Poliziotto spara a figlio: morto il bimbo

POLIZIOTTO SPARA A FIGLIO SETTE ANNI E SI SUICIDAda Ansa.it

E’ morto il bambino ferito dal padre poliziotto (che poi si è ucciso) e operato ieri all’Ospedale Civico. Stamane i medici ne avevano dichiarato la morte cerebrale.

L’uomo viveva con il figlio, la moglie e una figlia di 14 anni. Era in servizio alla Squadra mobile di Palermo nella sezione Antirapine.

Si è alzato all’alba di un giorno che doveva essere di festa, è andato nella stanza del figlio di 7 anni e gli ha sparato alla testa mentre era ancora addormentato nel suo lettino. Poi si è puntato l’arma di ordinanza alla tempia e ha fatto fuoco morendo sul colpo. A trovare l’uomo, steso a terra accanto al figlioletto, nella sua casa di Misilmeri, è stata la moglie che dalla camera ha sentito due spari.

Quando la moglie dell’agente l’ha visto alzarsi di buon ora ha solo pensato che si stesse preparando per il viaggio a Milano che la famiglia avrebbe dovuto fare: marito, moglie, il bambino e la seconda figlia – una ragazzina di 14 anni – sarebbero dovuti partire per festeggiare la comunione di un familiare.

I medici avevano ricoverato subito in Rianimazione il bimbo: poi l’intervento in neurochirurgia per estrarre dal cranio i frammenti ossei.

Perché il poliziotto, che i colleghi descrivono come un uomo sereno ed equilibrato, ha sparato al bambino che – raccontano tutti – adorava? Gli inquirenti hanno accertato che l’agente era preoccupato per i problemi economici che da tempo lo assillavano: 10 anni fa era stato costretto a vendere la casa e a trasferirsi dai genitori, che vivevano nella stessa palazzina, al piano di sopra, ma ancora non aveva risolto tutte le questioni finanziarie e sarebbe stato costretto a chiedere denaro in prestito per saldare dei debiti. La moglie era venuta a conoscenza da poco delle preoccupazioni del marito, ma, secondo quanto ha raccontato alla polizia, non aveva capito quanto l’uomo fosse depresso. Ma perché sparare al bambino? “Lo amava immensamente – racconta un collega – Forse avrà scelto in un attimo di follia di portarlo con sé all’altro mondo”.

Sei secondi per salvarsi la vita dalla furia omicida di Mada KADOBO. Le foto esclusive de Il Giorno

fotoda TGCOM24

Sei secondi e prontezza di riflessi: tanto è bastato ad Antonio Morisco per salvarsi dalla furia omicida di Mada Kabobo, il killer col piccone che ha seminato il terrore nel quartiere Niguarda di Milano. E’ l’alba di sabato. Sono le 5.56 e l’uomo, imbianchino di 53 anni, esce di casa per portare a spasso il cane: una routine che a breve sarà spezzata. Alle 5.59 le telecamere installate all’inizio di via Grivola mostrano l’arrivo di Kabobo. Le immagini sono un’esclusiva de Il Giorno.

Le 6.00 e 57 secondi: il killer vede Morsico e decide che sarà la sua prossima vittima. Il ghanese infatti ha già colpito una prima volta in via Passerini. Sotto le picconate è finito Antonio Niro, che rimane solo tramortito e riesce a trascinarsi a casa. L’orologio della telecamera segna le 6.01 e 3 secondi: Kabobo prova a colpire, ma l’imbianchino con la coda dell’occhio si accorge del piccone e scappa nel portone di casa. Sei secondi: è salvo.

L’assassino è irato: ha fallito, ma non si arrende. Colpisce il portone, tutto inutile. Quindi poggia l’arma su un’auto e impreca. Riprende il piccone in mano e se ne va: si dirigerà verso le altre vittime. Alle 6.15 incontrerà Ermanno Masini in via Adriatico. Alle 6.25 sarà la volta di Alessandro Carolè in piazza Belloveso. Alle 6.30 toccherà a Daniele Carella, in via Monte Rotondo. Moriranno tutti e tre.

