Lampedusa, riprendono gli sbarchi di migranti

lampedusa immigratida www.repubblica.it

Improvvisa ripresa degli sbarchi a Lampedusa. Un altro gommone carico di migranti ha lanciato una richista di soccorso nel Canale di Sicilia questa mattina, poche ore dopo lo sbarco avvenuto alle 7 del gruppo di somali che erano stati raggiunti da motovedette della Guardia costiera nel pomeriggio di ieri a 145 miglia dall’isola. Anche il nuovo s.o.s., partito da un telefono satellitare, è stato ricevuto dalla Capitaneria di proto di Palermo. La segnalazione riguarda un gommone di circa 10 metri, con a bordo una sessantina di persone, tra cui anche donne, alla deriva a circa 116 miglia a sud di Lampedusa. Sono state informate le autorità libiche e maltesi e, sotto il coordinamento della Guardia Costiera di Palermo, sono stati inviati sul punto anche una nave della Marina militare e diversi mercantili che erano in navigazione in zona. Sono partite da Lampedusa due motovedette della Guardia Costiera, una delle quali era appena rientrata dopo il primo intervento di soccorso. Complessivamente, gli immigrati arrivati sono 142.

FACEBOOK: Si inventano figlia 13enne e ricattano impiegato, arrestati

facebookda Agi – agenzia di stampa

Si sarebbero inventati l’esistenza di una figlia 13enne iniziando a chattare tramite Facebook con un impiegato per poi ricattarlo con la minaccia di rivelare che era un pedofilo. E’ la drammatica esperienza vissuta da un 40enne, separato, che nel dicembre scorso aveva iniziato un fitto scambio di messaggi tramite il popolare social network con quella che credeva essere una piacente donna. Con il passare dei giorni fra i due la confidenza ha preso piede, lo scambio dei numeri di telefonino con un fitto scambio di sms, anche particolarmente intimi. Nessun incontro invece. Dopo un certo periodo l’impiegato ha ricevuto una telefonata dal numero di quella che credeva la sua amica. Invece era la voce di un uomo ad annunciargli che non aveva chattato con una donna ma con una ragazzina di appena 13 anni. Il misterioso interlocutore avrebbe poi aggiunto che era sua figlia per passare quindi alle minacce e alla richiesta di 30mila euro per non ‘rovinarlo’. Il 40enne ha acconsentito di versare la somma ma successivamente si e’ rivolto anche ai carabinieri di Arluno che con si sono presentati al momento di versare l’ultima tranche da mille euro. Cosi’ si e’ scoperta l’inesistenza della minorenne. I due coniugi (lui 42, lei 50anni), entrambi disoccupati, sono finiti in carcere.

L’esplosione del furgone-rosticceria: cinque dei feriti ancora in prognosi riservata

++ ESPLODE FURGONE-ROSTICCERIA IN MERCATO, VITTIME ++da Corriere.it

Cinque delle 11 persone ferite nell’esplosione a Guastalla restano in prognosi riservata. È l’aggiornamento della Usl di Reggio Emilia. Francesco Mango, il titolare del furgone rosticceria esploso è ancora ricoverato in rianimazione a Parma in prognosi riservata: le condizioni dell’uomo, di 55 anni, sono giudicate dai medici dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma gravi ma stazionarie. Mango (che nel rogo ha perso la moglie, la figlia e la cognata) presenta ustioni di 2/o e 3/o grado su circa il 20% della parte superiore del corpo. È intubato. Oltre a Mango, altri cinque degli undici rimasti feriti nello scoppio sono ricoverati a Parma. Per tutti le condizioni sono stabili. Tra loro, tutti ricoverati nel centro grandi ustioni, la più grave è una donna italiana di 65 anni. Media gravità invece per un’altra italiana, di 65 anni, e per due uomini, un italiano di 37 e un 43enne pachistano. Per questi ultimi quattro pazienti, che hanno riportato ustioni tra il 10 e il 15% della parte superiore del corpo, la prognosi resta riservata. I medici hanno invece sciolto quella per un 55enne pachistano che ha riportato ustioni più lievi: guarirà in 30 giorni, salvo complicazioni.

