Guerra di camorra: 3 arresti nel clan dei Quaqquaroni

Il 24 aprile 2009 tentarono di uccidere Franco Cortese, affiliato al clan dei Belforte di Marcianise, detti i Mazzacane, contrapposti al loro gruppo, quello dei Piccolo, attivo nello stesso comune della provincia di Caserta.

Questa mattina gli agenti della Squadra mobile casertana hanno arrestato tre affiliati al clan dei Piccolo, detto dei Quaqquaroni, con l’accusa di tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione e danneggiamento, tutti reati aggravati dal metodo mafioso e dal fine di agevolare l’organizzazione camorristica.

L’indagine della Mobile, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, è stata supportata dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che aveva confessato di aver personalmente esploso i colpi di pistola che raggiunsero al torace Franco Cortese, ferendolo gravemente.

L’uomo ha raccontato di aver raggiunto la vittima a bordo di uno scooter insieme a un suo complice, e di aver agito su commissione dell’allora reggente del clan Piccolo.

Il tentato omicidio fu l’apice della lotta tra clan, fatta di atti intimidatori e danneggiamenti, che in quel periodo era in atto nella zona e con la quale il clan dei Piccolo voleva affermare la propria egemonia sul territorio. In particolare il tentato omicidio avvenne perché la vittima aveva chiesto il pizzo ad un imprenditore edile, impegnato nella realizzazione della piscina comunale di S. Nicola la Strada (Caserta), che già pagava i Quaqquaroni.

Durante l’indagine gli investigatori hanno anche ricostruito numerose estorsioni poste in essere dagli indagati, in particolare tra il 2009 e il 2010, ai danni di imprenditori e commercianti.

fonte Polizia di Stato

Immigrazione clandestina: 36 arresti a Palermo con “Golden circus”

Arrivavano in Italia come artisti circensi o ballerini, per essere assunti da compagnie di circo e teatrali, ma nella maggior parte dei casi nemmeno passavano sotto i tendoni o sui palcoscenici dei teatri.

Con l’operazione “Golden circus” gli agenti della Squadra mobile di Palermo hanno interrotto l’attività di un’organizzazione criminale specializzata nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravata dalla transnazionalità dei reati. Per qualcuno anche l’accusa di corruzione di pubblico ufficiale, falso materiale e ideologico. Coinvolti anche numerosi impresari operanti nel circuito circense italiano.

La Mobile palermitana ha eseguito 36 delle 41 ordinanze emesse dalla Procura della Repubblica nei confronti degli appartenenti all’organizzazione che aveva un giro d’affari stimato nell’ordine di 7 milioni di euro.

Almeno 500 i cittadini indiani, bengalesi e pakistani arrivati irregolarmente nel nostro Paese grazie all’attività del gruppo criminale che ruotava intorno alla figura fondamentale di un dipendente pubblico infedele.

L’uomo, dipendente dell’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, faceva ottenere la documentazione necessaria agli immigrati per ottenere il visto d’ingresso per ragioni di lavoro.

Ogni immigrato pagava almeno 15mila euro: 2 o 3mila, a seconda che lo straniero fosse assunto veramente o solo fittiziamente, finivano nelle tasche degli impresari circensi compiacenti. Un’altra parte andava ai procacciatori di clienti, che agivano nei loro Paesi di origine, mentre una buona fetta andava al dipendente dell’assessorato regionale.

L’uomo, responsabile dell’Ufficio speciale di collocamento per i lavoratori dello spettacolo, produceva dei falsi nulla osta al lavoro per prima occupazione o visti d’ingresso per cittadini extracomunitari, necessari per ottenere, da parte delle ambasciate, il visto d’ingresso nel territorio nazionale.

Gli impresari circensi inoltravano la domanda di assunzione dello straniero all’ufficio dove lavorava il dipendente corrotto, il quale predisponeva, pure in mancanza dei presupposti, il “nulla osta al lavoro per prima occupazione o visto d’ingresso cittadini extracomunitari“.

