Il mistero di Ylenia Carrisi: Albano presenta la richiesta di dichiarazione di morte presunta per la figlia

di Grazia De Marco

Albano Carrisi ha presentato al Tribunale di Brindisi l’istanza di dichiarazione  di  morte presunta per la  figlia Ylenia, scomparsa il 6 Gennaio 1994 a New Orleans. La richiesta, datata 9 Novembre 2012,  è stata pubblicata sulle pagine di un quotidiano pugliese solo lo scorso 21 Gennaio. Potrebbe così definitivamente  chiudersi un lungo e tormentato capitolo per la famiglia Carrisi, anche se la mamma, Romina Power, sembra non volersi arrendere e afferma di essere molto amareggiata per l’atteggiamento rinunciatario del suo ex-marito.  Secondo l’avvocato del cantante, Sandro Caforio, questa “è una decisione anche di natura patrimoniale e poi ci sono cose che devono essere definite e solo con la dichiarazione di morte è possibile farlo….”. Nulla, infatti, esclude che la situazione possa cambiare in caso di nuove importanti novità sulla vicenda o di un’improvvisa ricomparsa della ragazza.

Sono ancora tanti, tuttavia, gli interrogativi a cui bisognerebbe rispondere, per mettere definitivamente la parola fine su questa dolorosa vicenda. L’ultimo contatto che i Carrisi hanno avuto con la figlia risale all’1 Gennaio 1994, quando Ylenia telefonò alla famiglia per fare gli auguri e per tranquillizzarla. Poi, 25 giorni dopo, venne ufficializzata la  notizia della scomparsa, che  fece il giro del mondo. La Polizia della Luisiana iniziò immediatamente le ricerche ed accertò quasi subito che la ragazza era stata vista viva per l’ultima volta il 6 Gennaio 1994, dalla proprietaria dell’albergo “Le Dale”, dove la Carrisi alloggiava insieme a Alexander Masakela.

Le indagini si concentrarono da subito proprio sulla figura di quest’uomo, musicista di strada giamaicano, allora ultra 50 enne, poiché nelle sue tasche furono ritrovati i travel-cheque e il passaporto di Ylenia. Masakela  fu interrogato e poi arrestato, ma la sua detenzione durò solo pochi giorni per assenza di prove. Il sassofonista ha sempre dichiarato di non sapere nulla della ragazza e di averla vista uscire dalla stanza  B-one dell’albergo “Le Dale”  sola, calma e perfettamente lucida.  La figura di quest’uomo è pero sempre rimasta piena di punti oscuri, anche perché molte persone hanno sempre dichiarano che, ai tempi della scomparsa di Ylenia, il giamaicano truffava, abusava e manipolava molte donne, che attirava a se con presunti riti voodoo o attraverso la somministrazione di droghe.

Un’altra importante testimonianza venne fornita, all’epoca, da Anthony Cordova, guardiano dell’acquario comunale di New Orleans, il quale sostenne di aver visto (sempre la sera del 6 Gennaio) una donna somigliante alla Carrisi gettarsi nel Mississipi, gridando “appartengo alle acque”. Le ricerche diedero esito negativo e gli elicotteri della U.S Coast Guard ed i sommozzatori setacciarono inutilmente 145 Km di fiume. Anche negli anni successivi vi furono numerose  segnalazioni e diverse ipotesi, tra le quali l’uso di droga o la chiusura in un convento ortodosso in Arizona, ma nessuna di queste ha mai fornito certezze sulla sua sorte.

CATTURATI BARTOLOMEO GAGLIANI E PIETRO ESPOSITO

killerdi Grazia De Marco

E’ durata due giorni la fuga di Bartolomeo Gagliano e Pietro Esposito, due soggetti pericolosissimi   che avevano approfittato dei loro permessi premio per far perdere le loro tracce.