La nuova patente A, per guidare le moto

patenteda Polizia di Stato

Molte le novità che mirano a garantire maggiore sicurezza, altre servono invece a garantire uniformità con i Paesi dell’Unione europea.

Tre le categorie di patenti per moto:
– A1: per le moto meno potenti (motocicli fino a 125 cc), e si consegue dai 16 anni di età;
– A2: dai 18 anni di età, per moto progressivamente più potenti (fino a 35 kW);
– A: si consegue dai 24 anni o dai 20 se si possiede la patente A2 almeno da due anni. La categoria A abilita alla guida di tutte le moto.

Sicurezza e uniformità con l’Europa per le nuove patenti di guida
È evidente come la nuova normativa sia stata concepita per la sicurezza, visto che limita i più giovani alla guida di moto potenzialmente più pericolose (potenza e peso).
Maggiore sicurezza per i neopatentati anche con i nuovi limiti di velocità: viene esteso infatti ai titolari di patente A2 e A il divieto di oltrepassare la velocità di 100 km/h in autostrada e di 90 km/h sulle strade extraurbane principali per i primi tre anni dal conseguimento della patente.

Per quanto riguarda i mezzi a tre ruote (tricicli), anch’essi vengono trattati in modo semplice ma dettagliato dalla guida della polizia stradale.

Motodays: più sicuri in moto con la Polizia stradale

poliziada Polizia di Stato

Si conclude oggi 10 marzo a Roma la quinta edizione del Motodays, il salone internazionale dedicato agli appassionati, collezionisti ed esperti delle due ruote.

La rassegna, che si concluderà domenica 10 marzo, è ospitata nell’ormai tradizionale sede della Fiera di Roma.

Durante i quattro giorni del Motodays i visitatori avranno la possibilità di vedere e provare le ultime novità in materia di moto e scooter; potranno inoltre assistere agli spettacoli previsti dal programma e partecipare a convegni di vario genere nei quali sarà dato ampio spazio ai temi di grande attualità come l’educazione e la sicurezza stradale. I motociclisti sono infatti una delle categorie più colpite dagli incidenti stradali, soprattutto per le gravi conseguenze che spesso ne derivano.

Su questo fronte è da sempre molto attiva la Polizia stradale con la sua attività di formazione e informazione.

 

 

Roma, anziana trovata morta in casa: ipotesi di omicidio a scopo di rapina

romada Agenzia di Stampa AdnKronos

Si procede per omicidio per il caso della donna di 88 anni, trovata morta nel suo appartamento nel quartiere di Monteverde, a Roma. Tracce di sangue sono state trovate vicino ai cassetti. Secondo gli investigatori potrebbe essere stata colpita in testa con un corpo contundente. Non si esclude che si tratti di un omicidio a scopo di rapina. Sul caso indaga la Squadra Mobile di Roma che sta scavando anche nel passato della donna per fare luce sul delitto.

Il corpo della donna, 88 anni, è stato trovato dagli agenti della polizia riverso in terra all’ingresso dell’appartamento, vicino sul pavimento alcune macchie di sangue. Poco distante le buste della spesa appena fatta e non ancora sistemata. Gli scontrini risalgono al 4 marzo scorso, probabile data della morte.

A dare l’allarme è stata una vicina di casa, che da giorni non la vedeva né entrare e né uscire di casa. Così ha provato prima a suonare al campanello e poi a chiamarla direttamente sul telefono di casa, per sentire se avesse bisogno di qualcosa, ma non ha ricevuto risposta. Insospettita, questa mattina, alle 11.30 circa, la donna ha chiamato la polizia.

L’appartamento dell’anziana è stato trovato in disordine. Sarà comunque l’autopsia a svelare l’esatta causa della morte.

