La Squadra mobile di Bologna ha arrestato cinque individui,(tra la Spagna e l’Italia grazie all’intervento delle Squadre mobili di Rimini, Treviso e Verona e l’Udyco di Madrid). quattro di origine albanese e uno di origine tunisina, tra i 30 e i 50 anni con
l’accusa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. L’indagine condotta dalla Squadra mobile di Bologna in collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia sempre di Bologna, ha ricostruito le azioni del gruppo criminoso, portando all’emissione di provvedimenti cautelari in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravato dalla disponibilità di armi. Le persone arrestate (fonte questura) sono accusati di aver importato stupefacenti dall’Olanda. Solamente nell’arco di tempo che va tra aprile e novembre del 2020, l’associazione malavitosa avrebbe importato circa 41,5 kg di cocaina nel nostro paese, e più di 300 kg di hashish e marjiuana. Parliamo di merce che se immessa nel mercato illecito avrebbe fruttato 5 milioni di euro. L’inchiesta è stata particolarmente
difficile. Lo ha dichiarato con la stampa anche il vice-questore e vice-dirigente della Squadra mobile Natalia Riga. Gli indagati utilizzavano comunicazioni cifrate e ‘criptofonini’. Sono dei cellulari molto simili a quelli comunemente utilizzati dagli utenti ma che schermano e proteggono le comunicazioni in modo da renderle più sicure. Pensiamo ad esempio alle intercettazioni che nel caso di criptofonini sono molto più complesse. Come tutte le cose sono stati creati per scopi legali ma vengono utilizzati anche dai criminali per le loro attività illecite. Dopo l’anno 2021 e forze di polizia del Belgio, dell’Olanda e della Francia sono riuscite a saltare i sistemi di protezione dei cripofonini e hanno iniziato a leggere le conversazioni tra i malavitosi. L’insieme delle informazioni estrapolate dalle forze dell’ordine hanno permesso di portare alla luce collegamenti tra diversi soggetti, i loro dati sensibili, come residenza, auto, rapporti familiari e infine hanno permesso di seguire il traffico di droga dal fornitore al consumatore finale. Il presunto boss è risultato essere un quarantenne albanese che prendeva quasi tutte le decisioni più importanti. Dopo essere stato arrestato a Barcellona, tutto il suo potere è passato nelle mani del nipote che ha iniziato a comandare l’associazione malavitosa. A far scalpore è stato un uomo di 90 anni, anche lui indagato, che veniva utilizzato come una sorta di “uomo insospettabile” per trasportare le sostanze stupefacenti.
Direttore Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato




