Inchiesta sui falsi domicili: maxi operazione a Crotone con 93 indagati

Una rete organizzata che avrebbe permesso a cittadini stranieri di ottenere documenti e agevolazioni attraverso domicili inesistenti è finita al centro di un’inchiesta della Polizia di Stato a Crotone. Secondo quanto emerso, il sistema si basava sulla disponibilità di alcuni residenti di Isola di Capo Rizzuto a dichiarare false ospitalità in cambio di denaro, con il supporto di intermediari stranieri. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Crotone, ha coinvolto gli agenti della Squadra mobile, dell’Ufficio immigrazione, il Reparto prevenzione crimine Calabria e un elicottero del Reparto volo di Reggio Calabria. Al termine degli accertamenti sono stati notificati 93 avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di cittadini italiani e stranieri accusati, a vario titolo, di aver favorito la permanenza irregolare sul territorio nazionale e di aver fornito dichiarazioni false alla pubblica amministrazione. In base alle ricostruzioni degli investigatori, il gruppo avrebbe sfruttato certificazioni di ospitalità non veritiere per consentire a diversi stranieri di ottenere requisiti utili al rilascio del permesso di soggiorno o all’avvio delle procedure per la protezione internazionale, eludendo così le norme previste dalla legge.

Le investigazioni hanno rivelato che numerosi stranieri, anche domiciliati fuori dalla Calabria o residenti all’estero, avrebbero scelto di presentare le pratiche presso la questura di Crotone per la maggiore rapidità con cui venivano rilasciati i permessi temporanei. A rendere possibile il sistema sarebbero stati alcuni intermediari stranieri stabilmente presenti in Italia, che facevano da tramite tra i richiedenti e cittadini disponibili a dichiarare ospitalità inesistenti. Gli approfondimenti della polizia sono partiti dal confronto tra le registrazioni anagrafiche e le verifiche effettuate agli indirizzi indicati nelle domande. Proprio i sopralluoghi avrebbero fatto emergere diverse anomalie: abitazioni in stato di abbandono, edifici fatiscenti o addirittura strutture inutilizzabili. In altri casi, invece, le persone risultate residenti non vivevano realmente negli immobili controllati. L’indagine ha portato all’iscrizione di 93 persone nel registro degli indagati. Per 26 di loro l’accusa principale riguarda il favoreggiamento della permanenza illegale in Italia, mentre tutti dovranno rispondere anche di falso ideologico per dichiarazioni ritenute non veritiere rese alla pubblica amministrazione. Parallelamente, il questore di Crotone ha adottato 16 avvisi orali nei confronti di alcuni dei soggetti coinvolti.

Direttore Umberto Buzzoni
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Bolzano, la Polizia smantella rete dello spaccio: 28 misure cautelari

Maxi operazione antidroga nel Nord Italia: la Squadra mobile di Bolzano ha dato esecuzione a 28 provvedimenti cautelari nell’ambito di un’indagine sul traffico internazionale di stupefacenti. L’intervento, coordinato dal Servizio centrale operativo, ha visto la collaborazione delle Squadre mobili di diverse città, tra cui Trento, Venezia e Verona, oltre alle unità investigative SISCO e al supporto di reparti specializzati e unità cinofile. Il bilancio delle misure è articolato: 10 persone sono finite in carcere, 8 ai domiciliari e altre 10 sottoposte a obblighi di dimora. L’operazione si è estesa anche ad altre aree del Paese, coinvolgendo province come Brescia, Monza Brianza e Pordenone. L’inchiesta, avviata nel 2023 dopo un primo intervento che portò all’arresto di tre individui e al sequestro di cocaina, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Trento. Nel corso delle indagini sono stati raccolti numerosi elementi che hanno portato a 22 arresti in flagranza e al sequestro di ingenti quantitativi di droga: decine di chili tra cocaina, marijuana e hashish, oltre a denaro contante e un’arma da fuoco. Gli investigatori, attraverso un’intensa attività fatta di pedinamenti, osservazioni e intercettazioni visive, hanno ricostruito l’esistenza di una rete criminale radicata in Alto Adige, con base operativa a Bolzano. L’organizzazione, specializzata soprattutto nello smercio di cocaina, operava su più livelli, con collegamenti che si estendevano ben oltre i confini locali, fino a ramificazioni nazionali e internazionali.

