Lotta alla criminalità e al terrorismo alla V conferenza Europol

fonte Polizia di Stato

Il 23 e 24 settembre si è tenuta, a l’Aia nei Paesi Bassi presso la sede dell’Europol, la V Conferenza Annuale dei Capi delle Polizie Europee in cui per l’Italia era presente il capo della Polizia Alessandro Pansa.

Il prefetto Alessandro Pansa durante gli incontri con il direttore di Europol, Rob Wainwright, e il direttore del FBI americano, James Comey, ha parlato del contrasto al terrorismo, della minaccia del cyber crimine, della lotta alla criminalità organizzata e dell’aumento dei flussi migratori dal Medio Oriente e dall’Africa.

Nella sessione plenaria della Conferenza ha invece affrontato il tema dell’esposizione al rischio terrorismo a cui sono sottoposte le comunità vulnerabili con particolare riguardo per quelle ebraiche ed ha aggiunto che è necessario che le polizie europee facciano fronte comune utilizzando un approccio moderno e multidisciplinare e il direttore di Europol Rob Wainwright nel ribadire l’importanza dell’interazione tra le comunità vulnerabili e le forze di polizia, ha annunciato che Europol organizzerà al più presto una conferenza tra le comunità ebraiche e le polizie degli Stati membri dell’UE.

di Umberto Buzzoni

Terrorismo: a Roma Summit internazionale sull’estremismo violento

“Tutte le iniziative regionali dal febbraio del 2015, svolte a seguito del summit di Washington, dimostrano che non è più procrastinabile l’urgenza di combattere tutte le forme di terrorismo”. Così il capo della Polizia Alessandro Pansa ha aperto i lavori del “Countering Violent Extremism Summit” organizzato dal Dipartimento della pubblica sicurezza e dal Dipartimento di Stato Usa e che si è svolto questa mattina, a Roma, presso la Scuola superiore di Polizia.

“L’Italia – ha aggiunto il Prefetto – sollecita il pieno coinvolgimento della società civile a contrasto dell’estremismo violento, affidarsi solo a una risposta repressiva non è sufficiente, sarebbe solo una risposta a un problema patologico già esistente”.

All’evento era presente il ministro dell’Interno Angelino Alfano e la delegazione italiana è stata guidata dal vice ministro Filippo Bubbico. L’incontro dei rappresentanti di governo di 69 Paesi e di molte Organizzazioni non governative si è proposta di cercare strategie globali al contrasto delle azioni degli estremisti violenti.

Il Summit di oggi a Roma ha costituito la fase conclusiva di precedenti incontri avvenuti negli Stati Uniti, in Albania e in Norvegia, nei mesi scorsi e servirà per predisporre i contenuti della conferenza finale che si terrà a New York, a settembre.

Gli argomenti da discutere sono stati ripartiti in sei sessioni e hanno riguardato l’approfondimento dei risultati dei singoli Summit regionali accompagnati dallo sviluppo delle strategie nazionali nel contrasto al fenomeno. Sono stati anche analizzati i progressi compiuti nello sviluppo dei temi trattati, l’individuazione di eventuali contributi per l’evento conclusivo di New York, nonché i progetti per rendere continuativi i progressi del “Agenda di attuazione”.

È stato approfondita inoltre la possibilità di costituire reti e partenariati dopo i risultati del Summit; L’ultima sessione ha costituito la premessa organizzativa sia dal punto di vista contenutistico che sostanziale della conferenza finale di settembre.

fonte Polizia di Stato

Terrorismo: progettavano attacchi in Italia tramite Twitter, 2 arresti

 “Siamo nelle vostre strade. Siamo ovunque. Stiamo localizzando gli obiettivi, in attesa dell’ora X“. Questi alcuni dei messaggi scritti a penna in italiano, arabo e francese da due uomini arrestati stamattina a Brescia dai poliziotti della Digos di Milano e della Polizia postale, coordinati dalla Direzione centrale polizia di prevenzione. Sono accusati di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale e di eversione dell’ordine democratico.

