È stato trovato morto impiccato ad un albero vicino a un casolare in una zona boscosa tra Marsciano e Gualdo Cattaneo, Francesco Cristofari, di 50 anni, sospettato dell’omicidio di Roberto Burnelli. Il cadavere è stato individuato domenica mattina da carabinieri e volontari non distante dal casale di famiglia. Gli investigatori ritengono che l’uomo si sia suicidato dopo il delitto. Alle prime ore di domenica le ricerche erano riprese con l’impiego di carabinieri e volontari, anche con unità cinofile. L’OMICIDIO – Burnelli era stato ucciso sabato mattina nel capannone della sua azienda mentre stava caricando frutta e verdura sul suo furgone per recarsi al mercato. L’omicida gli aveva tagliato la gola dopo averlo probabilmente colpito alla testa con un bastone. A dare l’allarme una sua dipendente, ex moglie del sospettato, che arrivando in azienda aveva sentito un urlo del commerciante e visto scappare l’ex marito. Quest’ultimo si era allontanato con un furgone Fiat Fiorino dell’azienda poi trovato abbandonato nella zona di Gualdo Cattaneo. All’interno diverse tracce di sangue. I carabinieri del comando provinciale di Perugia avevano quindi avviato una battuta per le ricerche che erano state però ostacolate dalla pioggia e il vento che avevano interessato tutta la provincia. Operazione ripresa domenica mattina e conclusa con il ritrovamento del corpo.
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Fabiana uccisa dal fidanzato perché si era rifiutata d’avere un rapporto sessuale con lui
L’ha bruciata quando ancora era viva. D.M., 17 anni, ha ammesso di aver prima accoltellato Fabiana e poi di averla cosparsa di benzina e quindi, mentre lei pregava di non farlo, le ha dato fuoco. Un racconto raccapricciante quello del giovane che ha ammesso davanti ai carabinieri di aver ucciso la sua fidanzata per gelosia. La città di Corigliano è sotto choc per questo assurdo delitto. La gente ha atteso per ore davanti la caserma dei carabinieri, per cercare di vedere in faccia l’assassino di Fabiana Luzzi, 16 anni a giugno. Il giovane assassino, avrebbe ucciso la sua fidanzata al culmine di una lite. IRREQUIETO – In città lo indicano come un tipo irrequieto, a tratti violento, capace di azioni eclatanti. Questo ragazzo dai modi esuberanti, forte caratterialmente, anche molto intelligente affermano i suoi insegnanti, ha deciso di uccidere in un momento d’ira la sua fidanzata, solo perché lei si era rifiutata d’avere un rapporto sessuale con lui. Il ragazzo venerdì non era andato a scuola, frequenta la quarta classe dell’istituto tecnico per geometri a Corigliano. Il giorno prima aveva litigato con Fabiana. Ha trascorso tutta la notte a rimuginare e riflettere su come riallacciare quel rapporto. Poi ha atteso la sedicenne all’uscita dalla scuola. Fabiana frequentava la prima classe dell’istituto tecnico commerciale di Corigliano. All’uscita da scuola, la giovane si è trovata di fronte il suo ragazzo. Le compagne hanno raccontato che Fabiana vedendo il fidanzato ha cercato in tutti i modi di evitarlo. Il ragazzo, però, l’avrebbe inseguita e costretta a salire sul suo ciclomotore. Prima però fra i due ci sarebbe stata una violenta discussione.
Concorso a 80 posti di commissario: le date per le prove psico-fisiche
È stato pubblicato l’elenco dei candidati ammessi a sostenere le prove fisiche e gli accertamenti psico-fisici ed attitudinali relativi al concorso per 80 posti di commissario della Polizia di Stato.
Nella pagina dedicata ai concorsi è presente un testo con tutte le informazioni utili.
BORSELLINO: «Non è l’agenda rossa ma un parasole»
«Non non l’agenda rossa di Paolo Borsellino ma un parasole l’oggetto ripreso in via D’Amelio». È il verdetto emesso dalla Scientifica di Roma riguardo all’oggetto ripreso nel video dei vigili del fuoco subito dopo la strage del 19 luglio 1992 a Palermo.
L’ANALISI – Non si tratterebbe quindi dell’agenda dalla quale il magistrato non si separava mai, ma del parasole di un’auto usato per coprire i resti dell’agente di scorta Emanuela Loi. La Scientifica, incaricata dai pm di Caltanissetta che indagano sulla strage costata la vita a Borsellino di riesaminare il video girato dai vigili del fuoco dopo l’esplosione dell’autobomba, renderà noto nelle prossime ore l’esito definitivo degli accertamenti compiuti sul video ma pare ormai escluso che le immagini abbiano ripreso l’agenda del giudice. «Attendiamo le conclusioni dei tecnici – ha spiegato il procuratore Sergio Lari – perciò continuiamo ad essere cauti, ma pare probabile che quello ripreso fosse il parasole».