Le indagini hanno ricostruito un’organizzazione strutturata in ogni fase del traffico di droga: dall’acquisto all’estero (soprattutto da Belgio e Spagna), al trasporto in Italia tramite auto con doppi fondi, fino allo stoccaggio e alla distribuzione sul mercato. Accanto al gruppo principale operavano cinque nuclei distinti: uno gestiva l’importazione e la distribuzione di cocaina a Bolzano, un altro curava lo spaccio al dettaglio, un terzo — con base a Merano — forniva droga anche in caso di necessità, un quarto si occupava della marijuana proveniente dalla Lombardia e l’ultimo, formato da giovani locali, vendeva al minuto cocaina e hashish, occupandosi anche del recupero crediti con metodi violenti. Durante le operazioni è stata sequestrata anche un’arma.

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Maxi furto di farmaci: sei arresti e sequestri per oltre un milione di euro da parte della Polizia di Stato

Sei persone sono state arrestate al termine di un’articolata operazione condotta dalla Squadra mobile di Reggio Emilia, con l’accusa di aver organizzato e portato avanti un sistema strutturato di furti e successiva ricettazione di farmaci ad altissimo valore economico. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica reggiana, si è sviluppata nell’arco di diversi mesi e ha consentito agli investigatori di ricostruire nel dettaglio l’attività della banda, ritenuta responsabile di almeno tre colpi particolarmente rilevanti. I furti sono stati messi a segno tra giugno e luglio del 2025 ai danni di un deposito farmaceutico e di una farmacia, obiettivi scelti con attenzione per la quantità e il valore dei medicinali custoditi. Il bottino complessivo sottratto nel corso delle azioni criminali ammonta a circa 930mila euro, una cifra che dà la misura della portata dell’operazione e dell’organizzazione alle spalle dei colpi. Secondo quanto emerso, il gruppo agiva con modalità ben pianificate: prima di entrare in azione, i componenti effettuavano sopralluoghi accurati per studiare accessi, sistemi di sicurezza e tempistiche, riducendo al minimo i rischi. La banda poteva contare su un parco di veicoli diversificato, utilizzato sia per raggiungere i luoghi dei furti sia per allontanarsi rapidamente dopo i colpi, oltre che su strumenti di comunicazione considerati sofisticati, che permettevano di coordinare le operazioni senza esporsi facilmente alle intercettazioni. Fondamentale, all’interno del gruppo, era anche la netta suddivisione dei ruoli. Alcuni membri si occupavano della logistica, come il noleggio delle auto e l’organizzazione degli spostamenti, mentre altri erano incaricati della gestione della refurtiva: dalla custodia temporanea fino alla vendita illegale e alla successiva immissione dei farmaci nel mercato nero, dove venivano rivenduti generando profitti illeciti. L’operazione delle forze dell’ordine ha quindi permesso non solo di fermare i presunti responsabili, ma anche di interrompere un circuito illegale che rischiava di alimentare un mercato parallelo potenzialmente pericoloso, considerata la natura dei prodotti trafugati.

Nel corso dell’attività investigativa, condotta con strumenti e tecniche avanzate, gli inquirenti hanno passato al vaglio numerosi filmati provenienti da sistemi di videosorveglianza sia pubblici sia privati, incrociandoli con l’analisi dei tabulati telefonici e con intercettazioni, sia telefoniche che ambientali. A queste operazioni si sono aggiunti anche mirati servizi di pedinamento, che hanno contribuito a delineare con maggiore precisione i movimenti e i ruoli degli indagati. Nel corso delle perquisizioni, eseguite in alcuni immobili riconducibili a uno dei soggetti coinvolti, i poliziotti hanno scoperto e posto sotto sequestro dieci colli contenenti medicinali particolarmente sensibili, tra cui farmaci oncologici e immunosoppressori. Il valore complessivo del materiale recuperato supera il milione di euro, confermando la rilevanza economica del traffico illecito. Sul piano delle misure cautelari, l’autorità giudiziaria ha disposto il carcere per due dei componenti della banda, mentre altri due sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. Per gli ultimi due indagati è stato invece imposto l’obbligo di dimora, con limitazioni agli spostamenti.

