Tre funzionari pubblici in manette a Palermo

Per evitare “intoppi” chiedevano tangenti negli appalti destinati al Corpo forestale della regione Sicilia e non solo; così tre funzionari pubblici sono finiti in manette e devono rispondere dei reati di concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità.

L’operazione chiamata “Black list” della Squadra mobile di Palermo ha messo fine all’attività illegale dei tre che nel giro di poco tempo avevano racimolato una grossa somma di denaro su appalti banditi dalle amministrazione regionali.

Due dei tre sono legati all’appalto relativo all’ammodernamento del sistema di radiocomunicazione del Corpo forestale della regione Sicilia, compresa l´installazione di una dorsale digitale pluricanale e la realizzazione di un sistema di videosorveglianza di nuova generazione a tutela del patrimonio boschivo e delle aree naturali protette; mentre un altro funzionario è implicato nell’acquisto di un sensore da installarsi sui mezzi ferroviari italiani.

Entrambi gli appalti erano stati vinti dallo stesso imprenditore che in poco tempo era stato costretto a versare grosse somme di denaro e ad assumere delle persone di “famiglia” per riuscire a mandare a buon fine la sua attività.

L’indagine ha consentito agli investigatori di recuperare un vero e proprio libro mastro delle tangenti, in cui lo stesso imprenditore annotava con meticolosa cura cronologica i vari esborsi effettuati ai funzionari in questione.

fonte Polizia di Stato

La questione “Legittima Difesa”

fonte Rai.it

fonte Rai.it

A distanza di pochi giorni della tragedia avvenuta ad Ercolano, in provincia di Napoli, dove un gioielliere aveva sparato ed ucciso due rapinatori che gli avevano portato via i soldi appena prelevati in banca, si è verificato un altro grave episodio che oscilla tra la difesa legittima e la reazione eccessiva.

E’ l’una e trenta circa della notte fra il 19 ed il 20 ottobre 2015, siamo a Vaprio D’Adda, profonda provincia milanese, in una palazzina di via Cagnola, una stradina isolata. Francesco Sicignano, pensionato 65enne, svegliato dai rumori provenienti dal balcone ed esasperato da diversi furti subiti negli ultimi tempi, si alza dal letto, prende una pistola regolarmente detenuta e fa fuoco contro una sagoma che, al buio, gli veniva incontro puntandogli qualcosa, probabilmente una torcia. A terra rimane senza vita, colpito da un proiettile al petto, un ventiduenne albanese, disarmato, con precedenti penali e già espulso dall’Italia nel 2013. Il giovane, insieme a due complici (datisi alla fuga dopo gli spari), si era introdotto nella proprietà del pensionato con l’evidente intento di consumarvi un furto e, pare, sia stato colpito quando si trovava ancora sulla scalinata esterna della villetta a tre piani.

La procura della Repubblica di Milano, con il pm Antonio Pastore ed il procuratore aggiunto Alberto Nobili, in un primo momento aveva ipotizzato un eccesso di legittima difesa a carico del Sicignano, ma poi l’accusa si è trasformata in omicidio volontario. Sembra, infatti, che nell’abitazione dove si è verificato il dramma non ci fossero segni di effrazione, né sulle finestre, né sulle porte. Come già sottolineato, inoltre, il cadavere del giovane sarebbe stato trovato fuori dell’abitazione, su una scala esterna. In più, secondo i primi riscontri balistici, il proiettile che ha colpito il ladro al cuore avrebbe avuto una traiettoria dall’alto verso il basso, compatibile con un colpo sparato dalla cima delle scale verso i gradini più in basso, e non di certo all’interno dell’abitazione.

