Mille immigrati soccorsi in 24 ore

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Le navi della Marina Militare hanno soccorso tra il pomeriggio di mercoledì e questa notte numerosi barconi di immigrati provenienti dalle coste del nord Africa, portandone in salvo circa 1.000 persone in meno di 24 ore.

Sono state impegnate per tutta la notte la nave anfibia San Giusto, le fregate Maestrale e Zeffiro e il pattugliatore Sirio. A supporto delle operazioni della Marina Militare anche la Capitaneria di Porto.

Taranto, il bimbo sopravvissuto ai killer: “In auto mi sono finto morto”

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“Ho fatto finta di essere morto”. Così il bimbo di 6 anni, scampato alla strage di mafia nel Tarantino, racconta alla zia come sia riuscito a sfuggire ai killer che hanno ammazzato, invece, alla periferia di Palagiano, il compagna della madre, Cosimo Orlando, di 43 anni, Carla Maria Fornari, di 30, e il loro fratellino, Domenico, di appena due anni e mezzo.

L’uomo, detenuto in semilibertà”, potrebbe essere stato punito per uno sgarro.

“Domenico dov’è?” – I due fratellini pensavano che la madre fosse svenuta. Così hanno detto ai parenti e anche ai primi soccorritori che si sono fermati pensando che fosse un incidente. Ora, sotto shock, chiedono di Domenico, il più piccolo. Chiedono ai parenti come sta il fratellino ucciso con tre colpi alla testa. La sua colpa è stata quella di stare in braccio all’obiettivo dei sicari. Chi ha premuto il grilletto, almeno 13 volte, tante quanto il numero dei bossoli recuperati dagli investigatori sull’asfalto di quella bretella della statale ionica 106, ha mirato sempre contro chi era alla guida e chi gli sedeva accanto, infischiandosene del fatto che nell’abitacolo ci fossero bambini.

Un triplice delitto sulla cui matrice ci sono molte cose da chiarire. Potrebbe essersi trattato della vendetta nei confronti di Orlando, che stava ancora scontando una condanna per un duplice omicidio del 1998. Oppure di una punizione decisa dal clan rivale per aver tentato di riprendere il controllo dei traffici di droga approfittando della semilibertà concessagli da alcuni mesi. Non viene esclusa neanche la pista che porta alla compagna di Orlando: anche grazie alla sua testimonianza, infatti, gli assassini di suo marito Domenico Petruzzelli, sono stati condannati in primo grado all’ergastolo. Qualcuno potrebbe aver dunque voluto punire proprio quella testimonianza.

Roma, uccide la moglie con un martello davanti ai loro due gemelli di nove anni

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Un uomo di 53 anni, Eraldo Marchetti, ha ucciso la moglie, Maria Manciocco, a colpi di martello davanti ai due gemelli di 9 anni, durante una lite nella loro casa. L’episodio è accaduto a Segni, alle porte di Roma.

La vittima aveva 47 anni e si stava separando dal marito.

Sono stati i due figli a dare l’allarme chiamando i parenti, che poi hanno allertato il 118. La donna è morta in ospedale: era in condizioni disperate.

Sono da poco passate le 9, quando Eraldo Marchetti torna a casa per prendere le ultime cose prima di salutare la moglie, Maria Manciocco, con cui erano in corso le pratiche per la separazione. Dell’idea di lasciare la famiglia, però, proprio non riusciva a farsene una ragione. E così la discussione cominciata con l’ormai ex moglie è degenerata finendo nel sangue, davanti ai due gemelli di nove anni. L’uomo ha afferrato il martello che era in casa e si è scagliato contro la donna colpendola violentemente in testa per quattro volte, fino a farla crollare incosciente sul pavimento. Poi si è avviato in commissariato. “Ho ucciso mia moglie”, ha detto ai poliziotti con le mani ancora sporche di sangue. L’uomo, un sottufficiale dell’Aeronautica, è stato arrestato dagli agenti del commissariato di polizia di Colleferro. La vittima lavorava come insegnante in una scuola.

Il bimbo alla zia: “Mamma non si muove” – A dare l’allarme sono stati i due figli della coppia che erano in casa al momento dell’omicidio. “Mamma non si muove. Venite ad aiutarla”, ha detto uno dei due al telefono con la zia, terrorizzato e tra le lacrime.

