d’Enza, in provincia di Reggio Emilia. Al termine degli accertamenti quattro persone sono state denunciate dai carabinieri con l’accusa di concorso in rissa aggravata. Tra i quattro identificati, due hanno riportato serie lesioni giudicate guaribili, stando alla prima prognosi, in 27 e 10 giorni. Protagonista della vicenda un gruppo imprecisato di giovani tra cui gli indagati, due fratelli di 30 e 26 anni e due amici, che hanno ingaggiato una rissa sotto gli occhi attoniti di numerose persone, tra cui anche famiglie con bambini. Alla base della rissa, secondo quanto accertato finora, ci sarebbero futili motivi dovuti a incomprensioni sorte poco prima all’interno degli spogliatoi della piscina.

Misano. Ha modificato la data di nascita sulla sua carta di identità così da risultare maggiorenne e poter bere alcolici in discoteca. Protagonista della vicenda un 17enne di Parma, controllato e denunciato dai Carabinieri all’interno di un noto locale di Misano Adriatico, nel Riminese. Il giovane, fermato dai militari, era stato trovato in possesso di 5 grammi di hashish e per questo segnalato alla Prefettura di Rimini. Nel corso del controllo i miliari si sono accorti che la carta di identità posseduta dal minorenne era stata modificata in modo da risultare più grande.

Bologna. Prima il tentativo di estorsione, poi il il furto dell’auto. Vittima, un bolognese di 75 anni. La vicenda, conclusasi ieri mattina, era iniziata ben due anni fa, quando l’uomo ebbe un rapporto sessuale a pagamento con una donna. Quest’ultima per due anni avrebbe cercato di estorcergli del denaro minaccinado di raccontare tutto alla moglie del suo cliente. L’ultimo tentativo di ricatto sarebbe avvenuto proprio ieri, quando – apparentemente con l’intenzione di fare da mediatore – è intervenuto il compagno della donna. Senonché, anziché risolvere la questione, ha sfilato al settantacinquenne le chiavi dell’auto e gli ha portato via la vettura. A quel punto la vittima ha avvertito la polizia, che nel giro di poco tempo ha trovato l’automobile e bloccato l’autore del furto.

Reggio Emilia. Un uomo di 28 anni è stato arrestato con l’accusa di avere minacciato e violentato l’ex fidanzata a Sant’Ilario d’Enza, nel Reggiano. L’uomo lo scorso 20 luglio era stato arrestato per avere scassinato la porta d’ingresso della casa della ex e avere rubato un televisore. In attesa del processo, era stato raggiunto dal divieto di dimora in provincia di Reggio Emilia. Qualche giorno dopo – incurante del divieto – era tornato nell’abitazione della donna rimasta per ore in sua balia. Nuovo arresto per violazione di domicilio aggravata, il 31 luglio, e, dopo la convalida, il rilascio con l’ulteriore provvedimento cautelare di divieto di avvicinamento all’abitazione dell’ex. Le indagini condotte dai militari sull’ultima irruzione in casa della donna hanno però evidenziato come, oltre ad averla sottoposta a gravi minacce, l’uomo la avrebbe violentata. A quel punto la Procura reggiana ha chiesto ed otteneruto dal Gip del Tribunale l’aggravamento delle misure cautelari e l’arresto.

fonte La Repubblica

Palermo: ricordati i caduti nella lotta a Cosa Nostra

Si ricordano oggi a Palermo una serie di attentati che nel 1985 e 1989 sconvolsero le estati palermitane. Una messa è stata officiata nella cappella della caserma “Pietro Lungaro” alla presenza dei familiari delle vittime.

Nella caserma Boris Giuliano, sede della Squadra mobile palermitana, sulla lapide commemorativa dei caduti, è stata deposta una corona di alloro da parte del questore di Palermo Guido Nicolò Longo a nome del capo della Polizia Alessandro Pansa.

Il 28 luglio 1985 fu ucciso dalla mafia il commissario capo Beppe Montana. Mentre si trovava con la fidanzata a Santa Flavia, un comune del palermitano dove Montana ormeggiava il suo motoscafo, il funzionario fu ucciso a colpi di pistola da tre killer.

A pochi giorni di distanza, il 6 agosto, furono uccisi il vice questore aggiunto Antonino “Ninni” Cassarà e l’agente Roberto Antiochia. I due furono assassinati da un commando di Cosa Nostra sotto casa di Cassarà. Crivellati dai colpi di kalashnikov dei nove assassini i due poliziotti non ebbero alcuna possibilità di scampo. Il terzo agente, Natale Mondo, riuscì a sfuggire ai colpi scivolando sotto l’alfetta della Squadra mobile; non riuscì però a salvarsi da un altro attentato di cui fu vittima nel 1988.

