Sicurezza e frontiere: l’attività della polizia durante l’estate

da Polizia di Stato

Estate periodo, di vacanze, di viaggi, di turismo ma anche di lavoro straordinario per i poliziotti della IV^  Zona polizia di Frontiera di Udine.

Proprio in questi giorni si tirano le somme dell’attività di prevenzione effettuata ai confini con Slovenia e Austria. Il periodo preso in  esame va dal 5 agosto al 10 settembre e ha riguardato le principali arterie regionali in entrata e uscita dal territorio nazionale, dove sono stati  impiegati operatori della polizia di Frontiera dei settori di Trieste, Gorizia e Tarvisio, in provincia di Udine.

Mille le pattuglie in servizio di controllo che hanno identificato più di 16 mila persone ai valichi di frontiera di Slovenia ed Austria; 23  gli stranieri rintracciati mentre cercavano di entrare clandestinamente nel territorio nazionale, 12 persone arrestate e 32 indagate a piede  libero, perché responsabili di reati contro il patrimonio, di violazioni alla normativa sull’immigrazione clandestina o, soprattutto nel  caso delle persone arrestate, perché a loro carico pendevano mandati di cattura.

Chiuso lo “spaccio” nelle case popolari di Bitonto

da Polizia di Stato

La sanguinosa lotta per il controllo dello spaccio nella zona di Bitonto, in provincia di Bari, è all’origine dell’indagine condotta dalla Squadra mobile del capoluogo pugliese in collaborazione con gli agenti del commissariato bitontino.

Questa mattina l’epilogo dell’operazione che ha portato all’arresto di sette persone appartenenti al clan Conte, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico e alla commercializzazione di sostanze stupefacenti. Fermati altri appartenenti allo stesso gruppo criminale, su cui pesano gravi indizi di colpevolezza circa i reati di detenzione e porto illegale di armi da sparo, mentre quattro sono le persone tuttora ricercate. Eseguite anche venti perquisizioni domiciliari.

L’operazione “Argo” è iniziata dopo gli omicidi di due uomini, avvenuti nell’estate del 2010, esponenti dei clan rivali Conte e Cipriani, che nella stessa zona si contendevano il controllo delle attività illecite e in particolare il mercato degli stupefacenti.

Dall’indagine è emersa una fiorente attività di spaccio realizzata in un comprensorio di case popolari a Bitonto, documentato con una serie di riprese realizzate da telecamere nascoste piazzate dalla polizia.

L’organizzazione prevedeva una fitta rete di pusher, protetti da una serie di sentinelle che al primo segno di forze dell’ordine ordinavano ad un cane, un pastore tedesco di nome Argo (da qui il nome dell’operazione) di abbaiare per dare l’allarme; inoltre, un sistema di otto telecamere a circuito chiuso permetteva al capo clan di monitorare il “lavoro” dei suoi uomini e l’eventuale arrivo della polizia.

Gli “affari” andavano molto bene, anche perché la qualità della droga venduta era buona e i prezzi accessibili: 50 euro per una dose di cocaina e 10 per una di marijuana o hashish. I clienti erano numerosi e in media venivano spacciate una ventina di dosi di cocaina e oltre 120 delle altre sostanze, per un volume di affari di circa 66 mila euro al mese.

Scontri di Trento: altri 9 arresti

da Polizia di Stato

Avevano partecipato alla maxi rissa tra bande di extracomunitari che aveva sconvolto il centro di Trento il 22 luglio scorso e questa mattina gli agenti della Squadra mobile del capoluogo di provincia li hanno arrestati. Si tratta di 9 nordafricani che si vanno ad aggiungere agli altri 26 già arrestati in flagranza di reato il giorno degli scontri.

Le accuse nei loro confronti, a vario titolo, sono di rissa, porto abusivo di armi e oggetti atti ad offendere, danneggiamenti e lesioni.

