Camorra: arrestato il fratello di “o ninno”

da Polizia di Stato

Giuseppe Iovine, 50 anni,  fratello del boss dei Casalesi Antonio, detto ‘o ninno’, e un altro affiliato al clan, Nicola Fedele, 31 anni, sono stati arrestati, questa  mattina, dalla Squadra mobile di Caserta con l’accusa di estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso.

Iovine stava tentando di ricompattare le fila del clan del fratello ma è stato individuato e bloccato proprio nell’abitazione di San  Cipriano d’Aversa dove viveva il fratello Antonio arrestato nel novembre del 2010.

Le indagini hanno accertato le pressanti e continue richieste di denaro che Giuseppe Iovine rivolgeva nei confronti di alcuni imprenditori e  commercianti della zona che, portati al suo cospetto da Nicola Fedele, venivano “convinti” a pagare.

Gli agenti hanno confermato anche lo stato di soggezione delle vittime nei confronti dell’esponente della potente ala Iovine del clan di Casal di  Principe: nessuna ha ammesso le estorsioni.

Davanti agli investigatori, le richieste venivano minimizzate e definite solo piccoli prestiti che variavano tra i 200 e i 1000 euro.

Roma: procuravano falsi documenti agli extracomunitari,5 arresti

da Polizia di Stato

Scoperta dalla Polizia un’organizzazione specializzata  nella contraffazione di documenti per rilascio di permessi di soggiorno a cittadini extracomunitari. Alle prime ore dell’alba, gli agenti hanno  arrestato 5 persone.

Tra le cinque persone arrestate questa mattina dagli agenti dell’ufficio Immigrazione di Roma ci sono un funzionario per il centro dell’impiego di  Roma e un commercialista proprietario di due Caf.

Le indagini sono partite nei primi mesi dello scorso anno, quando, all’Ufficio Immigrazione, sono giunte numerose richieste di rilascio o rinnovo  di permessi di soggiorno per motivi di “Attesa Occupazione”.

Parecchi cittadini infatti, la maggior parte di nazionalità cinese, avevano allegato al Kit postale, contenente l’istanza, una scheda  professionale emessa dal centro per l’impiego di Roma che attestava l’iscrizione nelle liste di disoccupazione.

Alcune contraddizioni riscontrate durante la lavorazione delle pratiche, come ad esempio le iscrizioni a liste di disoccupazione senza aver subito  un reale licenziamento, ha insospettito gli agenti che a quel punto hanno iniziato una serie di verifiche.

Altro motivo di sospetto si è avuto per il fatto che la maggior parte degli stranieri, avevano dichiarato di non comprendere la lingua  italiana, fatto questo, contrastante con quanto riportato nelle schede compilate dagli addetti allo sportello del Centro dell’impiego.

Nei giorni scorsi, gli investigatori, dopo aver perquisito l’abitazione di una dipendente del centro per l’impiego e gli uffici di due Caf, di  proprietà di un libero professionista romano, già indagato per fatti analoghi, hanno trovato le prove dell’attività criminale  messa in atto dal commercialista per la falsificazione e la produzione di istanze per il rilascio di permessi di soggiorno a stranieri privi di  qualsiasi requisito.

Nel tempo il gruppo criminale era riuscito ad allargare il giro degli affari, convogliando nella Capitale, grazie al passaparola, numerosi  cittadini extracomunitari provenienti da molte provincie italiane, che, pur di ottenere l’ambito documento, sono stati costretti a “sborsare”  compensi oscillanti tra i 250 e i 5 mila euro.

I componenti della “banda” dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata al falso, all’immigrazione clandestina e al favoreggiamento  della permanenza sul territorio nazionale di persone prive di requisiti.

Scacco al “Dragone”

da Polizia di Stato

Un importante operazione, conclusa ieri mattina grazie al lavoro dei poliziotti del Servizio centrale operativo insieme  a quelli delle Squadre mobili di Genova e Prato, ha portato all’arresto di 50 persone e di 445 denunciate in diverse regioni italiane.

L’operazione che ha colpito la criminalità organizzata cinese. Gli arrestati sono accusati di sfruttamento della prostituzione,  reati  contro il patrimonio e reati contro la persona.

Le indagini, svolte dagli investigatori nell’ambito del progetto “Dragone”, sono iniziate lo scorso marzo ed hanno portato alla luce  un’organizzazione criminale ben strutturata.

