Decreto antiterrorismo, la polizia potrà accedere ai pc degli italiani

È una delle novità approvate in Commissione al decreto. Il pm potrà conservare i dati di traffico fino a 24 mesi. Obbligo per i provider di oscurare contenuti legati al terrorismo

La polizia potrà utilizzare programmi per acquisire «da remoto» le comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico e viene anche autorizzata l’intercettazione preventiva sulle reti informatiche: è questa una delle novità principali approvate in Commissione al decreto antiterrorismo.

Obbligatorio cancellare da internet contenuti illeciti

Il pubblico ministero potrà conservare i dati di traffico fino a 24 mesi. I provider su Internet saranno obbligati a oscurare i contenuti illeciti legati ai reati di terrorismo, pubblicati dagli utenti. L’uso del Web e di strumenti informatici per perpetrare reati di terrorismo (arruolamento di foreign fighters, propaganda, ecc.) diventa un’aggravante che comporta l’obbligo di arresto in flagranza.

Rinviato l’esame del provvedimento

Slitta a giovedì mattina l’esame del decreto antiterrorismo in Aula a Montecitorio. La sospensione di due ore e mezzo accordata nel pomeriggio di mercoledì in attesa di un parere della Bilancio non è servita a sbloccare la situazione: alla ripresa dei lavori, alle 18.30, il presidente della Bilancio della Camera, Francesco Boccia ha informato l’assemblea che manca ancora il parere governo perché la commissione possa dare il suo via libera al decreto: i dubbi riguardano le coperture di alcuni emendamenti. I gruppi, quindi, hanno chiesto di rinviare di 24 ore l’esame. La presidente di turno, Marina Sereni, ha così aggiornato la seduta alle 9 di giovedì.

Il rischio «invasione del domicilio informatico»

Intanto però in rete è scoppiata la polemica sulle nuove norme. Nel mirino il comma 1 dell’articolo 266 bis del decreto, che consente «l’intercettazione del flusso di comunicazioni anche attraverso l’impiego di strumenti o programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico». Secondo Stefano Quintarelli (deputato di Scelta civica e uno dei «padri» di Internet in Italia), con questo emendamento l’Italia diventa il primo Paese europeo che rende legale la «remote computer searches»: «Il fatto grave è che non lo fa in relazione a specifici reati di matrice terroristica ma per tutti i reati commessi mediante l’impiego di tecnologie informatiche o telematiche». Il rischio? Che sia «consentito violare da remoto in modo occulto il domicilio informatico dei cittadini», ma al di fuori «delle regole e dei limiti dettati per ognuna di esse dal Codice di procedura penale», consentendo quindi ai «captatori informatici» di compiere «una delle operazioni più invasive che lo Stato possa fare nei confronti dei cittadini».

I dubbi del Garante

A destare invece i dubbi del garante della privacy, Antonello Soro, espressi martedì prima della loro approvazione da parte delle Commissioni, sono le norme che autorizzano la polizia a effettuare le intercettazioni preventive dei sospettati sulle reti informatiche, utilizzando programmi per acquisire «da remoto» le comunicazioni su social, come «whatssup» o altre piattaforme. L’altra misura oggetto delle perplessità di Soro è quella che porta a 2 anni il termine di conservazione dei dati di traffico telematico e delle chiamate senza risposta (oggi rispettivamente di un anno e di un mese).

 

fonte Il Corriere della Sera

Droga, perquisizioni e arresti a San Basilio: 17 persone in manette

Arresti e perquisizioni per droga a San Basilio. Stamani i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito 17 ordinanze di custodia cautelare e numerose perquisizioni, su disposizione del Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, a seguito della richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di presunti appartenenti a una banda specializzata nello spaccio di cocaina nel quartiere di San Basilio.

L’operazione vede ha impiegato oltre 100 uomini, supportati dai Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego di Roma, dalle unità cinofile antidroga e da un elicottero del Reparto Operativo Aeronavale di Civitavecchia.

fonte Il Messaggero

Rubavano le auto e poi le rivendevano ai proprietari, 19 arresti a Catania

Mille e 200 mezzi spariti e poi ricomparsi “miracolosamente” a Gravina di Catania in un solo anno. In manette la banda del “cavallo di ritorno”

Rubavano le auto, soprattutto in paese a Gravina di Catania, e poi puntualmente si presentavano alla vittima, chiedevano denaro ed ecco che l’auto rispuntava dal nulla, così come era scomparsa. Il metodo tutto catanese del cosiddetto ‘cavallo di ritorno’ ha fruttato un consistente numero di furti, oltre 1200 nel solo 2013, nel comprensorio che ricade sotto la giurisdizione della compagnia carabinieri di Gravina di Catania, tra Mascalucia, San Pietro Clarenza, Tremestieri, frazione Canalicchio, Misterbianco, frazione Belsito.