I vicini: “Litigavano spesso” – “Maria ed Eraldo non andavano d’accordo, ma si erano riconciliati. Poi 7-8 mesi fa avevano deciso di avviare le pratiche per la separazione. Spesso li sentivamo litigare. Lei era una bella donna e lui probabilmente era molto geloso”. Lo riferiscono alcuni vicini di casa. In passato la vittima aveva anche denunciato i metodi violenti del marito acuiti nel corso della separazione. Nei prossimi giorni l’uomo sarà sentito dai magistrati ai quali dovrà rispondere di omicidio volontario, mentre i due bambini sono stati affidati alla zia. Davanti alla porta di casa, in corso Vittorio Emanuele, c’è una rosa bianca. “Riposa in pace e proteggi i tuoi ragazzi”, recita il bigliettino.

Yara, test del dna sul killer di Cene

yarada Corrire.it

Poche parole, le primissime, mentre veniva soccorso nella sua baracca sul Monte Bue, a Cene, con l’addome sanguinante. «Abbiamo litigato e l’ho colpita con una bottiglia, lei mi ha ferito con un coltello», ha quasi rantolato Isaia Schena, l’autotrasportatore di 37 anni in stato di fermo, all’ospedale Papa Giovanni XXIII, per l’omicidio di Madalina Palade, 27 anni, rumena. Lei era senza vita su una brandina, con le ferite alla testa e un taglio alla gola, lui era rannicchiato sotto una trapunta accanto al letto, ferito ma non in pericolo di vita. Sono parole, quelle, che non valgono ai fini giuridici, perché non c’era un avvocato ad assisterlo, ma che gli investigatori hanno annotato nelle carte. Bisognerà vedere se oggi vorrà parlare, come da rigorosa procedura, alla presenza dell’avvocato Roberto Bruni che con i colleghi di studio lo aveva già assistito nel processo in cui è stato condannato a 3 anni di carcere per lesioni aggravate e tentata violenza sessuale ai danni di un’altra ragazza rumena. Stamattina il giudice delle indagini preliminari Alberto Viti lo interrogherà nell’ospedale alla Trucca e deciderà se metterlo in cella. Sarebbe la prima volta, perché Schena è formalmente incensurato (la condanna è in fase di appello quindi non definitiva) e per il precedente episodio non era mai finito dietro le sbarre. Aveva solo l’obbligo di firma dai carabinieri, in un primo periodo tutti i giorni, poi la frequenza è scesa a tre volte alla settimana e, infine, a una.

Venerdì mattina, inoltre, verrà eseguita l’autopsia sul corpo della giovane rumena. Alla luce delle ferite rilevate anche ad un esame superficiale — oltre alle bottigliate ce ne sarebbero anche di arma da taglio — non dovrebbero emergere grosse sorprese sulla modalità del delitto. Resta un quesito: quando è stata uccisa? Lunedì, giorno del ritrovamento, oppure la domenica? Più elementi farebbero ipotizzare che quanto meno l’incontro risalga al giorno prima. Come l’appuntamento che Schena aveva con la sua fidanzata storica, italiana, sette anni di relazione. Avrebbero dovuto incontrarsi domenica pomeriggio, poi però si erano sentiti al telefono e lui aveva disdetto l’incontro con una scusa. Doveva già incontrare Madalina? Forse. Quel pomeriggio era andato al bar degli anziani, a Cene, dove vive e qualcuno ricorda che con lui c’era anche una ragazza bionda con i capelli lunghi. Lunghi e biondi come quelli della rumena. E, ancora, domenica notte non era rientrato a casa, in via Enrico Toti, dove vive con la madre e lei lunedì pomeriggio lo aveva cercato proprio nel bar delle partite di bigliardo e di qualche giocata a carte, ma non lo aveva trovato. Di sicuro lunedì mattina era nella baracca. La sua Audi A3 nera ostruiva il cancello dei vicino, che non è riuscito ad uscire per andare al lavoro. La sera l’auto è ferma nello stesso punto. C’è anche un altro dettaglio da chiarire: ha la fiancata destra distrutta, le gomme di quel lato erano staccate e la vettura era stata alzata con un cric. Quando Schena ha avuto l’incidente? Ha cercato di scappare dopo il delitto? Un elemento, questo, che giustificherebbe la convalida del fermo, possibile per il pericolo di fuga. Se il gip non dovesse convalidarlo, può sempre e comunque disporre una misura cautelare per il pericolo di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove, o entrambi. Anche la Opel nera di Madalina era lì, a 300 metri dalla baracca, segno che ci è arrivata da sola.