Quelle di Ercolano e di Vaprio D’Adda sono vicende che hanno scosso l’opinione pubblica e, c’era da aspettarselo, molti politici, soprattutto di destra, stanno cercando in tutti i modi di “cavalcare la paura”, facendo a gara a chi la “spara” più grossa: ci sono quelli come Salvini e la Meloni che propongono l’abolizione del reato di eccesso di legittima difesa, c’è chi come il sindaco di Borgosesia (Vercelli) ed eurodeputato Gianluca Buonanno che promette un bonus di 250 euro per tutti i suoi concittadini intenzionati ad acquistare un’arma, spingendosi addirittura a mostrare una pistola in diretta durante un’intervista di Sky Tg 24! Tutti questi politici dimenticano o fanno finta di dimenticare che, quando erano loro al governo, la situazione della sicurezza pubblica, con particolare riferimento alla diffusione dei delitti contro il patrimonio, non era molto diversa da quella attuale, con le immancabili polemiche che si accendevano ogni qualvolta si verificava un episodio analogo a quelli citati . Il pensionato di Vaprio D’Adda è stato addirittura trasformato in eroe popolare: la sera dopo il fatto, un corteo è sfilato sotto casa sua; al canto dell’Inno di Mameli da parte dei suoi concittadini, Francesco Sicignano e la sua famiglia sono usciti sul balcone a salutare e ringraziare. Il corteo di solidarietà era capeggiato da Riccardo De Corato e Carlo Fidanza di “Fratelli d’Italia”. “Sei uno di noi” ha urlato la gente al sessantacinquenne; poi l’inno a squarciagola ed un lungo applauso.

E la sinistra che fa? Rimane in silenzio, intrappolata dalle sue astrazioni buoniste, come sottolineato da Massimo Gramellini in un articolo pubblicato da “La Stampa”. Peraltro, prescindendo dai “silenzi” della sinistra e dallo “starnazzio” della destra, una cosa è certa: il dibattito sulla questione “Legittima Difesa” si è riaperto con forza; quella legittima difesa disciplinata dall’art.52 del Codice Penale e che da sempre ha suscitato discussioni infinite, soprattutto per quella serie di “paletti” fissati dalla norma affinché si possa invocare la scriminante: esistenza di un pericolo attuale ed offesa ingiusta, i mezzi a disposizione dell’aggressore, i mezzi di reazione a disposizione dell’aggredito ed il modo in cui ne ha fatto uso, il contemperamento tra l’importanza del bene minacciato dall’aggressore e del bene leso da chi reagisce; senza considerare che l’onere della prova incombe sul soggetto che ha difeso il diritto proprio o altrui (il quale, pertanto, dovrà indicare le circostanze e i fatti dai quali si rileva l’esistenza dell’esimente) e che la valutazione è rimessa al libero convincimento de giudice.
Una discussione seria su un tema così delicato andrebbe affrontata senza strumentalizzazioni politiche e non sull’onda dell’emozione, ma temo che, in un Paese dove si è in perenne campagna elettorale, ciò sia impossibile.

Personalmente ritengo che della sicurezza dei cittadini debba farsene carico lo Stato, al quale bisogna chiedere con forza di investire il massimo delle risorse affinché gli apparati deputati a tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica possano svolgere al meglio la loro delicata missione, con un controllo del territorio sempre più capillare. Ovviamente, a questo controllo più efficace del territorio dovrebbe accompagnarsi quella certezza della pena (unico vero deterrente contro i criminali) da sempre invocata da tutti gli schieramenti politici, ma che nessuno, e sottolineo NESSUNO, né di destra, né di sinistra, nei rispettivi avvicendamenti governativi, ha mai affrontato seriamente.