Ci sono voluti quasi sette mesi di indagini da gennaio ad agosto del 2013 per sgominare una banda specializzata nei furti e nella restituzione dell’auto dietro un compenso in denaro che variava dai 150 ai 1200 euro in base al modello e alla marca dell’auto rubata. A saltare all’occhio è stata la casualità del ritrovamento delle auto rubate che avveniva quasi sempre entro la settimana successiva al furto. In manette sono finite 19 persone, altre 26 risultano indagate per favoreggiamento personale per avere accettato di riavere le auto rubate in cambio del pagamento di denaro.

L’associazione criminale aveva la sua base operativa nel quartiere popolare “Balatelle” di Catania, nella zona San Giovanni Galermo: una vera roccaforte, circondata e protetta da palazzi popolari, accessibili da un solo ingresso principale. La conformazione edilizia del quartiere era di fondamentale importanza per l’esecuzione delle attività illecite, in quanto si potevano controllare tutti i movimenti delle forze dell’ordine e quindi mettere al riparo tutti i membri dell’organizzazione da sgradite ed impreviste sorprese.

E lì sotto i portici delle palazzine di ‘Balatelle’ o in prossimità di un panificio che le vittime andavano alla ricerca del “contatto giusto” dove avevano la possibilità di avvicinare “l’intermediario” del gruppo. Grazie all’intervento dell’intermediario, un referente di zona, si concretizzava così il “cavallo di ritorno”. Gli indagati potevano anche contare su personaggi con ruoli non certamente marginali come la figura dell’elettrauto, che controllava e bonificava le autovetture possedute dagli indagati proprio per scongiurare eventuali attività d’intercettazione od anche altri soggetti che provvedevano a fornire mezzi a noleggio da utilizzare durante le attività criminose.

Gli arrestati sono: Salvatore D’Angelo do 42 anni, Rosario Fallo di 25, Vittorio Benito Fiorenza di 34, David Giarruso di 38, Salvatore Gurrieri di 42, Raffaele Gialuca e Michael Magliuolo rispettivamente di 31 e 21, Antonio Marino di 25, Dario Masotta di 32, Giuseppe Monaco di 48, Danilo Musumeci di 24, Sebastiano Naceto di 49, Massimiliano Nicotra di 38, Filippo Ranieri di 32, Angelo Recca di 28, Antonio Santonocito di 48, Salvatore Sirigo di 36, Alfio Spina di 48 e Orazio Tenente di 21.

fonte La Repubblica

Camorra: presi 12 affiliati al clan “De Micco”

fonte Polizia di Stato

Dodici affiliati al clan camorristico “De Micco”, attivo nella zona di Ponticelli a Napoli sono finiti in manette, questa mattina, grazie alle indagini della Squadra mobile del capoluogo campano.

Particolare era il loro modo di appartenere al gruppo. Tutti si erano tatuati sul corpo il soprannome del loro capo “Bodo” con il “motto” che li univa: rispetto, fedeltà e onore.

Le investigazioni coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli hanno dimostrato l’affiliazione degli arrestati al clan e la responsabilità di ognuno di loro e a vario titolo dei reati di estorsione, porto e detenzione illegale di armi, incendio doloso.

Il controllo armato del territorio e l’imposizione del pizzo ai commercianti della zona rientrava tra gli obiettivi del gruppo criminale.

All’operazione hanno partecipato anche gli uomini del commissariato Ponticelli.

Droga, quattro arresti: ci sono anche due fratelli

Tre distinte operazioni antidroga nella giornata di ieri sono state compiute dalla Polizia di Stato in diversi quartieri di Roma.

Il primo intervento è stato effettuato dagli agenti del commissariato Flaminio Nuovo, diretti da Cristina Petrella, durante il controllo presso l’abitazione di D.S.C., italiana di 46 anni, sottoposta agli arresti domiciliari per atti persecutori. Dopo una approfondita perquisizione domiciliare gli agenti hanno trovato e sequestrato undici involucri di carta stagnola contenenti sempre cocaina, oltre ad un bilancino di precisione, sostanza da taglio e materiale per il confezionamento. Accompagnata presso il Commissariato, la donna è stata arrestata per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

