Una rete organizzata che avrebbe permesso a cittadini stranieri di ottenere documenti e agevolazioni attraverso domicili inesistenti è finita al centro di un’inchiesta della Polizia di Stato a Crotone. Secondo quanto emerso, il sistema si basava sulla disponibilità di alcuni residenti di Isola di Capo Rizzuto a dichiarare false ospitalità in cambio di denaro, con il supporto di intermediari stranieri. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Crotone, ha coinvolto gli agenti della Squadra mobile, dell’Ufficio immigrazione, il Reparto prevenzione crimine Calabria e un elicottero del Reparto volo di Reggio Calabria. Al termine degli accertamenti sono stati notificati 93 avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di cittadini italiani e stranieri accusati, a vario titolo, di aver favorito la permanenza irregolare sul territorio nazionale e di aver fornito dichiarazioni false alla pubblica amministrazione. In base alle ricostruzioni degli investigatori, il gruppo avrebbe sfruttato certificazioni di ospitalità non veritiere per consentire a diversi stranieri di ottenere requisiti utili al rilascio del permesso di soggiorno o all’avvio delle procedure per la protezione internazionale, eludendo così le norme previste dalla legge.
Le investigazioni hanno rivelato che numerosi stranieri, anche domiciliati fuori dalla Calabria o residenti all’estero, avrebbero scelto di presentare le pratiche presso la questura di Crotone per la maggiore rapidità con cui venivano rilasciati i permessi temporanei. A rendere possibile il sistema sarebbero stati alcuni intermediari stranieri stabilmente presenti in Italia, che facevano da tramite tra i richiedenti e cittadini disponibili a dichiarare ospitalità inesistenti. Gli approfondimenti della polizia sono partiti dal confronto tra le registrazioni anagrafiche e le verifiche effettuate agli indirizzi indicati nelle domande. Proprio i sopralluoghi avrebbero fatto emergere diverse anomalie: abitazioni in stato di abbandono, edifici fatiscenti o addirittura strutture inutilizzabili. In altri casi, invece, le persone risultate residenti non vivevano realmente negli immobili controllati. L’indagine ha portato all’iscrizione di 93 persone nel registro degli indagati. Per 26 di loro l’accusa principale riguarda il favoreggiamento della permanenza illegale in Italia, mentre tutti dovranno rispondere anche di falso ideologico per dichiarazioni ritenute non veritiere rese alla pubblica amministrazione. Parallelamente, il questore di Crotone ha adottato 16 avvisi orali nei confronti di alcuni dei soggetti coinvolti.
Direttore Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato





operatori. A completare il programma, al termine dell’evento istituzionale, viene inaugurato lo “Spazio della legalità”, un’area dedicata all’approfondimento e alla sensibilizzazione su temi fondamentali, visitabile dal pubblico fino a lunedì 13 aprile. I maestri infioratori di Genzano di Roma realizzano una suggestiva composizione floreale dedicata all’importante ricorrenza, unendo tradizione e creatività in un’opera che richiama l’attenzione di cittadini e turisti. L’allestimento è arricchito dalla presenza di una selezione di veicoli rappresentativi della storia e dell’evoluzione tecnologica della Polizia: accanto a modelli moderni e performanti come la Lamborghini Huracán e l’Alfa Romeo Tonale, trovano spazio anche vetture storiche di grande fascino, tra cui la Fiat 1100 Musone e l’Alfetta 1800, testimonianze del passato e dell’identità dell’istituzione. Nel complesso, la manifestazione si configura come un’importante occasione non solo celebrativa, ma anche divulgativa, capace di coinvolgere un pubblico ampio e variegato, rafforzando il legame tra la Polizia di Stato e la cittadinanza. Il tema di quest’anno, “La Polizia che guarda al futuro”, evidenzia l’importanza dell’innovazione e delle nuove sfide per la Polizia di Stato, ma anche le opportunità per i giovani di entrare a farne parte attraverso i concorsi in programma. I ragazzi sono protagonisti delle iniziative in piazza, dove possono conoscere da vicino il lavoro dei poliziotti. L’accesso all’area è gratuito con orari variabili tra il 10 e il 13 aprile. Inoltre, la Polizia postale è presente alla Galleria Alberto Sordi con la mostra interattiva “InsospettAbili”, dedicata alla prevenzione delle truffe online. Gli appassionati di motori possono salire su Lamborghini Urus e Tesla della Polizia di Stato per una foto, mentre i veicoli storici in mostra includono Alfa Romeo, Jeep Willys e Moto Guzzi. Il programma prevede anche esibizioni operative e musicali aperte a tutti, tra cui la Fanfara a cavallo, il concerto della Banda musicale con Rudy Zerbi e i The Kolors, e un’ulteriore esibizione finale della Fanfara.
serie di reati, tra cui associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, tentato omicidio, lesioni aggravate, detenzione di armi e materiale esplosivo, estorsione e violenza a pubblico ufficiale. Tutte le accuse sono aggravate dal legame con la criminalità organizzata. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, ha rivelato l’operato della cosca di ‘Ndrangheta nota come “Locale dell’Ariola”, guidata dalle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne. La loro influenza si estendeva nei comuni delle Serre vibonesi, tra cui Gerocarne, Soriano Calabro, Sorianello e Vazzano, dove le attività illecite controllavano il territorio con violenza e intimidazione.
Giovanni Addolorata, il Gemelli, il CTO Andrea Alesini, il San Camillo Forlanini, il Policlinico Umberto I, l’Ifo San Gallicano e il Tor Vergata.
dell’ordine, impegnati nella cooperazione internazionale e nella lotta al traffico di stupefacenti.
335 persone trucidate dalla violenza nazista. Alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il Paese ha ricordato una delle pagine più drammatiche della propria storia, a 82 anni dal massacro. Tra le autorità intervenute anche il capo della Polizia, Vittorio Pisani, che ha voluto rendere omaggio deponendo dei fiori sulle sepolture dei due agenti caduti, Pietro Ermelindo Lungaro e Maurizio Giglio. L’eccidio rappresentò la feroce ritorsione delle truppe tedesche dopo l’attacco partigiano di via Rasella, organizzato dai Gap. L’azione, compiuta con un ordigno esplosivo nascosto in un carretto, provocò la morte di 33 militari del reggimento Bozen. Per rappresaglia, i nazisti stabilirono la fucilazione di dieci italiani per ogni soldato ucciso. Le persone eliminate furono scelte senza distinzione: lavoratori, professionisti, contadini, ebrei e oppositori del regime. In molti casi si trattava di patrioti impegnati nella Resistenza, ma anche di civili fermati casualmente, del tutto estranei all’attentato. Tra le vittime vi erano anche due appartenenti alla pubblica sicurezza, ricordati ancora oggi come esempi di dedizione, coraggio e rispetto dei valori democratici.