GUARDA LA FOTOSEQUENZA

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/fotogallery/1020805/kabobo-sei-secondi-per-salvarsi-dal-killer-col-piccone.shtml

 

No Tav, minacce a operai del cantiere

tavda TGcom 24

Gli operai che lavorano al cantiere Tav di Chiomonte hanno compiuto una “scelta egoista” che li “mette fuori dalla comunità” e “li condanna a una difficile convivenza con il territorio”. Questo post, comparso su uno dei blog di riferimento dei No Tav, è all’esame della Digos nel quadro degli accertamenti sui fatti della Val di Susa.

Gli investigatori ritengono il post significativo visti i nuovi obiettivi della frangia oltranzista del movimento No Tav e l’escalation delle delle ultime ore pare confermare i timori. Il messaggio è stato portato anche all’attenzione dei magistrati della procura di Torino.Dopo l’assalto con molotov e razzi bengala di due notti fa, al cantiere di Chiomonte, intanto, sono proseguiti in modo regolare i lavori e non si sono registrati altri episodi di violenza.

Questa mattina a Bussolone, dove era previsto un incontro poi annullato con i tecnici di Ltf, che avrebbero dovuto illustrare ai residenti il progetto della Tav, una decina di attivisti No Tav hanno dato vita a un presidio pacifico.

Procura ipotizza il tentato omicidio – Il tentato omicidio è una delle ipotesi di reato che la Procura di Torino sta valutando per l’attacco al cantiere. Il fascicolo è aperto contro ignoti. I pubblici ministeri procedono anche per danneggiamento, porto di materiale esplodente e altri reati.

Sindaco di Chiomonte a Tgcom24: “Preoccupato” – “Sta cambiando la strategia. Stanno avanzando frange estremiste politicizzate e siamo preoccupatissimi”. Lo ha detto a Tgcom24 Renzo Pinard, il sindaco di Chiomonte, in Val Susa. Il primo cittadino, più volte oggetto di minacce e di atti vandalici per le sue posizioni a favore della Torino-Lione, ha affermato: “Pensare che l’opera possa diventare pretesto per scontri politici e per giustificare campagne elettorale mi trova in disaccordo”.

CONCORDIA: Schettino non chiede il rito abbreviato

schettinodi Grazia De Marco

Non ha alcuna intenzione di chiedere il rito abbreviato. Dopo il rigetto della richiesta di patteggiamento, la difesa di Francesco Schettino ha deciso di affrontare il pieno processo.

Lo dichiara l’avvocato Pepe, legale del comandante della nave da crociera Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio 2012 al largo dell’Isola del Giglio. L’avvocato ritiene che ci siano ancora molti aspetta da chiarire durante il processo e per questo chiederà anche delle integrazioni probatorie per arrivare alla verità.

Il legale ritiene esagerata la richiesta del PM ed afferma: «Una pena di 20 anni per Francesco Schettino? Siamo stupiti e sconcertati per queste affermazioni quando a farle è la stessa procura che nei patteggiamenti accordati agli altri imputati prevede pene massime poco sopra i due anni, considerato inoltre che per Schettino e gli altri imputati la stessa procura ha formulato quasi gli stessi capi di imputazione, ci sono poche differenze. Per una condanna a venti anni a Schettino la Procura dovrebbe cambiare i capi di imputazione».

Ruba per fame, l’arrestano e poi i Carabinieri fanno la colletta

rubada Ansa.it

Presa dalla disperazione di non avere denaro per mangiare, si è armata di un piccone e ha spaccato il distributore automatico di bevande all’interno del Centro di igiene mentale di Sant’Egidio alla Vibrata (Teramo), e ha racimolato 80 euro: ai carabinieri che l’hanno bloccata all’esterno della struttura, G.P., incensurata, invalida e disoccupata di 52 anni, ha ammesso di averlo fatto per fame.

Non ha potuto evitare le manette per furto aggravato, ma i carabinieri hanno fatto un colletta in caserma per procurarle del denaro e farla mangiare. I militari hanno sorpreso la donna mentre usciva dai locali della struttura sanitaria, che aveva forzato l’ingresso poco prima e sfasciato la macchinetta del caffé.

Di fronte alla disarmante ammissione della donna, i militari hanno raccolto denaro per aiutarla. E’ stata comunque arrestata e tenuta in cella di sicurezza in attesa del processo per direttissima.

Gioielliere reagisce a rapinatore e lo uccide

arzanoda Ansa.it

Un gioielliere ha reagito a un tentativo di rapina e ha ucciso il rapinatore sparando con la propria arma regolarmente detenuta. E’ accaduto ad Arzano, nel Napoletano, in via Napoli 108. Sul fatto indagano i carabinieri della locale tenenza.