Ricordiamo che gli incidenti coinvolsero due gruppi contrapposti, magrebini e centro africani, che probabilmente si affrontarono per il controllo dello spaccio nel centro della città. Un’ora di inseguimenti e risse armati di bastoni, coltelli, catene, machete e anche una pistola sequestrata poi dalla polizia.

L’intervento delle forze dell’ordine riuscì a calmare gli animi e 36 extracomunitari furono fermati e accompagnati in questura, 26 dei quali furono poi arrestati. Due i feriti rimasti sul campo, un accoltellato e uno colpito in testa da una bottiglia.

La successiva indagine, denominata “Saha nadifa”, piazza pulita in arabo, ha portato gli agenti della questura ad esaminare le decine di filmati ripresi dalle telecamere di video sorveglianza del Comune. Grazie alla conoscenza dei personaggi che frequentano spesso la zona, i poliziotti hanno identificato gli altri 9 responsabili della rissa, arrestati questa mattina

Milano: disabili bloccati, i poliziotti li portano in spalla

da Polizia di Stato

Tre disabili sono rimasti chiusi fuori casa, l’altra sera, a Milano,  per la rottura degli ascensori in un palazzo popolare, e sono stati soccorsi dai poliziotti della questura che li hanno portati in spalla fino ai  loro appartamenti.

A chiamare il 113, ma anche i vigili del fuoco e il 118, ieri sera intorno a mezzanotte, sono stati i tre, tutti portatori di handicap e in  carrozzina.

I due ascensori dello stabile comunale dove vivono le tre persone, nel centro di Milano, erano fuori servizio. Uno era rotto da circa un mese,  mentre l’altro si era guastato proprio ieri sera. A quel punto i tre disabili hanno cominciato a chiamare il numero verde dell’assistenza senza  ricevere risposta, e infine hanno chiamato le forze dell’ordine.

Quando sono arrivati sul posto gli agenti, valutando la situazione, hanno capito che  rintracciare i tecnici o fare intervenire i vigili del fuoco  avrebbe causato ai tre disabili ancora più disagi e di conseguenza si sono rimboccati le maniche, li hanno presi in spalla e li hanno  portati due, un

uomo e una donna rispettivamente di 47 e 39 anni, al primo piano, mentre il terzo, un uomo di 68 anni, al secondo. I tre sono così riusciti  finalmente a rientrare nelle loro abitazioni.

Postale: 30 arresti nell’operazione “Nuclear”

da Polizia di Stato

Si è conclusa l’operazione “Nuclear” della polizia Postale di Milano che ha portato all’arresto di 30 persone, quasi tutte di nazionalità romena, per uso fraudolento di carte di credito.

La banda, specializzata nella clonazione di bancomat e che aveva come base logistica anche un appartamento a Milano, operava in vari Paesi europei fra i quali Italia, Romania, Spagna, Regno Unito, Danimarca, Austria, Germania nonché Stati Uniti.

Le indagini hanno messo in luce che l’organizzazione criminale asportava fisicamente gli sportelli bancomat per studiarne i vari meccanismi di funzionamento e i sistemi di manomissione per la realizzazione di prototipi identici che ingannavano i clienti.

Grazie all’efficace cooperazione internazionale è stato possibile catturare, lo scorso luglio in Spagna, il capo dell’organizzazione criminale mentre con la collaborazione delle autorità rumene è stato possibile risalire alla provenienza delle apparecchiature illecite sequestrate in Italia.

Tutti gli strumenti sequestrati venivano prodotti in una fabbrica clandestina individuata nella zona di Craiova in Romania.

Medicine, imballaggi e sigarette i principali prodotti contraffatti fermati alle frontiere UE nel 2011

da Help Consumatori

Farmaci, materiali da imballaggio e sigarette sono stati i principali prodotti contraffatti che le autorità doganali europee hanno sequestrato alle frontiere esterne dell’UE nel 2011. Ammonta a 115 milioni il totale di beni sequestrati, in aumento del 15% rispetto al 2010, per un valore di 1,3 miliardi di euro. Sei Stati membri, tra cui l’Italia, registrano quasi il 77% dei casi di sequestri, pari al 45% del valore totale.