Gli indagati, un tunisino e un pakistano operai in un’azienda della Bassa bresciana sostenitori dell’organizzazione terroristica IS, svolgevano attività di istigazione in Rete. Avevano creato l’account twitter “Islamic_State in Rome” e progettavano azioni terroristiche in Italia attraverso la medesima piattaforma informatica. Gli uomini pubblicavano foto con messaggi minacciosi a firma Islamic State e sullo sfondo alcuni luoghi simbolo italiani, come il Colosseo, il Duomo o la stazione di Milano.

Gli arrestati avevano immortalato, nelle loro foto, anche mezzi della Polizia di Stato e della Polizia locale, fermate della metropolitana, tratti autostradali e bandiere dell’Expo.

“Abbiamo eliminato un potenziale pericolo, quindi il rischio terrorismo si è ulteriormente abbassato”. Così ha commentato il capo della polizia Alessandro Pansa e aggiunge che in Italia “Ci sono organi investigativi, di intelligence e forze di polizia che riescono a tenere sotto il massimo possibile dell’attenzione questi fenomeni”.

fonte Polizia di Stato

Bliz antiterrorismo, 2 arresti a Brescia

Dall’alba di questa mattina è in corso in Lombardia una vasta azione della Polizia di Stato contro il terrorismo internazionale che ha portato a arresti e perquisizioni. L’operazione è stata denominata ‘Bay’a‘.

A Brescia sono state arrestate 2 persone con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico.

Le indagini, iniziate mesi fa dagli uomini della Digos e del Servizio Polizia Postale, hanno permesso di accertare che gli indagati, sostenitori dell’autoproclamato Stato Islamico (Is), svolgevano attività continuativa di istigazione terroristica pubblica nella rete web.

Gli indagati: un cittadino tunisino di 35 anni e un pakistano di 27 anni. Il primo aveva creato l’account twitter Islamic_State_in_Rom e, insieme al complice pakistano, progettava atti di terrorismo nel territorio italiano per mezzo della piattaforma informatica. Messaggi minacciosi a firma Islamic State sullo sfondo di alcuni luoghi-simbolo italiani, a Roma e Milano: «Siamo nelle vostre strade. Siamo ovunque. Stiamo localizzando gli obiettivi, in attesa dell’ora X». Questi alcuni dei messaggi, scritti a penna in italiano, arabo e francese, su dei foglietti tenuti in mano e, sullo sfondo, alcuni luoghi simbolo come il Colosseo, il Duomo o la stazione di Milano. Immortalati anche mezzi della Polizia di Stato e della Polizia locale, fermate della metropolitana, tratti autostradali e bandiere dell’Expo.

fonte Ministero dell’Interno

Al Qaida, 10 arresti in Italia: kamikaze pronti a colpire in Vaticano

Sono dieci le persone arrestate tra ieri e oggi nell’ambito della maxi operazione della Polizia contro il terrorismo a fronte di 18 ordinanze di custodia cautelare firmate. Le accuse, a vario titolo, sono di strage, associazione a delinquere con finalità di terrorismo e di immigrazione clandestina con soggiorno e permanenza sul territorio nazionale di cittadini pakistani e afghani.

In carcere è finito Sultan Wali Khan, 39 anni, considerato il capo della comunità pakistana a Olbia, promotore della moschea, titolare di un bazar in città. È considerato dagli investigatori uno dei vertici della cellula terroristica ramificata in Sardegna. Avrebbe recuperato i fondi per i gruppi terroristici, grazie a collette tra le comunità islamiche del nord dell’Isola, ufficialmente destinate a scopi umanitari. Un ruolo analogo ma più specifico in chiave di ideologo e indottrinatore, veniva svolto, sempre secondo gli inquirenti, dall’Imam di Bergamo, Hafiz Muahammad Zulkifal, 43 anni, anche lui arrestato oggi.