Il rapinatore era appena entrato nella gioielleria e aveva intimato al titolare di consegnare l’incasso di giornata. Quest’ultimo, vista la minaccia, ha reagito estraendo la sua pistola e facendo fuoco contro il bandito che è morto poco dopo. Un tentativo di rapina avvenuto a Maddaloni, nel Casertano, soltanto un paio di settimane fa, si concluse con la morte di un carabiniere e, a distanza di una decina di giorni, di uno dei rapinatori.

Si chiamava Pasquale Perrotta, 30 anni, originario di Nola, il rapinatore ucciso. L’uomo, qualche piccolo precedente per droga, si è introdotto intorno alle 19.30 nella gioielleria ‘Il gioiello’ gestita da un 45 enne originario di Casoria (Napoli) e provvisto di regolare porto d’armi. Il rapinatore aveva con sé un’arma giocattolo, priva del tappo rosso, che ha puntato al volto del gioielliere: quest’ ultimo, provvisto di regolare porto d’armi, alla vista dell’arma ha estratto dal bancone la sua pistola e ha sparato un solo proiettile che ha raggiunto il malvivente al cuore causandone la morte dopo pochi minuti. Sembra che Perrotta non avesse complici ad attenderlo fuori dalla gioielleria e che abbia agito da solo.

Claudio Faraldi, un altro italiano muore in carcere in Francia. Nello stesso istituto morì in circostanze non chiarite Daniele Franceschi

franceseda L’Huffington Post

Attacco di cuore: sarebbe questa la causa della morte di un italiano detenuto nel carcere di Grasse, in Costa Azzurra, lo stesso nel quale morì tre anni fa, in circostanze anche allora non del tutto chiare, un altro italiano, Daniele Franceschi, viareggino di 36 anni. E anche oggi, proprio come allora, i familiari non credono a quella che sarebbe la versione ufficiale.

“Attacco di cuore? Era giovane e sano. E mi domando se, in caso di malore, sia stato assistito a dovere”, dice Giancarlo, padre di Claudio Faraldi, il ventinovenne di Ventimiglia morto mercoledì scorso, “anche se – aggiunge il padre Giancarlo – siamo stati avvertiti solo ieri”.

Le autorità diplomatiche italiane hanno chiesto di essere tempestivamente informate sull’esito dell’esame autoptico e sull’evoluzione delle indagini che le autorità francesi hanno disposto con l’apertura di un’inchiesta. Claudio Faraldi stava scontando cinque anni per una rapina compiuta nel 2011 in in Costa Azzurra e si trovava nel carcere francese da sei mesi.

Un passato di tossicodipendenza, nel 2010 era entrato nella comunità di San Patrignano da dove però fuggì dopo pochi mesi. “Voglio assolutamente vedere mio figlio prima dell’autopsia che verrà compiuta il 16 maggio”, dice il padre di Claudio, che alcuni anni fa aveva perso la figlia Stephanie.

Alla famiglia Faraldi arriva il sostegno di Cira Antignano, la madre di Daniele Franceschi, morto nello stesso carcere: anche allora le autorità francesi attribuirono il decesso a un malore, ma la madre ritiene che sia stato picchiato. I Faraldo “devono battagliare come ho fatto io fino ad oggi e si devono imporre per vedere il figlio prima che facciano l’autopsia non come è avvenuto per Daniele – dice Cira Antignano -: quando avevano fatto tutto me lo hanno mostrato avvolto in un telo senza che potesse essere fatta chiarezza fino ad oggi della sua morte”.

“Anche per Claudio, come per Daniele, attribuiscono la morte a problemi cardiaci, mi sembrano versioni che non stanno in piedi. Sono vicina a questa famiglia, perché comprendo il loro dolore e mi unisco anche a loro e agli altri che vogliono giustizia, perché dobbiamo far sentire forte la nostra voce”, dice la mamma di Daniele Franceschi che a più riprese ha manifestato davanti all’Eliseo perché le autorità francesi facessero luce.

Nel marzo scorso la Corte di appello di Aix en Provence ha disposto nuovi accertamenti sulla morte di Franceschi, dopo che la procura di Grasse a febbraio aveva chiesto il prolungamento delle indagini: ad avviso dei magistrati, non è da escludere l’ipotesi di responsabilità da parte dei vertici dell’ospedale civile di Grasse per non aver ravvisato la necessità di un ricovero per il giovane.

