Estorsioni e usura con tassi del 76mila per cento, otto arresti nel clan dei Casamonica

Perquisizioni nei confronti degli indagati e di società a loro riconducibili a Roma e in provincia

Otto arresti, 20 perquisizioni nei confronti degli indagati e in sedi legali di alcune società nella provincia di Roma. E’ il bilancio dell’operazione condotta questa mattina, dopo due anni di indagini, dalla polizia di Stato che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di otto esponenti del clan malavitoso dei Casamonica attivo nella capitale con ramificazioni nei territori di Nettuno, Genzano, Lanuvio e Cerveteri.

La Squadra mobile e il commissariato Vescovio hanno documentato lo spessore criminale dell’organizzazione che, secondo gli inquirenti, in pochissimo tempo ha soggiogato alla sua volontà noti imprenditori commerciali della capitale in un vorticoso giro di prestiti usurai con interessi elevatissimi, fino al 76mila per cento.

Un imprenditore romano, a fronte di un prestito iniziale di 20 mila euro del 2007, ne ha restituiti complessivamente circa un milione e ottocentomila in sei anni. Le indagini sono partite a giugno del 2013 in seguito alla denuncia di un consulente immobiliare che ha raccontato di essere stato vittima di un’estorsione e di minacce telefoniche di morte da parte di una persona che si era presentata come membro della famiglia Casamonica e che lo aveva costretto a pagare mille euro per avere la ‘protezione’.

Gli investigatori sono risaliti così ad un imprenditore che ha diversi negozi di oggetti per la casa nella capitale. E’ stato accertato che i prestiti venivano concessi anche attraverso la vendita di macchine, orologi e gioielli della vittima a commercianti compiacenti o che l’imprenditore veniva costretto ad acquistare a sua volta oggetti dai Casamonica pagandoli ad un prezzo superiore rispetto al reale valore. Laddove le scadenze non venivano rispettate alla vittima venivano applicate delle ‘multe’, ossia ulteriori interessi al prestito iniziale. L’imprenditore sarebbe stato anche vittima di minacce.

Dalle indagini emerge inoltre che anche alcune donne della famiglia avevano un ruolo per far rientrare il denaro prestato, pretendendo che la vittima consegnasse lampadari ed altri oggetti di arredamento dai propri negozi. A finire in manette, tra gli otto arresati, ci sono Consilio Casamonica detto ‘Tony il meraviglioso’ e i figli Enrico e Antonio.

 

fonte La Repubblica

Imprenditori nella spirale degli usurai 8 arresti a Roma

fonte Polizia di Stato

Otto appartenenti al clan Casamonica sono stati arrestati, questa mattina, dalla Squadra mobile della Capitale per i reati di usura ed estorsione nei confronti di facoltosi imprenditori.

I prestiti, con interessi elevatissimi, venivano concessi attraverso la vendita simulata di macchine, gioielli, orologi di pregio a fronte del rilascio di cambiali da parte della vittima e, successivamente, riacquistati dal clan con il pretesto di “scalare” il debito pregresso.

Le manette sono scattate dopo 2 anni di indagini che hanno permesso agli investigatori di documentare, anche attraverso le intercettazioni telefoniche, l’attività criminale dell’organizzazione che, in pochissimo tempo, era riuscita ad assoggettare noti imprenditori della Città.

L’indagine ha avuto inizio dalla denuncia di una vittima che riferiva, nel giugno 2013, di essere perseguitato da minacce telefoniche di morte da parte di una persona che si era presentata come appartenente alla famiglia dei Casamonica; a questa persona era stato costretto a versare una somma di denaro per la “protezione”.

Nel corso dell’operazione sono state eseguite 20 perquisizioni nei confronti della “famiglia” e nelle sedi legali di aziende riferibili al clan a Roma e nella provincia: Nettuno, Genzano, Lanuvio e Cerveteri.

Sono state sequestrate autovetture di lusso, orologi e preziosi.