Il primo a fuggire, lo scorso 18 Dicembre, dal carcere di Marazzi, a Genova, è stato il serial killer Bartolomeo Gagliano, catturato in Francia. Rintracciato lo stesso giorno anche l’ex camorrista e collaboratore di giustizia Pietro Esposito, che non era rientrato nel carcere di Pescara allo scadere delle otto ore, concesse dal Giudice di Sorveglianza per andare a trovare la madre.

Bartolomeo Gagliano, 55 anni, è ritenuto responsabile di ben tre omicidi, avvenuti tra il 1981 e il 1989. La prima ad essere stata uccisa dall’uomo fu Paolina Fedi, una prostituta di 23 anni, uccisa con dei colpi alla testa in un’area di servizio dell’autostrada A10 Genova-Savona. Per questo omicidio il serial killer fu condannato a otto anni di manicomio criminale a Mantelupo Fiorentino, dal quale, però, evase nel 1989. Una volta libero, assassinò un transessuale uruguayano, Nahir Fernandez Rodriguez, un travestito, Francesco Panizzi e tentò di uccidere un’altra prostituta,  che però riuscì a sopravvivere. Nel corso degli anni ’90 Gagliano alternò evasioni, nuovi arresti e reati, ma uscì definitivamente dal sistema degli ospedali psichiatrici nei primi anni del 2000, per un miglioramento delle sue condizioni di salute mentale. Secondo la ricostruzione Gagliano, verso le sei del mattino di mercoledì, si sarebbe avvicinato a un uomo che stava facendo consegne per il panificio in cui lavora e, minacciandolo con una pistola, lo avrebbe costretto a risalire in auto per farsi accompagnare a Genova e proseguire la sua fuga da solo.

Per ritrovare Gagliano gli investigatori hanno utilizzato il “modello Calevo”, ovvero un mix di intelligence ed elicotteri, per sorvegliare strade ed autostrade.                                  Dopo giorni di ricerche, con grande gioia, lo scorso 20 Dicembre il Ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, ha  annunciato che il pericoloso serial killer è stato fermato dagli uomini della Gendarmerie francese per le strade di Mentone, in Francia. La polizia italiana ha invece trovato e arrestato a Forlì Pietro Esposito, fedelissimo del clan De Lucia e stretto alleato dei Di Lauro, che era in carcere per la condanna definitiva a causa di una sua precedente evasione.

Il pentito era stato condannato a sei anni e 4 mesi di reclusione, già scontati, perché colpevole di due omicidi, tra cui quello della 23enne Gelsomina Verde, torturata ed uccisa nel 2004, poiché legata ad un elemento degli scissionisti. Esposito attirò in trappola la ragazza per portarla da Ugo De Lucia, killer del clan Di Lauro, che la seviziò per indurla a rivelare il nascondiglio dello scissionista Enzo Notturno. Gelsomina, però, non fu in grado di fornire notizie e per questo fu uccisa con tre colpi di pistola e bruciata nella sua auto.  A Esposito fu inflitta una pena  di sette anni e quattro mesi di reclusione in primo grado, poi ridotta a sei anni e nel frattempo diventò anche collaboratore di giustizia, aiutando gli inquirenti ad individuare gli altri responsabili dell’omicidio e a far scattare l’ordinanza di custodia nei confronti del boss Paolo Di Lauro.

Queste due evasioni hanno scatenato numerose polemiche, riguardanti soprattutto i permessi premio che, secondo alcuni, vengono concessi con troppa facilità dai magistrati di sorveglianza. Ma la legge  al riguardo è molto chiara: le norme sull’ordinamento penitenziario (art. 30 ter L. 26 Luglio 1975, n.354), infatti, consentono, ai condannati che hanno tenuto regolare condotta e non risultano particolarmente pericolosi, di richiedere un permesso premio ogni 15 giorni, per poter coltivare interessi affettivi, culturali o di lavoro. I permessi premio sono inoltre ritenuti fondamentale passaggio per il trattamento educativo attraverso il quale si realizza il principio di rieducazione della pena, sancito dall’art 27 della Costituzione.

