Attenti alle truffe: paga con una banconota da 30 € e gli danno pure il resto

30 euroda Corriere.it

Da pochi giorni è arrivata la nuova banconota da 5 euro: definita super sicura, praticamente impossibile da contraffare. Nel frattempo, però, in Germania è spuntata anche la prima banconota da 30 euro. La “nuova” serie riportava gli stessi disegni del pezzo da 20, solo che il 2 sul biglietto si era trasformato in un 3. Con questo trucchetto un uomo è riuscito a pagare alla cassa di un supermercato nella cittadina di Dülmen (Westfalia), facendosi persino dare il resto (GUARDA LA BANCONOTA).

DA DUE A TRE – In un primo momento, ha spiegato la polizia del distretto di Coesfeld, la cassiera non si sarebbe accorta della banconota falsa. Infatti, a una prima occhiata può risultare difficile notare una sostanziale differenza con l’originale. Forse per la fretta o in un momento di distrazione, la donna ha preso la banconota da 30 euro, l’ha messa nel registratore di cassa e ha dato il resto allo sconosciuto, un uomo di 41 anni che aveva appena acquistato delle sigarette. Ma poi l’insolito comportamento del cliente le ha fatto sorgere dei dubbi e ha esaminato con più attenzione quella banconota con un grosso 30 stampato in cima a destra. Troppo tardi, l’uomo si era già allontanato in bici.

RICOSTRUZIONE – Qualche ora più tardi, il 41enne responsabile della presunta truffa ha telefonato alla stazione locale di polizia, dopo che la notizia era uscita sui media. Ha dichiarato di aver trovato il curioso biglietto da 30 in strada, credendolo una banconota finta lo avrebbe mostrato alla moglie e poi messo nel portafogli. Insomma, avrebbe speso il biglietto «inavvertitamente», scambiandolo per una banconota da 20. Una tesi che al momento trova riscontro anche tra gli inquirenti; la polizia, infatti, non crede che l’uomo abbia voluto spendere intenzionalmente il biglietto falso. «Forse si tratta di uno scherzo di un falsario, magari annoiato dal lavoro sempre uguale», spiegano. I 30 euro falsi sono stati sequestrati.

Sannicandro: famiglia sterminata. Il giallo del movente

famigliada Corriere.it

Sua moglie Maria, 55 anni, la vitalità che lui non aveva mai avuto. Sua figlia Letizia, 20 anni, l’energia che la sindrome di Down non era riuscita a scalfire. Suo figlio Claudio, 24anni e il suo fantasticare su un futuro di nonni e bambini. Michele Piccolo, 55 anni, li ha ammazzati tutti. Prima le due donne, venerdì pomeriggio. Poi il ragazzo, alle nove di sera. E infine lui stesso: ha cacciato la testa sotto il telone della piscina di casa ed è rimasto con la faccia sott’acqua finché il suo cuore ha smesso di battere.

Il sopralluogo dei carabinieri nella villetta (Ansa)Il sopralluogo dei carabinieri nella villetta (Ansa)

È una strana storia, questa di Michele il farmacista. «Dai contorni già definiti» dicono li inquirenti. Perché salvo clamorose sorprese sembra non ci siano dubbi sull’autore della strage: è lui, Michele. Ma la domanda è: perché? Qual è il motivo che gli ha fatto premere il grilletto per tre volte? E perché alla fine non ha usato la stessa arma – che tra l’altro non si trova – contro se stesso?