“Sballo 2.0” a Monza: 61 indagati per spaccio

fonte Polizia di Stato

L’attività investigativa del commissariato di Monza ha portato all’emissione di un’ordinanza di misura cautelare per 13 dei 61 indagati coinvolti in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti.

Al termine dell’operazione, denominata “Sballo 2.0“, per 8 persone si sono aperte le porte del carcere, mentre alle restanti 5 è stato imposto l’obbligo di dimora.

Le indagini, iniziate dopo il ricovero di una minorenne in stato dissociativo per aver assunto ketamina in una discoteca nel gennaio 2014, hanno fatto emergere una rete di giovani e giovanissimi che spacciavano marijuana, hashish, cocaina e droghe sintetiche.

I poliziotti durante le investigazioni si sono trovati a decifrare il linguaggio in codice utilizzato dai giovani spacciatori. I ragazzi infatti utilizzavano le più comuni emoticon previste dalla applicazione WhatsApp e da Facebook per indicare i diversi tipi di droga, un quadrifoglio rappresentava ad esempio una dose di marijuana. Espressioni comunissime tra i giovani avevano poi significati diversi da quello reale: “andiamo a bere” significava acquistare ketamina liquida o “10 libri di scienze” equivaleva a 10 grammi di marijuana.

All’operazione hanno partecipato anche agenti della questura di Milano, del Reparto prevenzione crimine Lombardia nonché quelli di altri uffici del nord Italia (Verbania, Bergamo, Desenzano del Garda, Lecco).

Durante le perquisizioni del 17 marzo altre sette persone sono state arrestate in flagranza, per l’ingente quantitativo di droga trovata in casa.

Sono stati sequestrati marijuana, hashish, cocaina, ketamina, “francobolli” imbevuti di Lsd, denaro proveniente dallo spaccio, banconote false nonché vario materiale utilizzato per il confezionamento, il trasporto e l’occultamento degli stupefacenti. Trovata anche una “miniserra”, dotata di lampade e tubi di areazione, per la coltivazione casalinga delle piantine di marijuana.

Traffico di droga e armi, arresti a Milano

fonte Polizia di Stato

Trafficanti di droga e di armi sono stati arrestati, questa mattina, dagli uomini della Squadra mobile di Milano.

L’indagine, iniziata nel 2013, ha portato all’individuazione di tre gruppi criminali ben distinti composti tutti da italiani.

Delle 29 persone raggiunte dalla ordinanza di custodia cautelare, 12 sono finite in carcere e 17 agli arresti domiciliari.

Sono tutti accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina ed hashish, cessione di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione di armi da fuoco ed estorsione.

Numerose le perquisizioni in varie località italiane e sequestri preventivi di beni disposti dalla Direzione distrettuale antimafia nelle province di Milano, Monza-Brianza, Vibo Valentia e Novara.

Cespugli? No, carabinieri anti spaccio

MIGLIARINO – Appostati nel bosco in tenuta mimetica, praticamente vestiti da alberi: così i carabinieri del comando provinciale di Pisa, in un’operazione antidroga che ha portato all’arresto di quattro persone e a 12 indagati. I carabinieri hanno agito nel bosco di Migliarino, a nord di Pisa lungo l’Aurelia, tradizionale luogo di spaccio di cocaina, e infatti hanno sequestrato 100 g di sostanza oltre a 70 grammi di hashish e 4.000 euro in contanti. In particolare si sono concentrati su un distributore di benzina, considerato un vero bancomat delle sostanze, dove spacciatori e clienti erano soliti fermarsi e concludere le trattative. In un primo momento gli agenti si sono appostati con auto civette intorno al distributore, fermando e segnalando quattro persone che avevano appena acquistato la droga. Successivamente c’è stato il vero blitz, con l’accerchiamento da parte dei militari – 25 agenti in tutto – della porzione di bosco adibita al deposito e al confezionamento della cocaina.

