Carabinieri-rapinatori, tre proiettili contro l’auto dei fuggitivi

Tre schegge di proiettile conficcate nell’abitacolo della Lancia Libra sulla quale viaggiavano i due carabinieri arrestati per l’omicidio di Pasquale Prisco e la rapina al supermercato Etè di Ottaviano: è quanto emerge dagli ultimi controlli in corso per chiarire cosa sia realmente successo sulla Statale 268 dopo il raid e l’inseguimento di due settimane fa. Due dei tre frammenti di bossolo erano conficcati nella parte interna del tetto della station wagon intestata a Claudio Vitale, mentre un terzo è stato ritrovato in una portiera.

Saranno gli esami balistici affidati al Racis di Roma a stabilire se quelle schegge provengono da colpi di pistola esplosi contro l’auto in corsa prima che i due carabinieri-rapinatori si andassero a schiantare nel guard rail o se invece siano pezzi di quei proiettili che, all’impazzata, i due militari hanno esploso contro i fratelli Prisco e i loro dipendenti partiti all’inseguimento dopo la rapina a uno dei market di famiglia. Un elemento nuovo va quindi ad aggiungersi al quadro investigativo già complesso all’esame del pm Carla Bianco che coordina le indagini.

 

fonte Il Mattino

Roma, tenta di violentare la coinquilina armato di coltello: arrestato

I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma hanno arrestato un cittadino romano, di 47 anni, già conosciuto alle forze dell’ordine, con l’accusa di violenza sessuale, lesioni personali, denunciandolo anche a piede libero per porto abusivo di arma da taglio.

L’uomo, ieri sera, all’interno del suo appartamento, in via Sergio Tofano, in zona Vigne Nuove, in evidente stato di alterazione psicofisica ed armato di un grosso coltello, ha tentato di violentare una 23/enne cittadina albanese a cui aveva affittato una porzione dell’abitazione. L’uomo, dopo averla palpeggiata ripetutamente e pretendendo un rapporto sessuale, al netto rifiuto della vittima è andato su tutte le furie e con un grosso coltello l’ha aggredita.

Fortunatamente la donna è riuscita a sfuggire dalle grinfie del molestatore e con uno stratagemma l’ha chiuso fuori di casa allertando il 112. All’arrivo dei Carabinieri il 47enne è stato bloccato mentre stava tentando di sfondare la porta dell’abitazione, ancora in possesso del coltello che è stato sequestrato.

La donna invece soccorsa presso l’ospedale «Umberto I» a causa delle ferite riportate ne avrà per almeno 5 giorni. Il 47enne arrestato dai Carabinieri è stato associato presso il carcere di Regina Coeli, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

fonte Il Messaggero

Grandi opere, Incalza agli arresti domiciliari

L’ex top manager delle Infrastrutture era stato arrestato lo scorso 16 marzo

Una ventina di giorni dopo l’arresto, l’ex supermanager delle Infrastrutture, Ercole Incalza, 71 anni, è uscito dal carcere ed è tornato a casa, dove resterà ai domiciliari. Anche se «nessuna circostanza nuova è intervenuta a modificare o attenuare il quadro indiziario», il gip di Firenze Angelo Pezzuti ha ritenuto che non sussistessero più le «eccezionali esigenze cautelari» richieste per tenere chiuso in cella un ultrasettantenne.

E poi, non ci sono né il pericolo di fuga né quello che torni a compiere reati: «Il periodo di tempo trascorso dall’indagato in regime di custodia in carcere – annota il gip – sembra avere esercitato, in un soggetto assolutamente nuovo all’esperienza carceraria e di età avanzata, un’adeguata efficacia deterrente verso il pericolo di recidiva». I difensori di Incalza, gli avvocati Titta Madia e Simonetta Perrone Compagni, si sono detti soddisfatti e hanno rinunciato al riesame.

Incalza è accusato di aver ricevuto «ingenti somme di denaro» in cambio delle direzioni dei lavori fatte avere a Stefano Perotti nell’ambito dei grandi appalti per le opere pubbliche, dalla Tav alla Salerno-Reggio Calabria. Incalza e Perotti sono stati arrestati dai carabinieri del Ros il 16 marzo. Lo stesso giorno, ai domiciliari sono finiti un collaboratore di Incalza, Sandro Pacella, e un imprenditore, Francesco Cavallo, che aveva molte entrature al ministero per le Infrastrutture.