Il 5 agosto del 1989, 4 anni dopo, furono uccisi l’agente scelto Antonino Agostino e la moglie Ida Castelluccio mentre stavano andando ad una festa di famiglia. Agostino stava indagando sul fallito attentato al giudice Giovanni Falcone all’Addaura; la moglie, sposata un mese prima, era incinta di cinque mesi.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel ricordare le figure dei servitori dello Stato uccisi dalla mafia, ha sottolineato come il 6 agosto “È un anniversario che interpella le coscienze di quanti hanno a cuore la difesa della nostra convivenza civile”. “Onorare nel modo più concreto – ha continuato il capo dello Stato – la memoria loro e dei tanti magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine e singoli cittadini che hanno perso la vita per assicurare l’affermazione dei diritti e il rispetto delle regole, richiede l’impegno di tutti nel contrastare, rifiutare e denunciare ogni forma di infiltrazione e di ricatto criminale, di malaffare e di corruzione. Nell’agire quotidiano ciascuno deve saper rinnovare la propria ferma adesione ai principi di giustizia e di legalità”.

fonte Polizia di Stato

Pesaro, ragazzo di 17 anni trovato in un dirupo con la gola tagliata

Lo studente era scomparso ieri e i genitori avevano avvertito i carabinieri. Voci incontrollate nel paese parlano di “esecuzione”. L’allarme del sindaco

PESARO – Il corpo di un ragazzo di 17 anni è stato trovato in un dirupo nel comune di Sant’Angelo in Vado – in provincia di Pesaro-Urbino – con un taglio alla gola. Gli investigatori non escludono che sia stato ferito a morte in un altro posto e trasportato nel boschetto. Lo studente era scomparso ieri e i genitori avevano allertato gli uomini dell’Arma. Questa mattina, una persona si è accorta del cadavere, scivolato nel dirupo vicino a una chiesetta ed ha dato l’allarme. La vittima si chiama Ismaele Lulli e abita in paese con la madre. I militari non parlano ancora ufficialmente di omicidio e, al momento, dichiarano aperte tutte le ipotesi. Per domani è previsto l’arrivo del Ris di Roma.

L’allarme era scattato ieri pomeriggio. Secondo quanto è trapelato, il ragazzo avrebbe mandato un sms a un parente; la mamma ha aspettato, inutilmente, che rientrasse in casa, poi ha chiamato i carabinieri, che da subito hanno iniziato le ricerche. Contemporaneamente gli amici hanno lanciato una serie di appelli su Facebook con la sua foto.

Nella tarda mattinata, poi, una persona ha notato qualcosa nel boschetto e si è calato lungo un tratto scosceso. A poche decine di metri da una piccola chiesa, ha individuato il cadavere: era a pancia sotto e intorno al corpo c’erano tracce di sangue. I carabinieri, che conducono le indagini, non escludono la pista dell’omicidio. Ma in paese qualcuno si lascia sfuggire a mezza bocca che “è stata un’esecuzione”.

Non è chiaro a cosa queste voci si riferiscano, come fa pensare la prima dichiarazione a caldo del sindaco di Sant’Angelo in Vado, Giannalberto Luzi: “Mi sento colpito come sindaco, ma anche come genitore. E’ una morte diversa da quella di quel ragazzo che ha preso l’ecstasy a Riccione, ma forse è anche simile. Credo che spesso siamo chiusi a quello che ci succede intorno e le vittime spesso sono i nostri ragazzi”.

fonte La Repubblica

Mafia: Palermo ricorda i suoi martiri

Domani ricorrono i 23 anni dalla morte del magistrato Paolo Borsellino e della sua scorta. Era il 19 luglio del 1992 quando una Fiat 126 carica di tritolo esplose in via D’Amelio a Palermo uccidendo il giudice e gli agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina.

Già oggi nel capoluogo siciliano sono diverse le iniziative e i cortei che si susseguono in ricordo degli uomini dello Stato uccisi per mano della mafia.

Alle 15 nell’aula magna della Corte d’appello, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ci sarà la proiezione del filmato su “L’eredità di Paolo Borsellino per i giovani magistrati” a cui seguirà una tavola rotonda. Al dibattito prenderanno parte anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il capo della Polizia Alessandro Pansa.

Alle 13 invece il ministro dell’Interno e il capo della Polizia inaugurano la nuova sede del commissariato di polizia “Porta Nuova”. I nuovi locali, assegnati gratuitamente alla questura di Palermo dall’Agenzia del demanio, sono più adeguati sia per ricevere il pubblico, sia per svolgere l’attività di polizia.

Domenica mattina, giorno della ricorrenza della strage, si svolgerà alle 9.30 una messa nella cappella della caserma Lungaro in ricordo dei caduti, alla presenza del capo della Polizia Alessandro Pansa, del prefetto Francesca Rita Maria Cannizzo, del sindaco Leoluca Orlando e del questore Guido Nicolò Longo insieme alle autorità civili e militari e i parenti delle vittime.