Si diede fuoco per salvare la casa: morto
E’ morto all’ospedale di Catania Giovanni Guarascio, il muratore di 64 anni che il 14 maggio si era dato fuoco. Un gesto disperato per impedire lo sfratto dalla sua casa a Vittoria, nel Ragusano. Guarascio aveva riportato ustioni di primo e secondo grado su tutto il corpo. Rimangono ricoverati la moglie e l’agente di polizia che era intervenuto per soccorrere il muratore disoccupato.
La casa dell’uomo era stata messa all’asta per un vecchio debito con una banca ragusana. Le sue condizioni erano apparse subito gravi ai sanitari dell’Ospedale di Vittoria, dove era stato ricoverato dopo essersi dato fuoco. Per questo era stato deciso il trasferimento nella divisione grandi ustionati dell’Ospedale “Cannizzaro” di Catania dove i medici non avevano sciolto la prognosi.Aperta un’inchiesta sul pignoramento della casa – Nei giorni scorsi la Procura di Ragusa ha aperto un’inchiesta, con indagati, sul procedimento che ha portato al pignoramento e alla vendita della casa. Il reato ipotizzato, dal procuratore capo Carmelo Petralia e dal sostituto Federica Messina, è di turbativa d’asta. Sono due i tronconi dell’inchiesta: uno riguarda l’aggiudicazione della casa all’asta, e l’altro la storia e l’evoluzione del rapporto debitorio bancario e dell’esecuzione immobiliare. In merito a quest’ultimo fascicolo la guardia di finanza del comando provinciale di Siracusa ha acquisito, atti su disposizione della magistratura.
Stazionarie le condizioni dei feriti – Non migliorano le condizioni di Giorgia Famà, moglie del muratore morto. La donna ha ustioni di secondo e terzo grado sul 20% del corpo, in particolare su viso, collo e torace, con lesioni meno gravi a mani e avambraccio. Nello stesso ospedale è ricoverato il poliziotto Antonio Terranova, che ha ustioni di terzo grado sul 30% della superficie corporea, soprattutto a viso, braccia e orecchio sinistro.
AGGUATO A BARI:Tra le vittime il figlio 22enne del boss Giuseppe Fiore
Tre ragazzi sono rimasti uccisi lo scorso 19 Maggio, in un agguato avvenuto nel quartiere periferico San Paolo di Bari. L’obbiettivo del killer era sicuramente Vitantonio Fiore, 22 anni, figlio del boss del rione San Pasquale, Giuseppe Fiore, che ora sta scontando in carcere una condanna definitiva a 25 anni, per l’omicidio di Michele Cristallo e Salvatore Filograsso, avvenuto a Barletta nell’estate del 1991.
La Polizia aveva già arrestato Vitantonio Fiore nel Febbraio del 2011, per detenzione illegale di armi e di sostanze stupefacenti, dopo avere ritrovato a casa della fidanzata una pistola calibro 38 con matricola cancellata, completa di cartucce. Nella stessa circostanza Fiore riferì alle forze dell’ordine che era in possesso anche di 10 g di hascis, poi ritrovati in una busta di plastica, di un passamontagna e di una radio trasmittente che era nascosta sotto un mobile della cucina.
Il ragazzo sapeva già di essere un possibile bersaglio, proprio per questo indossava da tempo un giubbotto antiproiettile e aveva con se una pistola che, però, non ha avuto il tempo di estrarre dalla cintura.
Le altre due vittime rimaste coinvolte nell’agguato erano due amici di Vitantonio: Claudio Fanelli, 31 anni e Antonio Romito, 30 anni, deceduti all’ospedale San Paolo poche ore dopo la sparatoria, per le gravi ferite riportate. Sul posto sono immediatamente intervenuti i Carabinieri e la Polizia, che hanno interrogato numerosissime persone, per tutta la giornata e hanno eseguito anche alcune perquisizioni, in diversi quartieri della città. Gli investigatori non si sbilanciano, ma la pista più seguita è quella che collegherebbe la strage avvenuta nel quartiere barese San Paolo all’omicidio del noto boss Giacomo Caracciolese di 32 anni, ucciso il 5 Aprile scorso con otto colpi di pistola calibro 9, a pochi passi dalla sua abitazione.
Ecco l’agenda di Borsellino dopo la strage: nelle foto mai viste la traccia del diario sparito
L’AGENDA rossa di Paolo Borsellino era lì dove avrebbe dovuto essere. A terra, integra, accanto al corpo carbonizzato del magistrato ucciso da un’autobomba in via D’Amelio insieme ai cinque uomini della sua scorta. L’agenda era lì, ben visibile ancora pochi minuti dopo l’esplosione, almeno fino a quando un uomo, non in divisa, si avvicina al corpo di Paolo Borsellino e, con il piede sinistro alza un pezzo di cartone che copre l’agenda rossa. L’agenda è lì, per terra, accanto ad una delle auto blindate del magistrato e della scorta che ancora fumano dopo l’esplosione.