Incalza e Perotti sono ritenuti dalla procura di Firenze i principali indagati, i registi del `sistema´, di quel continuo scambio di denaro e favori che avrebbe reso i grandi appalti pubblici un affare gestito da una ristretta cerchia di persone vicine all’ex capo della struttura di missione del ministero delle Infrastrutture.

Per la stessa inchiesta, ieri sono finiti ai domiciliari Salvatore Adorisio e Angelantonio Pica, dirigenti della Green Field. Secondo gli investigatori, la società serviva a garantire il passaggio di denaro da Perotti a Incalza: il primo ne era l’amministratore di fatto, il secondo veniva ricompensato con delle consulenze. La Green Field – hanno ricostruito gli inquirenti – ha versato a Incalza circa 700 mila euro, che hanno costituito per l’ex capo della struttura di missione del ministero «la principale fonte di reddito dal 1999 al 2012»: «ha guadagnato più dalla Green Field che dallo stesso ministero delle infrastrutture».

Per il 9 aprile, nell’ufficio del gip di Firenze sono in programma gli interrogatori di garanzia per Pica e Adorisio. Il difensore del primo, l’avvocato Alessandro Ippoliti, ha già annunciato che il suo assistito risponderà alle domande del gip per chiarire «la sua estraneità alle accuse».

 

fonte La Stampa

Genova: operazione “Baby Gang”

fonte Polizia di Stato

Individuati e denunciati i componenti di una baby gang che a Genova prendeva di mira giovanissimi studenti a cui venivano rapinati smartphone o tablet.

L’operazione, nata all’inizio di febbraio, in seguito ad un incremento di furti e rapine ai danni di ragazzi, ha avuto successo grazie anche alla collaborazione attiva di diversi compagni di scuola delle vittime.

I giovani, uscendo dalle scuole del levante cittadino, alla fermata dell’autobus, oppure all’interno del mezzo pubblico, venivano accerchiati da vere e proprie bande di ragazzi più grandi che, con la forza fisica e l’intimidazione si appropriavano di costosi smartphone o tablet di ultima generazione.

Tali oggetti, a tempo di record, venivano immessi sul mercato clandestino cittadino e nuovamente riattivati e riutilizzati, dando luogo ad un incremento esponenziale del fenomeno criminoso, in relazione alla facilità di realizzazione di profitti illeciti.

Tra i ragazzi si stava diffondendo il timore che viaggiare sul “17” ad una certa ora, fosse diventato estremamente pericoloso.

L’attività investigativa degli agenti del Commissariato Foce Sturla ha consentito di poter individuare i vari passaggi e gli attuali utilizzatori di alcuni degli smartphone rapinati.

All’alba di mercoledì, i poliziotti hanno dato esecuzione a quattro decreti di perquisizione, che hanno permesso di sequestrare due smartphone, oggetto di rapina in danno di due ragazzini, e un’altra ventina di apparecchi, che gli agenti ritengono provenire da altrettanti delitti della stessa specie.

Tale attività ha permesso, nel suo complesso, di segnalare al Tribunale per i Minorenni nove giovani, dei quali alcuni appartenenti allo stesso comprensorio scolastico delle vittime, ed altri che si univano da fuori, per il reato di rapina in concorso, ricettazione e riciclaggio; mentre cinque maggiorenni dovranno rispondere del reato di ricettazione.

Nuova retata della polizia tra Albenga e Alassio

Alassio – Nuovo pattuglione della polizia di Stato nelle zone di Albenga e Alassio. Nel corso del servizio realizzato ieri pomeriggio, in collaborazione con personale del Reparto Prevenzione Crimine di Genova, sono stati effettuati diversi posti di controllo in varie zone del centro e della periferia, identificate circa una sessantina di persone e controllati alcuni esercizi pubblici.

Nel corso del servizio un cinquantenne di origine algerina, privo di documenti di identità e colpito da ordine del Questore di Imperia a lasciare il territorio nazionale, è stato segnalato all’autorità giudiziaria per violazione della normativa che regola il soggiorno.

 

fonte Il Secolo XIX

Camorra, arrestati un assessore del Comune di Nola e il figlio del boss

Il politico Giampaolo De Angelis ha la delega all’urbanistica, preso il rampollo dei Fabbrocino. Imponevano il prezzo del calcestruzzo con violenza e intimidazione

L’assessore all’Urbanistica del Comune di Nola e Giovanni Fabbrocino, figlio del boss Mario, sono tra le 12 persone arrestate nel corso di un’operazione congiunta di Dia, polizia e carabinieri.