Oltre all’Italia ci sono il Regno Unito, la Bulgaria, la Germania, Paesi bassi, Spagna. E’ quanto emerge dalla relazione annuale pubblicata oggi dalla Commissione Europea sulle azioni delle dogane per il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (DPI).

La Cina è sempre il principale paese di provenienza, da cui arriva il 73% degli articoli non in regola con i DPI. Per i prodotti alimentari, però, il principale paese d’origine è la Turchia, per le bevande alcoliche Panama, per le bibite analcoliche la Thailandia e per i cellulari Hong Kong. Circa il 90% delle merci bloccate è stato distrutto oppure è stato oggetto di un procedimento giudiziario per accertare la violazione.

I farmaci rappresentano il 24% dei prodotti sequestrati, il materiale di imballaggio il 21% e le sigarette il 18%. I prodotti di uso quotidiano e i prodotti potenzialmente pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori hanno rappresentato complessivamente il 28,6% del totale degli articoli bloccati, a fronte del 14,5% del 2010. Anche nel 2011 si è riscontrato un aumento del numero di pacchi postali sequestrati, con un 36% costituito da farmaci.

Algirdas Šemeta, Commissario per la Fiscalità e l’unione doganale, l’audit interno e la lotta antifrode, ha dichiarato: “Le dogane sono in prima linea nella lotta contro i prodotti contraffatti che minacciano la sicurezza dei nostri cittadini e compromettono gli scambi commerciali legali. La relazione pubblicata oggi evidenzia quanto sia impegnativo e importante l’operato delle dogane in questo ambito. Continuerò a premere affinché la protezione dei diritti di proprietà intellettuale in Europa sia ulteriormente rafforzata grazie alla collaborazione con i nostri partner internazionali, con gli esponenti del settore e con gli Stati membri”.

Tratta in salvo dai Vigili del fuoco una coppia di escursionisti dispersi sul Conero (Ancona)

da Ministero dell’Interno

I Vigili del fuoco hanno effettuato, domenica scorsa, uno spettacolare salvataggio sul Monte Conero (Ancona), nel corso del quale è stata tratta in salvo una coppia di escursionisti rimasta intrappolata nella fitta vegetazione, in zona Pian Grande, dopo aver perso l’orientamento.

L’uomo e la donna – lei è Emma Ratti, una giornalista amante del trekking e profonda conoscitrice della zona – sono riusciti a chiamare un’amica che ha fatto partire la macchina dei soccorsi. Da Pescara è subito arrivato un elicottero che è riuscito a individuarli senza particolari problemi. Il difficile è arrivato dopo, perché la coppia si trovava in una zona particolarmente impervia e difficile da raggiungere. Un altro elicottero intanto, decollato da Bologna, raggiungeva la zona delle operazioni.

Finalmente, dopo ore di tensione, l’equipaggio SAF (speleo alpino fluviale) dell’elicottero riusciva a raggiungere i due malcapitati. Scossi ma in buone condizioni, sono stati così assicurati al vericello in dotazione al velivolo e issati a bordo.

La giornalista ha voluto poi scrivere una lettera, inviata al comando provinciale dei Vigili del Fuoco per esprimere «un  sincero grazie per come è stato gestito l’intervento. Se non ci fosse il Corpo dei Vigili del fuoco, l’Italia sarebbe più povera. Disponibilità, tempestività, serietà, capacità di interagire con altre istituzioni sono gli ingredienti. In una frase, un mix di professionalità e umanità che trasformano il vostro lavoro in un contributo assolutamente prezioso per la comunità».

E poi, tornando ai brutti momenti vissuti sulla montagna, continua «Ieri pomeriggio siamo stati in continuo contatto, siamo stati sorretti e rassicurati, oltre che salvati da una situazione che poteva presentarsi rischiosa. Eravamo sereni, forse lo saremmo stati meno se non vi foste occupati anche dell’aspetto psicologico. Quando leggo che dovete fare i conti con i tagli, con le sedi inadeguate, penso sempre  che sia una follia».