I due avevano costanti collegamenti per trasferire le somme di denaro a tutti gli affiliati. Gli altri finiti in manette sono Imitias Khan, 40 anni, Niaz Mir, di 41, e Siddique Muhammad, di 37, tutti pakistani rintracciati a Olbia; Yahya Khan Ridi, afghano, 37enne, arrestato a Foggia; Haq Zaher Ui, 52 anni, catturato a Sora (Frosinone); Zuabair Shah, di 37, e Sher Ghani, di 57, pakistani bloccati a Civitanova Marche (Macerata). Gli altri nove sono attualmente ricercati, tre sarebbero ancora in Italia i restanti, invece, avrebbero già lasciato il territorio nazionale.

La Polizia di Stato di Macerata ha arrestato nel pomeriggio il decimo componente dell’organizzazione terroristica islamista: l’uomo, un 46enne pakistano, è stato fermato all’interno di uno stabile di Porto Recanati, dove da tempo vivono numerose persone di diversa etnia. Si tratta del terzo arresto di un pachistano eseguito oggi nelle Marche nell’ambito dell’inchiesta sarda.

Dalle conversazioni intercettate tra i componenti della cellula di Al Qaida che ha operato in Sardegna è emersa la presenza in Italia di un kamikaze e l’ipotesi che si progettasse un attentato in Vaticano. Secondo quanto reso noto dal procuratore Mauro Mura, l’ipotesi di progetto di attentato in Vaticano risalirebbe al marzo del 2010, durante la permanenza in Italia del kamikaze pakistano.

«Da quel poco che si dice sembra una ipotesi del 2010 senza seguito. Quindi la cosa non è oggi rilevante e non è motivo di particolari preoccupazioni». È quanto dice il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, sulle ipotesi di progetto di attentato in Vaticano (che quest’anno celebrerà il giubileo) riferite dalla procura di Cagliari, minimizzando le dichiarazioni della procura. Una dichiarazione a cui si è aggiunta quella del segretario di Stato vaticano, Parolin: «Siamo tutti esposti e abbiamo tutti paura ma il Papa è molto tranquillo in questo, basta vedere come incontra le persone con grande lucidità e serenità». «Il timore più grande – ha aggiunto Parolin – è quello che possano essere coinvolte persone innocenti in attentati. Non mi sembra però di percepire in Vaticano una preoccupazione esagerata, certo bisogna stare attenti».

La base operativa del network terroristico si trovava in Sardegna. L’indagine, diretta dalla Procura Distrettuale di Cagliari e coordinata dal Servizio Centrale Antiterrorismo (S.C.A.) della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, sta coinvolgendo le Digos di sette province italiane. Dall’indagine della Digos di Sassari, che ha permesso di sgominare il network fondamentalista, sono emerse intercettazioni dalle quali risulta che due membri dell’organizzazione hanno fatto parte della rete di fiancheggiatori che in Pakistan proteggevano lo sceicco Osama Bin Laden.

In particolare, la polizia sta eseguendo 18 ordinanze di custodia cautelare nei confronti appunto di appartenenti ad un’organizzazione dedita ad attività criminali transazionali, che si ispirava ad Al Qaeda e alle altre formazioni di matrice radicale sposando la lotta armata contro l’Occidente e il progetto di insurrezione contro l’attuale governo in Pakistan.

La strategia degli atti terroristici compiuti era quella di intimidire la popolazione locale e di costringere il governo pakistano a rinunciare al contrasto alle milizie talebane e al sostegno delle forze militari americane in Afghanistan. Gli investigatori hanno riscontrato che alcuni degli indagati sono responsabili di numerosi e sanguinari atti di terrorismo e sabotaggio in Pakistan compresa la strage nel mercato cittadino Meena Bazar in Peshawar il 28/10/2009, dove un’esplosione uccise più di cento persone.

L’attività investigativa della Polizia di Stato ha permesso di riscontrare come l’organizzazione provvedeva ad alimentare la rete criminale destinando una parte del proprio impegno al fenomeno dell’introduzione illegale sul territorio nazionale di cittadini pakistani o afghani che in taluni casi venivano anche destinati verso alcuni paesi del nord Europa.

Per eludere la normativa che disciplina l’ingresso o la permanenza sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari, gli indagati utilizzavano sistemi semplici e collaudati. In alcuni casi facevano ricorso a contratti di lavoro con imprenditori compiacenti in modo da poter ottenere i visti di ingresso. In altri casi percorrevano la via dell’asilo politico facendo passare gli interessati, attraverso documenti falsi e attestazioni fraudolente, per vittime di persecuzioni etniche o religiose.

L’organizzazione forniva supporto logistico e finanziario ai clandestini, assicurando loro: patrocinio verso i competenti uffici immigrazione, istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico, apparecchi telefonici e sim, contatti personali. L’attività investigativa della Polizia di Stato ha permesso di riscontrare che l’organizzazione criminale aveva a disposizione armi in abbondanza e numerosi fedeli che erano disposti a compiere atti di terrorismo in Pakistan ed Afghanistan, per poi rientrare in Italia.

fonte Il Messaggero

Decreto antiterrorismo, la polizia potrà accedere ai pc degli italiani

È una delle novità approvate in Commissione al decreto. Il pm potrà conservare i dati di traffico fino a 24 mesi. Obbligo per i provider di oscurare contenuti legati al terrorismo

La polizia potrà utilizzare programmi per acquisire «da remoto» le comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico e viene anche autorizzata l’intercettazione preventiva sulle reti informatiche: è questa una delle novità principali approvate in Commissione al decreto antiterrorismo.

Obbligatorio cancellare da internet contenuti illeciti

Il pubblico ministero potrà conservare i dati di traffico fino a 24 mesi. I provider su Internet saranno obbligati a oscurare i contenuti illeciti legati ai reati di terrorismo, pubblicati dagli utenti. L’uso del Web e di strumenti informatici per perpetrare reati di terrorismo (arruolamento di foreign fighters, propaganda, ecc.) diventa un’aggravante che comporta l’obbligo di arresto in flagranza.

Rinviato l’esame del provvedimento

Slitta a giovedì mattina l’esame del decreto antiterrorismo in Aula a Montecitorio. La sospensione di due ore e mezzo accordata nel pomeriggio di mercoledì in attesa di un parere della Bilancio non è servita a sbloccare la situazione: alla ripresa dei lavori, alle 18.30, il presidente della Bilancio della Camera, Francesco Boccia ha informato l’assemblea che manca ancora il parere governo perché la commissione possa dare il suo via libera al decreto: i dubbi riguardano le coperture di alcuni emendamenti. I gruppi, quindi, hanno chiesto di rinviare di 24 ore l’esame. La presidente di turno, Marina Sereni, ha così aggiornato la seduta alle 9 di giovedì.

Il rischio «invasione del domicilio informatico»

Intanto però in rete è scoppiata la polemica sulle nuove norme. Nel mirino il comma 1 dell’articolo 266 bis del decreto, che consente «l’intercettazione del flusso di comunicazioni anche attraverso l’impiego di strumenti o programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico». Secondo Stefano Quintarelli (deputato di Scelta civica e uno dei «padri» di Internet in Italia), con questo emendamento l’Italia diventa il primo Paese europeo che rende legale la «remote computer searches»: «Il fatto grave è che non lo fa in relazione a specifici reati di matrice terroristica ma per tutti i reati commessi mediante l’impiego di tecnologie informatiche o telematiche». Il rischio? Che sia «consentito violare da remoto in modo occulto il domicilio informatico dei cittadini», ma al di fuori «delle regole e dei limiti dettati per ognuna di esse dal Codice di procedura penale», consentendo quindi ai «captatori informatici» di compiere «una delle operazioni più invasive che lo Stato possa fare nei confronti dei cittadini».

I dubbi del Garante

A destare invece i dubbi del garante della privacy, Antonello Soro, espressi martedì prima della loro approvazione da parte delle Commissioni, sono le norme che autorizzano la polizia a effettuare le intercettazioni preventive dei sospettati sulle reti informatiche, utilizzando programmi per acquisire «da remoto» le comunicazioni su social, come «whatssup» o altre piattaforme. L’altra misura oggetto delle perplessità di Soro è quella che porta a 2 anni il termine di conservazione dei dati di traffico telematico e delle chiamate senza risposta (oggi rispettivamente di un anno e di un mese).