Le accuse
I due sono accusati di associazione camorristica, estorsione e illecita concorrenza nel settore del calcestruzzo. Gli uomini della Dia, coordinati dal capo centro Giuseppe Linares, stanno ora perquisendo gli uffici del Comune di Nola.

Giovanni Fabbrocino, 41 anni, è figlio del capoclan Mario, condannato tra l’altro per l’omicidio di Roberto Cutolo, figlio di «don Raffaele». Giovanni è titolare occulto di due aziende, una, la Gifra, attiva nel settore del calcestruzzo, l’altra in quello loro vivaistico, sequestrate stamane. Giampaolo De Angelis, 42 anni, è un assessore tecnico (non eletto cioè in consiglio comunale) che da alcuni mesi è responsabile dell’Urbanistica e dei Trasporti a Nola. Dalle indagini è emerso che il clan Fabbrocino, attivo nel Nolano e nel Vesuviano, imponeva l’acquisto del proprio calcestruzzo avvalendosi della sua forza intimidatrice. De Angelis, socio occulto della Gifra, avrebbe svolto il ruolo di mediatore tra clan e imprenditori vittime delle estorsioni. Tra gli arrestati figura anche Giovanni Prevete, cognato di Giovanni Fabbrocino.

Il boss che fece uccidere Roberto Cutolo a Tradate
Fabbrocino è una figura di spicco della geografia camorristica. Roberto Cutolo fu ucciso il 19 dicembre 1990 a Tradate, in provincia di Varese, dove viveva modestamente da alcuni anni. I sicari, è emerso nel corso dei processi, furono inviati da Mario Fabbrocino, capo della Nuova famiglia, il clan camorristico rivale della Nuova camorra organizzata al cui vertice era Raffaele Cutolo. Quando fu freddato davanti a un bar della frazione Abbiate Guazzone, Roberto Cutolo aveva in tasca appena 27.000 lire.

Assessore «prestanome» dei Fabbrocino
Gianpaolo De Angelis è ritenuto un prestanome di Fabbrocino nella gestione di aziende riconducibili al clan. L’attività amministrativa di D’Angelo non è relazione con la sua attività amministrativa, che è successiva ai fatti contestati.

Condizionavano il mercato del calcestruzzo
Attraverso due delle tre società sequestrate, la camorra vesuviana condizionava il libero mercato nel settore del calcestruzzo, imponendo un listino prezzi maggiorato rispetto a quello di altre imprese. Gli imprenditori erano costretti ad acquistare da queste aziende, altrimenti finivano vittima di ritorsioni sia dal punto di vista fisico (con minacce e violenze di stampo mafioso) che patrimoniale. Tra i beni sequestrati figurano la società Gifra di Saviano (Napoli), operante nel settore della produzione e distribuzione del calcestruzzo; la Raf di Scafati (Salerno), che produce conglomerati cementizi e bituminosi e la società florovivaistica Gieffe Import Export, di San Giuseppe Vesuviano (Napoli).

Monopolio con metodi camorristici
Tra i destinatari delle misure cautelari ci sono, oltre all’assessore De Angelis e a Giovanni Fabbrocino, 40 anni, il figlio del capoclan Mario, c’è un altro familiare, Lorenzo Fabbrocino, 41 anni. Le aziende, intestate a prestanome, sono riconducibili al clan che già con Mario Fabbrocino, attraverso l’impresa «La Fortuna» diede il via al monopolio nel settore attraverso il condizionamento con metodi camorristici del libero mercato della domanda e dell’offerta. Le indagini riguardano il periodo 2007-2012.

Il sindaco: gli ho ritirato la delega
«Fiducia nel lavoro degli inquirenti, ci auguriamo che De Angelis saprà chiarire gli addebiti nei suoi confronti ed per questo che, in via cautelativa, ho già provveduto al ritiro della delega a lui assegnata ed a nominare un nuovo assessore»: così il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, in merito all’arresto dell’assessore. «La vicenda, per altro risalente al 2006 – sottolinea il primo cittadino – non ha nulla a che vedere con il suo incarico di assessore così come risulta dal verbale della perquisizione effettuata presso il suo ufficio in municipio e che ha avuto esito negativo».

fonte Il Corriere del Mezzogiorno

La Forestale, una polizia da salvare

Sembra che siamo arrivati all’ultimo atto per il Corpo forestale dello Stato, un corpo di polizia con quasi 200 anni di storia, specializzato nella tutela del territorio, della natura e dell’ambiente, che tutto il mondo ci invidia. Martedì 31 marzo è previsto il voto per la delega al Governo sulla riorganizzazione delle Forze di Polizia.