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Maxi sequestro di hashish nel Frusinate: arrestata un’intera famiglia, oltre 600 chili nascosti in un magazzino rinvenuti dalla Polizia di Stato

Nel territorio della provincia di Frosinone, un’articolata indagine antidroga ha impegnato a lungo gli investigatori della Squadra mobile di Roma, che, attraverso un’attenta attività info-investigativa, sono riusciti a individuare una donna di 32 anni come figura di riferimento nell’ambito dei sospetti traffici illeciti. Le verifiche, sviluppate nel tempo mediante servizi mirati e approfondimenti investigativi, hanno progressivamente delineato un quadro indiziario più ampio, portando gli inquirenti a estendere l’attenzione anche ad altri membri del nucleo familiare della donna. Gli elementi raccolti hanno quindi condotto a un’operazione che si è conclusa con l’arresto della 32enne, del fratello di 29 anni e della madre di 63, tutti ritenuti coinvolti, a vario titolo, nella detenzione di una consistente quantità di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio. Determinante, ai fini dell’intervento, è stata una fase di osservazione prolungata sul territorio, condotta dagli agenti della Squadra mobile di Roma in stretta collaborazione con i colleghi della Squadra mobile di Frosinone. Proprio nel corso di uno di questi servizi, la donna è stata intercettata e fermata mentre si trovava alla guida della propria autovettura. La successiva perquisizione del mezzo ha permesso agli operatori di rinvenire, abilmente occultati all’interno dell’auto, circa 660 grammi di hashish. Il ritrovamento ha rappresentato un riscontro concreto alle ipotesi investigative, contribuendo a delineare con maggiore chiarezza il presunto ruolo dei soggetti coinvolti e a consolidare il quadro accusatorio nei loro confronti.

Le operazioni di controllo sono state quindi estese all’intero stabile in cui la donna viveva, consentendo agli investigatori di ricostruire un quadro ancora più ampio dell’attività illecita. In particolare, l’attenzione si è concentrata sul piano terra dell’edificio, utilizzato come vero e proprio deposito: qui gli agenti si sono trovati di fronte a una quantità ingente di sostanza stupefacente, pari a oltre 637 chili dello stesso tipo già rinvenuto, oltre a numerosi strumenti e materiali impiegati per il confezionamento e la distribuzione della droga. All’interno del locale, al momento dell’irruzione, erano presenti anche il fratello e la madre della 32enne, circostanza che ha ulteriormente rafforzato i sospetti sul coinvolgimento dell’intero nucleo familiare. Le verifiche sono poi proseguite ai piani superiori, all’interno dell’appartamento della donna, dove i poliziotti hanno effettuato un’accurata perquisizione degli ambienti domestici. Nel corso di tali accertamenti sono stati rinvenuti e sequestrati 9.440 euro in contanti, ritenuti verosimilmente provento dell’attività di spaccio, insieme ad altro materiale riconducibile alla preparazione delle dosi, come strumenti per il taglio e il confezionamento della sostanza. Lo stupefacente era stato accuratamente distribuito e nascosto in diversi punti del magazzino, secondo modalità che lasciavano intuire un’organizzazione strutturata dell’attività. Parte della droga era conservata all’interno di un frigorifero, probabilmente per mantenerne inalterate le caratteristiche, mentre altra era sistemata su scaffalature metalliche e una ulteriore quantità era custodita in capienti borse. La sostanza si presentava suddivisa in panetti di diverso peso, prevalentemente da 50 e 100 grammi, ciascuno contrassegnato da loghi distintivi e colorazioni differenti, elementi spesso utilizzati per identificare provenienza e qualità del prodotto nel mercato illecito. Nel complesso, il materiale sequestrato e le modalità di conservazione e suddivisione della droga hanno fornito agli investigatori ulteriori riscontri sull’esistenza di un’attività di spaccio ben organizzata e strutturata, capace di gestire quantitativi particolarmente rilevanti di sostanze stupefacenti.