Due fratelli sono stati invece arrestati dagli agenti del Commissariato Esposizione sempre nella mattinata di ieri. Da diversi giorni B.S e B.S., romani di 43 e 41 anni, erano tenuti sotto osservazione dagli agenti della squadra investigativa. Durante la perquisizione domiciliare, con l’ausilio di una unità cinofila antidroga, sono stati trovati 320 grammi di hashish, cocaina e sostanza da taglio. I due fratelli sono stati accompagnati negli uffici del Commissariato e arrestati per il reato di detenzione in concorso ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

Infine gli agenti del commissariato Tuscolano hanno arrestato un romano di 41 anni detenzione di droga. Fermato per un normale controllo stradale in piazza Sabatini, l’uomo è apparso subito agitato e ha consegnato spontaneamente un involucro contenente circa 13 grammi di hashish. Ma dopo una perquisizione, gli agenti hanno trovato addosso all’uomo un panetto di circa 100 grammi di hashish mentre altri 2 grammi sono stati rinvenuti all’interno dell’autovettura. Anche a casa i poliziotti durante la perquisizione, hanno trovato altri 166 grammi appartenenti ad un panetto di hashish e un bilancino di precisione. L’uomo M.D., con vari precedenti è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.

fonte Il Messaggero

Estorsioni e usura con tassi del 76mila per cento, otto arresti nel clan dei Casamonica

Perquisizioni nei confronti degli indagati e di società a loro riconducibili a Roma e in provincia

Otto arresti, 20 perquisizioni nei confronti degli indagati e in sedi legali di alcune società nella provincia di Roma. E’ il bilancio dell’operazione condotta questa mattina, dopo due anni di indagini, dalla polizia di Stato che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di otto esponenti del clan malavitoso dei Casamonica attivo nella capitale con ramificazioni nei territori di Nettuno, Genzano, Lanuvio e Cerveteri.

La Squadra mobile e il commissariato Vescovio hanno documentato lo spessore criminale dell’organizzazione che, secondo gli inquirenti, in pochissimo tempo ha soggiogato alla sua volontà noti imprenditori commerciali della capitale in un vorticoso giro di prestiti usurai con interessi elevatissimi, fino al 76mila per cento.

Un imprenditore romano, a fronte di un prestito iniziale di 20 mila euro del 2007, ne ha restituiti complessivamente circa un milione e ottocentomila in sei anni. Le indagini sono partite a giugno del 2013 in seguito alla denuncia di un consulente immobiliare che ha raccontato di essere stato vittima di un’estorsione e di minacce telefoniche di morte da parte di una persona che si era presentata come membro della famiglia Casamonica e che lo aveva costretto a pagare mille euro per avere la ‘protezione’.

Gli investigatori sono risaliti così ad un imprenditore che ha diversi negozi di oggetti per la casa nella capitale. E’ stato accertato che i prestiti venivano concessi anche attraverso la vendita di macchine, orologi e gioielli della vittima a commercianti compiacenti o che l’imprenditore veniva costretto ad acquistare a sua volta oggetti dai Casamonica pagandoli ad un prezzo superiore rispetto al reale valore. Laddove le scadenze non venivano rispettate alla vittima venivano applicate delle ‘multe’, ossia ulteriori interessi al prestito iniziale. L’imprenditore sarebbe stato anche vittima di minacce.

Dalle indagini emerge inoltre che anche alcune donne della famiglia avevano un ruolo per far rientrare il denaro prestato, pretendendo che la vittima consegnasse lampadari ed altri oggetti di arredamento dai propri negozi. A finire in manette, tra gli otto arresati, ci sono Consilio Casamonica detto ‘Tony il meraviglioso’ e i figli Enrico e Antonio.

 

fonte La Repubblica

Imprenditori nella spirale degli usurai 8 arresti a Roma

fonte Polizia di Stato

Otto appartenenti al clan Casamonica sono stati arrestati, questa mattina, dalla Squadra mobile della Capitale per i reati di usura ed estorsione nei confronti di facoltosi imprenditori.

I prestiti, con interessi elevatissimi, venivano concessi attraverso la vendita simulata di macchine, gioielli, orologi di pregio a fronte del rilascio di cambiali da parte della vittima e, successivamente, riacquistati dal clan con il pretesto di “scalare” il debito pregresso.

Le manette sono scattate dopo 2 anni di indagini che hanno permesso agli investigatori di documentare, anche attraverso le intercettazioni telefoniche, l’attività criminale dell’organizzazione che, in pochissimo tempo, era riuscita ad assoggettare noti imprenditori della Città.