Risolvere la questione armando i cittadini ed ampliando i margini in cui poter invocare la scriminante della legittima difesa equivarrebbe a negare secoli di civiltà giuridica conquistata, equivarrebbe a tornare alla barbarie della “giustizia fai da te” tipica del “Far West”.
Invero, i suddetti margini sono stati già ampliati, e di molto, nel 2006, quando, di fronte all’esplosione dei casi di delitti contro il patrimonio, al sempre più diffuso senso di insicurezza della gente ed alla conseguente necessità di rafforzare le possibilità di difesa personale, l’art 52 del C.P. è stato riformulato con l’inserimento del 2° comma, che ha introdotto una “presunzione” assoluta (iuris et de iure) di proporzione tra difesa ed offesa. In particolare, con riferimento ai delitti commessi nei luoghi di privata dimora e negli esercizi commerciali e professionali, si è stabilito che è consentito usare, per “difendere la propria o l’altrui incolumità” o “i beni propri o altrui”, un’arma legittimamente posseduta quando “vi è pericolo di aggressione e non vi è desistenza”. In tal modo, nel caso di aggressioni perpetrate nei luoghi menzionati, si è consentito qualunque tipo di difesa (anche quella che si concretizza nell’uccisione dell’aggressore) a protezione anche di beni di natura meramente patrimoniale: purché l’arma usata per difendersi sia legittimamente detenuta e purché, soprattutto, non vi sia “desistenza” da parte dell’aggressore. Nei casi di tentativi di furti nei luoghi di cui trattasi, pertanto, il discrimine fra uccisione legittima del ladro e uccisione vietata, e quindi perseguibile come omicidio, è individuabile, sostanzialmente, nella circostanza che l’aggressione sia ancora in corso nel momento della uccisione. Sparare al ladro in azione, e pertanto potenzialmente offensivo, è dunque lecito; sparare al ladro in fuga costituisce invece omicidio doloso, in quanto, salvo che per difendersi, a nessuno è consentito uccidere.

Orbene, se la questione “legittima difesa” continua a riproporsi anche in presenza di un’estensione così ampia dell’art. 52, significa che la soluzione del problema non va individuata in un ulteriore allargamento dei margini di “impunità” di chi si difende (si rischierebbe davvero di concedere al cittadino la cosiddetta “licenza di uccidere”), ma sono altre, e di segno radicalmente opposto, le soluzioni da individuare, come quelle, ad esempio, alle quali ho già fatto riferimento: a) potenziamento di personale e mezzi delle Forze di Polizia, e perché no, unificazione delle stesse Forze, in modo che si possa finalmente realizzare un serio, concreto e capillare controllo del territorio; b) CERTEZZA DELLA PENA, intesa nel senso che chi viene riconosciuto colpevole di delitti gravi, tra cui il furto in abitazione o altri luoghi di privata dimora, non può beneficiare di misure alternative, ma deve scontare in carcere e per intero la pena alla quale è stato condannato.
Tutto il resto è sterile polemica, alimentata strumentalmente con il cinico intento di raggranellare qualche pugno di voti in più.

di Dott. Rosario Calardo

A Gela i “Parenti serpenti” finiscono in carcere

Sono 16 e tutti imparentati tra loro i componenti di una banda che stamattina sono finiti in carcere a Gela, in provincia di Caltanissetta.

I criminali avevano organizzato una vera e propria catena di montaggio malavitosa: con la complicità di parenti incensurati impiegati dentro i supermercati si organizzavano rapine a mano armata; con i soldi recuperati dalle rapine il gruppo criminale acquistava hashish e cocaina da smerciare nei quartieri di Gela. Gli investigatori hanno in un primo momento analizzato i dettagli delle rapine come le modalità, il linguaggio, l’abbigliamento e la fisionomia dei banditi.

Da questo primo esame è chiaramente emerso che vi erano delle anomalie, riconducibili alla probabile presenza di impiegati infedeli nei negozi rapinati. In almeno due discount è stata accertata la presenza di parenti di un noto rapinatore.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno quindi permesso di ricostruire la rete criminale a “conduzione familiare” e accertare il reinvestimento dei soldi rapinati nell’attività di spaccio di droga.

Nel corso dell’operazione, denominata “Parenti serpenti” proprio per i legami familiari tra rapinatori e “talpe”, sono stati sequestrati 5 chili di hashish e 200 grammi di cocaina.

fonte Polizia di Stato

La tecnologia al servizio delle forze dell’ordine con “eSecurity”

Per illustrare i risultati di due anni di attività, questa mattina a Trento si sono incontrati gli ideatori del Progetto «eSecurity – ICT for knowledge-based and predictive urban security».

Prevedere i reati e aiutare le forze dell’ordine a gestire possibili eventi è ciò che si propone il Progetto eSecurity, ideato dal centro di ricerca eCrime della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Trento, dalla questura di Trento e realizzato in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler e il comune di Trento.