Tra gli indagati figurano un medico e due infermieri del carcere francese. Il consolato d’Italia a Nizza ha confermato all’ANSA il decesso di Faraldi, ma sulle circostanze della morte “non sappiamo nulla. La Procura di Grasse ha aperto un’inchiesta e le indagini sono in corso”, ha detto un responsabile del consolato. Niente di deciso anche sul rimpatrio della salma in Italia: la madre del ragazzo è francese e potrebbe anche decidere di tenerla in Costa Azzurra.

Auguri a tutte le MAMME

auguri mammada Umberto Buzzoni

La redazione del “MENSILEPOLIZIADISTASTO” vuole dare il giusto spazio alla giornata di oggi, quella in cui, come ogni anno, viene festeggiata la tradizionale FESTA DELLA MAMMA.

E vogliamo concedere questo spazio per ricordare il ruolo fondamentale che la mamma ha oggi nella società.

Sempre più spesso le mamme sono anche grandi lavoratrici o rappresentanti delle istituzioni. Ruoli che vengono affiancati con spirito di sacrificio e dedizione alla cura della casa e all’educazione dei propri figli.

In un periodo in cui i ragazzi sono soggetti a rischi sempre maggiori nella società, la presenza educatrice delle mamme diventa fondamentale per la tenuta del sistema.

Grazie a tutte le mamme da Umberto Buzzoni e la nostra redazione.

Milano, aggredisce cinque persone a colpi di piccone: un morto e quattro feriti gravi

milanoda TGCOM 24

E’ morto uno dei cinque uomini aggrediti questa mattina a colpi di piccone a Milano. La vittima si chiama Alessandro Carolè. Gli altri quattro sono feriti. Secondo quanto emerso, si tratta del gesto di un folle, un uomo di origini ghanesi, Mada K., già fermato dai carabinieri: le aggressioni e i ferimenti sarebbero avvenuti infatti casualmente, per strada, senza alcuna motivazione apparente.

E’ accaduto poco dopo le 6.30 del mattino in un quartiere periferico di Milano quando l’uomo ha cominciato a colpire i passant trovati in strada a quell’ora.Il giovane ghanese fermato ha precedenti penali e non risulta in regola con i documenti. Era stato foto-segnalato nel 2011, in Puglia, e intimato all’espulsione. Secondo indiscrezioni, successivamente sarebbe stato identificato durante un normale controllo circa un mese fa a Milano.L’uomo deceduto, alla clinica della Città Studi dove era stato trasportato, era apparso subito in condizioni disperate. Si tratta di un 40enne, colpito da una picconata alla testa in piazza Belloveso. Tra gli altri quattro feriti ci sono un 64enne colpito al capo e un 21enne, colpito più volte alla schiena, forse mentre cercava di scappare.

Parroco: “Sconcerto tra la gente” – “Le persone che ho sentito dicono che si tratterebbe del gesto di un folle, ma sono commenti del momento, certo sono tutti sconcertati ma di più non saprei dire, ho avuto frammentarie notizie dai miei parrocchiani”: lo ha detto il parroco della chiesa di S. Martino in Niguarda, che si trova in piazza Belloveso, nei pressi del luogo dell’aggressione. “Io stamani – spiega il sacerdote – quando sono sceso dall’abitazione per aprire la chiesa ho sentito le sirene di polizia e carabinieri. Poi alcuni parrocchiani mi hanno detto che c’era stata questa cosa, si sono formati capannelli di persone che commentavano l’accaduto. Certo c’era un po’ di preoccupazione tra i miei parrocchiani ma adesso la situazione è sotto controllo”.