AL SUD NON C’E’ SOLO MALASANITA’

di Grazia De Marco

Quando si parla di malasanità, spesso viene quasi spontaneo associarla ad alcune terre del Mezzogiorno, come Calabria, Sicilia, Campania e Puglia, dove, è innegabile, queste vicende riempiono le pagine dei quotidiani con maggiore frequenza.  La cattiva gestione della cosa pubblica in tema di sanità, per quanto legata anche alla scarsità di fondi, di mezzi e di personale, non trova comunque giustificazione, soprattutto perché i “clienti” di questo comparto sono perone che soffrono e che, quasi mai, scelgono spontaneamente di usufruire dei servizi che offre. Tutti noi, quando pensiamo a un ospedale, vorremmo immaginare strutture efficienti, con personale medico e paramedico che riesca a superare ogni difficoltà di tipo burocratico o amministrativo grazie alla competenza, l’umanità e la disponibilità necessarie ad affrontare il loro lavoro in nome del sacro giuramento di Ippocrate che hanno pronunciato. Certo queste difficoltà esistono, in una professione difficile e faticosa, ma sono qui a testimoniare che, nonostante ciò, anche al sud della nostra Italia esistono esempi di eccellenti strutture, al cui interno opera personale sanitario di elevate capacità,  che svolge questa professione quasi fosse una missione, più che un lavoro. Recentemente, a causa del ricovero di una persona a me cara, ho conosciuto il reparto di Psichiatria dell’Ospedale Civile di Barletta, all’interno del quale ho potuto apprezzare un gruppo di donne e di uomini, sapientemente coordinati dal Prof. Giuseppe Saccotelli, nel loro lavoro quotidiano, finalizzato a cercare di alleviare le sofferenze dettate dai “guasti” della mente umana, svolto con grande competenza e professionalità. Donne e uomini dotati di grande umanità, per non privare ciascun paziente della sua dignità e per evitare che ciascuno di loro, pure in situazioni molto difficili da affrontare, smetta anche solo per un attimo di considerarsi un essere umano. Ho potuto apprezzare inoltre la grande disponibilità di medici e paramedici nel rapportarsi con ciascun paziente come fosse l’unico, cercando di assecondare ogni sua piccola esigenza, ma anche nel tranquillizzare i parenti degli “ammalati”. I miei congiunti hanno posto a quei medici decine di domande e tutte hanno trovato risposte sempre adeguate ed estremamente semplici, per permettere anche a loro di comprendere. C’è ora da chiedersi… ma in questo posto non esistono le problematiche dettate dall’ormai nota “Spending Review” ? Credo proprio di si, ma la differenza stà nella forza, nella volontà, nel coraggio e, soprattutto, nell’amore verso il prossimo che soffre, che caratterizza ciascun elemento di questa squadra vincente.

Per questo vorrei dire GRAZIE di cuore, oltre che al Prof. Giuseppe Saccotelli, anche al Dott.Michele Sicolo, al Dott.Michele Lopane, al Dott. Francesco Peschechera, alla Dott.ssa Chiara Cicorella ed a tutto il personale paramedico. Un ringraziamento ed un pensiero particolare vorrei dedicarlo ad una persona davvero speciale, ad una signora apparentemente burbera, ma in realtà una grande donna con un cuore immenso. Sarà davvero difficile dimenticare la signora Liliana Di Giulio, Capo Sala del Reparto, perché sarà impossibile dimenticare la sua competenza, la sua forza, il suo coraggio, ma soprattutto, la sua disponibilità e la sua bontà d’animo.

Grazie a tutti voi, per come siete riusciti a curare questo mio anziano parente, ma soprattutto per la serenità con cui affrontate il vostro difficile lavoro quotidiano, la stessa che cercate di trasmettere in ogni vostro paziente.

Grazie, perché è soprattutto per persone che lavorano come voi, che tutti noi riusciamo ancora ad essere orgogliosi di questo nostro tanto bistrattato sud d’Italia.