Per ottenere la documentazione servivano una copia del passaporto del cittadino straniero, il certificato di sana e robusta costituzione, alcune referenze lavorative e il nulla osta dell’Ufficio immigrazione della questura. Quando non riusciva ad ottenere il nulla osta per le vie regolari, l’uomo faceva ricorso a due stratagemmi alternativi: utilizzava un falso timbro dell’Ufficio immigrazione della questura di Palermo, oppure emetteva direttamente un provvedimento dell’Assessorato che attestava, falsamente, la presenza agli atti del nulla osta della Questura.

Per sveltire le “pratiche amministrative”, il dipendente pubblico infedele ad un certo punto ha deciso di mettersi in proprio. Mantenendo il suo incarico alla regione ha aperto un suo ufficio privato, attraverso il quale ottenere diretti contatti con gli imprenditori circensi.

In questo “nuovo contesto lavorativo” ha coinvolto anche la moglie e i suoi due figli, che hanno messo a disposizione conti correnti e postepay su cui far confluire le cifre pagate dagli imprenditori circensi.

fonte Polizia di Stato

Biglietti aerei comprati con carte clonate: maxi operazione di Europol

Si è svolta nei giorni scorsi una vasta operazione a livello internazionale per le frodi sull’acquisto di biglietti aerei attraverso l’uso illegale di carte di credito.

L’operazione è stata compiuta il 3 e 4 novembre e ha coinvolto diversi stati europei, America Latina e Canada.

Per l’Italia ha partecipato la Polizia postale che ha istituito una Sala operativa centrale per coordinare il personale sul territorio nei principali aeroporti italiani.

“Global Airport Action” ha permesso d’individuare e denunciare 137 persone(108in Europa, 15 in America Latina e 14 in Canada).

Per coordinare circa 100 aeroporti in 31 Stati partecipanti sono state allestite tre centrali operative: ad Ottawa (Canada), dove personale dell’Interpol ha coordinato le attività nelle aerostazioni asiatiche; a Bogotà (Colombia), con personale di Ameripol che ha coordinato le attività degli scali delle due Americhe; all’Aja (Olanda), dove personale dell’Europol ha gestito le informazioni provenienti da tutto il mondo.

L’operazione è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione di circa 40 vettori operanti nel campo del trasporto aereo e di società come Mastercard, Visa, American Express, Diners, Discover, Iata e Perseuss, ed il supporto di Interpol, Europol, Ameripol, Frontex, Eurojust e Iata.

In Italia 15 persone che sono state trovate con biglietti acquistati senza essere in possesso della carta e per questo denunciate.

“Una grande soddisfazione non solo per i risultati raggiunti dall’attività di intelligence ma anche per la consolidata partnership tra pubblico e privato realizzata dal Servizio polizia Postale” – spiega Roberto Sgalla, direttore delle Specialità della Polizia di Stato che ha inoltre sottolineato anche “È stato dimostrato ancora una volta che la cooperazione internazionale può avere un grandissimo impatto nella lotta contro la criminalità organizzata”.

fonte Polizia di Stato

Caserta: furti di carburante ai tir in autostrada 4 in manette

Agli ordinativi telefonici di “vino bianco” e “vino rosso” seguiva sempre un furto ai Tir in sosta nelle aree di servizio dell’A1, intorno a Teano e, sull’A30, tra Caserta e Salerno.

L’indagine della Sezione di polizia stradale di Caserta ha però messo fine all’attività criminale di 4 persone, arrestandole.

Il colore del vino distingueva la necessità del momento: bianco per la benzina e rosso per il gasolio.

Il gruppo criminale, organizzato nella ripartizione di compiti e ruoli, individuava accuratamente i mezzi pesanti parcheggiati e dopo aver atteso il momento giusto sottraeva, oltre a grossi quantitativi di carburante, anche parti della carrozzeria dei mezzi pesanti.

Questi furti avevano condizionato a tal punto gli autotrasportatori tanto da costringerli ad evitare le aree di sosta su quei tratti di autostrada.

Tra gli arrestati anche una guardia particolare giurata, che riceveva gli ordinativi del carburante da parte dei ricettatori, e un custode di un cantiere, che riutilizzava il gasolio rubato per rifornire ruspe ed autocarri destinati all’attività edilizia.

La polizia Stradale ha recuperato e restituito ai legittimi proprietari circa 2mila litri di carburante.

fonte Polizia di Stato

Torino: tenta furto in diretta video, arrestato

La Polizia di Stato di Torino, ha arrestato un 55enne di origini sinti per due furti consumati in danno di anziani.