Questo omicidio si incrocia con l’indagine di un altro delitto, quello di Yara Gambirasio. Modalità e contesti diversi. Da un lato la giovane rumena che frequentava il Notturna club di Vertova dove è probabile che abbia conosciuto Schena, dall’altro una bambina tutta casa, scuola e centro

Per scrupolo il pm Ruggeri ha disposto che il dna venga confrontato con il presunto killer della 13enne di Brrembate

sportivo dove si allenava in una squadra di ginnastica artistica. Ma per scrupolo il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha disposto che il dna del fermato venga confrontato con quello di «Ignoto 1», il presunto killer della tredicenne di Brembate Sopra, così come già fatto per quasi 18.000 profili genetici. È la conferma che, in questo vicolo cieco, si tenta il tutto per tutto. Era già successo lo scorso settembre, quando era stato comparato anche il Dna del killer di Lodi, il ragioniere di 41 anni arrestato per l’omicidio di Lavinia Simona Ailoaiei, ragazza romena di 18 anni. Esito: negativo. Intanto si attende ancora l’esito del test del Dna sulla salma di Giuseppe Guerinoni, l’autista ritenuto il padre di chi ha ucciso Yara, un figlio illegittimo. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo aveva già chiesto un mese di proroga. Ieri, scaduto il termine, ha chiesto altri 30 giorni. Manca solo qualche dettaglio, non si prevedono sorprese.

 

Floriani: “Incontrai la baby squillo, ma non immaginavo fosse minorenne”

mussolinida TGCOM24

Le prime ammissioni, parziali, sono arrivate davanti ai magistrati di Roma: “Lo confermo, sono stato con quella ragazza un paio di volte”. Mauro Floriani, l’ex ufficiale della Guardia di Finanza e dirigente di Trenitalia, nonché marito di Alessandra Mussolini, indagato nello scandalo delle baby squillo dei Parioli, si è presentato in Procura per spiegare la sua posizione e ribadire: “Non immaginavo fosse minorenne”.

Accompagnato dal suo legale, scrive il Corriere, Floriani ha spiegato come arrivò alla ragazza. “La trovai attraverso l’annuncio sul sito Bakecaincontri, dove specificava di avere 19 anni. Certamente non immaginavo ne avesse 15”. La sua ricostruzione non convince però i magistrati, che parlano di “dati incontrovertibili” a suo carico. I tabulati riportano ben più di due contatti tra il manager e la baby squillo. E anche sull’età, i dubbi non mancano: “Molti clienti se ne andarono dopo essersi resi conto che si trattava di una ragazzina, come fece lui a non accorgersene?”, si chiedono gli inquirenti.

L’uomo, che è accusato di prostituzione minorile, è andato di propria iniziativa dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, coadiuvata dal sostituto Cristiana Macchiusi. Con lui, tra i venti presunti clienti delle due ragazzine coinvolti nell’inchiesta, ci sarebbero personaggi facoltosi, diversi professionisti, e forse altri nomi noti che finora non sono emersi. Il provvedimento di chiusura delle indagini potrebbe arrivare già nelle prossime settimane.

Roma, frate cerca di rivendere iPad rubato: arrestato per ricettazione

romada TGCOM24

Ha chiesto 150 euro per restituire l’iPad rubato alla legittima proprietaria. Per questo un frate domenicano, vicario della basilica di Santa Maria Sopra Minerva a Roma, è stato arrestato. Il religioso si è giustificato davanti ai carabinieri dicendo che lui quel tablet l’aveva comprato in un mercatino e rivoleva solo indietro i soldi spesi. Ora è accusato di estorsione.

Secondo quanto riporta Il Messaggero, “l’alloggio di padre Andrea, presso la Casa dei frati domenicani, accanto alla Basilica, è stato messo sotto sequestro su ordine della procura di Roma”. In quell’appartamento i miliari avrebbero scoperto “centinaia di oggetti di telefonia e informatica di dubbia provenienza”. Il giudice Tiziana Gualtieri ha convalidato l’arresto in flagranza e ha respinto la misura cautelare ai domiciliari chiesta dal pm.

Era stato il frate a mettersi in contatto con la ragazza, senza però rivelarle di essere un religioso: “Ho comprato un iPad a un mercatino, ritengo che sia tuo. Sono disposto a restituirlo, ma rivorrei i soldi spesi, 150 euro”, riporta il quotidiano della Capitale. La studentessa napoletana ha chiamato i carabinieri. Ora il frate è tornato libero ma resta indagato per estorsione e per ricettazione.