Come funziona e quale è lo scopo di eSecurity

È risaputo che i reati tendono a concentrarsi in luoghi specifici e in particolari archi temporali; il Progetto intende utilizzare i dati sui reati forniti dalle forze dell’ordine per costruire un modello matematico. Da qui la possibilità di prevenire i fenomeni criminali basandosi su calcoli probabilistici: in questo modo sarà possibile razionalizzare le risorse a disposizione delle forze dell’ordine con interventi più mirati.

Per raggiungere questo scopo è stato creato un database georiferito concepito per immagazzinare dati su eventi criminali, disordine sociale, vittimizzazione, percezione della sicurezza e altre variabili come condizioni climatiche, traffico, inquinamento ad altro.

Queste informazioni vengono supportate da un sistema geografico, capace di estrapolare report di mappe di rischio, e dalle informazioni scambiate in un portale web dove avviene la comunicazione tra cittadini e le amministrazioni locali.

Presenti all’incontro, di questa mattina, oltre al Questore di Trento Massimo D’Ambrosio e Maurizio Vallone, direttore del Servizio controllo del territorio della Polizia di Stato, anche il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, l’assessore alla coesione territoriale della provincia autonoma di Trento, Carlo Daldoss, il presidente della regione Puglia Michele Emiliano, il sindaco di Livorno Filippo Nogarin e il sindaco di Verona, Flavio Tosi.

fonte Polizia di Stato

Expo: Pansa al convegno sulla legalità e sviluppo

Si è svolto questa mattina all’Expo Milano 2015 un convegno dal tema “Trasparenza e competenze. Un investimento per la legalità e lo sviluppo” a cui ha presenziato il capo della Polizia Alessandro Pansa.

Il prefetto Pansa, nel suo intervento introduttivo, ha sottolineato come “Il tema della sicurezza e quello della legalità sono ormai un binomio indissolubile“.

“Il Paese sta uscendo dalla crisi – ha continuato il capo della Polizia Pansa – e perché lo slancio sia solido è necessario che ci siano sicurezza e legalità. Le Forze dell’ordine – ha aggiunto – faranno in modo che ci siano queste condizioni. Vogliamo contribuire a una cultura della responsabilità e noi vogliamo farci carico della nostra”.

Il capo della Polizia ha quindi richiamato l’esperienza di Expo, ricordando da un lato che “In questi mesi le Forze di polizia sono state presenti in vari modi e, dall’altro, che per la manifestazione milanese è stato organizzato un modello che ha consentito di avere un evento il più possibile lontano da infiltrazioni criminali e che è stato poi allargato a tutte le opere presenti in Italia. Possiamo vantare risultati notevoli – ha proseguito Pansa -. Le Forze dell’ordine si sono confrontate anche con il tema legalità, una sorta di vaccino, di prevenzione che consente a chi opera nella sicurezza di spianare un terreno che poi deve esser coltivato”.

Ai lavori, moderati dal giornalista de “Il Sole 24 Ore” Marco Ludovico, sono intervenuti inoltre il procuratore generale della Corte di Appello di Milano Roberto Alfonso, Michele Corradino componente Autorità nazionale anticorruzione, Matteo Ricci vice presidente ANCI, Ivanhoe Lo Bello Presidente di Unioncamere, Matteo Piantedosi vice capo della Polizia.

L’intervento conclusivo è stato del ministro dell’Interno Angelino Alfano che riferendosi all’evento Expo ha evidenziato come la prevenzione abbia funzionato consentendo di svolgere la manifestazione in sicurezza e garantendo ai cittadini la libertà di partecipare.

fonte Polizia di Stato

Ragusa: sequestrano e picchiano adolescente dopo lite al bar

Un’indagine lampo per gli uomini della questura di Ragusa che questa mattina hanno rintracciato un quindicenne sequestrato e malmenato da tre uomini.
I tre sequestratori sono stati individuati e arrestati mentre il giovane è stato condotto in ospedale a causa di alcune fratture che gli sono state procurate dalla violenza subita.

I fatti
Un gruppo di giovanissimi all’interno di un bar in un paese della provincia ragusana è stato affrontato, la scorsa notte, da un uomo palesemente ubriaco che aveva rivolto attenzioni particolari a due ragazzine della comitiva.