I poliziotti hanno scoperto un aumento di centri massaggi e di abitazioni private dove venivano obbligate giovani ragazze, per lo più  provenienti dalla regione dello Zhejiang, a prostituirsi. I contatti avvenivano soprattutto tramite annunci sui quotidiani.

E ancora: il coinvolgimento di alcuni indagati nel favoreggiamento della permanenza illegale di cittadini stranieri. I migranti stranieri in gran  parte entravano in Italia con un valido titolo e, alla scadenza, restavano sul territorio nazionale come clandestini (fenomeno degli “overstayer”).

Gli investigatori hanno evidenziato anche la tendenza costante a commettere reati contro la persona o contro il patrimonio, con particolare  riferimento alle rapine, spesso eseguite con altri cittadini stranieri. Gli autori, talvolta appartenenti a piccole “bande”, in alcune occasioni  hanno agito sotto effetto di sostanze stupefacenti. Accertate infine le “consuete” contraffazioni dei marchi, nonché numerose violazioni  delle normative sulla sicurezza in materia di lavoro.

Nell’ambito dell’operazione sono state inoltre controllate quasi 3 mila persone e sequestrati preventivamente 29 immobili utilizzati, soprattutto,  per lo sfruttamento della prostituzione principalmente nelle regioni del Nord Italia. Circa 85 appartamenti sono stati controllati dalla Polizia in  quanto utilizzati da cittadini cinesi per sfruttare la prostituzione di giovani connazionali. I controlli hanno interessato anche il gioco  d’azzardo. Nel contesto sono state chiuse 5 bische clandestine, sequestrate alcune slot machine risultate non collegate con i terminali  ministeriali e, in alcuni casi, anche clonate. Durante i controlli a esercizi commerciali sono stati riscontrati, e sanzionati, oltre 300 illeciti  amministrativi in materia di salute pubblica e permanenza degli stranieri sul territorio.

Presa la banda delle carte clonate e “genuine”

da Polizia di Stato

Facevano acquisti utilizzando carte di credito  clonate e “genuine”, cioè carte riconsegnate dal titolare e mai disattivate. La loro attività è stata interrotta questa  mattina dagli agenti della polizia postale e delle comunicazioni di Milano che hanno arrestato 17 appartenenti a un’organizzazione criminale che  agiva nella zona di Milano e che aveva contatti con personaggi di spicco della criminalità organizzata calabrese.

Le accuse sono quelle di associazione per delinquere, frode in materia di carte di credito, furto aggravato, ricettazione, detenzione e diffusione  abusiva di codici di accesso.

L’indagine, denominata “Wolf”, è iniziata nel 2010 in seguito alle numerose denunce di utilizzo delle carte all’insaputa dei titolari che si  vedevano addebitare spese che non avevano sostenuto.

Gli investigatori della postale hanno analizzato numerose operazioni scoprendo che in molti casi si trattava di carte che erano state riconsegnate  alla banca, deducendo che fosse necessaria la connivenza di qualcuno all’interno dell’istituto di credito. Le carte venivano infatti regolarmente  recise in due parti, senza però intaccare il microchip installato nel supporto plastico; in questo modo le carte potevano essere fisicamente  ricostruite e riutilizzate perché non disattivate.

Proprio il fatto che le carte erano ricostruite ha fatto ritenere che fosse essenziale anche la compiacenza degli esercizi commerciali che non  potevano non rendersi conto di quanto stava accadendo e che spesso ignoravano anche il messaggio del POS che segnalava la carta da ritirare in  quanto rubata.

Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali nonchè alla collaborazione del settore bancario, gli investigatori hanno fatto luce  sulla struttura dell’organizzazione, costituita da tre gruppi. Il primo si occupava di sottrarre le carte genuine per poterle ricostruire e  utilizzare illecitamente presso numerosi esercizi commerciali. Il secondo si occupava di portare a termine frodi informatiche utilizzando carte  clonate e il terzo utilizzava le carte clonate per effettuare acquisti.

L’indagine ha inoltre consentito di individuare il dipendente bancario, un trentenne milanese, che si occupava di recuperare le carte genuine e le  credenziali di accesso ai conti online. La sua ricompensa consisteva in una percentuale sulle operazioni illecite. Almeno 50 le persone truffate,  per un ammontare di alcune decine di migliaia di euro.

Terremoto: “aspiranti sciacalli” arrestati a Brescia

Sono stati fermati mentre progettavano trasferte per commettere furti nelle zone colpite dal sisma in  Emilia.   Sono sei i moldavi che la polizia di Brescia ha bloccato e arrestato questa mattina.