LUCA TANZI: Un poliziotto morto per essere al servizio di tutti

20131119_ponte-luca-tanzi-21di Grazia De Marco

L’alluvione che ha devastato la Sardegna ha certamente cambiato il destino di molte persone, le quali stanno ora tentando con coraggio e grande forza di volontà di ridare un senso ad una vita che, sicuramente, non sarà più la stessa.

Tra le tante storie che sono state raccontate dai media, ha molto colpito e commosso quella del 44 enne Luca Tanzi, Assistente Capo della Polizia di Stato, morto nel tentativo di prestare soccorso nella sua martoriata regione.

L’Agente, nato  a Urzulei, un piccolo paesino dell’Ogliastra,  era entrato in Polizia circa 15 anni fa ed aveva trascorso molti anni alla Questura di Nuoro: prima alle volanti, poi all’ufficio informatico e, infine, nella Squadriglia Catturandi.

L’assistente Capo era fiero ed orgoglioso di essere entrato a far parte di questo corpo definito d’“elite”, proprio perché formato da personale esperto e specializzato, capace di trascorrere molti giorni tra boschi e sentieri impervi. Questi tre anni trascorsi nella Squadriglia gli avevano riservato anche grandi soddisfazioni, come l’arresto, nell’Aprile del 2011, di Angelo Balzano, latitante accusato di aver ucciso con tre colpi di pistola il meccanico Angelo Cannas.

Anche Lunedì 18 Novembre Luca era a lavoro come ogni giorno, ma non potendo camminare tra i sentieri della Barbagia per dare la caccia ai latitanti, a causa del maltempo, aveva comunque deciso di rendersi utile e di aiutare più gente possibile, viste le difficili condizioni che stava vivendo la sua amata regione e, per questo motivo, insieme ad alcuni suoi colleghi ha cominciato a pattugliare le vie di Nuoro e della Provincia. Alle 19.50, Luca ha avvisato il suo responsabile, l’Ispettore Capo Galistu, per informarlo che, insieme all’Assistente Mirko Pellino ed agli Agenti Scelti Gavino Virdis e Gavino Chighine, stava facendo da battistrada ad un’ambulanza con a bordo due persone, sulla provinciale 46, in direzione dell’ospedale di Nuoro, per evitare che potessero avere incidenti o uscire fuori strada.

All’improvviso il ponte sul fiume Cedrino, che la pattuglia stava attraversando, ha ceduto, inghiottendo in una voragine l’auto con a bordo Luca e i suoi colleghi. Un impatto fatale per Tanzi, per il quale purtroppo non c’è  stato nulla da fare e per i suoi compagni di lavoro, rimasti comunque gravemente feriti. I funerali si sono svolti a Nuoro lo scorso 21 Novembre, nella chiesa del S. Cuore, gremita di gente accorsa per dare l’ultimo saluto ad un poliziotto e, soprattutto, ad un uomo e un padre straordinario. Erano tanti i colleghi presenti, oltre a tutti i Questori dell’isola, al Presidente della Regione e al Capo della Polizia Alessandro Pansa, il quale è intervenuto durante la funzione, dicendo: “ oggi piangiamo un uomo, un appartenente alla Polizia di Stato, che con dedizione, grande coraggio e sprezzo del pericolo si è messo a disposizione di tutti e soprattutto della sua terra, perché era un poliziotto che rivendicava la sua appartenenza al territorio”.

Luca lascia sua moglie, Annalisa Lai e i suoi due figli, Daniele e Francesco, di 11 e 7 anni, che sul feretro del loro papà hanno voluto poggiare i suoi guanti da portiere,  il suo cappello ed i gradi, ovvero i simboli delle due più grandi passioni di Luca, il calcio e la Polizia. Nessuno potrà sicuramente restituire quest’uomo esemplare ai suoi cari, ma nel nostro piccolo possiamo prendere comunque esempio da lui, che ha messo da parte la propria paura senza esitazione, per aiutare la gente della sua terra, disperata  e straziata per aver perso in un attimo quello che avevano costruito con i sacrifici di una vita.

BABY – PROSTITUTE: Il fenomeno si allarga a macchia d’olio

romadi Grazia De Marco

Il fenomeno delle baby-squillo dei Parioli rivela, ogni giorno, particolari sempre più agghiaccianti che rendono questo caso uno dei più scandalosi degli ultimi anni in Italia.