Quattro arresti

Le persone coinvolte, quattro marocchini tra i 32 e i 49 anni, sono state arrestate non senza difficoltà. Tre di loro hanno cercato di opporsi in ogni modo, e per questo gli è stato anche contestata la resistenza a pubblico ufficiale; il quarto si è gettato in un canneto sperando, senza successo, di non essere visto. Altri due si sono invece dati alla fuga, attraversando l’Aurelia, sempre molto trafficata, e scappando poi verso i campi. Soddisfazione per l’operazione è stata espressa dal comandante provinciale Andrea Brancadoro: «Si tratta di una zona pesantemente colpita dallo spaccio, dove vengono a rifornirsi clienti da Lucca, Viareggio e Torre del Lago. Anche la quantità di sostanza sequestrata è rilevante – aggiunge – e temiamo che avrebbe potuto essere vendita nel giro di una serata, segnale che davvero quel distributore era considerato un po’ il supermarket della droga».

 

fonte Il Corriere della Sera

Furti in autostrada, 5 arresti a Vasto

fonte Polizia di Stato

La notte scorsa la Polizia stradale ha concluso un’operazione che ha portato all’arresto in flagranza di 5 persone, con l’accusa di furto aggravato e resistenza, al sequestro di veicoli e al recupero di merce rubata.

L’azione si è svolta all’interno dell’area di servizio Sangro (Chieti), sulla A14, dove pattuglie della sezione di Chieti, della sottosezione Vasto Sud e del distaccamento della stradale di Lanciano, hanno eseguito un servizio di controllo canalizzando il traffico dell’autostrada proprio sul piazzale dell’area di servizio.

Erano da poco passate le due quando gli agenti hanno cercato di fermare due auto che hanno provato a forzare il posto di controllo, rischiando anche di investire uno dei poliziotti, salvo grazie alla sua prontezza nell’evitare il veicolo.

I fuggitivi sono stati subito bloccati e dal successivo controllo è emerso che entrambe le auto risultavano rubate. Presi anche altri due uomini che viaggiavano a bordo di un’altra macchina che fungeva da staffetta.

Erano invece quasi le 4 e mezza quando gli agenti hanno fermato un autocarro del tipo telonato, spesso utilizzato dai criminali specializzati nel furto di merce proprio durante il trasporto in autostrada.

L’autista ha capito subito di non avere scampo e ha cercato di darsi alla fuga a piedi, ma è stato raggiunto e arrestato perché nel suo autocarro è stato trovato un carico di 218 pneumatici rubati pochi minuti prima nell’area di servizio precedente.

I malviventi specializzati in questo genere di furti, partono per quelle che possiamo definire vere e proprie battute di “caccia”: con il loro autocarro vuoto si fermano in tutte le aree di servizio alla ricerca di mezzi “telonati” cioè con la merce chiusa solo da un telone. Tagliano l’involucro per ispezionare il contenuto, e quando trovano merce appetibile, la rubano e la caricano sul loro mezzo.

Catania: operazione “Auto Market” con 26 arresti

fonte Polizia di Stato

Con l’operazione “Auto Market” i poliziotti a Catania hanno arrestato, questa mattina, 26 persone tutte pregiudicate specializzate nei furti di auto; altre due sono ricercate.

Gli indagati, di cui otto già detenuti, devono rispondere a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata ai furti, ricettazione ed estorsione.

Le indagini della Squadra mobile, iniziate dal dicembre 2011, hanno consentito di individuare quattro distinte associazioni criminali, radicate nei rioni cittadini di Picanello, Cibali, Trappeto-Balatelle e Cappuccini, che avevano come attività prevalente i furti di autovetture.

Dalle riprese di una telecamera si vede uno degli arrestati all’opera mentre commette il furto.

Dal furto si passava poi alla ricettazione, alla vendita anche solo di parti dei veicoli, sino alle richieste estorsive nei confronti dei proprietari per ottenere la restituzione del mezzo.

Nel caso in cui il furto era finalizzato ad estorcere denaro ai proprietari per la restituzione del mezzo, c’era la spartizione dei soldi tra chi ricercava l’autovettura per conto della vittima e coloro che la detenevano o, in alternativa, erano in grado, comunque, di reperirla.