 

La ricostruzione fatta fin qui dagli investigatoriracconta di un uomo che per qualche ragione, più o meno alle 4 del pomeriggio, uccide la moglie e la figlia, nella bella villa di famiglia alle porte di Sannicandro, Comune da 9.800 abitanti a un quarto d’ora da Bari. Che cosa faccia poi quell’uomo fino alle nove di sera, quando rientra a casa suo figlio Claudio, nessuno lo sa dire. Quel che è certo è che quando Claudio apre la porta non riesce ad accendere le luci perché il padre ha staccato la corrente elettrica (forse per non mostrare al figlio la madre e la sorella morte e perché non potesse scappare e dare l’allarme). Michele spara un colpo solo come aveva fatto per sua moglie e sua figlia. Claudio cade ma non muore subito (è morto ieri pomeriggio in ospedale) e suo padre però non se ne cura. Lo lascia per terra nel sangue, non si sa se consapevole del fatto che fosse ancora vivo, ed esce. Va in paese a consegnare dei farmaci a un suo cliente, Francesco Perniola, che dirà poi ai carabinieri «l’ho visto tranquillo, per niente nervoso».

È l’ultima persona a vederlo vivo. Michele torna a casa e si uccide annegandosi in piscina. La strage si scoprirà poco prima di mezzanotte quando la fidanzata di Claudio, non vedendolo arrivare a un appuntamento, chiama un parente della famiglia Piccolo che scavalca il muro di cinta della villa, entra e trova i cadaveri. Michele ha il corpo fuori dall’acqua e la testa ancora infilata sotto il telone. L’ipotesi ritenuta più probabile è che prima di annegarsi in quel modo abbia mandato giù qualche miscuglio di farmaci che lo ha stordito, semplicemente perché risulta più difficile credere che abbia potuto resistere fino all’ultimo all’istinto di sopravvivenza. Dettagli che saranno chiariti dagli esami tossicologici e dei quali, come per il movente, non c’è nessuna traccia certa. Forse chiarimenti verranno dai controlli sui conti bancari, sul telefonino, sulla vita privata.

Michele aveva voluto una pistola dopo aver subìto alcune rapine nella farmacia. Venerdì l’avrebbe usata di sicuro, dicono le prove del guanto di paraffina e i proiettili con i quali sono stati uccisi Maria, Letizia e Claudio. La procura di Bari ha aperto un fascicolo per omicidio volontario contro ignoti («un atto dovuto», dicono) ma la conferma che l’assassino sia lui sembra scontata. E chiunque l’abbia conosciuto prova a ripensare all’ultimo incontro. «L’ho visto al bar venerdì mattina e mi è sembrato più silenzioso del solito» racconta l’amico Pinuccio Loiacono. «Gli ho chiesto se qualcosa non andava, non ha risposto». Poche ore dopo la strage.

E’ morta Agnese, moglie di Paolo Borsellino. La redazione si unisce al cordoglio

agnese

Non ha fatto in tempo a ripetere in aula quel che le aveva confidato il marito sulla strage di Via D’Amelio. Agnese Borsellino, 71 anni, vedova di Paolo Borsellino, è morta questa mattina nella sua casa di Palermo. Era da tempo malata. A dare la notizia è stato Salvatore Borsellino, il fratello del magistrato ucciso dalla mafia, con un post su Facebook nel quale traspare amarezza per una verità che stenta ancora ad arrivare sulla stagione delle stragi. «È morta Agnese -ha scritto- . È andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte».

Operazione Stive Pulite. Arrestati 19 dipendenti Alitalia

stive puliteda Tgcom 24

Pioggia di arresti per i furti nei bagagli dei passeggeri in transito nei vari aeroporti italiani. La polizia ha eseguito 86 misure cautelari che riguardano altrettanti dipendenti di diversi scali nazionali. Le indagini, condotte dall’ufficio di polizia di frontiera aerea di Lamezia Terme, hanno riguardato oltre 100 episodi di furto, tentato furto e danneggiamento. Nel mirino anche decine di dipendenti Alitalia.

Risultano infatti 49 misure cautelari emesse nei confronti di altrettanti dipendenti dell’Alitalia-Cai a Fiumicino, coinvolti nell’inchiesta sui furti nei bagagli dei passeggeri. Di questi, 19 addetti alle operazioni di handling sono agli arresti domiciliari, mentre ad altri 30 operai è stato notificato l’obbligo di firma.

Le indagini sono state condotte sotto le direttive della Procura della Repubblica di Lamezia Terme e sono durate oltre un anno. Per far fronte ai numerosi arresti, nell’operazione, denominata “Stive pulite”, sono stati impegnati oltre 400 uomini agenti in tutta Italia.

La Direzione Sicurezza di Alitalia, nel corso del 2012, recita un comunicato ufficiale, ha attivamente collaborato con la Polizia di Frontiera di Fiumicino e di Lamezia Terme nello studio, nello sviluppo e nella conduzione di una articolata attività investigativa avente come obiettivo l’individuazione dei responsabili di numerosi furti che, in forma sempre più invasiva, si sono registrati sui bagagli dei passeggeri Alitalia. Inizialmente la tratta Roma Fiumicino – Lamezia Terme era risultata la più colpita da questo fenomeno che successivamente si è esteso anche ad altri scali nazionali che, seppur in forma minore, sono stati interessati dalla stessa problematica.

Il proficuo scambio, tra Alitalia e la Polizia di Frontiera, delle reciproche conoscenze, competenze ed esperienze professionali, unito alla fattiva collaborazione della Compagnia, hanno consentito di raggiungere un importante risultato, permettendo alla magistratura inquirente, che ha coordinato tutte le fasi dell’indagine, di emettere gli odierni provvedimenti restrittivi nei confronti dei presunti colpevoli. Alitalia, quale parte lesa da questi avvenimenti, continuerà a garantire la totale collaborazione alle Forze di Polizia e all’Autorità giudiziaria.

Mafia: Dia sequestra beni per un milione

diada Ansa.it

Beni per un milione di euro sono stati sequestrati dalla Dia di Catania a Roberto Russo, 48 anni, ritenuto elemento di spicco della cosca Cintorino, legata al clan Cappello-Bonaccorsi.

Arrestato nel gennaio scorso nell’operazione Nuova Ionia, Russo e’ accusato di avere favorito l’infiltrazione mafiosa nel settore della raccolta dei rifiuti, nella zona dell’alto Jonio etneo.

Il sequestro e’ stato disposto del Tribunale su richiesta della Dda della Procura di Catania.

Carabiniere ferito davanti a Palazzo Chigi: “Puntavo ai politici”

carabinieredi Umberto Buzzoni – direttore

Quello di ieri non è il solito episodio di cronaca in cui, come sempre più spesso accade, un valido rappresentante delle forze dell’ordine, nel compiere unicamente il proprio dovere, cade sotto i colpi di malavitosi o psicolabili.

Quello di ieri è un episodio che scuote le coscienze di tutti, cittadini e politici, e che rappresenta un campanello d’allarme per il nostro paese. Ma ne parleremo a breve.

Ci preme sottolineare innanzitutto che  il Carabiniere Giuseppe Giangrande, ferito gravemente ieri davanti a Palazzo Chigi, proprio durante il giuramento del nuovo Governo presieduto da Letta, è al momento in cui scriviamo ancora intubato e ventilato meccanicamente. I medici sono “moderatamente ottimisti”. Il direttore sanitario dell’Ospedale Umberto I di Roma Amalia Allocca afferma:”Il paziente in qualche modo interagisce”.

La redazione del Mensilepoliziadistato si stringe attorno alla famiglia e si augura che sia scongiurata l’ ipotesi di un rischio di paralisi per Giuseppe. Così come tutta l’Italia, attendiamo anche noi con ansia i nuovi bollettini medici.

Ma torniamo adesso a quanto affermavamo in apertura. Parlavamo di un campanello d’allarme per il nostro Paese. L’attentatore, Luigi Preiti, 49 anni, ha alle spalle una storia matrimoniale conclusa da due anni ma soprattutto, così come emerge dalle sue ultime dichiarazioni agli inquirenti, si lamenta per non riuscere a mantenere il proprio bambino. E’ senza lavoro e a malapena riesce a tirare avanti con qualche lavoretto da muratore.E’ per questo che voleva prendersela con i politici? Stando a quanto afferma, sembrerebbe proprio così. E tutto questo è gravissimo.Ed è ancor più grave il risultato di questo gesto. Colpendo un Carabiniere innocente assolutamente non collegato ai problemi dell’attentatore, si è creata una nuova situazione disperata. Ci sarà un’altra famiglia ed un altro bambino che in futuro vivrà seri problemi di sopravvivenza. Una guerra tra poveri che non può giovare a nessuno.