Il fatto che non esista un corrispettivo all’estero non dev’essere una ragione per cancellarlo, ma al contrario motivo di orgoglio per rafforzarlo e dargli lo spazio che gli spetta, in un Paese che affonda sotto il dissesto idrogeologico e la mancata manutenzione del territorio e che quindi ne ha immenso bisogno.

Perché lo si vuole fondere con la Polizia? Le motivazioni vanno dal “ce lo chiede l’Europa” a “bisogna ridurre i costi”. Quanto a quest’ultimo motivo, quanto costerebbe cambiare la struttura con tutto ciò che significa in termine di uniformi, livree dei mezzi e quant’altro?

Si potrebbero sprecare fiumi d’inchiostro e rivendicare ancora una volta i primati del nostro Paese per biodiversità, aree protette e ricchezza di patrimonio agroalimentare che giustificano l’esistenza del Cfs.

Temi di tale attualità e importanza che la politica del buttare “il bambino con l’acqua sporca” sembrano trascurare con rara superficialità. Diversa è, per fortuna, la percezione popolare della figura del Forestale che è sempre ritenuta, in ogni sondaggio, la più popolare insieme a quella del Vigile del Fuoco. In un momento in cui la fiducia nelle istituzioni è bassa, sempre più bassa, siamo sicuri di volerci sbarazzare proprio di quei pochi punti di riferimento che ha la gente?

La nostra Italia ha bisogno di un presidio sul territorio attento e vigile come quello che assicura la Forestale, senza la quale l’abbandono dei territori rurali, delle colline che rischiano di franare per la costituzione del nostro territorio ma soprattutto per l’incuria, proseguirebbe senza sosta.

La mia proposta allora è di sanare le contraddizioni esistenti, che nessuno vuole ignorare, e mantenere il Corpo forestale dello Stato nel suo ruolo e nella sua funzione. Non sono sicuro, piuttosto, che spetti al Cfs, quello che sempre più gli si chiede, ovvero di entrare negli stadi per mantenere l’ordine dei tifosi scalmanati o i controlli stradali per vedere se chi circola ha tutti i documenti in regola. Ecco, facciamo ordine, differenziamo, ma salviamo le differenze.

fonte La Stampa

Torino, scontri Lega-antagonisti al corteo: cariche della polizia

Torino – Scontri a Torino alla manifestazione convocata dal network antagonista contro l’iniziativa della Lega Nord in città. Il corteo di manifestanti da piazza Castello ha svoltato in via XX Settembre al grido di «mai con Salvini»: quando ha iniziato a premere sul cordone di polizia che presidiava l’area è partita una carica che ha respinto i manifestanti. Nella concitazione alcuni sono stati bloccati dai poliziotti. Uno è rimasto a terra ed è stato subito soccorso anche dagli agenti che hanno chiamato un’ambulanza. Dalla pancia del corteo sono saltate fuori mazze e bastoni.

Il bilancio dei tafferugli è di due feriti. Uno solo è un manifestante coinvolto direttamente nella carica della polizia; l’altra è una passante che, a quanto risulta, sarebbe scivolata nella concitazione. Otto, invece, i manifestanti fermati. La posizione dei quest’ultimi (sei uomini e due donne) è ancora al vaglio dei funzionari della questura.

A metà pomeriggio, il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, ha commentato che «è triste manifestare protetti da grate di ferro e cordoni di polizia. È indegno e mi spiace che questo accada soprattutto a Torino. Sono appena stato 2 giorni in Emilia senza problemi, non capisco perché qui sia sempre così». Ancora: «Chi amministra questa città dovrebbe vergognarsi per come è ridotto il suo tessuto sociale, non è possibile manifestare in questo modo, circondato dalla polizia per colpa di gruppuscoli coccolati dalla sinistra».

Davanti a lui, anche alcuni manifestanti di Casa Pound: «La nostra piazza è aperta a tutti quelli che vogliono manifestare in modo democratico e senza violenza. Mai nella vita io mi sognerei di andare a disturbate la manifestazione di qualcun altro».