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Blitz antidroga a Prato: tre arresti e 84 chili di hashish sequestrati

A Prato, un’articolata operazione condotta dalla Squadra mobile si è conclusa con l’arresto in flagranza di reato di tre uomini, colti nel momento in cui stavano portando a termine la consegna di un consistente carico di sostanze stupefacenti. L’intervento rappresenta l’esito di un’attività investigativa accurata e sviluppata nel tempo, basata su un’attenta raccolta e verifica di informazioni riservate. Gli investigatori, infatti, erano venuti a conoscenza, attraverso diverse fonti confidenziali, dell’imminente arrivo in città di un quantitativo di droga che sarebbe stato trasportato con modalità particolarmente sofisticate. In particolare, la sostanza sarebbe stata nascosta all’interno di un vano segreto ricavato in un furgone, appositamente modificato per eludere eventuali controlli. Dopo aver incrociato e riscontrato i dati raccolti, gli agenti hanno pianificato un servizio mirato di osservazione e pedinamento, individuando il possibile percorso che il mezzo avrebbe seguito una volta giunto nei pressi del centro abitato. È stato quindi predisposto un appostamento discreto lungo le direttrici ritenute più plausibili, con l’obiettivo di intercettare il veicolo senza destare sospetti. Le operazioni di monitoraggio si sono protratte per diverse ore, durante le quali i poliziotti hanno mantenuto una sorveglianza costante e silenziosa. A un certo punto, la loro attenzione è stata attirata da un furgone che si era fermato in una zona compatibile con le informazioni raccolte. Poco dopo, il mezzo è stato raggiunto da un’autovettura: un dettaglio che ha rafforzato i sospetti degli investigatori circa l’imminenza dello scambio. Subito dopo l’incontro, i due veicoli hanno lasciato la strada principale, dirigendosi verso un’area più appartata. Percorrendo una strada secondaria che si snoda tra i boschi della località La Briglia, si sono inoltrati in una zona isolata, lontana dal traffico e da possibili testimoni. Qui, in un punto nascosto dalla vegetazione, i mezzi si sono fermati, probabilmente per completare la consegna in condizioni di maggiore riservatezza. Gli agenti, che nel frattempo avevano seguito ogni movimento a distanza senza farsi notare, sono rimasti pronti a intervenire, monitorando la scena e attendendo il momento più opportuno per entrare in azione e bloccare i sospetti.

Ritenendo di poter operare senza essere scoperti, protetti dall’oscurità e dalla fitta vegetazione circostante, i tre uomini hanno avviato il trasferimento della sostanza stupefacente — circa 84 chili di hashish, suddivisi in centinaia di panetti — dal furgone all’auto. Proprio mentre era in corso il passaggio, gli agenti, che si erano nel frattempo avvicinati muovendosi con discrezione tra gli alberi, sono entrati in azione sorprendendo i sospetti. Il tentativo dei tre di dileguarsi a piedi nel bosco si è rivelato inutile e si è concluso con il loro immediato arresto. L’ispezione del furgone ha permesso di individuare un vano occulto, accessibile solo tramite un sistema di apertura particolarmente elaborato, utilizzato per nascondere la droga. Nel mezzo sono stati inoltre trovati e sequestrati 4.295 euro in contanti e diversi telefoni cellulari nella disponibilità degli arrestati. Le successive perquisizioni domiciliari hanno portato al rinvenimento di un ulteriore dispositivo mobile, risultato dotato di sistemi di protezione crittografica, anch’esso sottoposto a sequestro.

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Festa della Polizia a Piazza del Popolo: celebrazioni, eventi e incontri nel cuore di Roma