L’uomo misterioso che si era allontanato di qualche metro torna indietro e sposta quasi del tutto quel pezzo di cartone. Eccola qui l’agenda rossa di Paolo Borsellino, quella da cui il magistrato non si separava e che tutti cercano invano da vent’anni.
Ora c’è una prova schiacciante, un documento finora inedito, un filmato di oltre due ore girato nell’immediatezza della strage dagli operatori televisivi dei vigili del fuoco, accorsi in via D’Amelio quel maledetto pomeriggio del 19 luglio del 1992, per spegnere le fiamme causate dallo scoppio dell’autobomba piazzata da Cosa nostra sotto casa della madre del giudice.
In quel filmato un’agenda rossa si vede nitidamente a fianco del corpo carbonizzato del magistrato. È quella di Paolo Borsellino? Certo, difficile pensare a una singolare coincidenza e che sia l’agenda di qualcun altro. A stabilirlo con certezza saranno i magistrati della Direzione Distrettuale di Caltanissetta che proprio nei giorni scorsi avevano acquisito numerosi filmati girati da tv nazionali e private e da videoamatori, nei minuti e nelle ore successive alla strage. Il tentativo era quello di trovare tracce di quell’agenda dove si presume che il magistrato avesse annotato appunti di lavoro e riflessioni. Proprio queste avrebbero potuto far luce sul reale movente della strage e sulle possibili responsabilità istituzionali a fianco di Cosa nostra. Perché il sospetto dei Pm di Caltanissetta è che Paolo Borsellino nelle ultime settimane della sua vita avesse scoperto la trattativa tra Stato e Mafia.
Il filmato dei Vigili del Fuoco era stato acquisito, insieme ad altri video dalla Procura di Caltanissetta già 20 anni fa, ma evidentemente tra centinaia di ore di registrazione, questi chiarissimi fotogrammi che mostrano un’agenda rossa accanto al corpo di Paolo Borsellino sono sfuggiti all’esame degli inquirenti. Che il magistrato anche quella domenica del 19 luglio avesse l’agenda rossa con sé è certo, lo hanno ribadito più volte la moglie, Agnese Piraino Leto scomparsa da alcuni giorni, e i figli. Un’agenda che il magistrato teneva spesso in mano e che non lasciava quasi mai nella sua borsa di lavoro che invece, come avvenne il 19 luglio, affidava spesso alla custodia degli uomini della sua scorta. La borsa del giudice fu ritrovata sul sedile posteriore della macchina blindata ma al suo interno l’agenda rossa non c’era. Probabilmente perché, come dimostra ora il filmato di cui Repubblica è entrata in possesso, prima di salire a casa della madre, Borsellino l’aveva presa con sé.
Chi è dunque quell’uomo che indossa mocassini neri, pantaloni beige su una camicia bianca e con un borsellino nero, che si avvicina a così tanto e ripetutamente al corpo martoriato di Borsellino, prima ancora che venga coperto pietosamente con un lenzuolo e per ben due volte sposta con un calcio quel pezzo di cartone che copre parzialmente l’agenda? Certamente un uomo in divisa, un “addetto ai lavori” che nessuno allontana dalla scena della strage in quei drammatici momenti in cui decine di poliziotti e carabinieri cercavano di mandare via tutti i curiosi. Un’immagine in linea con la testimonianza resa alcuni anni fa dall’ispettore di polizia Giuseppe Garofalo ai magistrati di Caltanissetta: “Ricordo di avere notato una persona in abiti civili alla quale ho chiesto spiegazioni in merito alla sua presenza nei pressi dell’auto blindata. A questo proposito non riesco a ricordare se la persona mi abbia chiesto qualcosa in merito alla borsa o se io l’ho vista con la borsa in mano o comunque nei pressi dell’auto del giudice. Di sicuro io ho chiesto a questa persona chi fosse e lui mi ha risposto di appartenere ai “servizi”. Posso dire che era vestito in maniera elegante, con una giacca di cui non ricordo i colori”.
Negli anni sono state molte le ipotesi seguite sulla sparizione dell’agenda rossa. Un filmato sembrava indicare nell’ufficiale dei carabinieri Giovanni Arcangioli l’uomo che cammina in via D’Amelio con la borsa del magistrato ma, inquisito, è stato prosciolto perché non c’è la prova che l’agenda si trovasse dentro la borsa. Una relazione di servizio della Polizia di Stato, invece, racconta che quella borsa venne portata alla squadra mobile e consegnata all’allora dirigente Arnaldo La Barbera. Ora il nuovo filmato fornisce una pista decisiva sul giallo dell’agenda rossa.