A seguire, sempre nella caserma Lungaro di Palermo, il prefetto Pansa deporrà una corona sulla lapide del Reparto scorte in ricordo dei servitori dello Stato morti nelle stragi di via D’Amelio e di Capaci.

fonte Polizia di Stato

Caserta: lite per il posto auto, agente polizia penitenziaria fa strage: quattro morti. Sterminata un’intera famiglia

Dietro la mattanza l’ennesima discussione per un furgoncino parcheggiato davanti casa. Nella sparatoria avvenuta a Trentola Ducenta uccisi Michele, Enza e Pietro Verde di 61, 58 e 31 anni. L’altra vittima è Francesco Pinestra, dipendente dell’azienda ortofrutticola della famiglia. Salva la fidanzata del ragazzo. Luciano Pezzella si è poi costituito ai carabinieri: “Ho fatto un macello”

Una lite tra vicini. L’ennesima per il posto auto. Un agente della Polizia penitenziaria nel carcere napoletano di Secondigliano, Luciano Pezzella, 50 anni, che apre il fuoco e fa strage: quattro morti. “Ho fatto un macello”, dice ai carabinieri.

E’ successo questa mattina (domenica 12 luglio) a Trentola Ducenta, nel Casertano. Dove in un’abitazione di via Carducci un’intera famiglia è stata sterminata: padre, madre e figlio ammazzati a colpi di pistola. Si chiamavano Michele, Enza e Pietro Verde di 61, 58 e 31 anni. L’altra vittima, il 37enne Francesco Pinestra, è un dipendente della ditta di prodotti ortofrutticoli di proprietà della famiglia.

A innescare la mattanza, la discussione per il furgoncino dell’azienda con le casse di frutta caricate sopra che sostava davanti casa. L’agente Pezzella è sceso in strada e ha iniziato ad alzare la voce. Poi è risalito, ha preso la pistola d’ordinanza e si è diretto dai vicini. E’ iniziato il tiro al bersaglio, dal quale si è salvata la fidanzata di Pietro Verde che non si trovava nell’appartamento ma al piano di sopra del palazzo. Non è scampato, invece, il conducente del furgone. L’agente è sceso nuovamente in strada, Francesco Pinestra allora ha tentato la fuga ma è stato colpito. E’ morto all’arrivo all’ospedale di Aversa. Mentre Pezzella si è presentato poco dopo alla caserma dei carabinieri di Aversa per costituirsi. “Ho fatto un macello, ho ucciso i miei vicini”, ha detto durante l’interrogatorio.

Questo il piano sequenza dell’orrore ricostruito dai militari del comando provinciale di Caserta, coordinati dal procuratore di turno di Napoli Nord. I vicini raccontano che le liti tra Pezzella e i Verde erano frequenti, anche se non sono mai sfociate in denunce.

“Oggi c’è stata una esplosione di follia, perché altro non può essere. Ma credo che l’azione omicida prescinda dalla professione. Come è già successo, chiunque potrebbe provocare una strage”, commenta Eugenio Sarno, segretario del sindacato di polizia penitenziaria Uilpa.

fonte Il Fatto Quotidiano

Presi i responsabili dell’omicidio a Roma

Sono stati fermati e portati in questura, a Roma, i due ragazzi che, la settimana scorsa, hanno provocato un incidente uccidendo una donna e ferendo otto persone, a bordo di una vettura.

Si tratta di due giovani di 17 e 19 anni e rischiano l’accusa di omicidio volontario. I due sono stati rintracciati nella zona periferica di Massimina a Roma.

Per l’incidente è già in carcere una ragazza 17enne accusata di concorso in omicidio volontario. Da subito le indagini della Squadra mobile hanno puntato ad una coppia di ragazzi che erano in auto con la minorenne presa subito dopo lo schianto.

Il capo della Polizia Alessandro Pansa ha ringraziato gli uomini e le donne della Polizia che in questi giorni hanno continuato ad indagare senza sosta per arrivare all’arresto dei due giovani autori di un fatto che ha profondamente scosso l’opinione pubblica della Capitale e non solo.

fonte Polizia di Stato

Napoli: pestaggio a un uomo senza fissa dimora, presi i responsabili

fonte Polizia di Stato

Presi gli aggressori che la notte del 18 marzo scorso, a Nola (Napoli), avevano ridotto in fin di vita un uomo senza fissa dimora.

Oggi i poliziotti, al termine delle indagini, hanno dato esecuzione ai provvedimenti emessi dai giudici nei confronti di tre minorenni finiti in comunità per tentato omicidio e per due maggiorenni, accusati di lesioni aggravate, l’obbligo della presentazione alla polizia giudiziaria e l’obbligo di dimora.