In occasione del 174° anniversario della fondazione della Polizia di Stato, a partire da venerdì 10 aprile, Piazza del Popolo diventa il centro simbolico di una grande celebrazione aperta al pubblico. L’evento, organizzato alla presenza delle più alte cariche istituzionali e di rappresentanze provenienti da tutti i reparti della Polizia, non si limita alla tradizionale cerimonia ufficiale, ma si sviluppa in un ricco programma articolato su quattro giornate. Durante questo periodo, cittadini e visitatori hanno l’opportunità di avvicinarsi al mondo della Polizia di Stato attraverso incontri, momenti dimostrativi e attività pensate per favorire il dialogo diretto con gli operatori. A completare il programma, al termine dell’evento istituzionale, viene inaugurato lo “Spazio della legalità”, un’area dedicata all’approfondimento e alla sensibilizzazione su temi fondamentali, visitabile dal pubblico fino a lunedì 13 aprile. I maestri infioratori di Genzano di Roma realizzano una suggestiva composizione floreale dedicata all’importante ricorrenza, unendo tradizione e creatività in un’opera che richiama l’attenzione di cittadini e turisti. L’allestimento è arricchito dalla presenza di una selezione di veicoli rappresentativi della storia e dell’evoluzione tecnologica della Polizia: accanto a modelli moderni e performanti come la Lamborghini Huracán e l’Alfa Romeo Tonale, trovano spazio anche vetture storiche di grande fascino, tra cui la Fiat 1100 Musone e l’Alfetta 1800, testimonianze del passato e dell’identità dell’istituzione. Nel complesso, la manifestazione si configura come un’importante occasione non solo celebrativa, ma anche divulgativa, capace di coinvolgere un pubblico ampio e variegato, rafforzando il legame tra la Polizia di Stato e la cittadinanza.  Il tema di quest’anno, “La Polizia che guarda al futuro”, evidenzia l’importanza dell’innovazione e delle nuove sfide per la Polizia di Stato, ma anche le opportunità per i giovani di entrare a farne parte attraverso i concorsi in programma. I ragazzi sono protagonisti delle iniziative in piazza, dove possono conoscere da vicino il lavoro dei poliziotti. L’accesso all’area è gratuito con orari variabili tra il 10 e il 13 aprile. Inoltre, la Polizia postale è presente alla Galleria Alberto Sordi con la mostra interattiva “InsospettAbili”, dedicata alla prevenzione delle truffe online. Gli appassionati di motori possono salire su Lamborghini Urus e Tesla della Polizia di Stato per una foto, mentre i veicoli storici in mostra includono Alfa Romeo, Jeep Willys e Moto Guzzi. Il programma prevede anche esibizioni operative e musicali aperte a tutti, tra cui la Fanfara a cavallo, il concerto della Banda musicale con Rudy Zerbi e i The Kolors, e un’ulteriore esibizione finale della Fanfara.

 

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Vibo Valentia, blitz della polizia di stato: sequestri di droga, armi e arresti per estorsione

Un’importante operazione di polizia ha smantellato in Calabria un’organizzazione criminale dedita a traffico di droga, detenzione di armi e attività estorsive. L’azione, coordinata dal Servizio centrale operativo insieme alla Squadra mobile di Vibo Valentia e alla Sezione investigativa dello Sco di Catanzaro, ha visto impegnati circa 350 agenti. Le forze dell’ordine hanno eseguito misure cautelari nei confronti di 54 persone: 46 sono state trasferite in carcere, mentre otto hanno ricevuto l’obbligo di dimora con la prescrizione di presentarsi regolarmente alla polizia giudiziaria. Gli arrestati sono accusati di una lunga serie di reati, tra cui associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, tentato omicidio, lesioni aggravate, detenzione di armi e materiale esplosivo, estorsione e violenza a pubblico ufficiale. Tutte le accuse sono aggravate dal legame con la criminalità organizzata. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, ha rivelato l’operato della cosca di ‘Ndrangheta nota come “Locale dell’Ariola”, guidata dalle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne. La loro influenza si estendeva nei comuni delle Serre vibonesi, tra cui Gerocarne, Soriano Calabro, Sorianello e Vazzano, dove le attività illecite controllavano il territorio con violenza e intimidazione.

Gli investigatori hanno smantellato un’organizzazione criminale radicata nel territorio della provincia di Vibo Valentia, nota per la sua violenza e il controllo capillare del territorio. I membri del gruppo imponevano il loro potere con pestaggi, minacce e spedizioni punitive, generando paura e assoggettamento tra le vittime, molte delle quali bersaglio di estorsioni. La forza della consorteria era evidente non solo nella brutalità dei suoi metodi, ma anche nella disponibilità di armi, comprese quelle da guerra, utilizzate persino per addestrare i membri del gruppo. La rete criminale gestiva un traffico di stupefacenti che, oltre a saturare il mercato locale, si estendeva con contatti fino a Piemonte, Emilia-Romagna e Lombardia. Per coordinare le attività illecite in totale sicurezza, gli affiliati si affidavano a smartphone di ultima generazione con avanzati sistemi di cifratura, comunicando attraverso piattaforme di messaggistica istantanea. L’indagine ha portato al sequestro di ingenti quantità di droga: 410 chili di marijuana, un chilo e mezzo di cocaina, circa 350 grammi di hashish e 29 grammi di eroina. La polizia ha inoltre recuperato un arsenale composto da pistole semiautomatiche, revolver, fucili e persino una pistola mitragliatrice. Per l’esecuzione dell’ordinanza sono stati mobilitati circa 350 operatori della Polizia di Stato, tra cui membri del Servizio centrale operativo, Squadre mobili, Unità operative di primo intervento, Reparti cinofili antiesplosivo e antidroga, artificieri, specialisti della Polizia scientifica e del Reparto volo di Reggio Calabria, dimostrando la complessità e la gravità dell’operazione.