Le indagini hanno evidenziato, infatti, che i gruppi seppur autonomi, risultavano agire secondo una “rete” relazionale basata sulla conoscenza reciproca dei singoli appartenenti ai diversi gruppi, sull’interscambio di informazioni – attraverso un lessico convenzionale comune – ed anche dei mezzi di esecuzione dei reati.

Si trattava di un vero e proprio “sistema” operativo con ramificazione in comuni dell’hinterland etneo e della provincia di Enna dove avveniva il riutilizzo dei pezzi smontati.

Agli arrestati sono stati complessivamente contestati 21 episodi di estorsione, 53 di ricettazione e 3 furti.

L’arresto dell’imbroglione che chiedeva soldi in cambio di «assunzioni alla Regione Piemonte»

Torino – «Servono 530 euro per sveltire le questioni burocratiche e per oliare gli ingranaggi». Così diceva Nicola Impeduglia, 50 anni, imbroglione professionista, a due disoccupati torinesi di 27 e 37 anni, promettendo loro di farli assumere come uscieri della Regione Piemonte, spacciandosi per amico di un funzionario pubblico.

Tutto falso, l’uomo è stato arrestato dai carabinieri della stazione Torino Po Vanchiglia. La truffa del lavoro fantasma è andata in scena in un bar, dove Impeduglia ha avvicinato le sue vittime Incantandole con false promesse e vantando di di avere amicizie «molto importanti» in grado di dare una svolta alle loro vite. I soldi servivano a facilitare l’inserimento dei loro nomi in una banca dati per le assunzioni. Dopo diversi incontri, i due ragazzi e amici tra di loro, hanno capito di essere stati truffati e hanno organizzato insieme ai carabinieri un nuovo incontro con Impeduglia durante il quale i militari lo hanno arrestato subito dopo aver ricevuto il denaro.

Altre indagini sono in corsa per accertare se l’uomo sia responsabile di altre truffe simili. Di certo ha già avuto guai del genere in passato. A ottobre del 2012, Impeduglia si era spacciato per ispettore, in grado di garantire un posto di polizia a un disoccupato. Il truffatore era stato arrestato dagli agenti del Commissariato Barriera Nizza di Torino con le accuse di truffa, millantato credito, sostituzione di persona e usurpazione di titolo.

fonte Il Secolo XIX

Svaligiarono caveau, raffica di arresti a Foggia

I banditi presero di mira 160 delle 400 cassette di sicurezza della filiale del Banco di Napoli e rubarono l’hard disk del sistema di videosorveglianza per cancellare le tracce del loro passaggio. Coinvolto un pregiudicato della banda della Magliana

Quattordici persone arrestate (nove in carcere, cinque ai domiciliari), e due obblighi di dimora notificati. E’ questo il bilancio dell’operazione di polizia denominata “Goldfinger“, coordinata dalla procura di Foggia e messa a segno all’alba di oggi, per sgominare due distinte organizzazioni criminali, una delle quali, nel marzo del 2012, avrebbe svaligiato il caveau della filiale del Banco di Napoli, in piazza Puglia. Rubati i “tesori di famiglia” dei foggiani: perlopiù documenti sensibili, gioielli e denaro custoditi nel cuore blindato della filiale di piazza Puglia, le cui cassette di sicurezza furono forzate con sostanze acide, altamente corrosive, ed i più avanzati strumenti di effrazione. Un furto eccellente, particolarmente ingente, stimato per difetto sui 15milioni di euro, ma mai quantificato con esattezza: i ladri ripulirono oltre 160 delle 400 cassette di sicurezza presenti, portando via l’hard disk del sistema di videosorveglianza per cancellare ogni traccia del loro passaggio. Ad accorgersi dell’avvenuto furto furono i dipendenti dell’istituto di credito il lunedì seguente, alla riapertura della filiale dopo la chiusura fine settimanale.