E’ bene che il Governo lo capisca. E’ bene che la politica dia al più presto una risposta ai tanti cittadini che vivono situazioni di disagio ancor più gravi. Prima gli attentati ad Equitalia. Poi la conferma che ci sono cittadini esasperati che arrivano addirittura a prendersela fisicamente con chi fa Politica. Siamo su una polveriera che sta per esplodere. Non c’è più tempo da perdere.

In tutto questo ciascuno deve fare la sua parte. I giornali devono riuscire a moderare i toni, i partiti devono tornare a dialogare in modo costruttivo. Si guardi avanti, si punti alla ricrescita del Paese, si ponga massima attenzione alle fasce più deboli, si bandisca l’odio tra fazioni che ha caratterizzato l’ultimo ventennio.

E’ un augurio che spero venga ascoltato.

‘Ndrangheta, preso super latitante

trimbolida Ansa.it

Un latitante, Domenico Trimboli, detto ”Pasquale”, di 39 anni, nato a Buenos Aires, ritenuto un narcotrafficante, è stato arrestato a Medellin (Colombia). L’uomo, ricercato dal 2009, era inserito nell’elenco del ministero dell’Interno dei ricercati più pericolosi di ‘ndrangheta in quanto ritenuto legato a famiglie del reggino. L’arresto è giunto a conclusione di indagini delle squadre mobili di Reggio Calabria ed Alessandria e dal Ros carabinieri con il coordinamento dello Sco e degli Uffici centrali del Ros.

Trimboli e’ ritenuto il referente dei cartelli colombiani per il traffico di ingenti quantitativi di droga dal Sud America all’Europa. Quanto sarà estradato in Italia, l’uomo dovrà scontare una condanna in via definitiva a 12 anni di reclusione, 40.000 euro di multa e 3 anni di libertà vigilata per un cumulo di pene relative a delitti in materia di droga, commessi in Italia ed all’estero.

 

LINO BANFI: Arrestato il rapinatore. Era un attore

lino banfida TGCOM25

Un mese fa Lino Banfi era stato rapinato di un Rolex davanti alla sua casa romana, ma non poteva immaginare che a seguirlo e minacciarlo a mano armata fosse un suo collega.

Infatti uno dei ladri è Gianfranco Palma, attore e rapinatore di scarsa prestanza, che era già stato accusato di furto dello stesso tipo di orologio da un’altra persona.

25 aprile 2013. Festa della Liberazione

napolitanodi Umberto Buzzoni – Direttore Mensilepoliziadistato

L’immagine che proponiamo in copertina è quella del neo eletto Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si trova, suo malgrado, nuovamente a rappresentare la Repubblica Italiana per i festeggiamenti del 25 aprile 2013.

Di sicuro soltanto una settimana fa non si sarebbe mai aspettato di dover presiedere la cerimonia svoltasi questa mattina presso l’altare della Patria a Roma.

E’ a lui che il popolo italiano si è rivolto pe che “LIBERI”, nonostante l’età avanzata, la nazione dall’impasse istituzionale in cui ci si è trovati.

Una giornata dunque doppiamente importante. Mentre procedevano le consultazioni per la formazione del nuovo governo che, si spera, riesca a tirarci fuori dai tanti problemi economici ed occupazionali in cui ci troviamo, il nostro Presidente, salvatore della Patria deponeva una corona sulla tomba del milite ignoto.