Gli arrestati tutti pregiudicati sono accusati di aver portato a termine molti colpi nelle provincie Mantova Ravenna Trento e, appunto, Brescia.

Vista la situazione delicata nelle provincie emiliane devastate dal terremoto, avevano avviato alcuni contatti con pregiudicati della zona per  capire la facilità di realizzazione di eventuali colpi ricevendone ampie rassicurazioni.

Ma per loro le uniche porte trovate aperte sono state quelle del carcere.

L’Agente Lisa della Polizia risolve il giallo della bambina in pericolo

da Polizia di Stato

Sono bastati pochi clic indirizzati all’Agente Lisa, il poliziotto virtuale presente su Facebook , per permettere ad una madre di avere notizie  della figlia.

Detta così sembrerebbe poca cosa se non si valutasse che la madre era in Canada e che la figlia, otto anni, le aveva appena fatto una  telefonata da La Spezia dicendo che degli uomini erano entrati in casa e stavano picchiando suo padre.

La donna non si è persa d’animo e cercando su Internet si è imbattuta nella pagina della Polizia di Stato sul social network  più famoso del mondo.

La pagina, va detto, non funziona da servizio di pronto intervento ma solo da vetrina per la presentazione di iniziative e notizie legate  all’Istituzione.

Ma anche così il grido di allarme è arrivato tant’è che alla mattina, all’apertura degli uffici, gli operatori che lavorano  dietro all’Agente Lisa tra i tanti messaggi di complimenti e di richieste di informazioni, si sono trovati questa segnalazione di pericolo.

Immediatamente la notizia è stata trasmessa agli uffici di polizia liguri che hanno potuto ricostruire quanto accaduto (rissa tra algerini e  tunisini seguita da violazioni di domicilio e aggressioni ) e rincuorare la donna; Le forze dell’ordine infatti erano già intervenute e  avevano portato in ospedale il padre della bimba e affidato la ragazzina a dei parenti.

La notizia è stata molto seguita dagli organi di stampa locali che ne hanno dato un ampio risalto sulle pagine dei quotidiani.

Servizi antidroga: tutti i numeri del 2011

da Polizia di Stato

Sono complessivamente 37 mila le persone  arrestate e denunciate dalle forze dell’ordine in Italia per reati legati al traffico di stupefacenti, 39 mila i chili di droga sequestrata, 372 i  morti per abuso di stupefacenti.

Sono questi i numeri impressionanti che emergono dal Rapporto per l’anno  2011 della Direzione centrale per i servizi antidroga pubblicato sul nostro sito.

Nella presentazione anche i dati riferiti alla produzione mondiale delle droghe che vede stabili le produzioni di hashish e marjuana e un  decremento della cocaina. Per quest’ultima si consolidano i centri di produzione di Colombia a Perù in sud America e di Afghanistan in Asia;  in quest’ultimo Paese le coltivazioni sembrano essersi estese a diverse provincie prima non toccate dalla produzione di stupefacenti. Probabile  nella gestione della cocaina in Afghanistan il coinvolgimento delle milizie talebane per l’autofinanziamento.

Nel rapporto sono presenti anche le mappe delle rotte internazionali e le diverse modalità di trasporto per i Paesi di arrivo.

Ovviamente larga parte della relazione è dedicata al nostro Paese con la distribuzione dei sequestri sul territorio nazionale i tipi di  droga smerciati le bande che operano nei diversi territori e le maggiori operazioni portate a termine dalle forze dell’ordine.

Mafia: volevano rinascere dalle ceneri, 47 arresti

da Polizia di Stato

Volevano costituire l’ottavo mandamento dell’Agrigentino, ma non hanno  fatto in tempo perché gli uomini della Squadra mobile di Agrigento, coordinati dal Servizio centrale operativo, stamattina li hanno fermati.

Sono stati eseguiti 49 provvedimenti di carcerazione: 47 persone sono state arrestate, mentre due sono riuscite a fuggire alla cattura.

Sono tutti accusati di associazione mafiosa, rapina, estorsione, danneggiamento, riciclaggio e di intestazione fittizia di beni.

L’operazione, denominata “Nuova cupola”, ha spezzato il nuovo organigramma di Cosa Nostra ad Agrigento; la struttura mafiosa si stava  riorganizzando dopo la cattura dei boss Giuseppe Falsone e Gerlandino Messina.

Tra gli arrestati imprenditori, insegnanti e anche un agente della polizia penitenziaria.