L’indagine ha avuto inizio dalla denuncia di una vittima che riferiva, nel giugno 2013, di essere perseguitato da minacce telefoniche di morte da parte di una persona che si era presentata come appartenente alla famiglia dei Casamonica; a questa persona era stato costretto a versare una somma di denaro per la “protezione”.

Nel corso dell’operazione sono state eseguite 20 perquisizioni nei confronti della “famiglia” e nelle sedi legali di aziende riferibili al clan a Roma e nella provincia: Nettuno, Genzano, Lanuvio e Cerveteri.

Sono state sequestrate autovetture di lusso, orologi e preziosi.

“Sballo 2.0” a Monza: 61 indagati per spaccio

fonte Polizia di Stato

L’attività investigativa del commissariato di Monza ha portato all’emissione di un’ordinanza di misura cautelare per 13 dei 61 indagati coinvolti in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti.

Al termine dell’operazione, denominata “Sballo 2.0“, per 8 persone si sono aperte le porte del carcere, mentre alle restanti 5 è stato imposto l’obbligo di dimora.

Le indagini, iniziate dopo il ricovero di una minorenne in stato dissociativo per aver assunto ketamina in una discoteca nel gennaio 2014, hanno fatto emergere una rete di giovani e giovanissimi che spacciavano marijuana, hashish, cocaina e droghe sintetiche.

I poliziotti durante le investigazioni si sono trovati a decifrare il linguaggio in codice utilizzato dai giovani spacciatori. I ragazzi infatti utilizzavano le più comuni emoticon previste dalla applicazione WhatsApp e da Facebook per indicare i diversi tipi di droga, un quadrifoglio rappresentava ad esempio una dose di marijuana. Espressioni comunissime tra i giovani avevano poi significati diversi da quello reale: “andiamo a bere” significava acquistare ketamina liquida o “10 libri di scienze” equivaleva a 10 grammi di marijuana.

All’operazione hanno partecipato anche agenti della questura di Milano, del Reparto prevenzione crimine Lombardia nonché quelli di altri uffici del nord Italia (Verbania, Bergamo, Desenzano del Garda, Lecco).

Durante le perquisizioni del 17 marzo altre sette persone sono state arrestate in flagranza, per l’ingente quantitativo di droga trovata in casa.

Sono stati sequestrati marijuana, hashish, cocaina, ketamina, “francobolli” imbevuti di Lsd, denaro proveniente dallo spaccio, banconote false nonché vario materiale utilizzato per il confezionamento, il trasporto e l’occultamento degli stupefacenti. Trovata anche una “miniserra”, dotata di lampade e tubi di areazione, per la coltivazione casalinga delle piantine di marijuana.

Operai trattati come schiavi: 2 arresti in Abruzzo

fonte Polizia di Stato

Sfruttavano cittadini stranieri e bisognosi facendoli lavorare in condizioni disumane; e così, dopo un’approfondita indagine, gli uomini del commissariato di Lanciano (Chieti) hanno arrestato 2 persone.

Si tratta di un italiano e un rumeno ritenuti responsabili del reato d’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

L’indagine ha dimostrato come molti operai fossero sfruttati, malmenati, obbligati a lavorare in luoghi insalubri e costretti a dimettersi dal lavoro o licenziati in tronco, senza essere pagati.

Addirittura alcuni operai regolarmente assunti, dopo essere stati verbalmente licenziati mediante intimazione a non presentarsi più sul luogo di lavoro, si accorgevano solo successivamente che era stata comunicata la loro volontaria dimissione all’ufficio provinciale del lavoro, mediante l’invio, da parte della ditta, di una lettera mai firmata dagli stessi.

Durante le intercettazioni sono emerse situazioni di grave stato di bisogno e di necessità in cui versavano alcuni operai stranieri; questi lavoravano senza ricevere denaro ed erano costretti a richiedere piccole somme per soddisfare esigenze di prima necessità e per mangiare.

Traffico di droga e armi, arresti a Milano

fonte Polizia di Stato

Trafficanti di droga e di armi sono stati arrestati, questa mattina, dagli uomini della Squadra mobile di Milano.

L’indagine, iniziata nel 2013, ha portato all’individuazione di tre gruppi criminali ben distinti composti tutti da italiani.

Delle 29 persone raggiunte dalla ordinanza di custodia cautelare, 12 sono finite in carcere e 17 agli arresti domiciliari.

Sono tutti accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina ed hashish, cessione di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione di armi da fuoco ed estorsione.

Numerose le perquisizioni in varie località italiane e sequestri preventivi di beni disposti dalla Direzione distrettuale antimafia nelle province di Milano, Monza-Brianza, Vibo Valentia e Novara.