 

fonte Il Corriere della Sera

Terrorismo: la minaccia per il Vaticano esiste

fonte Polizia di Stato

“La minaccia esiste. Questo è ciò che emerge dai colloqui che ho con i colleghi italiani e stranieri. Ma una cosa è l’esistenza di una minaccia, altra cosa la pianificazione di un attacco. Al momento posso dire che non siamo a conoscenza di piani di attacco al Vaticano o al Santo Padre”. È quanto rivela Domenico Giani, comandante della Gendarmeria Vaticana, in un’intervista che apparirà sul numero di marzo di Poliziamoderna, e il cui testo integrale è disponibile sul sito della rivista www.poliziamoderna.it.

“Il livello di attenzione”, spiega Giani, “è costantemente alto, sempre adeguato alle circostanze. Non esistono solo le minacce dell’Isis, ma anche i rischi di azioni solitarie, che sono più pericolose perché imprevedibili. Penso a fanatici, a disturbati mentali, a mitomani, oppure semplicemente a individui che potrebbero decidere di agire in Vaticano per la rilevanza mediatica che se ne può ricavare”.

Quanto all’atteggiamento di Papa Francesco dinanzi a questa situazione di pericolo, il capo dei gendarmi vaticani afferma: “Il Santo Padre è ben consapevole della minaccia che grava sulla sua persona, ma la sua unica preoccupazione è per i fedeli. Il Santo Padre non intende abbandonare lo stile del suo pontificato, fondato sulla prossimità. Cioè sull’incontro diretto con il maggior numero possibile di persone. Anche da Pontefice, è rimasto il sacerdote che non vuole perdere il contatto con il suo gregge. Siamo dunque noi incaricati della Sua sicurezza che dobbiamo adeguarci a Lui, e non viceversa. Dobbiamo fare di tutto perché Egli possa continuare a svolgere il suo ministero come vuole, e crede”.

Giani rivela che l’apparato di sicurezza vaticano si sta avvalendo anche della collaborazione di servizi di Paesi islamici. “Da numerosi Paesi islamici non mi arrivano solo preziose informazioni, ma anche attestati di stima e ammirazione per il Santo Padre. Posso dire che oggi il Santo Padre è visto e rispettato dall’Islam come la più influente autorità morale al mondo. E questo sia da parte di autorità religiose che civili”.

Terrorismo, il capo della polizia: «Italia a rischio accentuato, attenzione massima ai foreign fighters»

C’è un «fattore di rischio molto più accentuato» per l’Italia. Lo ha detto il capo della Polizia Alessandro Pansa in audizione alla Camera sottolineando che il nostro paese «è più esposto rispetto al passato» al terrorismo internazionale. I teatri di guerra, ha sottolineato Pansa, sono più vicini a noi e c’è una forte «complessità dello scenario degli attori coinvolti».

Il capitolo foreign fighters
L’attenzione è focalizzata sui foreign fighters: 60 in Italia, «più di 3 mila che provengono dall’Unione Europea. In Italia ne contiamo circa 60, 5 di origini italiane, 2 con doppia nazionalità». Un fenomeno che non va sottovalutato secondo Pansa, e per il quale andrebbero applicate le misure di prevenzioni già previste per i mafiosi.

Una norma del decreto antiterrorismo che consenta tale applicazione «è necessaria e indispensabile» per consentire una adeguata attività di prevenzione nei confronti del terrorismo internazionale.

«Ci sono soggetti che aderiscono alle organizzazioni terroristiche motu proprio e si addestrano motu proprio – ha spiegato Pansa – quando i loro comportamenti non sono ancora da sanzione penale è necessario e indispensabile che vengano adottate nei loro confronti delle misure personali, per controllarli al meglio».