Nel primo furto l’uomo per conquistare la fiducia dell’anziana donna si è finto vigile urbano e, con la scusa di aver precedentemente fermato dei ladri usciti dal suo appartamento, riusciva ad entrare in casa per assistere la vittima nella verifica del furto. A quel punto l’uomo aveva raggiunto lo scopo di vedere dove erano nascosti i suoi averi e in un momento di distrazione le ha rubato alcune centinaia di euro.

Nel secondo episodio, accade quasi la stessa cosa solo che un imprevisto permette di individuarlo. I familiari della vittima a causa dei ripetuti furti, avevano fatto installare nell’appartamento una telecamera che in quell’occasione ha ripreso il ladro in diretta mentre cercava di derubare l’anziana signora.

Le perquisizioni svolte dai poliziotti presso le abitazioni anche di altri uomini appartenenti alla stessa comunità hanno portato al recupero di numerosi gioielli e alla somma di 80mila euro in contanti.

L’attività eseguita successivamente ha consentito di sequestrare, attraverso provvedimenti emessi dal Tribunale di Torino, numerosi veicoli e conti correnti bancari per un ammontare di circa 350mila euro.

fonte Polizia di Stato

A Milano 4 arresti per tratta di esseri umani

Ammontava anche a 70mila euro il debito che alcune prostitute nigeriane, ridotte in schiavitù, dovevano ad una rete criminale specializzata nella tratta di esseri umani. Così, dopo un’indagine durata più di un anno, la Squadra mobile di Milano ha arrestato quattro cittadini nigeriani che avviavano giovani donne alla prostituzione in provincia di Milano.

L’organizzazione operava già dalla Nigeria; le ragazze infatti venivano sottoposte ad una variante del rito voodoo con cui si sottomettevano psicologicamente.

Dopo questa preparazione arrivavano nel nostro Paese, in molti casi attraversando il deserto, e poi a bordo di barconi dalla Libia a Lampedusa.

In Italia, inizialmente erano affidate a una “madame” che le avviava alla prostituzione facendo credere loro di essere debitrici di grosse somme di denaro per esser state “aiutate” a raggiungere l’Europa.

Almeno 9 le ragazze individuate dagli investigatori di cui 4 quelle collocate in una comunità di recupero del comune di Milano.

Gli agenti hanno recuperato, inoltre, anche dei quaderni in cui la madame teneva la contabilità che avrebbe reso libere per sempre le ragazze.

fonte Polizia di Stato

Mafia capitale, via al processo: dai Nar alle coop rosse, in aula la piovra di Roma

C’è voluta una citazione di Tolkien per trovare la metafora giusta, quel “mondo di mezzo” che un tipo decisamente navigato come Massimo Carminati ha usato per autodefinire quel mileu tipicamente romano divenuto, anche per la Cassazione, Mafia Capitale. Un sistema dove per intimidire bastava il nome, quel “Cecato” che Roma conosce e teme da decenni, un personaggio che riporta le lancette indietro agli anni ’70, ai tempi delle batterie di rapinatori che si unirono sotto il nome della Banda della Magliana. Se alla parola “capitale” si è associata l’espressione “mafia” – con tutto il peso giuridico che ne deriva – questo lo si deve soprattutto alla sua ingombrante presenza.

Il maxi processo che inizia oggi nell’aula Occorsio della cittadella giudiziaria di Piazzale Clodio sarà una sorta di grande autodafé, un luogo simbolico dove s’incroceranno le tante città invisibili che attraversano la capitale. Dalle trame nere che avvolgono la storia di Carminati, fino al sistema corruttivo gestito dal “rosso” Buzzi, attraverso la cooperativa 29 giugno. Quarantasei imputati, 18 con l’accusa di associazione mafiosa, più di 200 testimoni, 4 udienze a settimana, con gli avvocati sul piede di guerra, pronti a dichiarare sciopero contro il calendario ritenuto troppo fitto.