Allontanato dopo un’accesa discussione il problema sembrava risolto, invece l’uomo è tornato poco dopo, con due amici per dare una lezione ai ragazzi che nel frattempo si erano allontanati dal bar tranne uno che invece è finito nelle mani dei tre aguzzini, caricato su un’auto e portato via.

Immediatamente i pochi testimoni presenti nel bar, tra cui il fratello del ragazzo hanno contattato il 113.

Gli uomini delle volanti prima, e la Squadra mobile poi, hanno cercato di raccogliere velocemente più informazioni possibili tra le persone presenti per rintracciare i sequestratori e salvare lo sfortunato quindicenne; dopo alcune ore passate in balia dei tre balordi, l’adolescente è stato scaricato alla stazione dei pullman dove una volante lo ha rintracciato e portato all’ospedale di Ragusa.

La testimonianza del ragazzo e le altre poche informazioni raccolte hanno condotto gli agenti ai tre uomini, un italiano e due rumeni che si sono resi responsabili dell’aggressione: lo scopo dei tre era di sapere dove le ragazze, due sorelle minorenni, vivessero. La vittima pur di non dire dove fossero le giovani ha subito le violenze.

I tre sono stati rintracciati e immediatamente arrestati per sequestro di persona e lesioni. Il ragazzo ha riportato la frattura del setto nasale, di diverse costole e di un dito della mano.

fonte Polizia di Stato

Ragusa: finte parcelle per finti indennizzi, indagati 2 avvocati

“Abbiamo a cuore la vostra situazione e la porteremo fino in fondo”. Così si presentavano i due avvocati impostori denunciati stamattina dalla Squadra mobile nell’ambito dell’operazione “Parcella“. Sono accusati di aver truffato negli anni diversi malati ragusani affetti da diverse patologie derivanti da trasfusioni di sangue.

Le vittime si erano rivolte ai legali, di cui uno avvocato ma l’altro solo laureato quindi senza il titolo abilitativo alla professione, per richiedere risarcimenti previsti dalla legge 210/1992 (indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie o trasfusioni). In più gli assistiti avevano costituito un’associazione denominata “Pro Thalassemici” per poter far rispettare i propri diritti ed anche per rivolgersi ad un unico avvocato esperto in materia per agevolarli nel riconoscimento dei loro benefici.

Lo studio legale era di Palermo, ma interveniva anche su Ragusa.

Le vittime, nonché clienti dello studio legale, si erano fatte abbindolare dall’efficienza e per questo avevano firmato una procura speciale che dava mandato esclusivo allo studio di rappresentarle contro il ministero della Salute. L’avvocato ed il sedicente avvocato intanto iniziavano ad incassare decine di migliaia di euro senza però che vi fosse una corrispondenza tra quanto percepito e l’attività professionale svolta.

Passati anni dal deposito delle somme di denaro, le vittime continuavano a chiedere un minimo di risultati allo studio legale che continuava a promettere che a breve avrebbero ricevuto quanto di loro diritto.

I primi incontri con i due indagati e gli assistiti sono stati fatti nel 1998 ed erano strumentali ad ottenere la fiducia delle vittime. Le riunioni si svolgevano presso camere d’albergo e durante cene. Nel 2013, i membri dell’associazione dopo aver versato tra i 5 ed i 25mila euro ciascuno agli indagati hanno deciso di chiedere un consiglio alla Polizia di Stato. Dopo aver raccolto le loro preoccupazioni, i poliziotti della Squadra mobile hanno sospettato una truffa e hanno accolto le querele e iniziato le indagini che si sono concluse con le due denunce odierne.

Gli agenti hanno inoltre sequestrato conti correnti e depositi, oltre a parcelle per 150 mila euro.

fonte Polizia di Stato

Terrorismo: inneggiava alla jihad sul web, arrestato

“…cerca di interessarti al martirio…la jihad andrà avanti fino alla fine” così un cittadino pakistano, attraverso Facebook, promuoveva la jihad con foto e commenti inneggianti alla violenza e al martirio.