 

fonte Il Secolo XIX

Avellino, spacciavano amnèsia nella villa comunale di Baiano. Cinque arresti

“Mi manda Picone”, il nome dell’operazione antidroga condotta dai carabinieri ha preso spunto dal titolo del popolare film di Nanny Loy

“Mi manda Picone”, il nome dell’operazione antidroga condotta dai carabinieri del comando provinciale di Avellino ha preso spunto dal titolo del popolare film di Nanny Loy. In questo caso Giuseppe o meglio “Peppo” Picone, pregiudicato, nipote di Fortunato Miele, l’imprenditore che venne ucciso a colpi di pistola a Baiano, era a capo di una fitta rete di spacciatori operativi nei comuni della zona tra l’Irpinia ed il Napoletano.

Una banda che spacciava anche la pericolosa amnèsia (“La droga che costa poco ma che spegne il cervello“, hanno sottolineato gli inquirenti), ma che è stata smantellata con i nove arresti effettuati all’alba dagli uomini del colonnello Francesco Merone. In particolare i pusher vendevano la droga nella villa comunale di Baiano, anche in pieno giorno.

Tra gli assuntori ragazzi minorenni. Nel corso di una conferenza stampa il Procuratore della Repubblica di Avellino, Rosario Cantelmo, ha confermato che sono i clan della camorra a smerciare l’amnèsia sul mercato irpino. “Il livello del traffico di stupefacenti è diventato allarmante“, ha detto Cantelmo.

Al telefono gli spacciatori per sfuggire alle intercettazioni degli investigatori trattavano le dosi chiamandole panelle o bulloni. Numerosi i sequestri di droga effettuati dai carabinieri in questi venti mesi di indagine. Carichi di stupefacenti nascosti spesso dagli spacciatori nelle prese d’aria delle auto. In estate, quando i comuni del Baianese si spopolano la banda si trasferiva a vendere la droga in trasferta, a Gallipoli. I nove arrestati hanno un’età tra i 20 ed i 34 anni, tutti residenti nel Mandamento. Complessivamente i militari hanno sequestrato circa 200 grammi di droga.

fonte La Repubblica

Salvatore Luongo è il venafrano dell’anno

fonte Primo Piano Molise

Il generale dell’Arma più giovane d’Italia accolto e insignito nella ‘sua’ città

VENAFRO. Un Salvatore Luongo emozionato e commosso (come ha amesso lui stesso e come tutti hanno potuto vedere) ieri pomeriggio ha ricevuto il premio Civis Anni 2014. Una cerimonia in grande stile, una grande accoglienza da parte della città per uno dei suoi figli migliori, come è stato unanimemente riconosciuto. Generale dei Carabinieri a soli 53 anni, tra i più giovani d’Italia, Salvatore Luongo è stato insignito del premio per essersi distinto per particolari meriti umani, professionali e civili portando in alto l’onore ed il nome della città. Negli anni passati il Civis Anni è stato assegnato ad esempio all’ingegnere Filippo Ottaviano (emerito preside e studioso) e alla memoria di Ritamaria Matteo, giovane laureanda che, morta in un tragico incidente stradale, donò i suoi organi. Quella di ieri è stata la nona edizione del premio, la prima ad essere celebrata nella splendida chiesa dell’Annunziata (le precedenti edizioni si sono invece svolte presso il convento di San Nicandro).

Dunque, dopo la santa messa officiata dal vescovo Camillo Cibotti – che si è intrattenuto a lungo con il Generale in un fitto faccia a faccia -, la cerimonia è entrata nel vivo. A ‘condurre’ la serata il presidente del circolo “San Nicandro” (fondato nel 2004 per volere di padre Franco), Nicandro Boggia, il quale ha spiegato la filosofia del premio e raccontato simpatici aneddoti riguardo Salvatore Luongo e all’epoca in cui ha vissuto a Venafro. Prima della consegna del “Civis Anni 2014” – una scacchiera, scelta perché risultano essere di Venafro gli scacchi, in ossa, più antichi d’Italia e forse d’Europa – hanno preso la parola le autorità (nell’affollata chiesa era nutrita la schiera di rappresentanti istituzionali, militari e religiosi).