I migranti
«Immigrazione non è sinonimo di terrorismo secondo Pansa – sui barconi non risultano terroristi ma è una eventualità non si può escludere a priori».

fonte Il Messaggero

Terrorismo, il prefetto: “Polizia schierata in centro e carabinieri in periferia”

di La Repubblica

Pecoraro al consiglio straordinario in Campidoglio: “L’attenzione deve restare alta”. Marino: “Serve un controllo più capillare del territorio”

“Non ci sono elementi specifici che riguardano il nostro Paese e la città. Roma come Parigi deve continuare a vivere. Tuttavia l’attenzione deve rimanere alta perché dall’11 settembre 2001 le cose sono cambiate” a dirlo, durante il consiglio straodinario, in Campidoglio, sull’allerta terrorismo è il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. Intervendo in Aula il prefetto ha ricordato che sul tema sono state diverse le direttive emanate dal ministero degli Interni. “Uno sforzo enorme è stato fatto e si sta facendo per fare in modo che tutti gli obiettivi sensibili o siano vigilati o siano raggiungibili in non più di 5 minuti – ha detto il prefetto – Qualcuno mi ha telefonato chiedendo che tutte le scuole di Roma siano controllate, non è possibile, ma abbiamo dato indicazioni in modo tale da poterle rendere più sicure”.

Su una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio Pecoraro ha chiarito: “Abbiamo chiesto temporaneamente 500 uomini per vigilare sui presidi più importanti, prima arrivano meglio è”. In ogni caso, “per migliorare a Roma la situazione bisogna revisionare i presidi, che ora si sovrappongono – ha sostenuto – i carabinieri in periferia, la polizia al centro. Sono entrambi d’accordo e bisogna lavorare per questo. Al momento la situazione è di un centro storico affollato di polizia e carabinieri e di una periferia scoperta”.

“Tutti noi chiediamo maggiore sicurezza, indagini efficaci, capillare controllo del territorio, più risorse, uomini e mezzi – è intervenuto il sindaco Ignazio Marino, che ieri era tornato a sollecitare su questo punto – l’ho ricordato anche recentemente in una lettera inviata al ministro dell’Interno, per prevenire possibili minacce alla nostra incolumità. Il nostro compito è quello di governare la città nel nome dei valori dell’uguaglianza, dei diritti e della tolleranza reciproca”.

Marino, che la scorsa settimana è stato a Parigi e ha reso omaggio alle vittime di Charlie Hebdo, ha parlato dell’esigenza di una “risposta politica”. E come punto di partenza cita lo scrittore Salman Rushdie, da molti anni condannato a morte dagli estremisti islamici: “Come si fa a sconfiggere il terrorismo? Non facendosi terrorizzare”, ha detto il sindaco.

Valeria Baglio (Pd), presidente dell’Assemblea, spiega che “come istituzione, abbiamo il dovere di informare e rassicurare, per quanto possibile, i nostri concittadini. E’ a loro che dobbiamo pensare in questo momento, a chi ha il diritto alla sicurezza”.

Terrorismo, condannato Abu Omar Sei anni per l’ex imam milanese

abu omarda TGCOM24

L’ex imam della moschea milanese di viale Jenner, Abu Omar, è stato condannato dal gup di Milano Stefania Donadeo a sei anni di reclusione con l’accusa di associazione per delinquere con finalità di terrorismo internazionale. La sentenza di condanna arriva a quasi 11 anni di distanza dal rapimento dell’ex imam ad opera della Cia.

Abu Omar ha sempre respinto l’accusa di terrorismo internazionale e ha sempre detto di essersi “limitato ad aderire ad un percorso politico-ideologico per professare il proprio credo e la propria fede”. Lo ha spiegato il suo legale, l’avvocato Carmelo Scambia, parlando con i cronisti dopo la sentenza.

L’avvocato Scambia ha chiarito che il suo assistito si trova ad Alessandria d’Egitto, in teoria libero “ma ha tanti occhi che lo seguono e deve dimorare nel paesino in cui è senza poter andarsene”. “Davo per scontato l’esito di questo processo – ha spiegato il legale – c’era da stabilire solo la quantificazione della pena che in linea teorica poteva arrivare anche a 10 anni.Ora vedremo le motivazioni e vedremo anche se ci saranno riferimenti al rapimento che ha subito”. L’avvocato ha chiarito inoltre che Abu Omar “aspettava tranquillo di capire cosa sarebbe successo in questo processo, ma lui ha sempre respinto le accuse”. Le motivazioni della sentenza arriveranno tra quaranta giorni.