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Si ringrazia il Direttore Umberto Buzzoni, per aver autorizzato la pubblicazione di questo articolo sulla testata www.mensilepoliziadistato.it

I Nas compiono 50 anni di attività

da Help Consumatori

Il nucleo dei Carabinieri del Nas, che si occupa di tutela della salute e di lotta alla contraffazione e sofisticazione alimentare, ha festeggiato ieri 50 anni di attività. Ad elogiare i successi e brillanti risultati è stato direttamente il Premier Mario Monti, secondo cui i Nas “si distinguono per competenza specifica e per elevato spirito di servizio a tutela della comunità nazionale e rappresentano una delle eccellenze italiane”.

Il Ministro della Salute Renato Balduzzi ha ricordato che “solo nell’ultimo mese i Nas hanno fatto emergere truffe al Sistema sanitario nazionale per oltre 22 milioni di euro”. In questi 50 anni, ha sottolineato Balduzzi, i carabinieri della sanità “hanno guadagnato un unanime consenso, soprattutto da parte dei cittadini, diventando sinonimo di sicurezza sanitaria ed alimentare e garantendo sicurezza piena in numerosi settori, dal farmaco all’alimentazione”.

Durante la cerimonia, il premier Monti ha consegnato la medaglia d’oro al merito della sanità pubblica, concessa dal Presidente della Repubblica, al Comando dei Nas diretti dal generale Cosimo Piccinno. A Piccinno va anche il plauso delle farmacie italiane per il prezioso impegno a difesa della salute dei cittadini. Lo afferma il presidente di Federfarma Annarosa Racca che aggiunge: “Contraffazione dei farmaci e doping sono piaghe diffuse a livello mondiale, ma nel nostro Paese, proprio grazie alla professionalità e alla preparazione dei Nuclei Anti-Sofisticazione dell’Arma dei Carabinieri, sono stati compiuti enormi passi nella lotta volta a debellare questi fenomeni. Anche le farmacie danno il proprio contributo concreto alla lotta contro la contraffazione collaborando con le Istituzioni sanitarie responsabili dei controlli e della sensibilizzazione sui rischi connessi all’acquisto di farmaci contraffatti, che dilaga online. I farmaci venduti in farmacia, al contrario, sono sempre sicuri perché provengono da una filiera controllata in tutti i passaggi della produzione e della distribuzione. Le 18.000 farmacie italiane – conclude Racca – collegate in rete tra loro e interconnesse con le Istituzioni sanitarie pubbliche per garantire il massimo controllo e il ritiro immediato di qualsiasi prodotto che dovesse rivelarsi pericoloso per la salute – offrono ai cittadini tutte le garanzie, la professionalità e la competenza necessarie per acquistare farmaci in assoluta sicurezza”.

DONNA UCCISA A MILANO:arrestato il padrone di casa pronto alla fuga

di Grazia De Marco                   

A pochi giorni dalle celebrazioni per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ancora un caso di cronaca nera che le vede protagoniste di follia omicida. Il 22 novembre scorso, infatti, una donna di 44 anni, è stata trovata uccisa e incaprettata in un appartamento a Piazzale Lagosta I, nel cosiddetto quartiere “Isola”, nella zona nord di Milano.

La vittima si chiamava Laureca Adelaide Lima, era originaria di Capoverde e viveva in Italia da circa vent’anni, dove lavorava come badante. A ritrovare il corpo, sono stati alcuni agenti di Polizia che erano entrati nell’abitazione per una perquisizione.

Nel tardo pomeriggio, infatti, un uomo armato di cacciavite appuntito aveva rapinato il supermercato Simply Market di via Porro Lambertenghi. La cassiera aveva immediatamente chiamato le forze dell’ordine, che hanno fermato il rapinatore, successivamente identificato per Vincenzo Vergata, 56 anni, trovato anche in possesso di alcuni grammi di droga, un mazzo di chiavi e una bolletta con l’indirizzo di Piazzale Lagosta.