La ricostruzione degli investigatori – Mada “Adam” Kabobo, il ghanese irregolare e senza fissa dimora di 21 anni che stamani, a Milano, ha ferito tre persone (una delle quali poi è deceduta) ha infierito sulle vittime con folle ferocia. Il particolare è emerso dalle testimonianze raccolte dai carabinieri intervenuti sul posto, che lo hanno immobilizzato e fermato. L’uomo, irregolare e con precedenti, che era in evidente stato di alterazione, ha agito in modo seriale, ferendo gravemente i tre passanti in tre strade limitrofe in appena 10 minuti. Su almeno due delle tre ha agito colpendo con ferocia, anche dopo che le sue vittime erano riverse a terra. In particolare, nel caso dell’uomo ferito in piazza Belloveso (poi deceduto in ospedale) ha infierito con quattro colpi alla testa, che hanno causato la rottura della teca cranica, e un colpo all’addome. Il ferito più giovane, aggredito in via Monte Rotondo, è stato colpito tra spalle, collo e testa. Anch’egli versa in condizioni gravissime. Prima di allontanarsi l’omicida ha portato via cellulari e portafogli, ma secondo gli investigatori è poco probabile che una tale violenza si possa inquadrare con un movente legato alla semplice rapina.

Feriti ricoverati al Niguarda – E’ in camera operatoria sottoposto a un intervento neurochirurgico per gravi lesioni vascolari-cerebrali, uno dei feriti nell’aggressione di questa mattina a Milano. Lo rende noto Niguarda, precisando che nello stesso ospedale è ricoverato un altro paziente con diagnosi di trauma cranico e facciale con fratture in prognosi riservata. Un terzo paziente è stato dimesso dopo essere stato visitato per trauma minore a un arto superiore.

MORTO GIULIO ANDREOTTI: La sua vita ha cambiato la storia dell’Italia

giulio-andreotti-morto-libri_h_partbdi Grazia De Marco

Giulio Andreotti, uno degli uomini più importanti della Democrazia Cristiana, è venuto a mancare il 6 Maggio scorso, alle ore 12.25, nella sua abitazione romana di Corso Vittorio Emanuele 326. Negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano molto aggravate, tanto da non permettergli di partecipare, né alla votazione del Presidente della Repubblica, conclusasi con la rielezione di Giorgio Napolitano, né alla votazione del Governo presieduto da Enrico Letta.

L’ex Senatore a vita ha cominciato ad avere problemi di salute già nel Maggio dell’anno scorso ma, grazie alle cure dei medici del Policlinico Gemelli di Roma, era riuscito a superare la crisi respiratoria che lo aveva colpito e dalla quale, tuttavia, non si era mai completamente ripreso.

Il comunicato della morte di Giulio Andreotti ha fatto immediatamente il giro del mondo: dalla Gran Bretagna alla Spagna la notizia è comparsa tra le “ultimissime” dei media internazionali e tra le “urgentissime” di quotidiani come El Mundo e El Pays, mentre la tv francese lo  ha definito una “figura emblematica della Democrazia Cristiana”.

Nato a Roma il 14 Gennaio 1919, Andreotti cominciò a dedicarsi alla politica già da giovanissimo, nelle fila della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) ed occupando negli anni tutte le più importanti cariche di Governo. Otto volte Ministro Della Difesa, cinque volte Ministro Degli Esteri, tre volte Ministro delle Partecipazioni Statali, due volte Ministro Delle Finanze, Ministro del Bilancio, Ministro del Tesoro, Ministro dell’Interno, Ministro dei Beni Culturali e Ministro delle Politiche Comunitarie e per ben sette volte Presidente del Consiglio, peraltro guidando, sia il Governo di “solidarietà nazionale”, durante il rapimento di Aldo Moro, sia quello della “non- sfiducia”, con la prima donna Ministro Tina Anselmi.

Ma  più che un elenco sterile di incarichi, per capire la sua vicenda personale e politica occorre sfogliare i libri di storia, attraverso la fase del boom economico degli anni ’60, gli anni di piombo, la rinascita degli anni ’80 e il crollo della prima Repubblica con Mani Pulite. Giulio Andreotti può essere più semplicemente definito “un pezzo della storia politica italiana”, un uomo di un potere che forse nessun altro ha mai avuto. Probabilmente è proprio per questo che, nel corso della sua carriera, è stato soprannominato con diversi nomignoli, ai quali lui ha sempre risposto con la sua proverbiale ironia: il “Divo”, dopo un articolo del giornalista Mino Pecorelli, lo “zio”, per le accuse che accostavano il suo nome alla mafia e la “volpe”, per la sua astuzia.

Tutti, anche i suoi detrattori più accaniti gli hanno sempre riconosciuto  quello che in politica è considerato il dono più grande, la capacità di sopravvivere agli scandali, ai processi e anche agli amici.