Nel fascicolo d’inchiesta aperto dagli inquirenti della procura foggiana sono confluite sue distinte organizzazioni, frutto di una fusione di elementi della criminalità foggiana e di quella romana, specializzate la prima nei furti ai caveau di istituti di credito, la seconda in rapine/assalto a furgoni portavalori con tecniche paramilitari. A capo del primo filone d’inchiesta, secondo gli agenti della squadra mobile di Foggia e gli inquirenti della procura, vi era il foggiano Olinto Bonalumi, 56 anni, già coinvolto in vicende simili. A semplificare il grosso lavoro di intelligence criminale preparatorio al colpo nel caveau, la collaborazione di due guardie particolari giurate, all’epoca dei fatti in servizio presso l’istituto di credito che avrebbero favorito sopralluoghi, accessi in orari non consentiti e fornito informazioni tecniche sulla struttura da colpire. I due sono destinatari della misura dell’obbligo di dimora. Altre tre persone – Venturo Ricchiuti, Antonio Caputo e Patrizia Di Biase – sono accusati di aver riciclato il denaro proveniente dal furto del caveau, di cui poco o nulla è stato recuperato. Il tesoro foggiano, infatti, potrebbe essere stato convertito in immobili o altri beni di lusso, o più semplicemente trasferito in piccole tranche di conto corrente in conto corrente, disperdendosi in un articolato sistema di scatole cinesi.

Per il furto al Banco di Napoli, sono stati raccolti elementi di colpevolezza a carico dei foggiani Olinto Bonalumi, Federico De Matteis, Gennaro Rendine e Domenico Di Sapio e del romano Paolo Izzi, ma il gip ha ritenuto sussistente l’ipotesi associativa solo per la triade foggiana Bonalumi – De Matteis – Ricchiuti. Questi tre, insieme a Ruggero Racano, Stefano Virgili, Franco Papa, Vincenzo Facchini, Paolo Izzi, Gianluca Contini e Vincenza Dalessandro sono accusati di aver tentato un furto milionario ai danni delle gioiellerie “Follie D’Oro” presenti all’interno del centro commerciale “Mongolfiera”, sempre a Foggia. Furto programmato per la notte tra il 26 e 27 agosto del 2012 e sventato da un’operazione di polizia. In questa circostanza emerge il nome del romano Stefano Virgili, 63enne meglio noto come “il mago delle vedove” (ovvero delle cassaforti), esperto nel violare anche i sistemi di allarme più complicati, ritenuto in passato contiguo alla “banda della Magliana” e coinvolto nel clamoroso furto al caveau del Palazzo di Giustizia di Roma, compiuto nel luglio 1999, col boss romano Massimo Carminati.

Il secondo filone d’indagine, seguito dal Servizio Centrale Operativo e dalle squadre mobili di Foggia, Bari e Lecce, ha permesso di raccogliere elementi di colpevolezza a carico di uno dei vertici di un gruppo criminale composto da pregiudicati baresi e foggiani coinvolti nell’assalto al furgone portavalori della NP Service avvenuto il 6 dicembre del 2013 a Cerignola, lungo la A14. Dopo un fitto conflitto a fuoco furono sottratti 1,5 milioni di euro.

Altri tre componenti del commando erano stati già arrestati nel gennaio 2014. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata ai furti, al riciclaggio, alle rapine e al porto abusivo di armi da guerra. Il maxi-furto del Banco di Napoli ricorda, per tipologia e modalità, quello avvenuto poche settimane fa, all’interno del caveau della Unicredit di Corso Vittorio Emanuele, sempre a Foggia. Centosettanta le cassette di sicurezza svaligiate per un bottino non ancora quantificato, ma certamente ingente. Anche per questo episodio sono in corso le indagini di polizia. I due episodi, al momento, non appaiono in nessun modo collegati tra loro.

fonte La Repubblica

Napoli. Droga, soldi falsi e gioco delle tre campanelle: blitz dei carabinieri

Droga e soldi falsi, orologi con marchio falso e il gioco delle ‘tre campanelle’. Sono i fronti che hanno visto impegnati i carabinieri della compagnia Stella che hanno effettuato una serie di servizi predisposti per contrastare reati e fenomeni d’illegalità diffusa nell’area di piazza Garibaldi, della Stazione centrale e delle vie limitrofe.