Le indagini degli investigatori, grazie anche alle dichiarazioni rilasciate dalla vittima in ospedale, permettevano di individuare il gruppo che, nella stazione nolana, si era accanito senza motivo sul malcapitato, colpendolo ripetutamente con dei bastoni. Per l’uomo sarebbe finita peggio se il branco non fosse stato disturbato da una persona che si è affacciata dal balcone richiamata dalle urla strazianti.

Il testimone, un agente della Polizia municipale del Comune di Nola, soccorreva il malmenato, e noncurante delle minacce ricevute, faceva intervenire l’ambulanza del servizio 118. La tempestività del soccorso permetteva alla vittima di salvarsi dalle le emorragie causate dalle ferite.

Alla persona aggredita venivano diagnosticate lesioni gravi: frattura di braccia e gambe, diverse lesioni al capo ed al corpo.

Violenza sessuale: chiusa una casa famiglia a Roma

fonte Polizia di Stato

È stata chiusa e posta sotto sequestro dalla Squadra mobile di Roma la casa famiglia “Il Monello mare” di Santa Marinella, comune del litorale nord di Roma.

Il responsabile della struttura e le 4 collaboratrici sono stati raggiunti, questa mattina, da un’ordinanza eseguita dalla Squadra mobile di Roma per i reati di maltrattamento, lesioni e violenza sessuale.

Il direttore della struttura si trova attualmente agli arresti domiciliari mentre per le 4 collaboratrici sono è scattato il divieto di dimora.

La segnalazione che ha dato inizio alle indagini era partita, qualche mese fa, da un’assistente sociale e da una tutrice minorile che avevano raccolto le confidenze di una giovane ospite della casa famiglia.

La giovane aveva raccontato ciò che avveniva all’interno della struttura: violenze verbali, ingiurie, aggressioni fisiche, percosse, somministrazione di psicofarmaci senza una prescrizione medica e infine la violenza sessuale.

Il Centro di Santa Marinella era una Onlus specializzata nell’accoglienza di minori provenienti da situazioni personali o familiari particolarmente difficili o disagiate.

Campania choc. Violentarono una minorenne, scatta l’arresto

Montella. Tre arresti per violenza carnale nei confronti di una minore. Un 32enne rumeno è finito in carcere. Una ragazza, sempre di nazionalità rumena, e un uomo irpino di 55 anni sono agli arresti domiciliari. La brutta storia si è verificata a Montella. La vittima è una 14enne rumena sola e indifesa, in un contesto familiare fragile e disagiato. Due uomini adulti approfittano di lei, ne fanno oggetto della loro insana passione, si sentono forti e sicuri, sapendo di poter contare sulla complicità della sorella più grande che sa tutto, ma finge di non vedere. Attenzioni morbose e molestie sessuali diventano l’incubo della minorenne, le subisce per mesi. Fino a quanto la storia non trapela. Forse per una confessione sussurrata tra i singhiozzi. Della vicenda vengono informati i servizi sociali.

La ragazzina viene sottratta alla famiglia che non sa o forse non può difenderla ed affidata ad una casa famiglia. Gli assistenti sociali avvisano i carabinieri della compagnia di Montella al comando del capitano Galloro. I militari intraprendono un’attività di indagine, trovano riscontri alla brutta storia, il muro di omertà comincia a scricchiolare, affiorano particolari, si raccolgono confidenze. Da questo quadro poco edificante emerge che il 32enne rumeno che abusava della ragazzina è il convivente della sorella, di quella sorella maggiore che accettava tutto senza ribellarsi e senza cercare di difendere la sorella più piccola. Anche un amico di famiglia, un uomo di 55 anni si prendeva molte libertà con la minorenne.

La ragazzina rumena è rimasta molto provata psicologicamente da questa vicenda. Pare, fortunatamente, che né il 32enne rumeno, né il 55enne irpino abbiano avuto rapporti sessuali completi con la ragazzina, i servizi sociali hanno agito tempestivamente, prima che accadesse il peggio, affidandola ad una casa famiglia e sottraendola alla libidine e agli istinti pruriginosi dei due. I fatti si riferiscono ad un anno fa. Sono state, invece, eseguite ieri le ordinanze di custodia del Gip del Tribunale di Avellino che ha accolto la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica, diretta dal Procuratore Cantelmo, concordando con le risultanze investigative dei Carabinieri di Montella.

Insieme all’uomo di 55 anni, è finita agli arresti domiciliari anche la sorella della minorenne, per non aver impedito che la 14enne subisse abusi da parte dei due uomini e per averla costretta a sopportare in silenzio le violenze. Mentre per il trentaduenne rumeno si sono aperte le porte del carcere.

fonte Il Mattino