Gli uomini di Mafia Capitale
Il primo e più pesante capo d’imputazione che aprirà il processo storico è l’associazione mafiosa. Diciotto gli imputati del primo troncone – il principale – che prese il via con gli arresti del 2 dicembre 2014. Il dominus per la Procura di Roma è senza dubbio Massimo Carminati. Il decreto che dispone il giudizio parte dalla sua figura per descrivere l’organizzazione che ha ruoli e protagonisti ben definiti: “Coordina tutte le attività dell’associazione, fornisce le schede telefoniche dedicate per le comunicazioni riservate, individua e recluta gli imprenditori, mantiene i rapporti con gli esponenti delle organizzazioni criminali presenti a Roma, con istituzioni, forze dell’ordine e servizi segreti”. Il suo braccio destro è un altro nome ben noto nella Roma criminale, Riccardo Brugia, in passato gravitante nel mondo dei Nar. Per la procura è lui il custode delle armi, e dovrà difendersi dall’accusa di aver coordinato le attività estorsive. Vicinissimo a Carminati era Roberto Lacopo, il benzinaio di Corso Francia, uno dei luoghi preferiti dal “Cecato” per incontri e riunioni. Insieme a Matteo Calvio per l’accusa si sarebbe occupato delle estorsioni, in stretto coordinamento con Brugia.

L’ex consigliere del municipio di Ostia – sciolto per mafia – Fabrizio Fabio Testa si presenta a giudizio con l’ipotesi di essere stato la testa di ponte dell’organizzazione con il settore politico. Era lui – per i magistrati – il principale incaricato dell’attività corruttiva occupandosi delle nomine “di persone gradite all’organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione”. Assieme a lui risponde di associazione mafiosa anche Luca Gramazio, prima consigliere al comune di Roma e poi consigliere regionale del Lazio. Per i magistrati avrebbe posto “al servizio dell’organizzazione le sue qualità istituzionali” con una funzione di collegamento” tra il gruppo di Carminati e Buzzi con la politica.

Salvatore Buzzi – l’altro volto noto di Mafia Capitale, l’uomo ai vertici delle coop romane – potrebbe essere definito il vero referente finanziario, il lato imprenditoriale, con il compito di gestire “le attività economiche dell’associazione nei settori dei rifiuti, accoglienza migranti e profughi, del verde pubblico”. Accanto a Buzzi risponderanno di associazione mafiosa anche la sua segretaria Nadia Cerrito, tenutaria della contabilità, la compagna Alessandra Garrone (“condivide le strategie operative, contribuisce all’attività corruttiva”, secondo i magistrati) e Paolo Di Ninno, il suo commercialista di fiducia, l’uomo che per la procura gestiva i conti dedicati all’attività corruttiva. C’è poi Carlo Maria Guarany, stretto collaboratore di Buzzi nella cooperativa 29 giugno. Legato a Buzzi era Claudio Caldarelli, politico cresciuto a Cerveteri, che si occupava di “presentare presso i competenti uffici comunali – spiega un’informativa del Ros – la documentazione contabile per ottenere il pagamento dei canoni di locazione dei campi nomadi di proprietà o gestiti dal gruppo”.

Imprenditori accusati di associazione mafiosa sono anche Cristiano Guarnera, Agostino Gaglianone e Giuseppe Ietto, definiti dal Gip Costantini – che ha firmato il decreto di giudizio immediato chiesto dal procuratore Pignatone, dall’aggiunto Prestipino e dai pm Ielo, Cascini e Tescaroli – “collusi”, pronti a mettere a disposizione dell’organizzazione le proprie imprese nel settore dell’edilizia, della gestione degli appalti, del movimento terra e della ristorazione.

Attorno a Carminati agivano poi pezzi della Roma nera, quel “mondo di mezzo” nato e cresciuto all’interno del neofascismo della capitale, tra il fungo dell’Eur e Roma nord. Il più noto è Franco Panzironi, accusato di essere un “pubblico ufficiale a libro paga dell’associazione”. Era l’uomo che agiva all’interno della municipalizzata Ama, prima come Ad e poi come funzionario di rilievo, fornendo – secondo l’accusa – “uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti pubblici”. Dal gruppo dell’Eur veniva Carlo Pucci, legatissimo all’ex Ad dell’ente Eur spa Riccardo Mancini, che all’interno della società pubblica aveva un ruolo di rilievo. Secondo la Procura era anche lui un anello importante utilizzato dall’associazione per aggiudicarsi gli appalti. A chiudere il cerchio due nomi direttamente legati – per la procura di Roma – alla cosca dei Mancuso di Limbadi, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, emersi nel corso delle indagini su alcune cooperative di pulizia.