Dunque sul pulpito si sono susseguiti gli interventi di fra Antonello Gravante (padre guardiano del convento), della consigliera provinciale Carmen Natale (delegata dal presidente Luigi Brasiello), del vicesindaco Alfredo Ricci (sindaco a Roma per altri impegni istituzionali), del consigliere regionale Vincenzo Cotugno e dell’assessore regionale Massimiliano Scarabeo. Quindi, il momento più atteso: la lettura della motivazione e l’intervento del Generale. Prima di lasciare la parola a Luongo, Nicandro Boggia ha ricordato il lungo curriculum dell’ufficiale dei Carabinieri che “ha bruciato le tappe”, poi i numerosi encomi ricevuti e gli incarichi ricoperti. Tra le operazioni condotte sono state ricordate la prima – che portà all’arresto di un sindaco in terra di ‘Ndrangheta – ed una delle ultime: l’arcinota Mafia Capitale. Rimasto umile, il Generale ha scalato i vertici dell’Arma. Figlio d’arte, il papà Antonio infatti ha ricoperto per 18 anni (1972-1990) comandante di stazione a Venafro, ha vissuto la sua adolescenza in città, dove si è fatto apprezzare e benvolere da tutti. Non ha mai interrotto i rapporti con Venafro, dove tra l’altro ancora vive il padre. Ieri è stato quindi accolto con tutti gli onori del caso. Salvatore Luongo, nel ricevere il riconoscimento, ha salutato “tutti gli amici venafrani al quale mi legano solo bei ricordi ed emozioni”.

“Il premio è di tutta la comunità Ho solo bei ricordi di Venafro”
“Mi torna in mente quando i miei amici mi accompagnavano a Napoli in Accademia…”

“Con il cuore colmo di commozione, ringrazio il circolo San Nicandro che mi ha voluto assegnare un premio molto significativo”. Con queste parole il Generale Luongo ha esordito nel commentare il premio Civis Anni 2014 attribuitogli dal circolo “dedicato al nostro patrono, un martite cristiano”. Salvatore Luongo, nato nel 1962 a Napoli si trasferisce a Venafro nel 1972, quando il papà Antonio è chiamato a svolgere il ruolo di comandante di stazione. Qui cresce e si forma durante la sua adolescenza.

Qui stringe amicizie che durano ancora oggi. Dal pulpito dell’Annunziata il Generale saluta i presenti, il vescovo Cibotti e tutte le autorità che ieri gli hanno voluto rendere onore. Quindi ricorda il legame, mai interrotto, con Venafro malgrado a soli 15 anni si trasferisca a Napoli per studiare presso l’Accademia militare. “Qui ho vissuto bei momenti. Quanti ricordi, quante emozioni… Indimenticabile quando gli amici venafrani si offrivano di accompagnarmi in auto a Napoli all’Accademia…”. Tutti i presenti in chiesa si sciolgono più volte in calorosi applausi, soprattutto quando Luongo idealmente abbraccia “calorosamente e con affetto tutti gli amici di Venafro”.

Il Generale dunque ricorda “i miei professori, che mi hanno dato l’Esempio. I professori mi hanno insegnato la via del dovere, che ho affrontato con spirito di sacrificio ed abnegazione e che, vi assicuro, dà risultati…”. Poi, altro applauso, quando il Civis Anni 2014 condivide il premio: “Non è mio – dice – ma di tutta la comunità”. Nella vita professionale “cerco di essere vicino alla gente, così come l’Istituzione che rappresento… Sono cresciuto nelle stazioni dei Carabinieri, a partire da quella di Venafro comandata da mio padre, che sono la presenza dello Stato in ogni lembo del territorio d’Italia”.

La conclusione è un messaggio forte, lanciato soprattutto alle nuove generazioni: “L’amore per gli altri ci alimenti e ci sostenga sempre affinché il male e ogni forma di violenza non vincano mai”. Il suo curriculum è spaventoso. Dal primo gennaio scorso è Generale, ma di gavetta ne ha fatta tanta. Sposato, è padre di due figli. All’attivo diverse lauree e master, da Giurisprudenza a Scienze Politiche, passando per i corsi internazionali, Luongo ha sempre studiato e scalato i gradi. Nel suo passato recente, di rilievo sono gli incarichi di comandante provinciale di Milano dal 2011 al 2013 e poi di comandante provinciale della città capitale. Nel mezzo ha prestato servizio come capo ufficio del Capo di Stato Maggiore dell’Arma presso il comando generale. Tra i suoi prestigiosi incarichi, negli ultimi anni ha ricoperto anche il ruolo di aiutante di campo e assistente militare dell’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Proprio uno dei figli migliori di Venafro, non c’è che dire…