Direttore Umberto Buzzoni
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A Pasqua la Polizia di Stato accanto ai pazienti negli ospedali di Roma

Durante le festività pasquali, la Polizia di Stato ha rinnovato il suo impegno solidale negli ospedali di Roma, portando un gesto concreto di vicinanza a chi è ricoverato. Personale dell’Ufficio Comunicazione istituzionale, della Polizia postale e della questura capitolina ha fatto visita ai reparti, distribuendo uova di Pasqua e piccoli doni, ma soprattutto regalando momenti di attenzione e conforto ai pazienti. L’iniziativa punta a rendere più lieve il periodo della malattia, strappando un sorriso sia agli adulti sia ai più piccoli. Allo stesso tempo, rappresenta un segno di riconoscenza verso medici e operatori sanitari, che quotidianamente lavorano con grande dedizione. Grazie alla collaborazione con Nestlé e L’Erbolario, il progetto ha coinvolto numerose strutture ospedaliere della città, tra cui il Sandro Pertini, il San Giovanni Addolorata, il Gemelli, il CTO Andrea Alesini, il San Camillo Forlanini, il Policlinico Umberto I, l’Ifo San Gallicano e il Tor Vergata.

Gli agenti non si sono limitati a distribuire uova di Pasqua e piccoli regali, ma hanno portato soprattutto attenzione, ascolto e calore umano, offrendo un sostegno concreto ai pazienti e ai loro familiari. Un gesto semplice ma significativo, capace di accorciare le distanze e rendere meno pesante un momento difficile. Con iniziative di questo tipo, la Polizia di Stato ribadisce un ruolo che va oltre la sicurezza: essere punto di riferimento anche sul piano umano e sociale, promuovendo solidarietà e vicinanza verso chi si trova in condizioni di fragilità. La presenza nei reparti ospedalieri diventa così un segnale forte di partecipazione attiva, in linea con il principio di essere sempre presenti. Nel periodo delle festività, quando la lontananza dagli affetti può pesare di più, questo impegno acquista un valore ancora più intenso, trasformandosi in un messaggio di speranza e condivisione. La sinergia tra istituzioni, operatori sanitari e partner coinvolti dimostra quanto sia importante lavorare insieme mettendo al centro la persona e i suoi bisogni. Un’iniziativa dal forte impatto umano, che consolida il rapporto con la comunità e rappresenta un esempio positivo da riproporre, per costruire una presenza sempre più attenta e vicina ai più vulnerabili.

Direttore Umberto Buzzoni
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Latitante catturato in Spagna grazie alla cooperazione internazionale: rientra in Italia dopo mesi di fuga

Un 45enne in fuga da oltre un anno è stato rintracciato in Spagna, arrestato e riportato in Italia. L’uomo, irreperibile dal dicembre 2024, deve scontare più di 13 anni di carcere per reati legati al traffico di droga e alla ricettazione. Considerato altamente pericoloso, avrebbe avuto un ruolo chiave come intermediario nei circuiti del narcotraffico internazionale. Il suo arresto è avvenuto in una località balneare nei dintorni di Alicante, dove è stato individuato dalla Guardia Civil in seguito a un mandato di arresto europeo emesso dalla Procura generale di Taranto, su input della Squadra mobile. La cattura è il risultato di un’indagine complessa e coordinata, condotta dalla Squadra mobile di Taranto con la supervisione della Direzione distrettuale antimafia di Lecce e il supporto di diversi organismi centrali delle forze dell’ordine, impegnati nella cooperazione internazionale e nella lotta al traffico di stupefacenti.