Gli affari
Accanto alle estorsioni – almeno 5 gli episodi contestati – il gruppo Carminati-Buzzi puntava in alto, agli affari che contano veramente nella capitale. Prima di tutto i rifiuti, attraverso l’opera di condizionamento della municipalizzata Ama, stazione appaltante che spesso vedeva la cooperativa 29 giugno affidataria di diversi lavori. L’uomo chiave in questo caso era Franco Panzironi, che insieme a Giovanni Fiscon e ad “altri funzionari non identificati” avrebbe agito all’interno della società romana per favorire le coop riconducibili a Salvatore Buzzi. In cambio – sostiene l’accusa – Panzironi avrebbe intascato una “costante retribuzione di ammontare non determinato dal 2008 al 2013 e a partire da tale data pari a 15 mila euro mensili”. Non solo. Altri 120 mila euro sarebbero stati poi pagati come tangente (pari al 2,5% del valore dell’appalto) per un servizio “non ancora identificato”. Soldi che per i magistrati sarebbe stati destinati anche alla fondazione “Nuova Italia” di Gianni Alemanno. Su questo filone ci sono ancora molti punti non chiariti: per la gara destinata all’emergenza rifiuti di Roma, ad esempio, il Gip fa riferimento ad altri protagonisti “non identificati”, indicati come “rappresentanti di Federambiente”, ovvero la principale organizzazione imprenditoriale del settore.

Il gruppo delle coop di Buzzi avrebbe poi usufruito di un trattamento di favore anche da Carlo Pucci nell’affidamento di lavori da parte di Eur spa, in cambio della somma “ di 5000 euro mensili oltre alla somma di 15 mila euro una tantum”. Il tutto “previo concerto con Carminati”. Tra i capi d’imputazione vi sono poi appalti del comune di Sant’Oreste, in provincia di Roma, per il servizio di igiene urbana. Secondo l’accusa in questo caso sarebbero state pagate mazzette per 40 mila euro.

Il Comune di Roma era un “mucca da mungere” soprattutto per i lavori di manutenzione del verde pubblico, affidati, anche in questo caso, alle coop di Buzzi. Affari che vedevano, secondo i magistrati, il diretto interessamento di Massimo Carminati. Per ottenere i lavori il gruppo Buzzi avrebbe chiesto “ai competenti organi della giunta comunale di orientare la destinazione delle risorse economiche in bilancio” a favore delle cooperative controllate da Salvatore Buzzi. Una pressione continua e asfissiante, poi analizzata nel dettaglio dalla commissione di accesso inviata dal prefetto Franco Gabrielli.

Infine il lungo elenco dei capi d’imputazione del processo Mafia Capitale vede il business dei profughi. L’uomo chiave in questo caso è Luca Odevaine, sulla scena politica romana da almeno due decenni, strettamente legato al Pd. Secondo l’accusa avrebbe orientato a favore del gruppo Buzzi le scelte del Tavolo di Coordinamento nazionale sull’Accoglienza dei profughi, trasformando l’emergenza umanitaria in un enorme affare. Il tutto in cambio di mazzette con diversi zeri.

fonte Il Fatto Quotidiano

Terni: preso nella città umbra latitante di camorra

Il boss della camorra di Forcella Pasquale Sibillo, è stato bloccato mentre era in auto insieme a un familiare non lontano dal centro di Terni dagli agenti della Squadra mobile di Napoli e della città umbra; era latitante dal giugno scorso per omicidio, tentato omicidio, associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Il criminale che era ospitato in un appartamento del centro ternano, è apparso molto sorpreso alla vista dei poliziotti ai quali non ha comunque opposto resistenza.

Tra i primi di luglio e la fine dello stesso mese si sono verificati a Napoli una serie di fatti di sangue, tra cui 3 omicidi, che, sono riconducibili da un lato al clan Sibillo e ai suoi alleati e, dall’altro, alle famiglie Del prete e Baldassarre tradizionalmente legate al clan Mazzarella.