Stato-mafia, a giudizio tutti gli imputati, tra cui Mancino e dell’Utri

stato mafiada Agenzia di Stampa AGI

Rinvio a giudizio per tutti gli imputati. E’ la decisione del gup di Palermo, Piergiorgio Morosini, nell’ambito del procedimento sulla presunta trattativa Stato-mafia. Il processo prendera’ il via il 27 maggio prossimo davanti alla Corte d’assise del capoluogo siciliano. A giudizio, con l’accusa di “attentato mediante violenza o minaccia a un corpo politico, giudiziario o amministrativo dello Stato, aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra”, finiscono dunque i boss Toto’ Riina, Leoluca Bagarella e Nino Cina’, l’ex pentito Giovanni Brusca, gli ex generali del Ros dei carabinieri Antonio Subranni e Mario Mori, l’ex colonnello Giuseppe De Donno e il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri. L’ex presidente del Senato ed ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, sara’ processato solo per falsa testimonianza, mentre Massimo Ciancimino (l’unico, tra gli imputati, ad ascoltare il verdetto del gup in aula) e’ accusato anche di concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia.
L’ex ministro Dc Calogero Mannino aveva chiesto e ottenuto di essere processato col rito abbreviato: per lui il processo si aprira’ il 20 marzo. E’ stato invece sospeso dal gup, martedi’ scorso il procedimento per Bernardo Provenzano, dopo che i periti hanno escluso la sua capacita’ di partecipare al processo, a causa delle sue condizioni psichiche compromesse in parte da una forma di Alzheimer e in parte dall’intervento per la rimozione di un ematoma cerebrale che il boss si era procurato cadendo in cella. “Sono molto soddisfatto dell’esito dell’udienza preliminare di Palermo – ha commentato con l’AGI l’ex procuratore aggiunto di Palermo, oggi leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia – che conferma integralmente l’impostazione che io e il pool da me coordinato avevamo ricostruito nel corso di questi lunghi anni di indagine. Finalmente questa decisione di un giudice terzo, di grande competenza e autorevolezza pone la parola fine a tutte le maldicenze e accuse infamanti piovute addosso ai pm della procura di Palermo senza che noi potessimo replicare. Quel che e’ certo e’ che le istituzioni politiche non hanno fatto la loro parte per accertare la verita’”. La decisione del gup “fa giustizia delle critiche preconcette di chi ha parlato di fantasia e teoremi”, ha aggiunto il pm di Palermo, Nino Di Matteo. Il gup Morosini ha pero’ ‘bacchettato’ la Procura, parlando di “indagine disorganica” provvedendo lui stesso a ordinare gli atti con un decreto e a redigerne un indice organizzato. Tra gli imputati, Nicola Mancino respinge di nuovo ogni accusa ed auspica un processo rapido che dimostri la sua innocenza. L’ex ministro dell’Interno denuncia in conferenza stampa, la presenza “di un teorema, checche’ ne pensi qualche procuratore della Repubblica, su cui costruire fortune anche di carattere politico” e ribadisce di non aver “mai chiesto protezione al Capo dello Stato”.

Napoli, in fiamme la «Città della Scienza» Non si esclude l’ipotesi dell’incendio doloso

citta della scienzada Corriere.it

Quattro capannoni completamente bruciati, danni ingentissimi e la pesante incognita sul futuro dei 160 lavoratori (oltre ai 100 operatori del’indotto) della Città della Scienza di Napoli, il museo interattivo considerato tra i gioielli culturali della città. E adesso, a poche ore dallo scoppio dello spaventoso rogo che ha mandato in fumo un’area di 12mila metri quadrati. Sopravvivono solo i muri perimetrali, l’interno dei padiglioni è devastato.

 

LA PISTA DOLOSA – L’intera area è stata posta sotto sequestro dalla magistratura. Per le cause dell’incendio non si esclude alcuna ipotesi, anche se si fa strada l’iptesi dell’incendio doloso. Mentre gli uomini della Scientifica della Questura di Napoli stanno ultimando i rilievi nella zona, il sindaco Luigi de Magistris ha commentato: «Ad occhio e per l’esperienza mi sembra un incendio doloso per la rapidità, devastante». E ha aggiunto: «Napoli saprà reagire, ha grande cuore, dignità e forza, non bisogna piegarsi e ripartire subito». «La città è sotto attacco», ha aggiunto poi con un messaggio su Twitter. Anche all’esterno della struttura, tra i dipendenti, si sottolinea come sia molto improbabile che un incendio del genere, così vasto e così rapido, possa essersi sviluppato per cause accidentali e si punta il dito su una pista dolosa che deve però ancora trovare conferma da parte degli inquirenti.