Questa mattina la Digos della questura di Enna lo ha arrestato a Mantova e ha eseguito perquisizioni nelle province di Mantova, Enna, Prato, Milano e Como dove l’uomo ha soggiornato.

L’indagine è partita lo scorso anno dal Centro di accoglienza “Città del Sole” di Piazza Armerina, in provincia di Enna dove l’uomo, ospite per un periodo, si era reso responsabile di episodi di violenza insieme ad altri connazionali.

In effetti, si era rivelato il leader di un gruppo all’interno del Centro e gli investigatori, durante l’indagine, hanno appurato che gestiva due profili Facebook dove pubblicava foto, documenti, video e frasi inequivocabilmente inneggianti alla violenza con finalità di terrorismo e contro l’ordine democratico.

Anche le intercettazioni telefoniche avevano dato conferma agli investigatori della sua attività terroristica con riferimenti ad addestramenti militari e disponibilità di armi.

fonte Polizia di Stato

Pozzuoli. Rapina a un centro scommesse, la polizia arresta un quindicenne. Caccia al complice

Ha solo 15 anni il giovanissimo rapinatore arrestato, nella serata di ieri, dagli agenti del commissariato di polizia di Pozzuoli all’uscita di una sala scommesse, dove con un complice, arma in pugno, aveva portato via l’incasso di oltre 1.250 euro.

Nell’ambito dei controlli del territorio, poco dopo le 20 di ieri, l’attenzione dei poliziotti è stata attratta da un uomo che gesticolava in direzione di una sala scommesse in Corso Umberto I. Gli agenti, velocemente, dopo aver parcheggiato l’auto di servizio poco distante dalla sala scommesse, in maniera da non essere scorti, si sono diretti a piedi verso l’ingresso, vedendo uscirne, in quel preciso momento, due giovani. I due, alla vista della polizia, hanno dapprima tentato la fuga a bordo di una Vespa, parcheggiata davanti al locale, per poi scappare a piedi in direzioni opposte.

G.D.C., di 15 anni, è stato bloccato dopo una breve fuga, mentre il complice è riuscito a far perdere le sue tracce. Indosso al giovane, i poliziotti hanno rinvenuto, nella tasca dei pantaloni, una pistola giocattolo, perfetta replica di un’arma da sparo del tipo semiautomatico, priva del tappo rosso e, all’interno di una busta in plastica, due cappellini di lana, ai quale erano stati praticati due fori, a mo’ di passamontagna, oltre a numerose banconote di vario taglio, pari alla somma di 1.252,70 euro. In evidente stato di choc la dipendente del centro scommesse, che confermava d’esser stata rapinata dell’incasso della giornata, pochi secondi prima.

I poliziotti hanno accertato che la Vespa era stata rubata ad una donna 2 mesi fa, in Via Cavone San Gennaro dei Poveri, provvedendo alla restituzione alla legittima proprietaria. Il 15enne è stato arrestato e condotto al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei, perché responsabile, in concorso con altra persona, del reato di rapina aggravata e ricettazione. Acquisite dalla polizia le immagini del sistema di videosorveglianza della sala scommesse, che potranno essere utile all’identificazione del complice del 15enne.

fonte Il Mattino

Finisce l’obbligo di esporre l’assicurazione sui veicoli

Dal 18 ottobre non è più obbligatorio esporre il contrassegno di assicurazione r.c. auto su tutti i veicoli a motore; rimane l’obbligo di avere al seguito il certificato di assicurazione.

Infatti in caso di controlli da parte degli organi di polizia, si può dimostrare di aver assicurato il veicolo esibendo la documentazione contrattuale in proprio possesso, compresa la ricevuta di pagamento del relativo premio, che prevale rispetto alla consultazione della banca dati.

Il conducente, quindi, pur non avendo più l’obbligo di esporre sul veicolo il contrassegno di assicurazione, con il numero della targa e l’indicazione dell’anno, mese e giorno di scadenza, dovrà continuare ad avere con se il certificato di assicurazione, da esibire in sede di controllo agli agenti.

Sul portale dell’automobilista, all’indirizzo www.ilportaledellautomobilista.it, è possibile verificare la presenza della copertura assicurativa dei veicoli.

fonte Polizia di Stato