Nel corso dei vari interventi sono state arrestate tre persone: due per reati inerenti gli stupefacenti e una per evasione dai domiciliari. Per spaccio di stupefacente è stato arrestato un senegalese senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine, sorpreso durante un’attivita’ di osservazione predisposta su una piazza di spaccio nel borgo Sant’Antonio Abate mentre cedeva stupefacente a vari assuntori del luogo, area ove gli affari illeciti sono sotto il controllo del clan camorristico dei Contini.

Un algerino di 35 anni è stato invece arrestato per detenzione di stupefacenti a fini spaccio. Per evasione dagli arresti domiciliari è stato arrestato un senegalese di 38 anni, già noto alle forze dell’ordine. Altri interventi e controlli hanno portato alla denuncia in stato di libertà di 6 persone. Un tunisino 24enne residente in provincia di Caserta sorpreso in piazza Garibaldi mentre vendeva a un passante un orologio con marchio falso e poi trovato in possesso durante una perquisizione personale di 11 orologi rigorosamente contraffatti.

Due cittadini italiani, padre e figlio di 44 e 22 anni sono stati sorpresi al corso Umberto, angolo piazza Garibaldi, mentre stavano procedendo al gioco d’azzardo delle ‘tre campanelle’ su uno sgabello di legno alla ricerca di una persona da truffare. Le altre 3 denunce riguardano invece altrettanti cittadini italiani sorpresi a transitare per piazza Garibaldi alla guida di scooter senza aver mai conseguito la patente di guida. In questo ambito, quello dei controlli alla circolazione stradale, sono state elevate vari contravvenzioni al codice tra le quali 4 per mancato uso del casco e 2 per circolazione senza assicurazione obbligatoria.

Inoltre, i carabinieri della compagnia Napoli centro, insieme a colleghi del nucleo radiomobile hanno eseguito controlli predisposti per garantire una movida tranquilla nelle zone di piazza Bellini, intorno a via Toledo e nel quartiere di Chiaia. In piazza Bellini i carabinieri del nucleo operativo ‘centro’ hanno arrestato due persone di 24 e 20 anni, entrambi del Gambia. Sono accusati di spaccio di droga a giovani acquirenti che sono stati identificati e segnalati al prefetto quali consumatori di stupefacente. 5 giovani sono stati segnalati al prefetto perché trovati in possesso di modiche quantità di hashish, cocaina e marijuana detenute per uso personale. Nel corso dei controlli alla circolazione stradale sono state contestate piu’ di 200 violazioni, per un ammontare di circa 100.000 euro. Sulle zone piu’ frequentate della movida cittadina sono stati scoperti, identificati, multati e allontanati 29 parcheggiatori abusivi. A loro carico di e’ proceduto al sequestro a fini di confisca di circa 100 euro in monete di vario taglio. Nelle strade intorno a via Toledo e nei Quartieri Spagnoli sono stati sanzionati perché circolavano senza assicurazione 64 conducenti di ciclomotori e di veicoli privi di copertura assicurativa. I loro mezzi sono stati sottoposti a sequestro. denuncia per ricettazione e uso di atto falso, invece, per 3 cittadini che circolavano su altrettante utilitarie portando al seguito polizze assicurative false.

Una 28enne e’ stata sorpresa alla guida della sua lancia Y nonostante l’auto fosse stata sottoposta a sequestro per circolazione senza polizza assicurativa e a lei affidata per l’esclusiva custodia in luogo chiuso. Denuncia anche per un 26enne di Pozzuoli che guidava una Fiat punto in stato di ebbrezza alcolica. 18 persone sono state denunciate perché sorprese a circolare per le strade affollate della movida alla guida di 4 scooter e 14 auto, tra le quali anche 2 costose Mercedes e una Audi, senza aver conseguito la patente; un 49enne e’ stato denunciato per ricettazione dopo essere stato sorpreso a circolare alla guida di una Fiat Panda con numero di telaio contraffatto.

fonte Il Mattino