Incidente Genova, recuperato ultimo disperso: il sergente Jacoviello
I palombari della Marina militare hanno recuperato il corpo del sergente Gianni Jacoviello, la nona vittima dell’incidente di Genova, l’ultimo disperso. ll corpo è stato trovato dopo che i palombari hanno spostato una trave portante di cemento armato della torre dei piloti che si era abbattuta vicino alla banchina. Secondo quanto appreso, il corpo era rimasto incastrato tra la banchina e la colonna di cemento. Il corpo sarà messo subito a disposizione. Non verrà dunque effettuata alcuna autopsia e la salma sarà composta e restituita ai familiari.
PROCURATORE CAPO, IMPEGNATI AL MASSIMO – “Il nostro ufficio è impegnato fin dall’inizio a svolgere tutte le attività con la massima celerità e, per ottimizzare i tempi, abbiamo coinvolto anche altre forze di polizia. E’ presumibile che presto ci possa essere qualche passo avanti”. Lo ha detto il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce rispondendo così al messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, diretto alla magistratura e a chi concorre alle indagini per accertare nel più breve tempo possibile le cause del tragico incidente del 7 maggio scorso nel porto di Genova, costato la vita a nove persone mentre quattro sono stati i feriti. Di Lecce ha ribadito che “é a tutto campo l’attività per compiere gli accertamenti necessari per fare luce sulle cause che hanno determinato il crollo della torre piloti abbattuta dalla Jolly Nero che stava manovrando in retromarcia al molo Giano”.
ANCHE DATI SATELLITARI PER AVERE VERITA’ – I dati cibernetici e delle ricognizioni satellitari potrebbero avere “massimo ruolo” nel determinare cause e concause dell’incidente avvenuto in porto a Genova il 7 maggio scorso quando la portacontainer Jolly Nero ha urtato, facendola crollare, la Torre piloti provocando nove morti. L’uso dei dati cibernetici e satellitare come fonte di prova anche giudiziaria è stato discusso stamani nella sessione dedicata alla Cyber Defence durante il Symposium organizzato dalla Scuola di Telecomunicazione delle Forze armate in corso a Chiavari (Genova). Al Symposium ha partecipato anche il professor Carlo Golda, membro dell’European center for Space law presso l’European Space Agency (Esa) e co-difensore con il professor Francesco Munari del pilota che quella notte salì sulla Jolly Nero per guidare la manovra. “Il dato di ricognizione satellitare è preciso – ha detto Golda – e potrebbe avere un ruolo notevole nelle indagini perché potrebbe ricostruire precisamente tempi e velocità dei mezzi in movimento in ogni occasione. Sono dati provenienti dalle più varie fonti satellitari e vari centri di elaborazione informatica e quindi per una parte significativa accessibili in modo pubblico”.
CAPITANERIA, NASCE COMITATO PER LE VITTIME – Un comitato per le vittime militari e civili del crollo che possa con l’apertura di un conto corrente, costituire “un unico punto di riferimento per la raccolta di fondi” che “con grande generosità privati, istituzioni, associazioni, enti, club sportivi vogliono donare in ricordo dei marinai e dei dipendenti del Corpo Piloti e della Società Rimorchiatori deceduti”. Lo rende noto la Capitaneria di porto di Genova. “Proprio in queste ore – si legge in una nota della Guardia costiera -, sono in corso incontri per stilare lo Statuto ed il regolamento del Comitato che, unitamente alla scelta del nome, costituiranno poi la base per la sua formale istituzione e la conseguente legittimazione ad operare e a divenire intestatario di apposito conto corrente bancario”.
Napoli,Carabinieri fermano 80 auto non assicurate
In una notte, nel centro di Napoli, i Carabinieri hanno fermato e sequestrato 80 auto che circolavano senza assicurazione, hanno denunciato 18 giovani che guidavano senza aver mai conseguito la patente e hanno multato 28 parcheggiatori abusivi.
I controlli sono stati fatti nelle centralissime via Toledo e via Chiaia e nelle aree della movida.
Sono state inoltre sottoposte a fermo amministrativo 17 moto con a bordo giovani senza casco e sono state fatte multe per oltre 110.000 euro
Alfano, inviati 140 agenti a Milano: ‘Misura per rafforzare prevenzione e contrasto criminalita”
Il Viminale ha disposto l’invio di 140 unita’ delle forze dell’ordine a Milano per intensificare il controllo del territorio.
Si tratta, ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, di ”una risposta importante, volta a rafforzare le attivita’ di prevenzione, potenziando cosi’ la preziosa e indispensabile sinergia con le attività di investigazione già in atto, finalizzate al contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa”.