A quel punto, come da prassi, gli agenti di Polizia si sono recata sul posto per perquisire l’appartamento e, nella cucina, hanno rinvenuto una donna, nuda, in posizione prona, con  una corda legata intorno ai polsi, tre sacchetti di plastica sulla testa e alcuni pezzi di stoffa ben tagliati e sistemati per coprire determinate parti del corpo, tra cui le natiche. Secondo l’esperta della scientifica Lilia Fredella, la badante di Capoverde è morta per soffocamento, dopo essere stata colpita al capo con un oggetto contundente e accoltellata al viso due volte.

In un primo momento l’uomo era stato fermato per l’assalto al supermercato, poi è arrivata l’accusa di omicidio, anche grazie ad alcune rivelazioni fatte dallo stesso Vergata durante l’interrogatorio. Nell’appartamento di 50m² dell’uomo, gli investigatori hanno ritrovato un piccolo quaderno, dove era appuntato il nome della 44 enne capoverdiana e un biglietto aereo con destinazione Istanbul,  per il 27 Novembre, che Vincenzo aveva acquistato in un’agenzia di Lambrate il giorno prima della rapina, forse effettuata proprio per reperire il denaro necessario a pagarsi il viaggio per la fuga.

L’uomo è divorziato da anni, ha una figlia grande ed era conosciuto nel quartiere come “il drogato”, per il suo passato legato alla tossicodipendenza, che Vergata aveva conoscito , molto probabilmente, a causa di uno stato di malessere sopraggiunto nel 2003, dopo la chiusura del bar che lui stesso gestiva con la madre.

 

 

Conferenza Interpol: incontri bilaterali per Manganelli

Polizia di Stato

Continuano gli incontri bilaterali del capo della Polizia Antonio Manganelli con i rappresentanti delle delegazioni straniere presenti a Roma per l’81^ Assemblea Interpol. Dopo Colombia, Iran, Sudan ed Israele oggi è stata la volta delle delegazioni di Spagna, Uganda e Pakistan. Con i rappresentanti di Spagna e Uganda si è parlato di collaborazione in materia di lotta al terrorismo.

Il capo della Polizia Spagnolo ha anche affrontato con Manganelli le prospettive di organizzazione interna in chiave europea. Con la delegazione ugandese il Prefetto ha anche preso importanti accordi di cooperazione sul tema della formazione delle forze di polizia: ufficiali ugandesi seguiranno cicli di formazione presso le scuole di formazione della Polizia di Stato.

Con i responsabili della sicurezza pakistana il prefetto Manganelli ha affrontato il contrasto alla criminalità organizzata, settore nel quale alla polizia italiana viene riconosciuta internazionalmente una grande esperienza. Il capo della Polizia pakistana in particolare ha richiesto un contributo formativo sull’esperienza della protezione dei testimoni considerato un aspetto nevralgico nella lotta alla criminalità organizzata.

Trucco della “gomma forata”: arrestato il ladro dei parcheggi

da Polizia di Stato

Il trucco della “gomma forata” è vecchio ma ancora efficace.

Il ladro fora la gomma di un’auto nel parcheggio di un centro commerciale o di un negozio. Quando il proprietario al suo ritorno trova la gomma a terra si preoccupa di cambiarla, lasciando incustoditi all’interno dell’auto sia la merce appena comprata che borse e borselli con portafogli, cellulari e altri oggetti di valore. E mentre l’ignara vittima è intenta a sostituire la ruota, di solito l’anteriore destra, il ladro apre la portiera e arraffa tutto ciò che può.

Dopo un’indagine svolta dalla Squadra mobile di Lucca, gli agenti hanno arrestato R.B., un algerino di 46 anni già noto alle forze dell’ordine. Il magrebino infatti in precedenza era stato arrestato per altri furti commessi con lo stesso modus operandi in altre province della fascia costiera toscana.