Omicidio Sarah, chiesto carcere a vita per Sabrina e la madre Cosima

sabrina-misserida Corriere.it

La Procura di Taranto ha chiesto la condanna all’ergastolo per Sabrina Misseri, quale autrice dell’omicidio della cugina quindicenne Sarah Scazzi, avvenuto il 26 agosto 2010 ad Avetrana e per la madre Cosima Serrano. Nove anni di reclusione è invece la condanna chiesta dalla procura tarantina per Michele Misseri, accusato di aver soppresso il cadavere della nipote Sarah gettandolo in un pozzo. Alla richiesta di condanna letta in aula, Sabrina Misseri ha cominciato a piangere. Cosima Misseri era turbata, mentre Michele Misseri è rimasto impassibile. Cosima Serrano e la figlia Sabrina rispondono di concorso in omicidio volontario, sequestro di persona, Michele Misseri invece di occultamento di cadavere. Michele Misseri, che si è più volte accusato del delitto fornendo durante gli interrogatori nel corso delle indagini diverse versioni dei fatti, è attualmente libero, Cosima Serrano e la figlia sono invece detenute nel carcere di Taranto. «Nessuna sorpresa, avevo preparato Sabrina a questo epilogo processuale – ha commentato l’avvocato Nicola Marseglia, che insieme all’avvocato Franco Coppi difende Sabrina -, almeno ci auguriamo solo nelle richieste della pubblica accusa. Glielo avevo detto già da qualche udienza. D’altra parte la discussione prolungata dei pubblici ministeri lasciava presagire questa richiesta».

 

LE ALTRE RICHIESTE DI CONDANNA – Otto anni sono stati chiesti per il nipote di Michele Cosimo Cosma (concorso in soppressione di cadavere); per Carmine Misseri (concorso in soppressione di cadavere): otto anni di reclusione; Vito junior Russo (intralcio alla giustizia, favoreggiamento personale): tre anni e sei mesi di reclusione, Antonio Colazzo (favoreggiamento personale): tre anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per cinque anni; Giuseppe Nigro (favoreggiamento personale): tre anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per cinque anni; Cosima Prudenzano (favoreggiamento personale): tre anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

LE PAROLE DEL PM PRIMA DELLA RICHIESTA – Pesanti le parole del pubblico ministero Mariano Buccoliero un attimo prima delle richieste di condanna per Sabrina e Cosima Misseri «La procura della Repubblica è costretta a chiedere queste condanne (ergastolo, ndr) – ha detto il pm – per le modalità dell’azione, la capacità a delinquere, i modi, i luoghi. Sarah è morta dove è stata cresciuta. È entrata in quella casa per andare a mare, è uscita in lacrime, è stata ripresa in lacrime, riportata in casa in lacrime ed uccisa in lacrime. Lacrime che non hanno sortito alcun effetto. L’omicidio – ha aggiunto il pm – è durato dai tre ai cinque minuti. Lei ha capito in quei minuti che stava morendo per mano di chi diceva di volerle bene. Nessuna delle due donne ha avuto un momento di resipiscenza, fermarsi e dire che stiamo facendo». I pm hanno chiesto il massimo della pena per Cosima Serrano e Sabrina Misseri per la gravità del danno, «togliere la vita ad una ragazzina di 15 anni, privare la madre persino della possibilità di andare a piangere su una tomba». «E subito dopo – ha concluso il pm – è scattata l’organizzazione, con ruoli specifici, l’istinto di conservazione. Ripeto, signori della Corte, ciò che ho detto ieri, è mancata la pietà umana quel giorno»

«Ha fatto la fine che doveva fare» Delitto di Gavoi, dopo 5 anni arrestato il marito