Dopo le intercettazioni choc emerse negli ultimi giorni, che rivelano il coinvolgimento della mamma di una delle ragazze, che obbligava la figlia a prostituirsi, il fenomeno delle baby-prostitute e soprattutto dei loro clienti si allarga ogni giorno di più.  Fino  ad ora i clienti identificati e indagati per aver avuto rapporti sessuali con le due minorenni sono circa dieci, ma nei prossimi giorni il numero potrebbe salire a decine di uomini residenti non solo a Roma, ma anche in altre città. Le persone arrestate sono invece cinque: i tre sfruttatori Nunzio Pizzicalla, Mirko Ienni e Mario  De Quattro, la madre di una delle ragazzine e un cliente ricattatore.

Ma quello che rende ancora più inquietante  questo caso è che le due ragazze, una di 14 e una di 15 anni, venivano fatte prostituire con la consapevolezza che fossero minorenni e non si esclude, anche, l’esistenza di una vera e propria rete di trafficanti che riforniva di cocaina le giovani e i loro clienti. Durante gli interrogatori dei giorni scorsi di fronte ai Pm, infatti, una delle ragazze ha puntato il dito contro uno degli arrestati, Mirko Ienni, dicendo che lui faceva finta di non sapere che loro fossero minorenni, smentendo ciò che aveva detto lo sfruttatore nell’interrogatorio di garanzia: “non ero a conoscenza della loro età, ero convinto che fossero due studentesse universitarie”.

Dalle indagini emerge, inoltre, che l’appartamento di Viale Parioli, preso in affitto con un regolare contratto, proprio da Ienni, era frequentato non solo dalle due minorenni, ma anche da altre prostitute, di cui, almeno due, maggiorenni. Nella rete degli sfruttatori, quindi, non c’erano solo giovanissime, ma anche donne adulte, escort professioniste più grandi e più esperte, convinte dagli sfruttatori ad inserirsi nel giro per incrementare e dividere i guadagni. Dopo lo scandalo dei Parioli, peraltro, ne sono emersi degli altri, come quello di Milano, L’Aquila e Ponza, ma anche Bologna e Firenze. Nel capoluogo Lombardo sono infatti otto le ragazzine che, secondo l’equipe del professor Luca Bernardo, si prostituiscono a scuola, quasi sempre in istituti privati. I loro coetanei le chiamano “ragazze doccia”, in quanto fanno sesso quotidianamente semplicemente per dei beni materiali. Al mattino domanda e offerta vengono contrattate prima sul telefonino e poi le ragazze accettano anche più di un cliente a testa, a seconda di quanto possono offrire.

Anche la Procura della Repubblica dell’Aquila ha avviato un’inchiesta su questo fenomeno, dopo l’allarme lanciato da Monsignor Giovanni d’Ercole, Vescovo ausiliare del capoluogo Abruzzese, che ha rivelato di essere stato informato dell’esistenza di baby prostitute, che vendono il proprio corpo anche per una semplice ricarica telefonica. Ovviamente, ha spiegato il Procuratore Capo Fausto Cardella, quanto detto da Monsignor D’Ercole sarà approfondito in tempi solleciti, con modalità che verranno decise dal pool competente su questi reati. Per ora si tratta di un indagine tecnicamente “preliminare” che farà il salto di qualità qualora venissero trovate prove e riscontri ai gravi fatti riportati da D’Ercole. Tra i vari episodi spunta, infine, anche una vacanza sull’isola di Ponza, provata da numerose fotografie, che ritraggono le ragazzine senza veli a bordo di uno yach ormeggiato nelle acque dell’isola Pontina.

La coordinatrice dei programmi di Ecpat Italia (organizzazione internazionale che difende i diritti dei bambini dal pericolo di turismo sessuale e del mercato del sesso), Yasmin Abo Loha, ha rivelato che soni circa 7000-11000 le vittime di prostituzione minorile, a seguito di tratta in Italia, a cui vanno poi aggiunti le centinaia di italiane che sono costrette a prostituirsi da coetanei e adulti a seguito di adescamenti online, come nel caso delle due adolescenti dei Parioli. La prostituzione minorile, spiega l’organizzazione, è un fenomeno sommerso ed è fondamentale l’attivazione della Banca Dati dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia, al fine di conoscere la reale entità del fenomeno che, come nel caso delle due adolescenti romane, scaturisce dalla difficoltà, da parte del genitore di svolgere al meglio il suo ruolo di educatore. Per questo Ecpat Italia ha scelto la strada dell’educazione-rieducazione: educare i ragazzi ad esigere il rispetto dei propri diritti e rieducare gli adulti, affinchè  sappiano trasmettere ai propri figli i valori dell’affettività e della sessualità.