L’indagine è partita negli ultimi mesi del 2010, grazie al lavoro della Squadra mobile e del commissariato Frontiera di Porto Empedocle. Ed  è partita per osservare cosa accadeva dopo l’arresto dei due grandi capi: Messina e Falsone. Il monitoraggio ha permesso di mettere in luce  movimenti particolari e tentativi dei nuovi boss di condizionare la vita economica e imprenditoriale della zona agrigentina.

In particolare gli appartenenti al gruppo criminale esercitavano una forte pressione estorsiva nei confronti di imprese in modo da creare un  monopolio a favore delle ditte controllate da Cosa Nostra, con l’estromissione dal mercato di tutte le aziende che operavano nella legalità.

Operazione “Strike”: Polizia italiana e tedesca insieme contro la pedofilia

da Polizia di Stato

Centinaia le persone denunciate e altrettante le perquisizioni fatte in 44 città italiane  nell’operazione “Strike” contro la pornografia minorile su Internet, portata a termine dalla polizia postale di Catania e da quella tedesca.

Sono 8 le persone arrestate in flagranza e 109 quelle denunciate, tutte ritenute responsabili di divulgazione e detenzione di immagini di  pornografia minorile.

L’indagine, avviata nel 2010, ha riunito in un’unica operazione due diverse attività di contrasto del fenomeno con la partecipazione anche  dell’Interpol.

Da una parte è stato individuato un sito web in Germania che diffondeva immagini di pedopornografia e di cui sono stati identificati gli  utenti italiani che avevano acquisito le foto; Il sito in meno di due mesi aveva avuto oltre 44 mila accessi nella sezione nominata “Teen group”  contenente centinaia di immagini di bambini coinvolti in atti sessuali.

Dall’altra, quasi contemporaneamente, per alcuni mesi, insieme ai poliziotti tedeschi, sono state seguite le tracce telematiche di utenti che sulla  Rete e soprattutto sul server Donkey2000 divulgavano video dal contenuto pedo-pornografico. I filmati ritraevano bambini costretti ad atti  sessuali, anche con adulti e, in moltissimi casi, i minori erano in età preadolescenziale.

L’analisi dei dati informatici ha consentito di identificare gli attuali indagati italiani.

Ma migliaia sono stati gli utenti, residenti in vari Paesi del mondo, sospettati di avere divulgato o, comunque, scaricato video di pornografia  minorile.

Le persone arrestate risiedono a Siracusa, Napoli, Massa Carrara, Modena, Bolzano e tre a Firenze.   Tutti gli arrestati detenevano e, in alcuni casi, divulgavano una grossa quantità di video di pornografia minorile. In particolare,  l’arrestato di Napoli tra il numeroso materiale sequestrato aveva immagini autoprodotte con adolescenti e minori ripresi nel bagno di casa con le  parti intime scoperte. Un altro degli arrestati ha tentato la fuga cercando di portarsi dietro degli hard disk e un altro ancora deteneva oltre 436  mila file di pornografia minorile.

Sono invece in corso approfondimenti tecnico-investigativi per verificare se nelle immagini siano coinvolti bambini italiani.

Brindisi: continuano le indagini sul killer

da Polizia di Stato

Non si fermano  le indagini sull’attentato che a Brindisi, il 19 maggio scorso, ha stroncato la vita della 16enne Melissa Bassi e provocato il ferimento di altre 5  studentesse.

Da una parte continuano gli accertamenti tecnici della Scientifica; dall’altro il pool degli investigatori costituito a Brindisi continuano a  scavare nella vita di Giovanni Vantaggiato reo confesso dell’attentato.

I riscontri degli inquirenti inchiodano il piccolo imprenditore leccese anche se non sono stati chiariti alcuni aspetti relativi ad eventuali  mandanti e complici come resta, per il momento, oscuro il movente. E su questi aspetti magistrati e investigatori continuano a lavorare.

Al gruppo di lavoro che investiga con “Splendida sinergia” per utilizzare le parole del capo della Polizia il prefetto Antonio Manganelli,  partecipano diverse componenti delle forze dell’ordine: gli uffici investigativi di Bari Lecce e Brindisi e gli uomini della scientifica; per i  Carabinieri il contributo è stato fornito dagli investigatori del Raggruppamento operativo di Brindisi; da Roma, subito dopo lo scoppio  dell’ordigno, erano arrivati gli esperti dello Sco della Polizia di Stato e del Ros dei Carabinieri che coordinano le indagini.