Nel mese scorso alcuni cittadini avevano denunciato di essere stati derubati proprio in quel modo, e un paio di loro avevano anche dato una descrizione di un uomo che avevano notato aggirarsi intorno alla propria macchina, poco prima di subire i furti.

Gli investigatori hanno analizzato le foto segnaletiche di tutti i criminali già arrestati per fatti analoghi, individuandone uno, residente a Livorno, molto somigliante alle descrizioni fatte dai testimoni.

I poliziotti hanno cominciato a pedinarlo, notando che ogni giorno si spostava sulla fascia costiera. In poco tempo l’uomo è caduto in trappola e durante un pedinamento ha tentato l’ennesimo colpo: si è avvicinato ad una macchina parcheggiata davanti ad un centro commerciale di Rosignano Marittimo e ne ha forato uno pneumatico.

Gli agenti lo hanno subito bloccato e arrestato, sequestrandogli cinque coltellini idonei a forare le gomme e una pistola giocattolo priva del tappo rosso. Fermata anche la complice che fungeva da palo, una livornese di 51 anni incensurata, denunciata in stato di libertà.

Gli investigatori stanno ancora indagando per trovare il nesso tra l’algerino arrestato, al quale sono attribuiti almeno 4 colpi eseguiti a Lucca, e altri furti portati a termine con lo stesso modus operandi nelle zone di Massarosa, La Spezia, Pisa e Massa. Si cercano inoltre altre persone che si sono probabilmente alternate al suo fianco durante gli altri colpi.

TRAFFICO DI ESSERI UMANI: Il fenomeno e le sue dinamiche

di GRAZIA DE MARCO

Sul piano dell’osservazione criminologica, con l’espressione “traffico di esseri umani” si intende un vero e proprio mercato criminale, che si concretizza con il reclutamento, l’illecito trasferimento e la successiva intro­duzione nel territorio di uno Stato di una o più persone. Tale spostamento viene  pianificato da organizzazioni malavitose  transnazionali che ne controllano tutte le relative fasi: partenza dal Paese d’origine, passaggio dalle aree di confluenza e di transito, fino alla destinazione finale. Con il passare del tempo si sono venute a creare vere e proprie multinazionali dell’illecito, in grado di procurare documenti falsi, rimodulare all’occorrenza le rotte e gli itinerari e corrompere o infiltrare gli Uffici Istituzionali dei Paesi di transito.

 

Le cause che alimentano il fenomeno del “commercio di uomini” sono essenzialmente riconducibili a due categorie: i PUSH FACTORS (fattori di impulso) ed i PULL FACTORS (fattori di attrazione).

Tra i fattori di impulso più comuni ci sono:

–       la scarsa opportunità di  impiego, a cui si aggiungono condizioni di vita molto misere, mancanza di istruzione base e di assistenza sanitaria;

–       crisi politiche ed economiche, per lo più causate da conflitti, catastrofi ambientali ed errata gestione della politica economica. Tutti fattori che portano ad una crescita della disoccupazione ed all’aumento del costo della vita;

–       discriminazioni di tipo sessuale, etniche o di casta, che rendono impossibile la ricerca di un lavoro .

Tra i fattori di attrazione invece quelli più diffusi sembrano essere:

–       migliori salari, condizioni di vita più accettabili e maggiori opportunità di carriera;

–       eccessive aspettative sulle opportunità esistenti negli altri Paesi;

–       minori restrizioni negli spostamenti, migliore libertà di movimento, maggiore facilità ad ottenere passaporti, ecc.;

 