Mafia: sciolto comune, caso scoperto da giovane cronista

Sciolto comune Milanese: sindaco imputato con Zambettida Ansa.it

Il giorno dopo lo scioglimento del consiglio comunale di Sedriano da parte del Consiglio dei ministri, la cittadina del Milanese è presa d’assalto da giornalisti e televisioni. Il provvedimento infatti (il primo che coinvolge un comune della Lombardia per infiltrazioni mafiose) è come se ufficializzasse la presenza di un territorio ‘contaminato’ non solo nel tessuto economico finanziario, come in altri casi analoghi, ma per la prima volta nelle sue istituzioni, con buona pace di chi sosteneva la tesi che al Nord “la mafia non esiste”.

La criminalità organizzata invece, soprattutto di matrice ‘ndranghetista, emerge di continuo in tutte le ultime inchieste giudiziarie, come la ‘Infinito’. Per dirla come il Procuratore Capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, quello di oggi ”è un primato di cui avremmo fatto volentieri a meno, ma è l’ultimo indicatore di un radicamento del tessuto mafioso in Lombardia”. Ma se la stampa oggi pone il paese sotto i riflettori, per due anni, spesso in solitaria, a lottare per portare a galla la verità è stata una giovane giornalista, che per il suo lavoro è stata querelata e minacciata.

La vicenda di Sedriano si intreccia infatti con quella di Ester Castano, prima diffidata e querelata più volte dal sindaco Alfredo Celeste (Pdl) (pretendeva che lei non gli si avvicinasse e non gli facesse domande) e infine minacciata dalla criminalità con un biglietto d’auguri giunto insieme a un proiettile nella sede del suo giornale locale alla fine dello scorso anno. Una vicenda che la ragazza, che ha solo 23 anni, ha affrontato con grande coraggio senza mai smettere di scrivere per la testata per cui collabora. “Che soddisfazione – dice all’ANSA – soprattutto verso chi mi diceva ‘tu vedi la mafia ovunque perché sei siciliana’”.

Ester, che è solo una collaboratrice, dovrà difendersi in tribunale ma non si scoraggia: “Ho fatto solo il mio lavoro di giornalista – racconta – Abbiamo cominciato da un’inchiesta sull’erba ingiallita del parco comunale, scoprendo che durante i lavori vi erano stati tombati dei rifiuti speciali, e poi non abbiamo fatto altro che leggere carte e raccogliere fatti che erano sotto gli occhi di tutti”. La decisione di sciogliere l’amministrazione è stata presa nella seduta del Consiglio dei ministri di ieri “al fine di consentire le operazioni di risanamento delle istituzioni locali, nelle quali sono state riscontrate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata…”.

Ora le procedure prevedono la ratifica del Quirinale ma intanto la Prefettura di Milano ha reso noto “viste le caratteristiche di urgenza” di aver già sospeso gli organi amministrativi del Comune e di aver nominato una terna prefettizia che si occuperà della gestione della cosa pubblica fino alle prossime elezioni. Decade quindi l’attuale sindaco, eletto nel 2009 e indagato per corruzione aggravata nell’ambito dell’inchiesta sul voto di scambio che ha portato in carcere anche l’ex assessore regionale Domenico Zambetti (Pdl).

Secondo la Procura di Milano, infatti, il sindaco avrebbe piegato le sue funzioni agli interessi di due imprenditori legati alla ‘ndrangheta, ovvero Eugenio Costantino (legato al clan Di Grillo-Mancuso), proprietario di vari Compro Oro, e Silvio Marco Scalambra, titolare di alcune cooperative. Costantino e Scalambra sono anche parenti di due donne che sono state consigliere di maggioranza a Sedriano, Teresa Costantino e Silvia Fagnani. Entro la fine del mese dovrebbe arrivare la decisione del gup che stabilirà se rinviare a giudizio Celeste (che è stato per tre mesi agli arresti domiciliari), oppure se archiviare la sua posizione. Nelle scorse settimane intanto il pm della Dda di Milano, Alessandra Dolci, ha chiesto la misura della sorveglianza speciale per Celeste. Istanza da cui è emerso che al sindaco viene contestata anche l’aggravante di aver favorito la ‘ndrangheta.