Determinante si è rivelata l’intensa attività di cooperazione internazionale, sviluppata all’interno della rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), che coordina le ricerche dei latitanti a livello europeo. In questo contesto ha avuto un ruolo chiave l’Unidad de Droga y Crimen Organizado (Udyco), insieme al team FAST della Spagna, attivato attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia – FAST Italia. Grazie a questo efficace scambio di informazioni e al costante coordinamento operativo tra le diverse autorità coinvolte, è stato possibile localizzare con precisione il ricercato nel sud della Spagna, dove aveva trovato rifugio e protezione con l’aiuto di alcuni complici, tentando così di sottrarsi alla cattura. Le indagini e le attività di monitoraggio hanno richiesto tempo e un attento lavoro investigativo, che ha permesso di ricostruire i movimenti del latitante e di individuare il luogo in cui si nascondeva. Una volta rintracciato, è stato possibile procedere al suo arresto, portando a compimento un’operazione complessa e articolata sotto il profilo internazionale. Conclusi tutti i passaggi previsti dalle procedure di cooperazione giudiziaria tra i Paesi interessati, il latitante è stato quindi formalmente consegnato alle autorità italiane. Successivamente è stato trasferito nel nostro Paese, dove dovrà ora scontare la pena stabilita nei suoi confronti dalla magistratura.

Direttore Umberto Buzzoni
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Memoria e omaggio a Roma per l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Presente anche il capo della polizia.

A Roma, nel Mausoleo delle Fosse Ardeatine, si è svolta questa mattina la commemorazione delle 335 persone trucidate dalla violenza nazista. Alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il Paese ha ricordato una delle pagine più drammatiche della propria storia, a 82 anni dal massacro. Tra le autorità intervenute anche il capo della Polizia, Vittorio Pisani, che ha voluto rendere omaggio deponendo dei fiori sulle sepolture dei due agenti caduti, Pietro Ermelindo Lungaro e Maurizio Giglio. L’eccidio rappresentò la feroce ritorsione delle truppe tedesche dopo l’attacco partigiano di via Rasella, organizzato dai Gap. L’azione, compiuta con un ordigno esplosivo nascosto in un carretto, provocò la morte di 33 militari del reggimento Bozen. Per rappresaglia, i nazisti stabilirono la fucilazione di dieci italiani per ogni soldato ucciso. Le persone eliminate furono scelte senza distinzione: lavoratori, professionisti, contadini, ebrei e oppositori del regime. In molti casi si trattava di patrioti impegnati nella Resistenza, ma anche di civili fermati casualmente, del tutto estranei all’attentato. Tra le vittime vi erano anche due appartenenti alla pubblica sicurezza, ricordati ancora oggi come esempi di dedizione, coraggio e rispetto dei valori democratici.

Durante l’occupazione nazista di Roma, il vicebrigadiere Pietro Ermelindo Lungaro trasformò la sua posizione nelle forze dell’ordine in uno strumento di sostegno alla Resistenza. Riuscì a entrare in contatto con gli ambienti antifascisti, guadagnandone la fiducia e fornendo loro anche armi. La sua attività fu però scoperta a causa del tradimento di un infiltrato: arrestato, venne rinchiuso nelle carceri di via Tasso, dove fu sottoposto a torture senza mai rivelare informazioni sui compagni o sui loro nascondigli. Anche il tenente ausiliario Maurizio Giglio si distinse per coraggio e spirito di servizio. Dopo i bombardamenti dell’estate del 1943 si impegnò nel soccorso della popolazione civile e partecipò alla difesa della città durante gli scontri di Porta San Paolo. Successivamente collaborò con gli Alleati sotto il nome in codice “Cervo”. Tradito a sua volta, fu catturato dalla Banda Koch e torturato per giorni, ma non fornì alcun dettaglio sulla rete clandestina di cui faceva parte, contribuendo così a proteggere i suoi compagni, tra cui il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Entrambi persero la vita nell’eccidio e oggi riposano alle Fosse Ardeatine: Lungaro nel sacello numero 39, decorato con la Medaglia d’argento al Valor militare; Giglio nel sacello numero 150, insignito della Medaglia d’oro al Valore militare.

Direttore Umberto Buzzoni
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