Palermo: giovani rapinatori crescono…in carcere

da Polizia di Stato

Due ragazzi incensurati uno di 18 anni ed uno di 17 sono stati arrestati dalla squadra mobile di Palermo. Hanno confessato di aver rapinato nove  banche nel capoluogo siciliano. I poliziotti sebbene i due giovani agissero a volto scoperto, ci hanno messo un po’ ad identificarli perché  non possedevano foto segnaletiche da mostrare agli impiegati delle banche rapinate. I due giovani usavano ormai una tecnica collaudata e molto  efficace ma nel tempo libero avevano cominciato a frequentare locali alla moda e ad acquistare capi costosi.

Proprio grazie a questo mutamento del tenore di vita i sospetti si sono concentrati sui ragazzi che, fermati, sono stati riconosciuti dagli  impiegati. Nel corso degli interrogatori i due hanno confessato anche altre sei rapine sulle quali si stanno concentrando le nuove indagini della  squadra mobile.

Lucca: presi i “Bad boys”

da Polizia di Stato

L’hanno chiamata operazione Bad Boys ed ha permesso di incastrare una banda accusata di rapine e spaccio di stupefacenti a  Lucca e nei comuni della piana lucchese. Cinque giovani,4 italiani e un marocchino, sono stati arrestati stamattina dalla Squadra mobile della  provincia toscana.

Le indagini sono iniziate lo scorso febbraio quando è stato possibile attribuire a due dei cinque arrestati, la responsabilità della  rapina avvenuta il 24 dicembre 2011 in un supermarket nella frazione di san Vito. In quell’occasione i due malviventi riuscirono a impossessarsi di  circa 3 mila euro in contanti e di 600 euro in assegni, fuggendo a bordo di un’auto guidata da un complice.

Da qui i poliziotti hanno scoperto inoltre una frenetica attività di spaccio di stupefacenti parte dei quali all’interno di una scuola  superiore di Lucca, nonché la responsabilità dei giovani di altre rapine a danno di un anziano e di un’emittente televisiva. I  criminali sono anche accusati di ricettazione.

Operazione “Cinemastore”: catturato l’ultimo dei latitanti

da Polizia di Stato

Nel gennaio scorso sette persone sfuggirono agli agenti della Squadra  mobile di Lecce che, al termine dell’operazione “Cinemastore”, arrestarono 42 persone appartenenti ad un’organizzazione criminale affiliata alla  Sacra corona unita.

Nei mesi successivi i sette sono stati tutti arrestati. L’ultimo dei latitanti, il 43enne Pasquale Briganti, è stato catturato ieri dagli  uomini della mobile mentre era con alcuni parenti sulla spiaggia di Campilungo, a marina di Mancaversa, una località balneare del comune di  Taviano, nel Salento. Era senza scorta e non ha opposto resistenza.

Tra i ricercati arrestati negli scorsi mesi, c’erano anche i fratelli Giuseppe e Roberto Nisi, 51 e 59 anni, che insieme a Briganti erano a capo  del gruppo mafioso.

Con questo atto si chiude la vicenda legata al sodalizio criminale Briganti-Nisi, che a Lecce controllava l’attività del gioco d’azzardo  gestendo diverse bische clandestine, le estorsioni, il traffico e lo spaccio di droga con la riscossione del “punto”, una sorta di pizzo imposto  agli spacciatori non appartenenti all’organizzazione.

Per scovare i latitanti, gli investigatori della Squadra mobile hanno utilizzato tutti i mezzi a loro disposizione: centinaia di ore di  appostamenti e pedinamenti, intercettazioni ambientali, 82 utenze telefoniche sotto controllo, una decina di auto costantemente monitorate grazie  ai sistemi di rilevamento gps.