MOGLIE DENTISTA MORTA:MARITO, NON VENDETTA MA AZIONE BALORDIda Corriere.it

A incastrarlo, dopo quasi 2 mila giorni, sono state le sue stesse parole: «Ha fatto la fine che doveva fare». Così il marito di Dina Dore parlava con l’amante della moglie assassinata. Conversazioni registrate in intercettazioni ambientali e telefoniche in cui Francesco Rocca, dentista 42enne di Gavoi (Nuoro), si riferiva alla defunta con termini sprezzanti, volgari e violenti. Nelle conversazioni con l’amante, per convincerla della sincerità dei suoi sentimenti, l’uomo le aveva ripetuto anche che un giorno avrebbe capito cosa lui aveva fatto per il suo amore. Giovedì mattina, a cinque anni dall’omicidio, è stato arrestato con l’accusa di aver commissionato il delitto della moglie. Insieme a lui è finito in carcere anche Pierpaolo Contu, giovane di 23 anni e suo amico, che all’epoca dei fatti era minorenne: sarebbe stato lui l’esecutore materiale (insieme a un’altra persona che ancora non è stata identificata).

LA SCENA DEL CRIMINE – Era la notte del 26 marzo 2008 quando Dina Dore fu aggredita nel garage-cantina della sua abitazione. Insieme a lei c’era la figlia, di poco più di otto mesi. Le tracce di sangue per terra raccontarono immediatamente della dura reazione della donna. Solo la mattina dopo Dina fu trovata nel bagagliaio della macchina, soffocata, ricoperta di nastro da pacchi, con le mani e i piedi legati. Aveva 37 anni. La convinzione in tutti gli abitanti di Gavoi è sempre stata quella di una spedizione estranea al paese che avesse tentato un sequestro di persona, finito con l’imprevista morte dell’ostaggio. Intanto il marito della vittima avvalorava la pista e pubblicava questo necrologio: «Per sempre porterò il tuo ricordo, per sempre ricorderò a nostra figlia quanto l’amavi, per sempre, con lei aspetteremo, con immensa fede, d’incontrarti… Dina. Un bacio, Francesco».

IL NIPOTE DELLA MATRICIDA – Il dentista sarebbe però solo il mandante dell’omicidio. Avrebbe assoldato due persone per trasformare il proposito in realtà. Una rimane ancora da identificare, l’altra è Pierpaolo Contu. Il giovane arrestato con Francesco Rocca è il nipote di Maria Rosa Contu, 57 anni, in carcere dove deve scontare 16 anni per l’omicidio della madre ottantenne Angela Podda. L’anziana fu uccisa a bottigliate dalla figlia, rea confessa, per questioni di eredità, sempre a Gavoi, il 21 marzo 2010. Contu era legato al dentista da un rapporto di amicizia e spesso svolgeva dei lavori nei suoi terreni. Sarebbe stato proprio il giovane operaio, schiacciato dai sensi di colpa, a rendere possibile la svolta delle indagini confidandosi con un amico. La ricompensa per il delitto? Una casa in paese o 250 mila euro in contanti.

 

Dina Dore e la figlia (Ansa/Locci) Dina Dore e la figlia (Ansa/Locci)

LA DONNA MISTERIOSA – Al centro degli accertamenti compiuti negli ultimi mesi dai magistrati della Dda di Cagliari c’è anche una misteriosa donna che la Squadra Mobile del capoluogo sardo, guidato dal dirigente Leo Testa, avrebbe sentito ripetutamente nelle settimane precedenti gli arresti. Sarebbe stata ascoltata in qualità di persona informata dei fatti ed avrebbe consentito agli investigatori di aprire uno squarcio sulla vita familiare e sulla complicata relazione fra marito e moglie. A carico di Rocca c’è un quadro indiziario ma non probatorio: ci sono infatti molti indizi che incastrerebbero il dentista ma le prove certe dovranno essere raccolte in questa fase di indagini preliminari. «Sono innocente, questo è un incubo», ha detto l’uomo prima di essere portato in carcere.