Le nuove generazioni, intervistate da alcuni organi di stampa, hanno purtroppo dimostrato di non ricordare in modo chiaro il motivo per il quale oggi, per l’Italia, è una ricorrenza fondamentale per la libertà e per la democrazia.

Ed è a loro che mi rivolgo dando alcuni brevissimi cenni storici.

Il 25 aprile del 1945 fu il giorno della liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista durante la seconda querra mondiale che terminerà definitivamente poco dopo in tutto il Mondo con le bombe atomiche che furono gettate sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.

In particolare il 25 aprile rappresenta il giorno della liberazione delle città di Milano e Torino. L’Italia settentrionale sarà poi definitivamente  liberata entro il 1 maggio con la liberazione di Verona e Genovail 26 aprile, e venezia il 28 aprile.

Si uscì fuori da 20 anni di governo fascista e da 5 anni di guerra. Un giorno di immensa gioia per gli italiani che il 2 giugno del 1946, con un referendum, scelsero la Repubblica alla Monarchia. Poco dopo un’assemblea Costituente promulgò la nostra Costituzione.

Tanti nostri connazionale sono morti per arrivare a questo risultato. Tanti eroi che oggi vengono commemorati e che meritano, riallacciandoci alla cronaca politico istituzionale di questi giorni, rispetto ed impegno affinchè si riesca, anche in loro memoria, a superare i problemi dinanzia ai quali ci stiamo trovando.

OMICIDIO-SUICIDIO A BERGAMO: Mamma uccide figlioletta e si toglie la vita

resizerdi Grazia De Marco

Lo scorso 20 Aprile, a Bergamo, si è consumata l’ennesima tragedia familiare, una di quelle di cui non vorremmo mai sentire parlare, perché, troppo spesso, coinvolgono  piccole vittime        innocenti.  Protagoniste e vittime di questo dramma familiare sono  Alessia Olimpo, dentista di 36 anni e la sua figlioletta di un anno e mezzo, trovate morte nella loro casa di Bergamo, dove vivevano insieme a Alberto Caldaroli, marito e padre delle vittime.

Secondo le prime indiscrezioni, si e sicuramente trattato di un omicidio-suicidio: la donna, in un attimo di follia, avrebbe prima colpito a morte la figlia con un coltello e poi, forse ritrovando la lucidità e rendendosi conto di ciò che aveva fatto, si è tolta la vita, tagliandosi la gola con la stessa          arma.

Ad aver lanciato per primo l’allarme è stato il padre di Caldaroli, che prima ha tentato invano di chiamare Alessia al telefono e poi, verso le 18, preoccupato per non aver ottenuto nessuna risposta alle numerose telefonate, ha chiamato il figlio Alberto, che è immediatamente tornato da un congresso dentistico a cui stava partecipando a Riva Del Garda.   Arrivato al suo appartamento, al quinto piano di un condominio in Viale Giulio Cesare 52, Alberto ha prima suonato alla porta, chiusa a chiave dall’interno, poi ha cercato di chiamare a gran voce la moglie e la figlia e, infine, temendo il peggio, ha chiamato i Vigili Del Fuoco e il   118.

La Polizia e gli uomini del 115, hanno raggiunto una finestra della cameretta della bimba con una scala e sono entrati nell’appartamento, dove hanno rinvenuto i due corpi riversati per terra in un lago di sangue.  Sono stati immediatamente allertati il Sostituto Procuratore Franco Bettini, il Dirigente della Squadra Mobile, Giampaolo Bonafini e i tecnici della Polizia Scientifica, i quali hanno provveduto a “sigillare” l’appartamento per procedere con i rilievi.

Da quel momento l’intero palazzo è rimasto blindato per tutta la notte, per consentire agli inquirenti di mantenere intatta la scena del crimine: nessun estraneo è stato fatto avvicinare e ai residenti non è stato detto nulla. La donna non aveva dato mai evidenziato depressione o disturbi psichici, come hanno affermato anche i vicini, che non riescono a darsi una spiegazione per questo tragico gesto.