Il 2 luglio, venne ucciso il fratello del boss, Emanuele, proprio per dare un segnale a Pasquale. E fu lo stesso capo del clan a portare il fratello morente in ospedale, lasciandolo fuori il pronto soccorso.

La risposta dei Sibillo, non tardò ad arrivare e il 31 luglio vennero uccisi Salvatore D’Alpino e Luigi Galletta e ferito Sabatino Cardarelli.

fonte Polizia di Stato

Botte e minacce ai passanti, presi a Milano 4 giovani rapinatori

Le loro vittime erano quasi sempre giovani studenti o persone isolate che venivano aggredite di notte per essere violentemente rapinate: pugni, schiaffi, calci in testa e all’addome nonché minacce con coltelli a serramanico e bottiglie rotte puntate al collo.

In questo modo un gruppo i criminali si impossessava di cellulari, contanti, carte di credito e computer portatili, e poi si dava alla fuga.

I raid sono stati interrotti dagli agenti del commissariato Porta Ticinese di Milano, che hanno arrestato quattro giovani con l’accusa di concorso in rapina pluriaggravata.

Sono infatti almeno 15 le rapine messe a segno dalla banda negli ultimi 15 giorni, nella zona tra parco Solari, via Bocconi e via Castelbarco.

L’indagine dei poliziotti è stata molto rapida, ed è partita dall’analisi del modus operandi utilizzato dai criminali e delle zone da loro preferite.

In questo modo è stata circoscritta una zona di “probabile azione”, un perimetro all’interno del quale, secondo gli investigatori, era altamente probabile che i rapinatori avrebbero colpito ancora.

A quel punto sono stati predisposti servizi di appostamento e controllo del territorio, effettuato da pattuglie in borghese che hanno perlustrato per diversi giorni la zona.

E proprio durante uno di questi servizi una delle pattuglie ha individuato quattro persone che corrispondevano esattamente alle descrizioni fornite dalle vittime. Oltre alle caratteristiche somatiche, corrispondevano anche alcuni particolari di abbigliamento, più volte ricorrenti nei reati denunciati, in particolare una giacca mimetica e un paio di scarpe rosso fiammante con punta d’acciaio.

Gli indagati, due dei quali hanno 17 anni, uno 20 e l’altro 21, hanno tutti origine egiziana.

Sono stati fermati mentre si trovavano su un tram, non senza difficoltà perché uno dei minorenni ha tentato di darsi alla fuga. In tasca aveva un coltello a serramanico, proprio come l’altro 17enne fermato.

Negli uffici del commissariato i fermati sono stati riconosciuti senza alcun dubbio dalle vittime di otto episodi di rapina, mentre sono ancora in corso i riconoscimenti da parte delle altre vittime.

fonte Polizia di Stato

Roma: fermati 9 attivisti di Casapound per gli scontri di Casale S. Nicola

Si infiltrarono tra i residenti del quartiere romano Casale San Nicola che il 17 luglio scorso stavano protestando contro il trasferimento di un gruppo di migranti in un centro di accoglienza allestito in una ex scuola della zona.

A volto coperto e con caschi da motociclista, spranghe, bastoni, lancio di sassi e sedie, innescarono la guerriglia con la polizia che provocò il ferimento di 14 poliziotti e l’arresto di due manifestanti.

Questa mattina gli agenti della Digos romana hanno fermato nove esponenti dell’organizzazione di estrema destra Casapound; sei di loro sono finiti agli arresti domiciliari, e per gli altri tre è stato disposto l’obbligo di firma.

Inoltre, a carico di tutti gli indagati, il questore di Roma ha già disposto l’avviso orale mentre per sei di loro è stato adottato anche il Daspo.

I fermati sono accusati di essere responsabili, in concorso tra loro, di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, nonché, a vario titolo, di lesioni a pubblico ufficiale, porto di oggetti ad offendere e utilizzo di casco in occasione di manifestazioni in luogo pubblico.

Decisivi ai fini delle indagini i filmati registrati durante gli scontri dagli uomini del Gabinetto interregionale della Polizia scientifica per il Lazio, l’Umbria e l’Abruzzo.

fonte Polizia di Stato