Le vittime di questo commercio illecito sono giovani senza alcuna prospettiva nei luoghi di origine, attratti da false promesse di lavoro, che non conoscono assolutamente né la vera natura della futura occupazione e neppure le condizioni che saranno loro imposte in seguito.                                                                                                                                                                                                        Uno dei sistemi a cui molto spesso ricorrono le organizzazioni criminali per il reclutamento, soprattutto dei  minorenni, è il sequestro. Una volta giunti nei Paesi di destinazione, la maggior parte delle vit­time viene sprovvista di documenti di identità, di risorse finanziarie e di punti di riferimento. I migranti, inoltre, non conoscendo la lingua, sono estremamente vulnerabili e totalmente assoggettati ai loro aguzzini, che li sottopongono ad ogni tipo di violenza e abuso. Essi, peraltro, spesso non nutrono alcuna fiducia nei confronti delle Istituzioni locali, perché sono abituati alla diffusa corruzione esistente nei loro Paesi d’origine ed inoltre temono ritorsioni nei confronti dei loro familiari  rima­sti  in  patria, da parte delle stesse organizzazioni criminali.

Le più diffuse forme di schiavitù sono quelle che riguardano lo sfruttamento sessuale di donne e bambini, il lavoro forzato e la servitù religiosa e domestica, senza dimenticare anche i rapimenti per alimentare il traffico di organi umani.

I Paesi maggiormente interessati da questi traffici sono:

–       l’India, che comunque sta cercando di abbandonare questa pratica ormai consolidata nel tempo e alimentata dalla locale tradizione religiosa (essere schiavo o padrone è una questione di casta), dalla corruzione della politica e, infine, dal  boom demografico, che ha enormemente accresciuto il numero di famiglie in condizioni di estrema povertà. Le piaghe maggiormente diffuse sono la servitù da debito e il traffico di organi, soprattutto di reni;

–       la Thailandia, dove  la  più frequente forma  di  sfruttamento è quello sessuale, infatti le grandi città del sud del Paese sono invase da giovani ragazze, le quali, spinte da false aspettative di vita, giungono invece nei bordelli thailandesi dove sono costrette  a soddisfare i piaceri di molti uomini. Queste donne, inoltre, vengono continuamente picchiate e violentate per evitare ogni forma di ribellione;

–       la Cina, dove la povertà di alcuni Paesi, la politica di pianificazione familiare e le crescenti disuguaglianze sociali hanno alimentato, sia  il traffico delle donne, che quello dei bambini, venduti su internet a coppie sterili, mentre le numerose condanne a morte hanno diffuso il mercato “via web” di organi umani. Comprare su internet, soprattutto cornee, pancreas e reni di un prigioniero giustiziato è ormai diventato uno dei commerci più floridi del Paese orientale.

–       l’Albania e la Romania che, più degli altri Paesi, alimentano il traffico europeo di esseri umani verso il ricco Occidente. In realtà, però, anche altri territori, negli ultimi anni, hanno conosciuto questo fenomeno criminale. Ad esempio il Kosovo, l’Ucraina e la Bielorussia possono ormai essere considerate zone di provenienza, i Paesi dell’ex Jugoslavia zone di transito, mentre il Belgio e le Repubbliche Baltiche zone di destinazione.

 

Anche l’Italia, negli ultimi decenni, ha dovuto fare i conti con questo fenomeno per molteplici ragioni, tra le quali la massiccia immigrazione clandestina, anch’essa gestita da organizzazioni criminali.  Il nostro Paese può essere considerato, sia come meta di destinazione, che come “porta d’ingresso” verso altre località europee, grazie alla sua posizione geografica, all’estensione delle sue coste e alla molteplicità degli approdi sull’intero bacino del Mediterraneo. In Italia le vittime sono soprattutto le donne ed i bambini, sfruttati, rispettivamente, per  fini sessuali e per mendicare.

 

I sodalizi criminali nostrani, tuttavia, non sono abituate a gestire direttamente il traffico di persone, ma preferiscono cederlo in appalto ad altre organizzazioni, come quelle albanesi, nigeriane, magrebine e, soprattutto, cinesi, che operano in maniera costante e silenziosa. Tra gli strumenti adottati dal nostro Paese per combattere il fenomeno, è utile segnalare l’art 18 del T.U. sull’immigrazione (d.lgs 286 del 25 luglio 1998), che rappresenta il primo strumento attraverso il quale il nostro Stato offre        protezione alle vittime delle tratte.